Crampi allo stomaco: cause e rimedi

Ultima modifica 14.09.2019

Introduzione

Quando si parla di crampi o dolori allo stomaco spesso ci si riferisce al dolore addominale in generale, oppure al dolore nella parte superiore e centrale dell’addome; è quindi utile fare una piccola introduzione sulle zone addominali che possono essere interessate.

L’addome si può dividere in 9 quadranti, ognuno dei quali è collegato agli organi sottostanti che potrebbero spiegare l’origine del dolore.

Quando la persona parla di “stomaco”, solitamente, indica la zona addominale alta, quindi i primi 6 quadranti, aree non solo associate allo stomaco ma anche al duodeno, fegato, colecisti, pancreas, e intestino.

A complicare la situazione, in alcuni casi, un dolore in queste zone è in realtà un dolore riferito che nasce dagli organi presenti nel torace (cuore, polmoni, pleura, esofago).

Capiamo quindi come la frase “dolore allo stomaco” sia molto generica e sarà il medico a fare una diagnosi differenziale tramite delle domande e degli esami per riconoscerne la causa esatta, soprattutto se il dolore è accompagnato da altri sintomi o condizioni come

Donna con dolori allo stomaco

iStock.com/Deagreez

Tipi di dolore

Il 25% della popolazione generale soffre di dolore addominale, ma quando parliamo di dolore in medicina il campo è veramente molto ampio e il paziente può descrivere i sintomi in maniera diversa e ambigua: dolore, “fitte”, “crampi”, “bruciore”, “peso”, “oppressione”, “malessere”, “indigestione” sono tutti pseudo sinonimi di un disturbo funzionale o organico degli organi addominali (per la distinzione di funzionale e organico si veda il paragrafo “Cause”).

Il sintomo dolore varia secondo delle caratteristiche qualitative e quantitative come:

  • Intensità:
    • dolore lieve,
    • puntorio,
    • a “fitte”,
    • crampi.
  • Sede:
    • dolore generalizzato e vago,
    • che migra,
    • localizzato,
    • riferito ad altre zone (per esempio la schiena, le spalle o l’inguine)
  • Tempo:
    • dolore continuo,
    • intermittente che “viene e va”.
  • Quando:
    • dolore durante il giorno,
    • notturno,
    • in relazione ai pasti (dopo mangiato o a digiuno),
    • all’alcol,
    • alla defecazione (aumenta con la defecazione o si risolve con essa),
    • all’attività fisica
    • o alla postura.

Cause

Le cause dei crampi e del dolore allo stomaco possono essere raggruppate in due categorie principali:

  • Cause organiche. Sono le condizioni in cui è presente un danno anatomico individuato dagli esami strumentali (ecografia addominale, endoscopia, radiografia, TAC e RM addominale).
  • Cause funzionali. In questi casi gli organi non sono danneggiati nella loro componente anatomica, ma comunque la loro funzione è “difettosa” in assenza di lesioni visibili agli esami strumentali. La loro innervazione e la capacità di contrarsi adeguatamente e in maniera coerente alle richieste dell’organismo (ad esempio dopo i pasti per far progredire il cibo lungo tutto il tratto digerente) è danneggiata, per cui si potranno avere dei disturbi associati.

È facile immaginare, quindi, come i disturbi funzionali siano più difficili da diagnosticare rispetto a quelli organici, proprio a causa dell’assenza di lesioni riconoscibili.

Sotto queste due grandi macro categorie raggruppiamo le possibili cause di dolore addominale alto:

  • Indigestione, intossicazione alimentare e gastroenterite.
  • Allergie o intolleranze alimentari:
  • Reflusso gastroesofageo.
  • Ernia iatale.
  • Infezione batterica da Helicobacter Pylori.
  • Ulcere gastriche e duodenali. L’ulcera è una vera e propria ferita presente sul rivestimento (mucosa) dello stomaco o del duodeno (la prima parte dell’intestino subito dopo lo stomaco). Possono provocare dolore e una sensazione di bruciore a volte simile a quella durante i crampi della fame (nel caso delle ulcere quelle duodenali). Nelle ulcere gastriche il dolore è avvertito o peggiora subito dopo mangiato, mentre in quelle duodenali migliora quando si mangia. Oltre al dolore possono essere associati nausea, vomito o inappetenza (scarso appetito).
  • Calcoli biliari e infiammazione della colecisti.
  • Pancreatite. Nei casi d’infiammazione del pancreas si avverte un dolore acuto in alto e al centro dell’addome che può, a volte, irradiarsi verso la schiena (configurando il cosiddetto dolore a “barra”). Può essere accompagnata da nausea, vomito o febbre.
  • Stitichezza, diarrea e gonfiore. Nei casi di alterazione dell’alvo (cioè di modifiche della motilità dell’intestino e quindi della frequenza e della quantità dell’evacuazione) la presenza di gonfiore e gas prodotto dai batteri dell’intestino può produrre anche molto dolore. In alcuni casi, il gas presente a livello del colon (parte bassa e a sinistra dell’addome) può essere scambiato con un dolore toracico o addominale alto.
  • Malattia di Crohn, colite e diverticolite. L’infiammazione del colon e dei diverticoli (le piccole estroflessioni della parete del colon) può portare a dolore e può accompagnarsi a febbre, nausea, vomito o alterazioni dell’alvo.
  • Sindrome dell’intestino irritabile. Il dolore si presenta solitamente in condizioni di stress e dopo mangiato. Secondo i criteri diagnostici di Roma, insieme al dolore possono essere presenti gonfiore, diarrea, stitichezza o entrambe in maniera alternata.

