Clostridium difficile: terapia, sintomi, trasmissione, prevenzione

a cura di Dr. Roberto Gindro -Ultimo Aggiornamento: 2 febbraio 2018

Introduzione

Il tratto digestivo umano medio è sede di ben 1.000 specie diverse di microrganismi. Sono per la maggior parte innocue o spesso anche molto utili (alla digestione, al sistema immunitario, …) ma, quando qualcosa sconvolge l’equilibrio di questo ecosistema, batteri e funghi normalmente inoffensivi possono crescere al di fuori di ogni controllo e causare sintomi più o meno gravi.

Uno dei peggiori batteri in grado di prendere il sopravvento è il Clostridium difficile (o C. Difficile) che può essere causa di sintomi particolarmente severi e pericolosi, come ad esempio:

  • diarrea acquosa,
  • febbre,
  • perdita di appetito,
  • nausea,
  • dolore addominale.

L’infezione si manifesta spesso a seguito di aggressive terapie antibiotiche e la diffusione è molto comune in ambiente ospedaliero. La diarrea è un effetto collaterale comune delle terapie antibiotiche, ma normalmente sospendendo il farmaco al termine della cura il disturbo si risolve; nel caso del Clostridium invece la diarrea, accompagnata dagli altri sintomi, non accenna a diminuire o migliorare.

Il trattamento dell’infezione prevede in ogni caso l’utilizzo di antibiotici, sebbene particolarmente mirati a questo specifico batterio.

Anche se relativamente rari rispetto ad altri batteri intestinali, il C. difficile è una delle più importanti cause di diarrea infettiva nei Paesi Occidentali.

Clostridium Difficile

iStock.com/Dr_Microbe

Cause

Se siete in buona salute, con ogni probabilità non sarete colpiti dall’infezione da Clostridium difficile. Il fattore di rischio più comune per quest’infezione, infatti, è l’uso degli antibiotici, molecole che sono in grado di sconvolgere il normale equilibrio della flora batterica intestinale.

Tra i più comuni fattori di rischio per l’infezione da Clostridium difficile ricordiamo:

  • uso di antibiotici, specie quelli ad ampio spettro (quelli cioè che sono in grado di eliminare diversi tipi di batteri), anche protratto nel tempo, o associazioni di antibiotici diversi per curare infezioni antibiotico-resistenti,
  • necessità di ricovero in ospedale o altre strutture di cura,
  • interventi chirurgici a carico dell’apparato digerente,
  • interventi all’addome che coinvolgono l’intestino,
  • permanenza in un asilo, in un asilo nido o in una casa di riposo,
  • problemi al colon, come ad esempio la sindrome del colon irritabile o il tumore del colon-retto,
  • problemi renali,
  • sistema immunitario indebolito (a causa di diabete, terapia immunosoppressiva, AIDS, …),
  • assunzione di inibitori di pompa o altri farmaci in grado di ridurre l’acidità gastrica, che normalmente funge da protezione verso le infezioni,
  • precedenti infezioni da Clostridium difficile,
  • età superiore ai 65 anni.

La maggior parte delle infezioni da C. difficile si verifica in contesti in cui molti soggetti assumono antibiotici e si trovano a stretto contatto tra loro, come ad esempio ospedali e case di cura.

Una crescente attenzione a questo problema ha tuttavia contribuito a ridurre tale rischio e percentualmente si assiste quindi a numerosi casi anche in situazioni diverse.

Trasmissione

Il C. difficile difficile può essere isolato nell’intestino di circa 1 soggetto adulto su 30, ma non per questo causa diarrea ogni volta che è presente; spesso convive in modo innocuo con gli altri microrganismi normalmente presenti nell’intestino senza alcun problema.

Alcuni antibiotici possono tuttavia interferire con l’equilibrio dell’ecosistema intestinale e, in determinate condizioni, il C. difficile può riuscire a moltiplicarsi e produrre tossine che sono la reale causa della comparsa dei sintomi. Quando questo accade può esserci il rischio concreto di trasmettere l’infezione, perché i batteri responsabili dell’infezione sono presenti nella diarrea in quantità rilevante.

