Demenza senile: sintomi, decorso e cure

Ultimo Aggiornamento: 186 giorni

Introduzione

Nasciamo e fin dai primi giorni della nostra vita iniziamo ad apprendere abilità cognitive ed emozionali: prima fra tutte, piangere. Col tempo impariamo anche a ridere, riconoscere i nostri cari e gli oggetti che ci circondano, chiamarli per nome, e poi camminare, mangiare da soli, lavarci e prenderci cura del nostro corpo, e ancora relazionarci con gli altri, studiare, lavorare.

Può accadere che tutto quello che si è acquisito nel corso della propria vita, cominci a poco a poco a perdersi all’interno della nostra memoria, e gradualmente ci si dimentica di cosa si sa fare, cosa si conosce e perfino chi si è: questo è quello che i medici chiamano demenza.

Spesso si parla di demenza utilizzando termini quali senilità o demenza senile, per la convinzione, molto diffusa ma errata, che un grave declino mentale possa essere ritenuto un aspetto normale dell’invecchiamento:

non è così.

È vero che la demenza è una condizione clinica comune tra gli anziani, ma questo NON significa che sia fisiologica.

La demenza è una malattia del cervello (o meglio una sindrome, cioè un insieme di sintomi) caratterizzata da un decadimento della memoria e delle altre capacità del pensare, tale da interferire significativamente con la vita quotidiana, di relazione e professionale.

La demenza è frequente?

Secondo i dati disponibili attualmente, in Italia circa un milione di persone è affetto da demenza, in particolare

  • 1-5% dei soggetti oltre i 65 anni d’età,
  • con una prevalenza che raddoppia ogni 5 anni, giungendo quindi a una percentuale del 30% circa negli ultraottantenni.

Questi numeri sembrano destinati a crescere, in conseguenza dell’aumento della vita media della popolazione generale. Secondo i dati delle Nazioni Unite riguardanti la popolazione mondiale, si stima che il numero delle persone affette da una qualche forma di demenza aumenterà da 47 milioni attuali a 63 milioni nel 2030, fino a 114 milioni nel 2050.

Fotografia di due anziani e in particolare in primo piano le due mani una sull'altra appoggiate sul bastone.

iStock.com/oneinchpunch

Fattori di rischio

Il principale fattore di rischio per lo sviluppo di demenza sembrerebbe proprio l’età avanzata, seguito da:

Riguardo al sesso femminile, in realtà, gli studi sono controversi: è vero che la demenza si riscontra con maggior frequenza nelle donne, ma è altrettanto vero che le donne vivono di più degli uomini.

Come si può osservare, leggendo questo elenco, alcuni di questi fattori sono immodificabili: è chiaro che nessuno può modificare la propria età, ad esempio, o cambiare il proprio patrimonio genetico o ancora smettere di essere affetto dalla sindrome di Down.

Tutti gli altri fattori, di contro, risultano modificabili e su questi è possibile intervenire, riducendo quindi le probabilità di sviluppare un quadro di demenza o ritardarne l’insorgenza.

Classificazione e cause

In base alla causa scatenante, le demenze vengono generalmente classificate in due grossi gruppi, cioè demenze

  • primarie,
  • secondarie.

Le demenze primarie riconoscono un’origine degenerativa a carico delle cellule del cervello, chiamate neuroni, in altre parole le cellule del cervello si sono danneggiate in modo irreparabile e non comunicano più tra di loro, come normalmente accade, con la conseguenza che la parte del cervello in cui queste cellule si trovano comincerà a funzionare male, con la comparsa di disabilità per la persona colpita e severe ripercussioni sulla sua vita quotidiana.

Solitamente le prime cellule nervose ad essere danneggiate sono quelle dell’ippocampo, ossia il centro della memoria e dell’apprendimento del cervello, ed è per questo motivo che chi è colpito da demenza mostra fin da subito difficoltà nel ricordare le cose. Progressivamente anche i neuroni di altre aree del cervello vengono distrutti e con loro viene progressivamente intaccata anche la fitta rete di comunicazione neuronale che è alla base del pensiero, del movimento e delle sensazioni.

