Disturbo di personalità: caratteristiche, sintomi e cure

a cura di Dr.ssa Roberta Kayed -Ultimo Aggiornamento: 10 giugno 2019

Introduzione

La personalità è l’insieme di tratti caratteristici che contraddistingue la persona per quanto riguarda

  • il modo di pensare,
  • la percezione di sé, degli altri e del mondo,
  • i rapporti con le altre persone,
  • il comportamento abituale.

Questi tratti si combinano tra di loro in modi creativi, evolvono, mutano o si smussano in base all’età, alla famiglia, alle circostanze sociali e lavorative, dando vita a quella costellazione di comportamenti che determina la nostra unicità come esseri umani.

Quando però i tratti sono rigidi e disadattativi, quando causano un’importante compromissione o un disagio soggettivo, si parla di disturbi della personalità.

Esistono 10 diversi disturbi della personalità, tutti però accomunati da una costante modalità di esperienza interiore, di pensare e di comportarsi che deviano marcatamente dalle aspettative culturali, dal sentire e dall’agire comuni.

Questi disturbi insorgono in adolescenza o nella prima età adulta e perdurano per lungo tempo.

Sono stati distinti in tre gruppi in base alle analogie:

  • Disturbi di personalità del gruppo A: le persone con questo disturbo appaiono strane ed eccentriche nel modo di pensare e di comportarsi.
    • Disturbo paranoide di personalità;
    • Disturbo schizoide di personalità;
    • Disturbo schizotipico di personalità.
  • Disturbi di personalità del gruppo B: le persone con questo disturbo appaiono esagerate, drammatiche, emotive o imprevedibili nel modo di pensare e di comportarsi.
  • Disturbi di personalità del gruppo C: le persone con questo disturbo sono ansiose e timorose.
    • Disturbo evitante di personalità;
    • Disturbo dipendente di personalità;
    • Disturbo ossessivo-compulsivo di personalità, diverso dal disturbo ossessivo-compulsivo (DOC).

Il disturbo di personalità è una malattia cronica che, senza un’adeguata cura, può perdurare per anni compromettendo gravemente tutte le sfere della vita quotidiana, sia della persona colpita, sia dei famigliari che delle persone care. Gli ambiti colpiti sono quelli delle relazioni familiari, affettive, lavorative e scolastiche potendo portare all’isolamento sociale e all’abuso di alcol e droghe.

In alcuni casi la malattia può essere così grave da non permettere alla persona di prendersi cura di se stessa in maniera adeguata o da rischiare che si faccia del male o che lo faccia agli altri; in questi casi è necessario il ricovero ospedaliero.

Infine, non sempre la persona giunge all’attenzione del medico o dello specialista all’esordio dei primi sintomi; è infatti possibile che passi del tempo tra l’esordio, il consulto, la diagnosi e il trattamento efficace.

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Cause

Spesso i disturbi della personalità possiedono contemporaneamente caratteristiche appartenenti a gruppi differenti; le prevalenze (percentuale di persone colpite rispetto alla popolazione generale in un singolo istante) di ogni gruppo sono

  • 5,7% per i disturbi del gruppo A,
  • 1,5% per il gruppo B
  • e 6% per il gruppo C.

Come per moltissime malattie psichiatriche l’esatta causa non è conosciuta, ma esistono alcuni fattori che aumentano il rischio di sviluppare i sintomi:

  • Eventi traumatici. Il disturbo può essere esacerbato in seguito a stress o eventi traumatici per la persona (ad esempio la perdita di una persona cara), oppure in seguito a situazioni sociali complesse e destabilizzanti.
  • Fattori genetici. Anche i geni possono avere un ruolo nello sviluppo della malattia.
  • Presenza di una storia familiare di disturbi della personalità o di altre malattie mentali.
  • Famiglie abusanti o instabili durante l’infanzia.
  • Diagnosi in infanzia di disturbo della condotta (DC).
  • Anomalie cerebrali chimiche e di struttura.

Sintomi, sviluppo e decorso

I sintomi diventano evidenti durante l’adolescenza o nella prima età adulta anche se, in base al tipo di disturbo e all’età, esistono delle caratteristiche diverse per quanto riguarda il decorso.

Il disturbo antisociale e borderline di personalità, ad esempio, tendono a essere meno evidenti o ad andare incontro a remissione con l’età, mentre si comportano diversamente il disturbo ossessivo-compulsivo e quello schizotipico di personalità.

I disturbi di personalità, indipendentemente dal gruppo di appartenenza, sono caratterizzati da un modo di pensare, di sentire e di comportarsi che devia marcatamente rispetto alle aspettative sociali e culturali di appartenenza della persona.