Una volta fuori dal corpo i batteri si trasformano in cellule resistenti chiamate spore, che possono sopravvivere per lunghi periodi su mani, superfici (come i servizi igienici), oggetti e abbigliamento che non siano accuratamente puliti, fino a infettare qualcun altro se riescono a raggiungere la bocca.

Un paziente con infezione da C. difficile è generalmente considerato contagioso fino ad almeno 48 ore dopo la completa scomparsa dei sintomi.

Sintomi

Il periodo di incubazione non è conosciuto con precisione, ma si sa che la diarrea connessa a questa infezione può comparire fino a 2 mesi di distanza dalla terapia antibiotica.

Tra i sintomi tipici di una lieve infezione da Clostridium difficile ricordiamo:

Se l’infezione si aggrava ci si può disidratare gravemente (con comparsa di confusione e sonnolenza, aumento del battito cardiaco e svenimento) oppure si può avere difficoltà a defecare.

In rari casi l’infezione da Clostridium difficile può causare sepsi (un’infezione grave che si diffonde attraverso il sangue) o perforazione intestinale.

Quando chiamare il medico

Chiamate il medico se i sintomi si presentano immediatamente dopo che avete iniziato ad assumere un antibiotico, oppure se durano da più di tre giorni o sembrano peggiorare.

In particolare segnalare al medico:

  • presenza di diarrea persistente dopo aver terminato un ciclo di antibiotici,
  • diarrea sanguinolenta (dissenteria),
  • dolori addominali severi, febbre alta, una rapida frequenza cardiaca o svenimento.

La diarrea può essere causata da moltissime cause ed è un effetto collaterale comune degli antibiotici, quindi la comparsa di questo sintomo durante l’assunzione non significa necessariamente che si è contratta un’infezione da C. difficile; in caso di persistenza dei sintomi il medico suggerirà comunque di verificare con ulteriori esami.

Diagnosi

L’esame delle feci permette di capire se è in corso un’infezione da Clostridium difficile. A volte sono necessari ulteriori esami per confermare la diagnosi, in alcuni casi il medico potrebbe prescrivervi una radiografia o una TAC del colon.

L’esame per il Clostridium difficile può risultare positivo anche se non avete alcun sintomo: in questo caso si dice che il batterio ha colonizzato l’intestino. Alcune persone, infatti, sono portatrici del batterio, ma non sviluppano i sintomi dell’infezione. Si può parlare di infezione da Clostridium difficile solo in presenza dei sintomi e del risultato positivo dell’esame.

Cura e terapia

Il medico deciderà se sia necessario il ricovero ospedaliero (se non si è già in ospedale) o, in caso di infezione lieve, se si possa essere curati a casa.

In caso di ricovero ospedaliero è possibile che venga preferita quando possibile una camera singola per evitare rischio di contagio.

La terapia prevede:

  1. Interruzione della terapia antibiotica in corso, quando possibile; spesso è sufficiente a bloccare i sintomi.
  2. Terapia della durata di 10-14 giorni con antibiotici specifici in grado di uccidere il C. difficile.
  3. Molto raramente e limitatamente alle infezioni più gravi può essere necessario un intervento chirurgico per rimuovere una sezione danneggiata dell’intestino.

Le infezioni da Clostridium difficile in genere rispondono bene al trattamento e la maggior parte dei soggetti è in grado di recuperare nell’arco di 1-2 settimane, purtroppo si incorre in frequenti recidive (20% dei pazienti)

Si raccomanda inoltre di:

  • terminare le cure prescritte con grande scrupolo,
  • valutare con il medico eventuali farmaci per la febbre e i dolori, quando presenti,
  • lavarsi spesso la mani,
  • rimanere a casa per almeno ancora 48 ore dopo l’ultima scarica di diarrea.

