Citomegalovirus: sintomi, gravidanza e cura

Ultima modifica 06.07.2020

Introduzione

Il citomegalovirus (CMV) è un virus responsabile di un’infezione piuttosto comune che può interessare persone di tutte le età.

Nella maggior parte dei casi non si manifestano sintomi di alcun genere (infezione silente), ma possono comparire gravi complicazioni a livello fetale se contratto in gravidanza e nei pazienti con problemi di immunodeficienza.

Il citomegalovirus fa parte della famiglia degli herpesvirus, che comprende anche i virus responsabili di

Come in queste malattie, anche il CMV, una volta penetrato nell’organismo, è destinato a rimanerci per tutta la vita, mantenuto in forma latente dal sistema immunitario dell’organismo.

La diagnosi avviene attraverso esami del sangue in grado di rilevare la presenza in circolo di anticorpi IgM e IgG, che permettono di capire se

  • sia in corso un’infezione
  • o se al contrario il paziente abbia già sviluppato le difese necessarie grazie ad un precedente contagio.

Non esiste cura specifica e, nella maggior parte dei pazienti, non è peraltro necessario intervenire in alcun modo.

Ricostruzione grafica del citomegalovirus

iStock.com/Dr_Microbe

Trasmissione

Chiunque può contrarre un’infezione da citomegalovirus, ma nella maggior parte degli adulti e dei bambini infetti gli eventuali sintomi sono di lieve entità. Tra i gruppi di persone maggiormente a rischio rientrano invece

  • bambini non ancora nati (feti), contagiati durante la gravidanza,
  • persone con problemi al sistema immunitario (immunodeficienza).

È possibile diminuire il rischio di contagio da citomegalovirus ponendo attenzione all’igiene personale, ad esempio lavandosi le mani spesso.

Il contagio può avvenire tramite:

  • contatto interpersonale (baci, contatti sessuali, contatti con la saliva o l’urina infetta e subito dopo con gli occhi o con l’interno delle narici),
  • allattamento al seno da parte di una madre infetta,
  • madre infetta che trasmette il virus ai figli durante la gravidanza,
  • trasfusioni e trapianti.

Il citomegalovirus in fase attiva può essere isolato nelle secrezioni e nei fluidi corporei:

Si può essere contagiati entrando in contatto con un fluido corporeo infetto, tuttavia chi è è stato contagiato dal CMV in passato e ne ha superato l’infezione di solito non è in grado di trasmetterlo, quindi il rischio di essere contagiati attraverso un contatto casuale è praticamente trascurabile.

Il contatto con la saliva o l’urina dei bambini piccoli è invece una delle principali cause dell’infezione da citomegalovirus tra le donne incinte.

Chi è incinta o ha intenzione di avere un bambino dovrebbe attenersi a semplici norme igieniche (ad esempio il lavaggio frequente delle mani) per evitare l’infezione da citomegalovirus. I bambini piccoli hanno maggiori probabilità di trasmettere il CMV tramite l’urina o la saliva rispetto ai bambini più grandi o agli adulti, quindi le donne incinte che hanno bambini piccoli o lavorano a contatto con i bambini piccoli dovrebbero fare molta attenzione.

Sintomi

La maggior parte dei bambini e degli adulti sani contagiati dal citomegalovirus non presenta alcun sintomo, quindi il contagio può passare inosservato. Alcuni pazienti, invece, possono presentare un leggero stato di malessere caratterizzato da:

Questi sintomi sono simili a quelli di altre patologie, quindi la maggior parte dei pazienti non sa di essere stata colpita dal CMV.

Infezione congenita e perinatale

Molti dei bambini affetti da citomegalovirus congenito (cioè contagiati dal virus prima della nascita) non presentano alcun sintomo né disabilità, se invece hanno qualche disturbo (10% dei casi) i sintomi possono essere temporanei oppure permanenti.

Un neonato affetto da CMV congenito può:

  • mostrare ritardo di accrescimento intrauterino (basso peso alla nascita),
  • nascere prematuro.

Esempi di sintomi o disabilità provocati dal CMV congenito:

  • Sintomi temporanei
  • Problemi o disabilità permanenti
    • sordità,
    • cecità,
    • disabilità mentale,
    • microcefalia,
    • mancanza di coordinazione,
    • convulsioni,
    • morte.

