Disturbo borderline di personalità: sintomi, cause, cura

a cura di Dr. Roberto Gindro -Ultimo Aggiornamento: 10 ottobre 2018

Introduzione

La personalità è un insieme di tratti distintivi, stili e schemi di comportamento che costituiscono il carattere o l’individualità: il modo in cui percepiamo il mondo, i nostri atteggiamenti, pensieri e sensazioni fanno tutti parte della personalità.

Chi ha una personalità sana è in grado di affrontare gli stress di tutti i giorni e non ha problemi relazionali con famiglia, amici e colleghi.

I disturbi della personalità costituiscono un gruppo di malattie mentali. Determinano modelli di pensiero e comportamento tipicamente malsani e inflessibili. Tali comportamenti causano seri problemi nelle relazioni interpersonali e sul lavoro. Il soggetto con disturbi della personalità manifesta problemi nel gestire gli stress e le contrarietà quotidiane. Spesso ha inoltre rapporti tempestosi con altre persone.

Non sono note le cause dei disturbi della personalità, tuttavia sembrano giocare un ruolo importante sia i fattori genetici che le esperienze infantili.

Ciascun disturbo della personalità è descritto da sintomi diversi e caratteristici: tali sintomi possono essere lievi o gravi. Il soggetto con disturbi della personalità può non essere consapevole di avere un problema, ritiene normali i propri pensieri, spesso biasimando il prossimo per i propri problemi. Può cercare aiuto solo per difficoltà nei rapporti interpersonali e al lavoro.

Il trattamento in genere comprende la psicoterapia e talvolta farmaci.

I diversi disturbi di personalità possono essere così classificati:

  • Gruppo A: comportamento strano o stravagante;
    • Disturbo schizoide. Le personalità schizoidi sono introverse, chiuse, solitarie, emotivamente fredde e distanti, spesso completamente prese dai propri pensieri e sensazioni.
    • Disturbo paranoide. Le azioni degli altri vengono interpretate come minacce o umiliazioni deliberate.
    • Disturbo schizotipico. Chi è affetto da questo disturbo parla o si veste in modo strano o stravagante. Sono frequenti i pensieri e i comportamenti strani, bizzarri o stravaganti.
  • Gruppo B: comportamento drammatico, emotivo o imprevedibile;
    • Disturbo antisociale. Si esternano violentemente i propri conflitti interiori e si ignorano le norme che regolano l’agire sociale. Si tratta di pazienti impulsivi, irresponsabili e insensibili.
    • Disturbo borderline. Chi ha una personalità borderline è instabile in diversi ambiti, tra cui le relazioni interpersonali, il comportamento, l’umore e l’immagine di sé. Lo approfondiremo nel dettaglio nel testo dell’articolo.
    • Disturbo narcisistico. Chi ha una personalità narcisistica ha un’autostima esagerata, fantastica continuamente successi straordinari e cerca di attirare l’attenzione su di sé.
  • Gruppo C: comportamento ansioso o pauroso.
    • Disturbo evitante. Chi ha una personalità evitante spesso è eccessivamente sensibile ai rifiuti e non vuole affrontare gli altri finché non è certo di essere accettato ed amato.
    • Disturbo dipendente. Si manifesta uno schema di comportamenti dipendenti e sottomessi, delegando tutte le decisioni agli altri.
    • Disturbo ossessivo-compulsivo. Chi ha una personalità compulsiva è molto scrupoloso e ha aspirazioni molto alte, però tende continuamente alla perfezione senza mai trovare soddisfazione.
Fotografia ritoccata con una ragazza prima triste e poi con il viso coperto dalle mani

iStock.com/KatarzynaBialasiewicz

Disturbo borderline di personalità

Il disturbo borderline di personalità (DBP) è un grave disturbo mentale caratterizzato da un quadro di instabilità ingravescente di umore, comportamento, immagine di sé e funzionamento. Queste esperienze sfociano spesso in azioni impulsive e rapporti instabili. Il paziente con DBP può essere soggetto a intensi episodi di

che possono durare da poche ore a giorni.

Alcuni soggetti con disturbo borderline hanno anche incidenze elevate di disturbi mentali concomitanti, come

  • disturbi dell’umore,
  • dell’ansia,
  • del comportamento alimentare,

in parallelo a

  • abuso di sostanze,
  • autolesionismo,
  • pensieri e comportamenti suicidi
  • e suicidi.

Se da un lato gli esperti di salute mentale sono in pratica concordi che l’etichetta “disturbo borderline di personalità” sia estremamente fuorviante, non esistono a oggi termini più accurati.