Alcuni probiotici (fermenti lattici) possono rivelarsi utili per combattere le infezioni ricorrenti da Clostridium difficile se assunti insieme all’antibiotico prescritto dal medico. Prima di assumere qualsiasi farmaco, comunque, chiedete consiglio al medico.

Tra i rimedi pratici contro l’infezione ricordiamo:

  1. Bere molto per reintegrare i liquidi che l’organismo ha perso a causa della diarrea
  2. Evitare temporaneamente il latte, i derivati del latte, gli alimenti a base di farina di grano (l’apparato digerente può essere molto sensibile per alcuni giorni) e gli alimenti ad alto contenuto di fibre (frutta, cereali, crusca).
  3. Se avete la diarrea, e pensate di essere stati colpiti dal Clostridium difficile, chiedete consiglio al medico prima di usare i farmaci antidiarroici, che potrebbero far peggiorare l’infezione.

Durante il Secondo Congresso AMIT Mark A. Miller, uno dei maggiori esperti di Clostridium difficile, ha definito il trapianto di feci attraverso un sondino nasogastrico come “l’approccio che nessuno vuole fare, pur essendo quello migliore e che non fallisce mai”.

Il trapianto viene eseguito prelevando un campione di feci da un parente stretto o, se non disponibile, da un altro familiare o da donatore sano; a questo approccio si associa comunque un antibiotico di copertura.

Benché eventi avversi seri non siano mai stati segnalati, a causa del  rischio di trasmissione di patologie infettive i donatori vengono sottoposti ad esami per le epatiti, HIV, lue, Cl. difficile e altri batteri e parassiti intestinali. Poiché la disponibilità del paziente ad accettare questo tipo di approccio può, in ogni caso, rappresentare un limite, l’indicazione al trapianto dovrebbe essere valutata nei casi severi refrattari alle terapie convenzionali (Fonte: Wikipedia).

Prevenzione

Le spore del Clostridium difficile (le parti inattive del batterio) sono in grado di sopravvivere per molto tempo sulle superfici ambientali, ad esempio sull’asse del water, sui telefoni e sulle maniglie; quindi, per evitare il contagio, è opportuno seguire alcune semplici norme igieniche.

  1. Il paziente colpito dovrebbe restare a casa fino a 48 ore dopo la completa guarigione.
  2. Lavarsi le mani spesso, con acqua e sapone, soprattutto dopo essere andati in bagno e prima di maneggiare del cibo.
  3. Usare i guanti usa e getta quando si entra a contatto con persone infette dal Clostridium difficile.
  4. Non condividere asciugamani.
  5. Lavare la biancheria contaminata separatamente dagli altri, alla temperatura più alta possibile
  6. Usare disinfettanti a base di cloro per pulire le superfici o gli oggetti che possono essere entrati in contatto con un paziente infetto.
  7. Usare il sapone e un disinfettante a base di cloro per lavare le mani entrate in contatto con le feci.
  8. Se andate a trovare qualcuno in ospedale, lavate le mani prima, durante e dopo la visita, soprattutto se andate in bagno.
  9. Non usate gli antibiotici se non sotto prescrizione medica.

Fonte principale:

  • NHS, licensed under the OGL

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Domande e risposte
  1. Anonimo

    il dimagrimento di 1 kl ogni 10 giorni clotidum difficile ho fatto la cura quanto tempo ci vuole per ristabilire le feci

    1. Dr.ssa Elisabetta Fabiani
      Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)

      Dipende dal caso, vedrà che non ci vorrà molto comunque.

    2. Anonimo

      sto prendendo dei antiffiamatori possono complicare laguarigione

    3. Anonimo

      vorrei sapere se perdere 7 kili in quasi 2 mesi rientra nella norma e la voglia di non mangiare senso di nausea

    4. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      L’infezione è stata curata?

  2. Anonimo

    Da diverso tempo accusò dolori sddomimali ho fatto gli analisi delle feci positivo 395 mg.il gastroenterologia mi ha prescrittografia ascoltare 23 che sto prendendo da dieci giorni ma i dolori persistono.cosa mi consiglia.graxie

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Mi perdoni, ma non ho capito.

