Clostridium difficile: terapia, sintomi, trasmissione, prevenzione

Ultima modifica 05.07.2020

Introduzione

Il tratto digestivo umano medio ospita ben 1.000 specie diverse di microrganismi.

Si tratta per la maggior parte di germi innocui o addirittura anche molto utili all’organismo (per la digestione, il sistema immunitario, …); quando qualcosa sconvolge l’equilibrio di questo prezioso ecosistema, batteri e funghi normalmente inoffensivi possono crescere al di fuori di ogni controllo ed arrivare a causare sintomi più o meno gravi.

Uno dei peggiori batteri in grado di prendere il sopravvento è il Clostridium difficile (o C. Difficile) che può essere causa di sintomi particolarmente severi e pericolosi, come ad esempio:

  • diarrea acquosa,
  • febbre,
  • perdita di appetito,
  • nausea,
  • dolore addominale.

Anche se le infezioni sono relativamente poco comuni rispetto ad altri batteri intestinali, il C. difficile è una delle più importanti cause di diarrea infettiva nei Paesi Occidentali.

La diarrea è un effetto collaterale comune delle terapie antibiotiche, ma normalmente sospendendo il farmaco al termine della cura il disturbo si risolve; nel caso del Clostridium invece la diarrea, accompagnata dagli altri sintomi, non accenna a diminuire o migliorare.

L’infezione si manifesta spesso a seguito di aggressive terapie antibiotiche e la diffusione è molto comune in ambiente ospedaliero; il batterio si trasmette per via oro-fecale, favorita anche dalla particolare resistenza del batterio nell’ambiente. L’infezione può quindi diffondersi toccando superfici contaminate e ingerendo in seguito le spore così raccolte.

Il trattamento dell’infezione prevede in ogni caso l’utilizzo di antibiotici, sebbene particolarmente mirati a questo specifico batterio; una recente alternativa che si sta dimostrando ogni più efficace è rappresentata dal trapianto fecale.

Tra le principali norme di prevenzione ricordiamo l’importanza di lavarsi spesso e correttamente le mani, soprattutto dopo essere entrati in contatto con un paziente, e di assumere antibiotici solo se e quando prescritti da un medico.

Clostridium Difficile

iStock.com/Dr_Microbe

Cause

Se siete in buona salute, con ogni probabilità non sarete colpiti dall’infezione; il fattore di rischio più comune per quest’infezione consiste infatti nell’uso degli antibiotici, molecole che sono in grado di sconvolgere il normale equilibrio della flora batterica intestinale come quasi inevitabile effetto collaterale del loro meccanismo d’azione.

Tra i più comuni fattori di rischio per l’infezione da Clostridium difficile ricordiamo:

  • uso di antibiotici, specie quelli ad ampio spettro (quelli cioè che sono in grado di eliminare diversi tipi di batteri), anche protratto nel tempo, o associazioni di antibiotici diversi per curare infezioni antibiotico-resistenti,
  • necessità di ricovero in ospedale o altre strutture di cura,
  • interventi chirurgici a carico dell’apparato digerente,
  • interventi all’addome che coinvolgono l’intestino,
  • permanenza in un asilo, in un asilo nido o in una casa di riposo,
  • disturbi relativi al colon, come ad esempio la sindrome del colon irritabile o il tumore del colon-retto,
  • problemi renali,
  • sistema immunitario indebolito (a causa di diabete, terapia immunosoppressiva, AIDS, …),
  • assunzione di inibitori di pompa o altri farmaci in grado di ridurre l’acidità gastrica, che normalmente funge da protezione verso le infezioni,
  • precedenti infezioni da Clostridium difficile,
  • età superiore ai 65 anni.

La maggior parte delle infezioni da C. difficile si verifica in contesti in cui molti soggetti assumono antibiotici e si trovano a stretto contatto tra loro, come ad esempio ospedali e case di cura.

Una crescente attenzione a questo problema ha tuttavia contribuito a ridurre tale rischio e percentualmente si assiste quindi a numerosi casi anche in situazioni diverse.

Trasmissione

Il C. difficile difficile può essere isolato nell’intestino di circa 1 soggetto adulto su 30, ma non per questo causa diarrea ogni volta che è presente; spesso convive in modo innocuo con gli altri microrganismi normalmente presenti in equilibrio nell’intestino senza alcun problema.

Alcuni antibiotici possono tuttavia interferire con l’equilibrio dell’ecosistema intestinale e, in determinate condizioni, il C. difficile può riuscire a moltiplicarsi e produrre tossine che sono la reale causa della comparsa dei sintomi. Quando questo accade può esserci il rischio concreto di trasmettere l’infezione, perché i batteri responsabili dell’infezione sono presenti nella diarrea in quantità rilevante.