Cause

Le cause del disturbo bordeline non sono ancora chiare, anche se la ricerca suggerisce che verosimilmente entrino in gioco diversi fattori:

  • Fattori genetici: il DBP è circa cinque volte più frequente in persone con un consanguineo stretto (parentela biologica di primo sangue) affetto dal disturbo.
  • Fattori ambientali e sociali: molti soggetti con DBP riferiscono eventi traumatici nella propria vita, come una storia di abuso o abbandono durante l’infanzia. Altri possono essere stati esposti a relazioni instabili e conflitti ostili. Alcuni, però, non hanno alcuna storia di trauma. Inoltre, molti individui con storie traumatiche non sviluppano DBP.
  • Fattori neurologici: studi scientifici mostrano che i soggetti borderline vanno incontro a variazioni strutturali e funzionali del cervello, specialmente delle aree che controllano le pulsioni e la regolazione delle emozioni. Tuttavia, le stesse variazioni si riscontrano nel cervello di soggetti senza DBP e sono quindi necessari approfondimenti in tal senso.

Sintomi

Il soggetto con DBP può sperimentare oscillazioni estreme del tono dell’umore e confusione sul proprio sé, questo si riflette in brusche variazioni nei propri interessi e valori.

Altri sintomi caratteristici del disturbo borderline di personalità sono:

  • sforzi disperati di evitare abbandoni reali o immaginari,
  • quadro di relazioni intense e instabili con la famiglia, gli amici e gli affetti, spesso con oscillazioni da una chiusura e un amore estremi (idealizzazione) a denigrazione e rabbia totali (svalutazione),
  • rappresentazioni o senso del sé distorti e instabili,
  • comportamenti impulsivi e spesso pericolosi, come
    • momenti di spese folli,
    • sesso non protetto,
    • abuso di sostanze,
    • guida spericolata,
    • bulimia,
  • comportamenti suicidi ripetuti, o autolesionismo (per esempio tagliarsi),
  • toni dell’umore intensi ed estremamente variabili, con episodi che durano da qualche ora a diversi giorni,
  • sentimenti cronici di vuoto,
  • rabbia ingiustificata e intensa, o problemi nel controllo della stessa,
  • pensieri paranoici in risposta allo stress,
  • sintomi dissociativi gravi, come sentirsi separati da sé, osservatori esterni del proprio corpo o fuori dalla realtà.

Eventi apparentemente ordinari possono essere inneschi improvvisi nello scatenare i sintomi.

Per esempio un individuo con disturbo borderline può diventare arrabbiato o addirittura distrutto per separazioni minori (vacanze o viaggi di lavoro, improvvisi cambiamenti di programma) dalle persone cui si sente vicino.

Studi scientifici mostrano che il soggetto con questo disturbo può scambiare per rabbia l’espressione di un volto privo di emozioni e reagire più violentemente a parole con significato negativo.

Alcuni di questi segni e sintomi possono colpire individui con altri problemi di salute mentale (anche persone senza malattie mentali) e non implicano necessariamente una diagnosi di DBP. È quindi fondamentale che l’eventuale diagnosi di DBP o altra malattia mentale sia posta da un professionista qualificato in tale ambito, che aiuti anche a definire le opzioni di trattamento quando indicato.

Diagnosi

Sfortunatamente il DBP è spesso non riconosciuto e/o sotto-diagnosticato.

Uno specialista in malattie mentali esperto nella diagnosi e nel trattamento dei disturbi mentali (psichiatra o altro professionista sanitario specializzato) può formulare una diagnosi di disturbo borderline di personalità in base a un approfondito colloquio e a un esame medico completo, che serve a escludere altre possibili cause dei sintomi.

Lo specialista vorrà analizzare i sintomi e le anamnesi personale e famigliare, comprese eventuali patologie mentali. Questi dati possono aiutare a decidere il trattamento più appropriato. In alcuni casi, malattie mentali concomitanti possono avere sintomi che si sovrappongono al DBP, rendendo difficile una diagnosi differenziale. Per esempio, un soggetto può avere un senso di depressione ma non presentare altri sintomi apparenti.

Cura

Il disturbo è stato sempre considerato difficile da trattare tuttavia, con gli approcci più recenti, molti soggetti borderline presentano una riduzione del numero o della gravità dei sintomi e una miglior qualità della vita.

Molti fattori influenzano il tempo necessario al trattamento per iniziare ad avere efficacia, è quindi fondamentale che i malati e i loro affetti siano pazienti e vengano adeguatamente sostenuti.

Un soggetto con DBP può guarire.

Psicoterapia

La psicoterapia è la principale terapia del disturbo di personalità borderline. La ricerca attualmente suggerisce che la psicoterapia possa alleviare alcuni sintomi, ma sono necessari approfondimenti per capire meglio con quali meccanismi.

La psicoterapia può essere erogata sotto forma di colloqui individuali o con il paziente inserito in un gruppo. Le sessioni di psicoterapia di gruppo possono aiutare a insegnare al soggetto con DBP come interagire con gli altri e come esprimersi in modo efficace. È importante che i partecipanti alla terapia di gruppo vadano d’accordo e abbiano fiducia nel terapista.