I bambini affetti da citomegalovirus congenito rischiano maggiormente di sviluppare disabilità permanenti e di veder peggiorare i sintomi che si sono presentati al momento della nascita. Alcuni bambini che appena nati sembrano sani possono presentare problemi all’udito o alla vista dovuti al citomegalovirus solo nei mesi o negli anni successivi. Proprio per questo, se sapete che vostro figlio è stato contagiato dal citomegalovirus, è fondamentale un controllo periodico della vista e dell’udito.

È bene ricordare che la maggior parte dei bambini affetti da citomegalovirus congenito, tuttavia, non presenta alcun sintomo ed è per il resto perfettamente sana.

Gravidanza

Si rileva un maggior rischio di sviluppare un’infezione da citomegalovirus congenito se la madre viene contagiata per la prima volta durante la gravidanza: questa situazione è detta citomegalovirus primario.

  • L’infezione primaria si verifica in una percentuale variabile tra l’1 e il 4 per cento delle donne incinte sieronegative (che non hanno anticorpi contro il citomegalovirus) e il feto è contagiato in un terzo di queste gravidanze.
  • Nelle donne che sono state contagiate prima della gravidanza (sieropositive per il citomegalovirus) la riattivazione (o reinfezione) causa il contagio del feto in meno dell’uno per cento dei casi.

Tra i neonati che soffrono di infezione congenita uno su dieci presenta i sintomi già al momento della nascita, tra gli altri nove solo una percentuale variabile tra il 10 e il 15 per cento presenterà i sintomi nei mesi o negli anni successivi.

Anche se non è sempre semplice accedervi, ad oggi è realmente possibile curare l’infezione o quantomeno ridurre il rischio di danni permanenti (vedi paragrafo “Cure”).

Quasi tutte le donne che hanno un figlio affetto da citomegalovirus congenito sono protette da un ulteriore contagio, perché sono ormai immuni dal virus. Sono stati registrati alcuni casi di madri con più di un figlio affetto da citomegalovirus congenito, ma si tratta di una situazione estremamente rara.

Diagnosi, IgG e IgM

La maggior parte delle infezioni da citomegalovirus non viene diagnosticata perché il paziente infetto di solito presenta sintomi di lieve entità o appare perfettamente sano; chi è stato contagiato dal citomegalovirus sviluppa in ogni caso gli anticorpi specifici, che possono persistere all’interno dell’organismo anche per tutta la vita (gli anticorpi sono speciali proteine prodotte dall’organismo per combattere un’infezione).

Per capire se si è affetti dal citomegalovirus è sufficiente sottoporsi ad un semplice esame del sangue che andrà a misurare la quantità di anticorpi specifici per questo virus presenti in circolo.

Sono possibili 4 diversi casi:

  • IgG e IgM negativi: L’infezione non è mai stata contratta.
  • IgG positivi e IgM negativi: L’infezione è stata contratta in passato, ma al momento del prelievo non è attiva.
  • IgG negativi e IgM positivi: L’infezione è recente e attiva.
  • IgG e IgM positivi: L’infezione è attiva.

Nel caso delle donne in gravidanza si procede in genere a un test di avidità tutte le volte che si trova un risultati di IgM positivo, in modo da provare a capire a quando risale l’infezione.

Nel caso di IgG positivo e IgM negativo la donna si trova in una situazione favorevole, in quanto l’infezione è stata contratta in passato ma al momento non risulta attiva (una riattivazione è possibile, ma meno pericolosa del primo contagio).

Cura e terapia

Nel caso di pazienti altrimenti sani in genere l’infezione non richiede alcuna terapia, soprattutto in assenza di sintomi (situazione tipica della maggior parte dei pazienti).

Più delicata è invece la gestione della donna in gravidanza; nel momento in cui viene scoperta la presenza del virus, per ridurre il rischio di trasmissione al feto si può procedere con la somministrazione di immunoglobuline per via endovenosa, per fornire alla mamma degli anticorpi efficaci che contrastino la diffusione del virus.

