Disturbo oppositivo-provocatorio (DOP): cause e cura

Ultima modifica 27.12.2019

Definizione e significato

Il disturbo oppositivo provocatorio è una condizione compresa nell’ampia categoria dei disturbi del comportamento dirompente, del controllo degli impulsi e della condotta, la condizione psichiatrica più comune nei bambini di età prescolare.

Questo eterogeneo gruppo è caratterizzato da problemi e difficoltà che riguardano:

  • la regolazione delle emozioni (in particolare rabbia e irritabilità),
  • l’autocontrollo sulle proprie azioni (polemica, sfida e aggressività),
  • conseguenze comportamentali (che pongono la persona in contrasto con le norme sociali),
  • violazione dei diritti altrui.
Bambino che impone la mano aperta di fronte a sé

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Oltre al disturbo oppositivo provocatorio, che è il più frequente, fanno parte di questa condizione:

  • disturbo esplosivo intermittente,
  • disturbo della condotta,
  • disturbo antisociale di personalità,
  • piromania,
  • cleptomania.

Diffusione e decorso

La diffusione del disturbo è circa del 4-16% della popolazione, è più comune nei maschi e insorge tipicamente nella prima infanzia o in adolescenza, anche se più raramente.

I bambini e gli adolescenti affetti corrono un maggiore rischio di sviluppare problemi di adattamento alle norme sociali, come comportamento antisociale, problematiche riguardanti il controllo degli impulsi, abuso di sostanze e disturbi dell’umore.

In particolare questa patologia può precedere il disturbo della condotta, specialmente se sono presenti sintomi appartenenti alla sfera della provocazione e polemica; tuttavia la maggioranza dei bambini con disturbo oppositivo provocatorio non svilupperà in seguito un disturbo della condotta.

L’umore collerico/irritabile è invece predittivo di futuri disturbi d’ansia e depressivo maggiore.

In alcuni casi, infine, può manifestarsi in associazione il disturbo da deficit di attenzione/iperattività.

Nonostante rappresenti un problema frequente, purtroppo solo una minoranza dei bambini con disturbo oppositivo provocatorio è adeguatamente indirizzata ai servizi di salute mentale di riferimento.

Cause e fattori di rischio

Come per molte condizioni mentali, non esistono cause specifiche responsabili dei sintomi. Esiste invece una complessa interazione di fattori eterogenei i quali, influenzandosi a vicenda, conferiscono un maggiore rischio di sviluppare la malattia e possono quindi essere predittivi:

  • Regolazione delle emozioni (come reattività emozionale, scarsa tolleranza alla frustrazione).
    La regolazione delle emozioni è un compito fondamentale appreso durante la crescita, che consente di rispondere in maniera adeguata e coerente con le norme sociali ai numerosi stimoli che la vita offre. Il continuo adattamento delle nostre risposte emotive alle sollecitazioni esterne è un processo per lo più inconsapevole; può essere in alcune situazioni volontario, ma per la maggior parte del tempo lo mettiamo in atto senza rendercene conto, poiché diventato automatico. È chiaro come la regolazione delle emozioni svolga un ruolo indispensabile nell’assicurare il benessere psicologico e sociale. Una capacità inadeguata di regolazione emotiva può portare a una diminuzione delle competenze sociali, successi scolastici, qualità delle relazioni interpersonali, e una maggiore vulnerabilità allo sviluppo di patologie psicologiche.
  • Fattori ambientali:
    • condizioni socio-economiche disagiate,
    • gruppo dei coetanei aggressivi, provocatori, discriminatori,
    • stress significativi.
  • Fattori familiari:
    • disturbi mentali presenti nei membri della famiglia,
    • pratiche educative troppo rigide, o incoerenti o addirittura negligenti nei confronti del bambino,
    • maltrattamenti,
    • conflitti familiari.
  • Fattori genetici: geni coinvolti nella regolazione di alcuni neurotrasmettitori come la dopamina e serotonina, implicate nella regolazione delle emozioni.
  • Fattori biologici che indicano una risposta allo stress e una regolazione emotiva alterata:
  • Fattori cerebrali: diminuzione del volume e alterazione dell’attività di alcune aree del cervello deputate al controllo delle emozioni, pianificazione, motivazione (corteccia prefrontale, amigdala, insula).

I fattori protettivi per il disturbo oppositivo provocatorio sono invece:

  • buone pratiche genitoriali,
  • attaccamento alla scuola,
  • relazioni di fiducia con adulti di riferimento.

Complicazioni

Chi sviluppa il disturbo oppositivo provocatorio presenta un maggior rischio di soffrire in futuro di:

  • disturbi d’ansia,
  • disturbo depressivo maggiore,
  • abuso di sostanze,
  • altre patologie psichiatriche (come deficit d’attenzione/iperattività).

Quando persiste durante lo sviluppo è possibile assistere alla nascita di forti conflitti con genitori, insegnanti, figure adulte di riferimento, autorità, coetanei e partner che sfociano in una compromissione emotiva, sociale, scolastica e lavorativa.

Sintomi

I sintomi del disturbo oppositivo provocatorio sono eterogenei e possono presentarsi in diverse combinazioni fra loro, andando a configurare quadri clinici aventi caratteristiche differenti in base alla presenza di tre dimensioni sintomatologiche principali.

