COVID-19: come finirà?

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Oggi vorrei parlarti di come potrebbe finire la pandemia in corso e lo spunto nasce da un articolo molto recente, pubblicato sul sito Science Based Medicine; stimo molto l’autore, che si dedica ad analizzare notizie di attualità, claim pubblicitari e studi scientifici con un taglio estremamente critico, basato esclusivamente sull’evidenza.

Parlando di variante Delta, notoriamente molto contagiosa e più aggressiva delle precedenti, conclude la sua analisi con quelli che ritiene i tre possibili scenari finali dell’attuale pandemia.

Partiamo dal peggiore

  1. Nonostante i grandi sforzi, esito paragonabile alla alla pandemia di influenza spagnola del 1918, che sostanzialmente alla fine si esaurì per ragioni nemmeno troppo chiare, ma non prima di aver ucciso 50 milioni di persone o più in tutto il mondo; ad oggi (24 giugno 2021) il bilancio ufficiale delle vittime di COVID-19 si avvicina a 4 milioni. Potrebbe essere un modo per ottenere la tanto agognata immunità di gregge, ma la speranza è che si tratti di un male NON necessario.
  2. In un mondo ideale invece riusciremo infine a raggiungere una copertura vaccinale sufficiente ad eradicare il virus, mantenendo nel frattempo un delicato equilibrio di limiti sociali tra mascherine e distanziamento, e riuscendo a contenere nuove ondate limitando così i danni. Secondo l’autore questo richiederebbe probabilmente uno sforzo maggiore di quello attuale, almeno in ottica di mondo.
  3. Forse il più probabile (in media stat virtus), molti autori sono convinti che alla fine la COVID-19 diventerà endemica, ovvero come l’influenza stagionale. Un’infezione che non si esaurisce mai completamente, purtuttavia sufficientemente sotto controllo da non essere più una pandemia mortale, al prezzo però di epidemie occasionali, per lo più nelle popolazioni non vaccinate e magari in specifiche stagioni. Soprattutto in questa ipotesi riceveremmo il nostro vaccino annuale COVID insieme a quello antinfluenzale, con le organizzazioni sanitarie nazionali ed internazionali impegnate a tenere traccia della diffusione.

Un aspetto spesso trascurato è che proteggerci con il vaccino in Italia potrebbe ad un certo punto risultare insufficiente se lo stesso aggressivo approccio di vaccinazione a tappeto non verrà condotto anche in Paesi meno avanzati, perché sarà proprio in queste sacche di popolazioni che potrebbero emergere varianti ancora più aggressive, se non addirittura l’ipotetica Big One, ovvero capace di mettere a rischio l’intera razza umana.