Crosta lattea nel neonato: come toglierla?

Ultima modifica 08.07.2019

Introduzione

La crosta lattea (in inglese “cradle cap”, ovvero cappuccio della culla) è una forma di dermatite seborroica, ossia una condizione infiammatoria cronica delle regioni cutanee ricche di ghiandole sebacee (producenti il sebo), che si verifica nel neonato.

Si tratta di una condizione molto comune, riscontrata nel 10% dei neonati nei primi 3 mesi di vita, con interessamento prevalente del cuoio capelluto.

Causa: perché si forma?

Non si conosce la causa precisa alla base della comparsa della crosta lattea, ma sono state formulate diverse ipotesi:

  1. La prima ipotesi prevede che possa essere dovuta all’influenza degli ormoni androgeni di origine materna che stimolano nel neonato l’attività delle ghiandole sebacee, aumentando quindi la produzione di sebo. Il sebo è una sostanza grassa che rende le cellule dello strano corneo (ovvero le cellule più superficiali della cute corrispondenti a cellule morte prive di nucleo) ben aderenti allo strato cutaneo sottostante, anziché andare incontro alla normale esfoliazione per il fisiologico turn-over (ricambio) cellulare.
  2. La seconda ipotesi è che la crosta lattea sia dovuta ad una sovrappopolazione di Malassezia furfur (o Pytirosporum ovale), un lievito normalmente presente sulla cute che si comporta come saprofita lipofilo, ovvero si nutre delle sostanze grasse presenti nel sebo. Trattandosi di un lievito che si trova anche sulla cute normale, la crosta lattea non è considerata contagiosa.

Non è invece causata da reazioni allergiche né tanto meno da scarsa igiene.

Interessa circa un neonato su due (con variazioni a seconda della fonte consultata).

La familiarità per dermatite atopica potrebbe rappresentare un fattore di rischio.

Sintomi

La crosta lattea è tipica dei primi tre mesi di vita del neonato, più raramente può comparire negli anni successivi, e si presenta classicamente sotto forma di placche (lesioni cutanee rilevate) crostose

  • ben aderenti al tessuto sottostante,
  • untuose,
  • non infiammatorie (ovvero non arrossate)
  • con squame sovrastanti giallastre,
  • solitamente sul vertice e sulle regioni frontali del cuoio capelluto.

Quando il cuoio capelluto è interessato per intero si parla di “casco seborroico”, mentre talvolta le manifestazioni possono interessare anche

  • orecchie,
  • sopracciglia,
  • naso
  • e inguine.

La crosta lattea non è sintomatica: non determina né dolore né prurito, per cui non influisce sul sonno o sull’alimentazione del neonato.

In alcuni casi si osserva contemporaneamente una dermatite nell’area del pannolino e la presenza di squame grasse ai cavi ascellari.

Quanto dura la crosta lattea?

La condizione va generalmente incontro a risoluzione spontanea nell’arco di qualche settimana, pochi mesi al massimo.

Diagnosi

La crosta lattea viene diagnosticata semplicemente in base all’osservazione clinica e non sono necessari esami specifici.

Prognosi e complicazioni

La prognosi è buona, trattandosi di una condizione

  • benigna,
  • autolimitante

e che non compromette lo stato generale del bambino.

In presenza di interessamenti di altri distretti diversi dal cuoio capelluto, nel caso in cui le lesioni confluiscano la cute del neonato si arrossa uniformemente e desquama determinando l’eritrodermia esfoliativa di Leiner-Moussous, una forma generalizzata di dermatite seborroica del lattante, in assenza di compromissione dello stato generale.

Rimedi per rimuovere la crosta lattea

Il trattamento delle forme lievi e localizzate è semplice.

Rimozione della crosta lattea con un pettine

iStock.com/LucaLorenzelli

Il neonato dovrebbe essere lavato giornalmente con un prodotto emolliente oleoso prima di applicare uno shampoo delicato. L’emolliente risulta più efficace nel rimuovere le croste se rimane a contatto con la pelle del bambino per un periodo di tempo prolungato, anche tutta la notte se necessario. L’emolliente oleoso, infatti, aiuta ad ammorbidire le squamo-croste rendendone più facile la rimozione, che si può eseguire con uno spazzolino morbido o un pettine per capelli per poi procedere allo shampoo.

Attraverso questo procedimento, che dev’essere ovviamente compiuto con delicatezza, è normale andare incontro alla contemporanea rimozione di alcuni capelli.

Le croste lattee particolarmente estese o che non si risolvono con questi metodi conservativi possono essere trattate con creme antifungine, ad esempio a base di ketoconazolo al 2% per 1-2 settimane.

Si raccomanda invece di:

  • non usare shampoo per adulti,
  • non usare olio d’oliva, che potrebbe peggiorare la manifestazione,
  • non rimuovere aggressivamente croste che non vengano via facilmente, per evitare il rischio di infezioni.

Prevenzione

Non sono attuabili né necessarie misure di prevenzione.

Fonti e bibliografia

  • Nobles T, Krishnamurthy K. Cradle Cap. StatPearls [Internet]. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing; 2019-. 2019 Jan 23.
  • Cainelli T., Giannetti A., Rebora A. Manuale di dermatologia medica e chirurgica. McGraw-Hill 4° edizione.
  • Saurat J, Grosshans E., Laugier P, Lachapelle J. Dermatologia e malattie sessualmente trasmesse. Edizione italiana a cura di Girolomoni G. e Giannetti A. Terza edizione 2006. Masson.

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