Le alterazioni si manifestano in due (o più) delle aree seguenti:

  • cognitiva, in altre parole nel modo di pensare e di interpretare se stessi, gli altri e gli avvenimenti della vita;
  • affettiva, cioè il modo di rispondere emotivamente alle situazioni;
  • funzionamento interpersonale, relazioni sociali e lavorative;
  • controllo degli impulsi ed emotività.

I comportamenti della persona, inoltre

  • Sono particolarmente rigidi o inflessibili.
  • Intaccano ampie aree nella sfera personale, sociale, lavorativa, scolastica e affettiva.
  • Provocano un disagio evidente nella vita quotidiana.

L’esordio dei sintomi risale tipicamente almeno all’adolescenza oppure alla prima età adulta e perdura per un lungo periodo.

È importante ricordare che i sintomi non sono dovuti a un’altra condizione medica (come ad esempio trauma cranico, epilessia del lobo temporale), ad abuso di sostanze, alcol, o ad altre malattie mentali.

  1. Disturbo paranoide di personalità. In questo disturbo si ha un comportamento sospettoso e diffidente nei confronti degli altri, visti come malevoli, sfruttatori, ingannatori, …
  2. Disturbo schizoide di personalità. Le persone con questo disturbo mostrano un comportamento distaccato nelle relazioni interpersonali e un appiattimento affettivo. Generalmente non ricercano rapporti intimi e preferiscono rimanere da sole.
  3. Disturbo schizotipico di personalità. È caratterizzato da un forte disagio nelle relazioni affettive, da alterazioni del pensiero, delle percezioni e da un comportamento eccentrico. La persona con questo disturbo potrebbe manifestare delle idee e delle credenze strane, una sospettosità eccessiva, delle risposte emotive atipiche o un’eccessiva ansia sociale.
  4. Disturbo antisociale di personalità. È caratterizzato da ripetute inosservanze e violazioni dei diritti degli altri. Una persona con questo tipo di disturbo potrebbe non conformarsi alle norme sociali per quanto riguarda la legalità, potrebbe mentire, ingannare e truffare più volte gli altri per profitto o piacere personale, o potrebbe agire in maniera impulsiva, aggressiva e irresponsabile senza manifestare alcun rimorso.
  5. Disturbo borderline di personalità. È caratterizzato da instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé, dell’umore e da una forte impulsività. La persona con questo disturbo può compiere sforzi disperati per evitare un abbandono reale o immaginario, può avere relazioni instabili, tentare più volte il suicidio, dimostrare un’ingiustificata e intensa rabbia o sperimentare sentimenti ricorrenti di vuoto.
  6. Disturbo istrionico di personalità. In questo disturbo sono evidenti la ricerca di attenzioni altrui e l’eccessiva emotività. Le persone con questo disturbo possono sentirsi a disagio quando non sono al centro dell’attenzione, possono utilizzare come strumento manipolatorio la loro avvenenza fisica, un modo di esprimersi drammatico e teatrale e mostrare dei cambiamenti rapidi e superficiali delle emozioni.
  7. Disturbo narcisistico di personalità. Le persone con questo disturbo hanno bisogno di ammirazione e dimostrano una mancanza di empatia verso gli altri. È caratteristico il comportamento di grandiosità per cui possono esagerare i propri risultati lavorativi e i propri talenti, si possono considerare speciali o superiori agli altri.
  8. Disturbo evitante di personalità. La persona è esageratamente timida, si sente inadeguata ed è estremamente sensibile alle critiche altrui. A causa di questi sintomi potrebbe evitare, ad esempio, le attività lavorative che richiedono un contatto con il pubblico e le relazioni interpersonali per paura di essere criticata o ridicolizzata. È anche riluttante ad assumersi dei rischi personali o a impegnarsi in nuove attività a causa dei sentimenti d’inadeguatezza.
  9. Disturbo dipendente di personalità. In queste persone è evidente il bisogno patologico di essere accuditi e rassicurati continuamente. Esse mostrano dei comportamenti sottomessi e “appiccicosi” per il timore della separazione e della solitudine, possono avere delle difficoltà nel prendere delle decisioni in maniera autonoma, e hanno bisogno che altri si assumano la responsabilità per conto loro.
  10. Disturbo ossessivo-compulsivo di personalità. La caratteristica principale è la preoccupazione eccessiva per l’ordine, le regole, il perfezionismo, l’organizzazione dettagliata e il controllo. Per questi motivi la persona potrebbe essere riluttante a delegare i compiti agli altri, potrebbe lavorare eccessivamente a discapito delle relazioni interpersonali ed essere inflessibile per quanto riguarda la moralità e i valori. Questo disturbo non è il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC).