Nel caso in cui il CMV sia già entrato in contatto con il feto, la terapia ha come obiettivo fornire al bimbo stesso la possibilità di contrastarne l’attività e impedire la comparsa di problemi gravi. Le immunoglobuline sono di fatto, ad oggi, l’unico farmaco somministrabile in gravidanza.

Le immunoglobuline specifiche, spiega l’Osservatorio Malattie Rare, sono purtroppo ancora considerate una terapia sperimentale, nonostante siano numerose le pubblicazioni nella letteratura scientifica e solo raramente vengono proposte alla gestante. A volte alle donne con infezione primaria, nei casi in cui una terapia viene almeno offerta in ospedale, vengono somministrate le immunoglobuline non specifiche, meno costose di quelle specifiche ma meno efficaci. Purtroppo, ad oggi, chi volesse affrontare questa terapia potrebbe trovarsi a dover pagare personalmente il farmaco più efficace.

Fonte: Anticito

Prevenzione

Non esiste purtroppo alcun vaccino in grado di prevenire il contagio da citomegalovirus, tuttavia le future mamme possono prendere alcuni semplici provvedimenti per diminuire il rischio di contagio da questo virus e da altre infezioni che potrebbero rappresentare un rischio per il bambino. Se siete incinte:

  1. Lavatevi spesso le mani con acqua e sapone, per 15-20 secondi, soprattutto se avete cambiato il pannolino o toccato la saliva o le secrezioni nasali di un bambino piccolo.
  2. Limitate i contatti con la saliva e le secrezioni nasali dei bambini piccoli con questi semplici accorgimenti: usate acqua e sapone oppure un disinfettante per pulire le superfici contaminate dalle secrezioni, non condividete alimenti, bevande o stoviglie con i bambini piccoli, non baciate i bambini sulle labbra.
  3. Nessun oggetto che può essere stato a contatto con la bocca del bambino (ciucci, ma anche mani e piedi) deve arrivare a contatto con la mucosa orale della mamma, perché fino ai tre anni di vita il virus risulta presente sopratutto nella saliva e nelle urine.
  4. Se lavorate in un asilo nido cercate di entrare il meno possibile in contatto con i bambini di età inferiore ai due anni e mezzo, soprattutto se non siete mai state contagiate dal CMV o non sapete se siete state contagiate oppure no.

Fonti e bibliografia

Domande e risposte
Cos'è il citomegalovirus?
Il citomegalovirus (CMV) è un virus capace di causare una malattia che passa sostanzialmente inosservata o quasi nella maggior parte dei pazienti; può invece esporre a gravi rischi di salute pazienti con sistema immunitario indebolito e feti di donne in gravidanza.
Come si cura?
Non esistono cure specifiche purtroppo; a livello sperimentale sono disponibili infusioni di immunoglobuline per sostenere la difesa da parte del sistema immunitario.
Come leggere i risultati degli esami?

Sono possibili 4 diversi casi:

  • IgG e IgM negativi: L'infezione non è mai stata contratta.
  • IgG positivi e IgM negativi: L'infezione è stata contratta in passato, ma al momento del prelievo non è attiva.
  • IgG negativi e IgM positivi: L'infezione è recente e attiva.
  • IgG e IgM positivi: L'infezione è attiva.
Per quanto tempo gli IgM rimangono positivi?
La persistenza in circolo degli anticorpi IgM (segno di infezione attiva) è variabile, ma tipicamente compaiono entro 1-2 settimane dal primo contagio per rimanere misurabili circa 4 mesi in 3 pazienti su 4. Nei restanti casi potrebbero persistere fino ad un anno. Per questa ragione spesso si fa riferimento al test di avidità per valutare quando sia avvenuto il contagio. Fonte
Come si prende il CMV?
Il CMV si diffonde principalmente attraverso uno stretto contatto con un soggetto infetto in fase attiva; il virus è presente in diversi fluidi corporei, tra cui saliva, sangue e urina.

Un soggetto si definisce in fase attiva
  • quando viene contagiato per la prima volta
  • in caso di riattivazione del virus
  • in caso di contagio con un ceppo diverso
Purtroppo le donne in gravidanza possono trasmettere un'infezione "attiva" da CMV al feto che portano in grembo.

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