La forma più frequente di demenza primaria, presente nel 50-60% dei casi, è la malattia di Alzheimer, in cui le cellule del cervello vengono irrimediabilmente danneggiate a causa di elevate quantità di alcune proteine al loro interno.

Altre forme primarie di demenza, più rare, sono

  • la malattia a corpi di Lewy,
  • la demenza fronto-temporale e malattia di Pick.

Alcune malattie neurologiche, quali il morbo di Parkinson, l’idrocefalo normoteso e la Corea di Huntington possono a loro volta causare demenza.

Le demenze secondarie, al contrario, sono causate da malattie e condizioni di varia natura; al primo posto troviamo le malattie vascolari come l’ictus, che riguardano il 10-20% dei casi di demenza. Nel 15% dei casi, inoltre, coesistono entrambe le forme di demenza, degenerativa e vascolare.

Ma la lista è lunga, e in un 5-20% dei casi la demenza è associata ad altre malattie o particolari condizioni potenzialmente reversibili, quali

Sintomi iniziali

La demenza si manifesta con sintomi ampiamente variabili a seconda delle cellule e delle aree del cervello che vanno incontro al processo di degenerazione.

In generale i sintomi più comuni della demenza sono:

  • Perdita di memoria a breve e lungo termine: La memoria comincia a non funzionare più in modo efficace e si dimenticano date, appuntamenti, eventi importanti, nomi o si tende a chiedere più volte informazioni apprese di recente. Si possono perdere oggetti di uso comune come le chiavi, non ricordare dove si sono riposti e spesso lasciarli in luoghi insoliti. Diventa più frequente l’uso di note di promemoria e aumenta la necessità dell’aiuto dei familiari per ricordare qualcosa.
  • Difficoltà a concentrarsi, a fare calcoli e mantenere l’attenzione: Per svolgere anche semplici attività viene richiesto più tempo del previsto.
  • Difficoltà ad eseguire comuni attività quotidiane, come usare elettrodomestici, guidare l’auto verso un luogo familiare, svolgere il proprio lavoro.
  • Cambiamenti repentini dell’umore e della personalità: È come se la persona non fosse più la stessa, lo stato d’animo può passare da stati euforici a depressione, possono comparire in modo apparentemente inspiegabile agitazione, ansia, irritabilità e sentimenti di sospetto. Il paziente può rinunciare a ciò che un tempo amava fare, come hobby, attività sociali, sport ed è comune la tendenza a isolarsi dagli altri. Può sviluppare aggressività, sia verbale che fisica, specie nei confronti dei familiari che se ne prendono cura, ma anche compiere attività ripetitive, avere la tendenza a fuggire da casa (un tipico comportamento del paziente con Malattia di Alzheimer è camminare ininterrottamente per ore ed ore, senza meta e senza mostrare fatica, reagendo in modo brusco se qualcuno cerca di fermarlo).
  • Problemi nel parlare e nello scrivere: Il paziente potrebbe non essere in grado di intrattenere una normale conversazione, così come perdere la capacità di completare un pensiero o un discorso , magari semplicemente rinunciando a trovare le parole giuste. Può ripetere più volte la stessa frase, oppure non chiamare le cose con il loro nome. Difficoltà simili si manifestano anche nello scrivere.
  • Problemi visivi: Possono comparire disturbi legati alla difficoltà nella lettura, nella valutazione della distanza rispetto ad un oggetto, nel riconoscere colori o contrasti di luce/ombra. Posto davanti ad uno specchio, il paziente potrebbe non riconoscersi nell’immagine riflessa.
  • Confusione con tempi o luoghi: Il paziente colpito da demenza può perdere la consapevolezza del giorno, della stagione o dell’anno in cui si sta vivendo, o anche del posto in cui ci si trova e come ci si sia arrivati, o ancora avere difficoltà a ritornare a casa da solo e/o nel riconoscere il quartiere in cui si è sempre abitato.
  • Scarsa capacità di giudizio: Possonjo comparire comportamenti stravaganti come sperperare il denaro o assumere comportamenti non consoni in pubblico (disinibizione sessuale), perdita di interesse verso la cura e l’igiene della propria persona.
  • Disturbi del sonno, solitamente insonnia.

