Emorragia cerebrale: sintomi, cause, conseguenze, cura

a cura di Dr. Ruggiero Dimonte -Ultimo Aggiornamento: 10 ottobre 2018

Introduzione

L’emorragia cerebrale è una condizione neurologica acuta grave, provocata dalla rottura di un vaso sanguigno cerebrale con conseguente fuoriuscita di sangue all’interno della teca cranica.

Le emorragie cerebrali possono essere divise in:

  • Emorragie post-traumatiche: si sviluppano dopo un grave trauma cranico (incidenti stradali, precipitazioni, collutazione o aggressione);
  • Emorragie spontanee: si verificano senza trauma cranico, per diverse cause inizialmente non conosciute.

Le cause principali sono:

L’emorragia cerebrale si presenta con sintomi poco specifici come:

Per la diagnosi è necessaria l’esecuzione di una TC di urgenza, coadiuvata da una serie di analisi ematochimiche (sul sangue) ed esami strumentali.

L’emorragia cerebrale può essere affrontata con terapia medica o, nei casi più gravi, attraverso il trattamento chirurgico; in ogni caso la prognosi è spesso infausta, con exitus o complicanze permanenti.

Disegno di un cervello con in evidenza una parte rossa interessata da emorragia

iStock.com/TefiM

Cause

In Italia l’incidenza di emorragia cerebrale si attesta intorno ai 5.000 casi annui, con prevalenza maggiore a partire dai 50 anni.

Negli ultimi decenni l’incidenza risulta in crescita a seguito della crescente diffusione di patologie come l’ipertensione arteriosa (pressione alta) o il diabete, fattori di rischio molto importanti alla base dello sviluppo dell’evento.

Le principali cause di emorragia cerebrale sono:

  • Rottura di aneurisma o di altra malformazione vascolare: l’aneurisma consiste in una dilatazione patologica del lume di un’arteria, con il rischio di rottura che in conseguenza aumenta notevolmente. La rottura si può verificare spontaneamente o, più frequentemente, a seguito di un picco ipertensivo o per uno sforzo di una certa entità (durante l’attività fisica, la defecazione o l’attività sessuale).
  • Ipertensione arteriosa: progressivamente danneggia le pareti arteriose dei vasi cerebrali con aumento del rischio di emorragia.
  • Trauma cranico: con o senza frattura cranica; causa molto frequente nei soggetti più giovani.
  • Causa idiopatica: non si riesce a risalire ad una causa ben specifica
  • Ictus emorragico: l’infarto cerebrale ischemico può trasformarsi spesso in uno emorragico quando il sangue passa attraverso un parenchima necrotico.
  • Disturbi della coagulazione: caratterizzate da alterazione del PT e del aPTT.
  • Farmaci anticoagulanti in dosaggio eccessivo e/o mancata interruzione della terapia anticoagulante a ridosso di procedure chirurgiche.
  • CID (Coagulazione Intravascolare Disseminata): sindrome multisistemica gravissima e spesso letale, caratterizzata dalla sincrona formazione di trombi ed emorragie a livello sistemico in diversi organi.
  • Tumori cerebrali: quando si accrescono oltre certe dimensioni possono facilmente sanguinare.

Sintomi

A seconda della sede dell’emorragia (superficiale o profonda, a livello degli emisferi cerebrali, del cervelletto, del tronco encefalico o dei nuclei della base), è possibile riscontrare diversi sintomi;

  • in alcuni pazienti la sintomatologia compare improvvisamente in stato di completo benessere (per esempio in caso di rottura di aneurisma),
  • mentre in altri compaiono tardivamente dopo uno stillicidio, lento ma progressivo.

I sintomi principali sono:

  • Mal di testa ad insorgenza acuta, ingravescente, non responsivo ai comuni antidolorifici.
  • Nausea e vomito: secondari all’ipertensione endocranica, diretta conseguenza dell’emorragia.
  • Febbre, anche con picchi molto alti.
  • Letargia, ovvero difficoltà nel mantenere lo stato di veglia.
  • Paresi o paralisi mono o bilaterale: se viene interessato il lobo fronto-parietale o la capsula interna.
  • Cecità parziale o totale, temporanea o perenne: se l’emorragia interessa il lobo occipitale.
  • Crisi epilettiche o convulsioni, in caso di interessamento del lobo temporale.
  • Disturbi del linguaggio, come l’afasia (incapacità di comunicazione orale).
  • Disturbi respiratori: soprattutto se vengono interessati i centri del respiro presenti a livello del tronco-encefalo.
  • Incapacità del controllo degli sfinteri (incontinenza urinaria e fecale)
  • Sincope, perdita di equilibrio, difficoltà nella deambulazione: in caso di interessamento del cervelletto.
  • Perdita di coscienza e vigilanza, fino al coma profondo: quando vengono interessate strutture come la formazione reticolare a livello del tronco encefalico.