Il disturbo è diagnosticato sulla base di queste dimensioni, che sono:

  • rabbia/irritabilità,
  • polemica/provocatoria,
  • offensiva/vendicativa.

È bene ricordare che questi sintomi possono essere presenti anche in bambini senza il disturbo, per questo motivo sono stati redatti dei criteri diagnostici che indagano l’intensità, la frequenza e la durata delle manifestazioni e che permettono di riconoscere un comportamento non adeguato per l’età e la società di riferimento.

Nelle diverse sfumature dei sintomi, la caratteristica essenziale e necessaria per fare diagnosi è la presenza frequente e persistente di un’attitudine incentrata su:

  • rabbia,
  • irritabilità,
  • capricci,
  • risentimento e rancore,
  • sfida e dispetti,
  • provocazione,
  • polemica,
  • offese,
  • aggressività,
  • vendetta.

che determinano disagio nella persona o in chi le è vicino e ne compromette gli ambiti sociali di riferimento (famiglia, coetanei, scuola, lavoro).

In particolare l’umore collerico/irritabile, il comportamento polemico/provocatorio o vendicativo devono essere presenti da almeno 6 mesi, evidenziati dalla presenza di almeno 4 sintomi delle seguenti categorie e manifestato durante l’interazione con almeno un individuo diverso dal fratello (poiché comportamenti dispettosi e oppositivi possono essere comuni tra fratelli).

  • Umore collerico/irritabile:
    • Va spesso in collera
    • Spesso permaloso o contrariato
    • Spesso adirato o risentito
  • Comportamento polemico/provocatorio:
    • Litiga spesso con figure che rappresentano l’autorità o gli adulti
    • Spesso sfida attivamente o si rifiuta di rispettare le richieste provenienti da figure che rappresentano l’autorità o le regole
    • Spesso irrita deliberatamente gli altri
    • Spesso accusa gli altri per i propri errori o il cattivo comportamento
  • Vendicatività
    • È stato dispettoso o vendicativo almeno due volte negli ultimi sei mesi

I problemi comportamentali possono presentarsi in più ambienti, ad esempio in famiglia e a scuola, e la compromissione di più ambiti e relazioni è un indice della pervasività e gravità del disturbo. Non è però raro che invece i sintomi si manifestino in un solo ambiente, che è solitamente la casa e con i membri della famiglia o comunque gli adulti con cui si ha più intimità.

Ad ogni modo i sintomi s’inseriscono in dinamiche relazionali per lo più complesse e problematiche, nelle quali la persona affetta non dimostra una consapevolezza rispetto ai propri comportamenti; al contrario, il temperamento oppositivo e di sfida viene vissuto come una normale risposta alle richieste esterne viste come irragionevoli ed esagerate.

La distinzione fra sintomi individuali come causa o effetto di relazioni interpersonali problematiche è quindi sfumata.

Diagnosi

Per la diagnosi di disturbo oppositivo provocatorio lo specialista raccoglie i sintomi e ne analizza l’intensità, la frequenza e la durata per escludere quei comportamenti che sono normali per l’età e lo sviluppo del bambino.

È importante poi escludere quelle condizioni che presentano manifestazioni simili al disturbo oppositivo provocatorio, come ad esempio:

  • Disturbo della condotta (che in alcuni insorge successivamente)
  • Disturbo da deficit di attenzione/iperattività (che può essere associato)
  • Disturbo del comportamento dirompente
  • Disturbo esplosivo intermittente
  • Disturbo dello sviluppo intellettivo
  • Disturbo del linguaggio
  • Fobia sociale

Cura

La cura del disturbo oppositivo provocatorio si avvale d’interventi psicosociali ed educativi rivolti, oltre che al bambino, ai genitori e alla scuola.

I farmaci solitamente non si utilizzano da soli, sempre che non siano necessari per trattare forme gravi di aggressività o patologie concomitanti, ad esempio deficit di attenzione/iperattività, ansia e depressione.

Interventi psicosociali

  • Educazione dei genitori: si focalizza sul rinforzo delle abilità genitoriali e sullo
    sviluppo di capacità educative più positive e meno frustranti per il bambino, che lo indirizzino al meglio nella gestione delle emozioni e nella motivazione.
  • Educazione degli insegnanti: simile principio dell’educazione genitoriale, ma applicata all’ambito scolastico.
  • Psicoterapia familiare: si basa sull’assunto che il comportamento del bambino giochi un ruolo nell’equilibrio delle dinamiche familiari. L’intervento di psicoterapia, migliorando la comunicazione e le relazioni dei membri della famiglia, può modificare di conseguenza il comportamento problematico del bambino. Inoltre insegna alla famiglia ad aiutarsi e autoregolarsi a vicenda.
  • Psicoterapia cognitivo comportamentale: in età più adulta, si utilizza con l’obiettivo di identificare e modificare i pensieri che poi sfociano in comportamenti problematici.
  • Approcci multidimensionali: includono interventi rivolti ai diversi ambiti (individuale, familiare, scolastico e sociale) che possono rinforzare i comportamenti anomali.

Terapia farmacologica

Quando i sintomi non possono essere gestiti con i soli interventi psicosociali è possibile affiancare un trattamento farmacologico, il cui obiettivo principale è la gestione dell’aggressività e il trattamento delle eventuali malattie concomitanti.

Fonti e bibliografia

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