Leggendo questi sintomi è facile farsi prendere dalla paura di esserne interessati in prima persona, per esempio a chi non è mai capitato, specie agli anziani, di

  • dimenticare un nome o una ricorrenza, per ricordarli magari in un secondo momento,
  • richiedere l’aiuto di qualcuno per impostare il forno o la tv,
  • confondere il giorno della settimana,
  • perdere le proprie cose di tanto in tanto,
  • compiere una scelta sbagliata,
  • irritarsi a sproposito,
  • sentirsi stanchi degli obblighi di lavoro o di famiglia,
  • errare un semplice calcolo o non trovare la parola giusta,

Tutto ciò non deve destare preoccupazione e farci credere di esserci ammalati di demenza: ricordiamo che la demenza è una malattia invalidante che comporta serie compromissioni della vita quotidiana, lavorativa e sociale e che richiede una diagnosi medica.

Decorso

La demenza è una malattia

  • cronica,
  • progressiva
  • e per certi aspetti subdola,

tanto che da alcuni scienziati è stata definita come epidemia silente del terzo millennio: si manifesta poco alla volta e i sintomi solo in fase terminale diventano più gravi e conclamati, tali da impedire le comuni attività di vita e di relazione.

Il peggioramento dei sintomi è inevitabile, a causa del progressivo deterioramento sempre più esteso ed irreversibile che colpisce le cellule del cervello.

I sintomi in fase avanzata di malattia comprendono:

  • inabilità gravi nella lettura, scrittura e parola,
  • disturbi del movimento, come camminare, mantenere l’equilibrio, la posizione seduta o sostenere la testa,
  • disturbi nella masticazione e nella deglutizione, con serie difficoltà a nutrirsi (associato spesso alla mancanza di interesse nel cibo) o complicanze gravi come lo sviluppo di polmonite ab ingestis,
  • incapacità nel riconoscere i propri cari, scambiati per estranei,
  • inabilità completa nell’accudire sé stessi,
  • sintomi psicotici, quali vedere parenti deceduti o animali, sentire voci o rumori, deliri (che portano il paziente a portare avanti accuse di furto, infedeltà coniugale nonché sviluppare manie di persecuzione),
  • incontinenza severa,
  • stato vegetativo.

In base al tipo di demenza la durata del declino cognitivo può variare, ad esempio

  • nella malattia di Alzheimer ci vogliono circa 10 anni, prima che si abbia un completo deterioramento delle cellule del cervello, e quindi che sopraggiunga la morte,
  • nella demenza vascolare ci possono essere forme rapidamente progressive ed altre che evolvono più lentamente.

Diagnosi

La diagnosi di demenza è clinica e si basa essenzialmente su due momenti:

  • raccolta della storia clinica del paziente,
  • visita medica.

Per il racconto clinico il medico si affida alle parole del paziente e soprattutto dei familiari, che ancor meglio descriveranno:

  • tutti i sintomi osservati e la loro evoluzione,
  • cambiamenti cognitivi e comportamentali,
  • eventuali abitudini voluttuarie (fumo, alcool, droghe),
  • malattie note,
  • farmaci assunti,
  • se ci sono stati casi di demenza in famiglia.

L’iter diagnostico generalmente comprende

  • un esame medico generale,
  • visita neurologica,
  • visita psichiatrica.

Ad ausilio della diagnosi, al paziente potranno essere somministrati alcuni test neuropsicologici utili ad indagare l’attività di varie aree del cervello, ossia

  • attenzione,
  • memoria,
  • orientamento,
  • linguaggio,
  • capacità logiche e di ragionamento,
  • disturbi del comportamento e del tono dell’umore.