Una volta fuori dal corpo i batteri si trasformano in cellule resistenti chiamate spore, che possono sopravvivere per lunghi periodi su mani, superfici (come i servizi igienici), oggetti e abbigliamento che non siano accuratamente puliti, fino a infettare qualcun altro se riescono a raggiungere la bocca.

Un paziente con infezione da C. difficile è generalmente considerato contagioso fino ad almeno 48 ore dopo la completa scomparsa dei sintomi.

Sintomi

Alcuni pazienti sono portatori sani del batterio, che è quindi presente a livello intestinale ma non in grado di causare la comparsa di sintomi nonostante possano trasmettere comunque l’infezione.

Il periodo di incubazione non è conosciuto con precisione, ma si sa che la diarrea connessa a questa infezione può comparire fino a 2 mesi di distanza dalla terapia antibiotica (generalmente si stima un periodo compreso tra i 5 e i 10 giorni dall’inizio della terapia antibiotica).

Tra i sintomi tipici di una lieve infezione da Clostridium difficile ricordiamo:

Complicazioni

Se l’infezione si aggrava ci si può disidratare gravemente (con comparsa di confusione e sonnolenza, aumento del battito cardiaco e svenimento) oppure si può avere difficoltà a defecare.

In rari casi l’infezione da Clostridium difficile può causare

Quando chiamare il medico

Chiamate il medico se i sintomi si presentano immediatamente dopo che avete iniziato ad assumere un antibiotico, oppure se durano da più di tre giorni o sembrano peggiorare.

In particolare segnalare al medico:

  • presenza di diarrea persistente dopo aver terminato un ciclo di antibiotici,
  • diarrea sanguinolenta (dissenteria),
  • dolori addominali severi,
  • febbre alta,
  • tachicardia,
  • svenimento.

Il sintomo “diarrea” può ovviamente avere numerose cause diverse ed è peraltro un effetto collaterale comune degli antibiotici, quindi la comparsa di questo disturbo durante l’assunzione non significa necessariamente che si è contratta un’infezione da C. difficile; in caso di persistenza dei sintomi il medico suggerirà comunque di verificare con ulteriori esami.

Diagnosi

L’esame delle feci permette in genere di capire se sia in corso un’infezione da Clostridium difficile, ma in alcuni pazienti sono talvolta necessari ulteriori esami per confermare la diagnosi; in alcuni casi il medico potrebbe quindi prescrivere un clisma opaco (una sorta di radiografia) o una TAC del colon.

L’esame per il Clostridium difficile può risultare positivo anche in assenza di sintomi: in questo caso si dice che il batterio ha colonizzato l’intestino. Alcune persone, infatti, sono portatrici del batterio, ma non sviluppano i sintomi dell’infezione. Si può parlare di infezione da Clostridium difficile solo in presenza dei sintomi e del risultato positivo dell’esame.

Cura e terapia

Il medico deciderà se sia necessario il ricovero ospedaliero (se non si è già in ospedale) o, in caso di infezione lieve, se si possa essere curati a casa.

In caso di ricovero ospedaliero è possibile che venga preferita quando possibile una camera singola per evitare rischio di contagio.

La terapia prevede:

  1. Interruzione della terapia antibiotica in corso, quando possibile; spesso questo è sufficiente a bloccare i sintomi.
  2. Terapia della durata di 10-14 giorni con antibiotici specifici in grado di uccidere il C. difficile.
  3. Molto raramente e limitatamente alle infezioni più gravi può essere necessario un intervento chirurgico per rimuovere una sezione danneggiata dell’intestino.

Le infezioni da Clostridium difficile in genere rispondono bene al trattamento e la maggior parte dei soggetti è in grado di recuperare nell’arco di 1-2 settimane, purtroppo si incorre in frequenti recidive (20% dei pazienti)

Si raccomanda inoltre di:

  • terminare le cure prescritte con grande scrupolo,
  • valutare con il medico eventuali farmaci per la febbre e i dolori, quando presenti,
  • lavarsi spesso la mani,
  • rimanere a casa per almeno ancora 48 ore dopo l’ultima scarica di diarrea.

Alcuni probiotici (fermenti lattici) possono rivelarsi utili per combattere le infezioni ricorrenti da Clostridium difficile se assunti insieme all’antibiotico prescritto dal medico. Prima di assumere qualsiasi farmaco, comunque, chiedete consiglio al medico.