Sintomi ed evoluzione

Qualunque sia l’organo coinvolto, solitamente il dolore ha un’evoluzione temporale riconoscibile (ad esclusione ovviamente dei forti dolori che insorgono acutamente, ad esempio nei casi di coliche biliari). Vediamola insieme:

  • Dolore viscerale vero: all’inizio il dolore è vago e la persona non riesce a indicare con esattezza la sede o l’intensità, al contrario parla di una sensazione imprecisa di “peso”, “oppressione” e “malessere” in alto e al centro dell’addome (sotto lo sterno o poco sotto). In questa fase si accompagnano dei sintomi neurovegetativi come nausea, vomito, tachicardia o bradicardia, diarrea, stitichezza o alterazione della diuresi. In alcuni casi si possono percepire anche segni emotivi come ansia e angoscia.
  • Dolore riferito: se il dolore non cessa, diventa “riferito” cioè percepito a livello di aree cutanee, sottocutanee o muscolari diverse, secondo l’organo colpito. Questo perché le zone in questione ricevono la stessa innervazione dell’organo. In questa fase il dolore è meno vago e assume caratteristiche più riconoscibili con una minore componente neurovegetativa e emozionale.
  • Dolore riferito con iperalgesia: con il persistere della sintomatologia, l’area dolente cutanea o muscolare diventa più sensibile, per cui degli stimoli aggiuntivi, come la pressione sulla zona, evocano anch’essi un dolore che può persistere anche dopo la cessazione del danno d’organo (l’esempio tipico è il dolore a livello del fianco nei casi di colica renale – il cosiddetto segno del Giordano-, aumentato dalla secca pressione della mano del medico, che può persistere anche dopo la risoluzione della colica).

Diagnosi

Abbiamo visto come molte cause possano spiegare il dolore addominale, per questo il medico, attraverso delle domande mirate e l’esame fisico, potrà richiedere esami di laboratorio e strumentali per capire la causa esatta.

La diagnosi è quindi:

  • Clinica: si avvale di domande e dell’esame obiettivo fisico in ambulatorio.
  • Di laboratorio: esami del sangue, delle urine e delle feci per analizzare la funzionalità degli organi addominali.
  • Strumentale: ecografia addominale, endoscopie, radiografie, Risonanza Magnetica, TAC.

Cura e rimedi

La cura del dolore dovrebbe essere, quando possibile, diretta alla causa scatenante, non solo rivolta al sintomo, e dipende ovviamente dalla malattia sottostante.

Può essere:

  • alimentare,
  • farmacologica, in grado di modificare lo stimolo che ha prodotto il dolore,
  • chirurgica o comunque interventistica, ad esempio nei casi di calcoli alla colecisti, o nell’ernia iatale e nella gastrite severa.

Nei casi di dolori di natura somatica, dovuti a stress ed ansia, l’intervento consiste nella modifica dello stile di vita, nella rimozione dei fattori stressanti ed un eventuale percorso psicoterapico.

Dieta ed alimentazione

Per quanto riguarda l’alimentazione da seguire, dipende dalla causa scatenante (per una trattazione più approfondita si rimanda agli articoli collegati):

  • Reflusso gastroesofageo, ulcere e gastriti: è necessario diminuire il più possibile gli agenti irritanti la muscosa gastrica e duodenale: alcol, caffè, fritti, fumo, cibi grassi e speziati.
  • Gastroenteriti virali: preferire cibi leggeri e sconditi come riso e patate.
  • Intolleranze e allergie alimentari: dieta di esclusione, cioè basata sull’esclusione degli alimenti scatenanti i sintomi (ad esempio dieta senza glutine o senza lattosio).

Farmaci

I farmaci possono avere di per sé un’azione antidolorifica oppure esserne sprovvisti, ma allo stesso modo agire sullo stimolo che ha causato il dolore (ad esempio gli inibitori di pompa che diminuiscono la secrezione acida dello stomaco e alleviano i sintomi nei casi di reflusso gastroesofageo, gastrite o ulcera, senza di per sé avere un’azione analgesica).

Tra i farmaci che agiscono sul dolore, abbiamo:

  • FANS (antinfiammatori non steroidei come l’ibuprofene o il ketoprofene),
  • paracetamolo (Tachipirina®),
  • spasmolitici per diminuire la componente muscolare del dolore (come Buscopan®),
  • analgesici ad azione centrale (antiepilettici), oppure potenzianti i meccanismi antalgici endogeni (antidepressivi),
  • oppioidi minori e maggiori.

Si noti che in caso di iperacidità, gastrite o ulcera peptica gli antinfiammatori potrebbero fornire un temporaneo sollievo dal dolore, ma peggiorando al contempo la causa del disturbo.

Fonti e bibliografia

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