  3. Anonimo

    Buongiorno, circa un mese fa, a seguito di dolori addominali e scariche di diarrea mi è stato prescritto l’esame delle feci e sono risultato positivo al Clostridium Difficile (Premetto che due settimane prima avevo curato una forte tonsillite con antibiotici ). Ho fatto cura per 10 gg. con metrodinazolo e già da primi giorni la situazione era molto migliorata fino alla fine della cura e nei 7 gg. successivi. Ora in attesa di ripetere la coprocoltura è da due giorni che sono ritornati i sintomi in forma leggermente più lieve della prima fase. Può essere che il batterio sia ancora attivo e ripetere il ciclo di antibiotici o comunque aspettare la coprocoltura ?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Senta il medico, ma aspetterei l’esito dell’esame.

    2. Anonimo

      Buongiorno, premetto che non ho avuto più alcun sintomo da dieci giorni. Ho ricevuto il referto che dice :
      Antigene di C.D. (metodo EIA) : Positivo
      Tossina A e/o B di C.D. (metodo immunocromatografico) : Negativo Tossina A e/o B di C.D. (metodo Real Time PCR) : Positivo
      Cosa può voler dire e che cosa dovrei fare secondo lei ? Grazie.

    3. Dr.ssa Elisabetta Fabiani
      Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)

      Salve, dipende anche dal referto specifico della prima coprocoltura, sembra ci sia ancora la tossina, la situazione va valutata dallo specialista infettivologo/gastroenterologo però. Saluti.

    4. Anonimo

      Il referto precedente era antigene c.d. (metodo EIA) : POSITIVO e tossina a e b di c.d. (metodo immunocromatografico) : Positivo

    5. Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)
      Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)

      Salve, dal referto sembra ancora esserci antigene e tossina nelle feci, ma se non ha sintomi bisogna valutare con il medico se occorre fare terapia o meno. saluti

  4. Anonimo

    Il mio zio ha preso questo batterio in ospedale e grave? Può guarire? Fanno entrare mia zia con la mascherina per non prendere il batterio…

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Sì, si può guarire.

  5. Anonimo

    Salve dottore dopo due settimane in ospedale,dopo aver assunto 4 antibiotici differenti per affrontare un intervento di sinusite mascellare,ricostruzione seno con plastica,tolta una fistola ed estratti 5 denti(la sinusite era odontogena,dopo l intervento sono stata male,mal di pancia,aria,vampate di caldo e poi sudore freddo!
    Mi hanno ricoverata di nuovo per accertamenti,emoglobina a 10,sangue nelle urine e positiva a C.difficile,ora sono in cura,ma ho malessere generale,brividi,febbretta,mani fredde,spero di risolvere dottore,ho molta paura per come mi sento,grazie

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Comprendo la sua paura, ma le assicuro che anche se ci vorrà tempo e pazienza recupererà completamente.

    2. Anonimo

      La ringrazio per la sua risposta è per avermi rassicurata dottore,le auguro una buona giornata

  6. Anonimo

    Salve dottore….e’ abbastanza lavare l’indumenti di un paziente infetto dal batterio intestinale clostridium difficile,in lavatrice a 60 gradi con olio 31 e olio tea tree Just??? Poi la lavatrice resta a rischio per lavare altri capi??? Ringrazio l’attenzione

    1. Dr.ssa Elisabetta Fabiani
      Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)

      Gli indumenti non sono causa di trasmissione comune, non viene consigliato nessun metodo particolare per lavarli.

  7. Anonimo

    Oggi ho letto su un giornale di gossip che per curare quest’infezione ti fanno mangiare le feci di un’altra persona… era una fake-news, vero?

  8. Anonimo

    Si può visitare con tranquillità un paziente in ospedale affetto da Clostridium?

  9. Anonimo

    Una diarrea da clostridium può causare perdita di peso? I medici dicono di sì, ma io ho paura che ci sia qualcosa di peggio…

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      È assolutamente plausibile che possa essere legato al’infezione.