Tra i rimedi pratici contro l’infezione ricordiamo:

  1. Bere molto per reintegrare i liquidi che l’organismo ha perso a causa della diarrea
  2. Evitare temporaneamente il latte, i derivati del latte, gli alimenti a base di farina di grano (l’apparato digerente può essere molto sensibile per alcuni giorni) e gli alimenti ad alto contenuto di fibre (frutta, cereali, crusca).
  3. Se avete la diarrea, e pensate di essere stati colpiti dal Clostridium difficile, chiedete consiglio al medico prima di usare i farmaci antidiarroici, che potrebbero far peggiorare l’infezione.

Trapianto di feci

Durante il Secondo Congresso AMIT Mark A. Miller, uno dei maggiori esperti di Clostridium difficile, ha definito il trapianto di feci attraverso un sondino nasogastrico come “l’approccio che nessuno vuole fare, pur essendo quello migliore e che non fallisce mai”.

Il trapianto viene eseguito prelevando un campione di feci da un parente stretto o, se non disponibile, da un altro familiare o da donatore sano; a questo approccio si associa comunque un antibiotico di copertura.

A seguito della raccolta il campione di feci viene lavorato e preparato in forma di sospensione liquida o capsule che vengono poi somministrate al paziente attraverso rispettivamente un sondino nasogastrico o per deglutizione; in alternativa, o spesso in associazione, è possibile instillare i batteri anche attraverso clisteri e/o procedure endoscopiche intestinali (colonscopie).

Infografica semplificata sul trapianto di feci

iStock.com/VectorMine

Benché eventi avversi seri non siano mai stati segnalati, a causa del  rischio di trasmissione di patologie infettive i donatori vengono sottoposti ad esami per le epatiti, HIV, sifilide, Cl. difficile e altri batteri e parassiti intestinali. Poiché la disponibilità del paziente ad accettare questo tipo di approccio può, in ogni caso, rappresentare un limite, l’indicazione al trapianto dovrebbe essere valutata nei casi severi refrattari alle terapie convenzionali (Fonte: Wikipedia).

Prevenzione

Le spore del Clostridium difficile (le parti inattive del batterio) sono in grado di sopravvivere per molto tempo sulle superfici ambientali, ad esempio sull’asse del water, sui telefoni e sulle maniglie. Per evitare il contagio è quindi opportuno seguire alcune semplici norme igieniche.

  1. Il paziente colpito dovrebbe restare a casa fino a 48 ore dopo la completa guarigione.
  2. Lavarsi le mani spesso, con acqua e sapone, soprattutto dopo essere andati in bagno e comunque sempre prima di maneggiare del cibo.
  3. Usare i guanti usa e getta quando si entra a contatto con persone infette dal Clostridium difficile.
  4. Non condividere asciugamani.
  5. Lavare la biancheria contaminata separatamente dagli altri, alla temperatura più alta possibile
  6. Usare disinfettanti a base di cloro per pulire le superfici o gli oggetti che possono essere entrati in contatto con un paziente infetto.
  7. Usare il sapone e un disinfettante a base di cloro per lavare le mani entrate in contatto con le feci.
  8. Se andate a trovare qualcuno in ospedale, lavate le mani prima, durante e dopo la visita, soprattutto se andate in bagno.
  9. Non usate gli antibiotici se non sotto prescrizione medica.

Fonti e bibliografia

  • NHS, licensed under the OGL

Domande e risposte

Cos'è il clostridium difficile?
Il C. difficile è un batterio che causa diarrea ed altri sintomi intestinali, talvolta così gravi e severi da diventare potenzialmente pericolosi per la vita.
Come si trasmette?
Un'infezione da C. difficile tipicamente si sviluppa in soggetti sottoposti a terapia antibiotica, che come conseguenza stessa del meccanismo d'azione causa un'alterazione della flora batterica intestinale. È più comune osservare l'infezione in soggetti già debilitati (anziano, con sistema immunitario indebolito, ...) in ambiente ospedaliero.

Il batterio si trova nell'ambiente (suolo, acqua contaminata, feci umane e animali, ...) e in alcuni casi è anche possibile isolarlo nell'intestino di soggetti perfettamente sani e privi di sintomi.

La trasmissione può avvenire per via oro-fecale, ossia ingerendo inconsapevolmente le spore del batterio (per esempio a causa di una cattiva igiene delle mani); caratterista del batterio è che le spore risultano particolarmente resistenti nell'ambiente, trovando quindi facile diffusione in ambienti a rischio come ospedali e case di riposo.
Cosa mangiare in caso d'infezione da Clostridium Difficile?
Non esiste una dieta specifica per le infezioni da C. difficile, che prevede invece un'alimentazione in linea con le indicazioni per il trattamento di una qualsiasi forma di diarrea:
  • abbondante consumo di acqua (ed eventuali sali minerali) per prevenire la disidratazione,
  • eventuale sospensione del consumo di latte e latticini con lattosio,
  • consumo di cereali e verdure facilmente digeribili (cottura abbondante).

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