Il coma irreversibile e la morte sono esiti purtroppo comuni, soprattutto quando il danno cerebrale è troppo esteso.

Conseguenze

L’emorragia cerebrale è una condizione clinica particolarmente grave, che risulta spesso letale o accompagnata da complicanze come gravi deficit neurologici.

La prognosi può essere più o meno infausta in base ad alcune condizioni come:

  • età del paziente,
  • sede e l’entità del sanguinamento,
  • origine traumatica o meno,
  • condizioni cliniche generali di base,
  • rapidità di intervento medico.

La conseguenza più grave di un’emorragia cerebrale è lo sviluppo di ipertensione endocranica, ossia un aumento della pressione all’interno della scatola cranica a causa del progressivo accumulo di sangue e l’incapacità del cranio di espandersi per farvi posto: essa rappresenta un’emergenza medica che richiede un intervento immediato; le strutture cerebrali vengono sempre più compresse sino alla possibile comparsa di un’ernia cerebrale, un evento quasi sempre letale.

L’ipertensione endocranica si manifesta con sintomi come:

  • cefalea,
  • vomito di tipo centrale, ovvero a getto senza nausea,
  • edema della papilla ottica a livello retinico,
  • paralisi facciale o brachio-crurale..

Diagnosi

La diagnosi inizia con un’attenta anamnesi, che consiste in un’intervista medico-paziente volta a ricostruire l’intera storia clinica. In particolare vengono indagati:

  • presenza di patologie sottostanti come diabete od ipertensione arteriosa,
  • recente esecuzione di interventi chirurgici,
  • utilizzo di farmaci,
  • familiarità per patologie cerebro-vascolari.

Terminata l’anamnesi il medico esegue l’esame obiettivo per rilevare la presenza di

  • sintomi (riferiti soggettivamente dal paziente)
  • e segni (osservati oggettivamente dal medico) della patologia.

In caso di emorragia cerebrale non si può prescindere dall’esecuzione di alcuni esami strumentali come:

  • Esami ematochimici, molto importanti per controllare tra l’altro il valore dell’emoglobina e valutare quindi la gravità del sanguinamento.
  • ECG: per monitorare l’attività cardiaca.
  • Emogasanalisi: per monitorare la pO2 e quindi l’ossigenazione del sangue.
  • TC: fatta di urgenza, permette di diagnosticare con pochi dubbi la presenza di emorragia cerebrale.
  • Risonanza magnetica: molto utile nel valutare gli esiti a distanza di pochi giorni
  • Angiografia cerebrale: ricostruisce l’intera mappa vascolare del cervello, riconoscendo eventuali malformazioni che possono essere corrette con un successivo intervento.

L’emorragia cerebrale entra in diagnosi differenziale con tutte quelle lesioni occupanti spazio localizzate a livello cerebrale, che possono essere:

  • ictus ischemico,
  • ascesso cerebrale,
  • tumore cerebrale primitivo o metastasi secondaria.

Cura

Dal punto di vista terapeutico è possibile un approccio medico-farmacologico, oppure chirurgico, ma in entrambi i casi gli obiettivi della terapia prevedono

  • la cessazione del sanguinamento,
  • il contenimento dell’emorragia,
  • un eventuale intervento chirurgico risolutivo.

Dal punto di vista farmacologico si utilizzano:

  • antipertensivi, per tenere sotto controllo la pressione,
  • antidolorifici per il controllo del dolore,
  • mannitolo: un diuretico osmotico molto potente, usato per ridurre la pressione endocranica,
  • cortisonici: per ridurre l’edema cerebrale,
  • antiepilettici: per prevenire eventuali attacchi convulsivi
  • trasfusione di sangue ed emoderivati: per evitare il collasso cardiovascolare e l’insufficienza multi-organo

Il trattamento chirurgico è riservato ai casi più complessi, al fine di rimuovere masse ematiche molto voluminose o per correggere malformazioni vascolari a rischio di ulteriore sanguinamento.

Fonti e bibliografia

A cura del Dr. Dimonte Ruggiero

  • Il Bergamini di Neurologia. Miutani R., Lopiano L., Durelli L, Mauro A., Chiò A. Ed. Libreria Cortina Torino – 2011

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