Diagnosi

Al fine di una corretta diagnosi, a causa

  • della precoce età d’insorgenza,
  • del lungo decorso,

è necessaria una valutazione medica a lungo termine, per escludere delle condizioni mediche sottostanti, oppure un abuso di sostanze e di alcol che potrebbero mimare i sintomi.

In particolare, se si osserva un cambiamento netto della personalità in età adulta, o addirittura più tardi, è fondamentale ricercare un’eventuale patologia medica sottostante (ad esempio tumore cerebrale) o un disturbo da abuso di sostanze non riconosciuto.

Per la valutazione specialistica, in alcuni casi, potrebbe essere sufficiente unicamente un singolo colloquio con il medico, mentre più frequentemente sono necessari più incontri per valutare i pensieri, i sentimenti e i comportamenti alterati. La valutazione medica potrebbe includere dei questionari e il colloquio con i familiari e le persone vicine.

Solitamente la diagnosi è posta quando la persona ha almeno 18 anni, questo poiché in età precedenti i tratti della personalità sono ancora in evoluzione e potrebbe risultare difficile, se non controproducente, catalogare dei tratti di personalità come patologici.

Per diagnosticare la malattia in una persona più giovane i sintomi devono essere presenti per almeno 1 anno; costituisce l’unica eccezione il disturbo antisociale di personalità, che non può in ogni caso essere diagnosticato in soggetti con meno di 18 anni.

Le caratteristiche cliniche devono essere distinte da quelle che possono insorgere nel corso di un’altra malattia psichiatrica (ad esempio durante i disturbi bipolari, depressivi o d’ansia).

Alcuni disturbi mostrano infine tratti che si sovrappongono ai sintomi di altre malattie, come ad esempio i sintomi del disturbo schizotipico con quelli della schizofrenia, i sintomi del disturbo evitante con quelli dell’ansia sociale (fobia sociale).

Cura

Il trattamento specifico dipende dal tipo di disturbo, dalla severità e dai sintomi.

A causa della complessità della malattia è spesso necessario un approccio multidisciplinare di ampio respiro e protratto per diversi anni, eseguito da diverse figure professionali come

  • medico di medicina generale,
  • psichiatra,
  • psicoterapeuta,
  • assistenti sociali
  • e infermieri.

Psicoterapia

La psicoterapia è lo strumento principale per trattare i disturbi di personalità, poiché attraverso di essa la persona approfondisce gli aspetti della propria malattia, condivide i propri pensieri, i sentimenti e i comportamenti che provocano disagio e analizza le situazioni che possono scatenare i sintomi.

Con la psicoterapia è possibile apprendere nuovi comportamenti per gestire i sintomi e per mantenere sotto controllo la malattia.

Esistono diversi approcci di psicoterapia come quelli individuali, di gruppo, o insieme ai familiari e agli amici.

Farmaci

Per quanto riguarda l’approccio farmacologico, non esistono dei farmaci specifici per i disturbi della personalità, ma vengono ampiamente utilizzati quelli per il trattamento dei sintomi associati.

  • Antidepressivi per i sentimenti di tristezza, mancanza di speranza, …
  • Stabilizzatori dell’umore per i repentini cambi dell’umore, irritabilità, aggressività e impulsività.
  • Antipsicotici per i sintomi psicotici o per i problemi nel riconoscere la realtà dalla fantasia.
  • Sedativi per l’ansia, l’agitazione o l’insonnia.

Stile di vita

Esistono infine degli accorgimenti che è possibile attuare in concomitanza al piano terapeutico medico, per evitare l’aggravarsi del quadro; questi includono uno stile di vita improntato sul benessere fisico e mentale e sulle strategie di cura di se stessi.

  1. Avere uno spirito attivo e responsabile riguardo al proprio programma terapeutico, per esempio non saltando le visite o le sedute di psicoterapia.
  2. Imparare di più sulla propria condizione per acquisire una maggior consapevolezza dei sintomi, capire come riconoscerli e gestirli in tempo.
  3. Attività fisica, che può aiutare in alcune condizioni come presenza dei sintomi depressivi, stress e ansia e/o per controbilanciare gli effetti indesiderati di alcuni farmaci (ad esempio l’aumento di peso);
  4. Evitare alcol e sostanze d’abuso poiché peggiorano i sintomi e interagiscono con i farmaci assunti.

Fonti e bibliografia

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