Uno dei test più noti è il Mini Mental State Examination.

Per formulare una diagnosi di demenza primaria, escludendo altre malattie di varia natura come possibili cause scatenanti di demenza secondaria, possono essere richiesti:

Terapia

Alcune forme di demenza, quali la malattia di Alzheimer o la demenza vascolare, purtroppo non sono curabili: ad oggi non esistono farmaci in grado di arrestare la degenerazione dei neuroni.

Molto resta da scoprire sui meccanismi fisiopatologici della demenza e sul cervello, un organo tanto affascinante quanto complesso e per molti aspetti ancora sconosciuto.

Tuttavia, anche se di demenza non si guarisce, è possibile migliorarne i sintomi e cercare di ritardare la perdita di autonomia di chi ne è affetto, attraverso:

  • farmaci: anticolinesterasici, memantina, antiossidanti, antipsicotici atipici, antidepressivi,
  • fisioterapia,
  • terapia del linguaggio, come logopedia,
  • terapia occupazionale, ossia occupare la vita quotidiana del paziente con attività quali ceramica, disegno, pittura, gioco delle carte,
  • ROT (reality orientation therapy), ossia riorientare il paziente rispetto a se stesso e all’ambiente circostante, attraverso stimolazioni multimodali ripetitive, verbali, visive, scritte e musicali.

In caso di demenza secondaria va ovviamente trattata anche la malattia di base, che ne è la causa.

La demenza non è una malattia che colpisce solo il paziente che ne è affetto, ma si ripercuote inevitabilmente anche sulla vita degli altri membri della famiglia che ci vivono accanto e che per primi se ne prendono cura.

Occuparsi di un padre, una madre od un compagno che improvvisamente cambiano nei comportamenti e nella personalità, che non ti riconoscono o peggio ti rifiutano, non è un’esperienza semplice. Bisogna reimparare a conoscerli, comprenderne il lento linguaggio, i gesti, le nuove necessità quasi mai espresse chiaramente.

La propria casa è generalmente l’ambiente in cui il paziente con demenza riceve le cure: ogni cambiamento di luogo o abitudini, infatti, può essere per lui fonte di stress. Non sempre, d’altra parte, la gestione casalinga del malato di demenza rappresenta la migliore modalità di assistenza: in alternativa si può fare la scelta di rivolgersi a case di riposo e/o personale competente.

Prevenzione

Più che di misure di prevenzione , occorre parlare di sane abitudini che ogni persona dovrebbe seguire per proteggere la salute del proprio cervello, e prevenire o ritardare lo sviluppo della demenza. Queste misure comprendono:

  • seguire un’alimentazione ricca di prodotti anti-ossidanti (pesce, frutta, verdura),
  • praticare hobby che tengano allenata la mente (cruciverba, rebus, giochi da tavolo, suonare uno strumento musicale, imparare una seconda lingua, …),
  • praticare attività fisica (il fattore di crescita nervoso che protegge i nostri neuroni, ce ne sarà grato!),
  • godere di una rete di rapporti interpersonali,
  • controllare la pressione arteriosa,
  • controllare eventuali disturbi di vista o udito,
  • evitare gli abusi di alcool,
  • smettere di fumare,
  • in presenza di malattie, assumere le medicine prescritte,
  • tenere sotto controllo lo stress.

Proprio in termini di prevenzione è interessante citare un recente studio che, pur con alcuni limiti (si tratta di uno studio longitudinale), ha associato elevati livelli di attività fisica durante la mezza età a un significativo abbattimento del rischio di sviluppo di demenza in età avanzata.

 

A cura della Dr.ssa Tiziana Bruno

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  1. Anonimo

    È ereditaria?

    1. Dr. Cimurro (farmacista)
      Dr. Cimurro (farmacista)

      Difficile generalizzare, ma per alcune forme di demenza è possibile che si verifichi una certa famigliarità (che non significa svilupparla certamente in caso di parenti stretti colpiti dalla condizione, ma solo un rischio maggiore rispetto alla popolazione generale).

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