Purtroppo è insita nella natura stessa del DBP la difficoltà per il soggetto affetto di mantenere un legame di fiducia con il terapista.

Farmaci

I farmaci non dovrebbero essere usati come prima linea di trattamento, poiché non ne sono chiari i benefici. In alcuni casi, tuttavia, lo specialista in salute mentale può raccomandare il trattamento di sintomi specifici, come le oscillazioni dell’umore, la depressione o altri disturbi che possono accompagnare il DBP.

Stile di vita

Anche se può richiedere tempo, il trattamento può portare a miglioramenti. Per aiutarsi:

  1. Esaminare con il medico le opzioni terapeutiche e aderire alla terapia.
  2. Cercare di mantenere orari stabili per pasti e riposo.
  3. Impegnarsi in attività fisiche o esercizi di lieve entità, che aiutino a ridurre lo stress.
  4. Porsi degli obiettivi realistici.
  5. Dividere compiti gravosi in piccole attività, darsi alcune priorità e fare quello che si può, come si può.
  6. Provare a passare un po’ di tempo con gli altri e farsi sostenere da un amico o da un famigliare fidato.
  7. Spiegare agli altri quali sono gli eventi o le situazioni che possono scatenare i sintomi.
  8. Essere consapevoli che i sintomi miglioreranno gradualmente, non immediatamente.
  9. Essere pazienti.
  10. Identificare e ricercare le situazioni, i posti e le persone rassicuranti.
  11. Continuare a educarsi sul proprio disturbo.
  12. Non assumere alcolici o droghe; verosimilmente, non faranno che peggiorare la situazione.

Come aiutare il soggetto borderline

Il paziente borderline incide significativamente sul proprio contorno affettivo e relazionale.

Per chi ci interagisce la prima e fondamentale modalità di assistenza consiste nell’aiutare il soggetto a sottoporsi a un iter diagnostico e al relativo trattamento. Potrà essere necessario fissare l’appuntamento e accompagnare il soggetto dal medico, nonché incoraggiarlo a rimanere in terapia o a cercare alternative se i sintomi non sembrano migliorare con il percorso intrapreso.

Per essere di aiuto a un soggetto con DBP:

  1. Offrire sostegno emozionale, comprensione, pazienza e incoraggiamento; i cambiamenti possono essere difficili e spaventosi per chi soffre del disturbo, anche se è possibile migliorare nel tempo.
  2. Informarsi sui disturbi mentali, compreso il DBP, in modo da capire come sta vivendo il paziente.
  3. Con il consenso scritto del paziente o della famiglia, parlare con il terapista per capire le terapie e come queste possano coinvolgere i famigliari. In alternativa, si potrà suggerire al proprio caro affetto da DBP di richiedere una terapia famigliare.
  4. Chiedere consiglio al proprio terapista su come aiutare il soggetto. Non potrà essere lo stesso terapista che sta trattando il malato.
  5. Non ignorare qualunque riferimento su intenzioni o piani suicidari o autolesionisti. Riferirli al terapista o al medico del soggetto. In situazioni di urgenza o ad alto rischio, potrà essere necessario ricorrere all’intervento del 113 o del 118.

Fonti e bibliografia

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Domande e risposte
  1. Anonimo

    Il Depakin esiste solo in compresse o anche in altre forme?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Anche bustine e gocce, ma per la valutazione del dosaggio raccomando di fare sempre riferimento al medico.

  2. Anonimo

    Che differenza c’è tra psichiatra e psicologo?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Lo Psicologo è colui che ha conseguito una laurea in psicologia, ha effettuato un tirocinio di un anno per poter sostenere l’Esame di Stato e iscriversi quindi all’Albo degli Psicologi. […] effettua colloqui di sostegno e può effettuare valutazioni tramite la somministrazione di appositi test.

      Lo Psichiatra ha, invece, conseguito una laurea in Medicina e Chrurgia, e successivamente ha conseguito la specializzazione in Psichiatria. Tale figura professionale è l’unica che può prescrivere farmaci.

      Lo Psicoterapeuta può essere sia uno Psicologo che uno Psichiatra. Nel primo caso lo Psicologo deve aver conseguito la Specializzazione in Psicoterapia riconosciuta dallo Stato della durata di almeno 4 anni ed essere iscritto all’Albo professionale. Lo Psicoterapeuta è lo specialista che attraverso strumenti clinici (diagnosi, eziologia, pianificazione del trattamento, setting) e attraverso la relazione umana (empatia, ascolto, fiducia, alleanza terapeutica), è in grado di accompagnare la persona in un processo di cambiamento, volto al raggiungimento di un migliore stato di equilibrio.

      Fonte: https://www.studiocoradeschi.org/domande-frequenti/che-differenza-ce-tra-psicologo-psichiatra-e-psicoterapeuta/