Cheratosi attinica: cause, foto, pericoli e terapia

Ultimo Aggiornamento: 9 giorni

Introduzione

Per cheratosi attinica (anche detta cheratosi solare) si intende una specifica lesione cutanea che si manifesta nelle aree esposte eccessivamente alla luce solare e quindi ai raggi ultravioletti; è caratterizzata dall’iperplasia dello strato corneo dell’epidermide e da altre anomalie dello sviluppo cellulare (sostanzialmente si tratta di lesioni isolate, più spesse e dure della pelle circostante, quasi come croste o squame).

Si presenta quindi come una lesione squamosa, leggermente rilevata di colorito giallo-grigiastro, che può essere circondata da un alone rossastro; dal punto di vista sistemico non presenta altri sintomi se non la sensazione di secchezza cutanea e di prurito a livello della lesione.

La caratteristica principale di questa patologia è il fatto che essa rappresenti una lesione pre-neoplastica: questo significa che se non riconosciuta e trattata tempestivamente, la cheratosi attinica potrebbe trasformarsi in un tumore della pelle, come:

  • basalioma o carcinoma basocellulare,
  • spinalioma o carcinoma squamo cellulare.

La cheratosi attinica tende a colpire maggiormente le persone di carnagione chiara con capelli biondi o rossi e si manifesta nelle zone maggiormente esposte, quindi soprattutto:

  • viso,
  • braccia e gambe,
  • cuoio capelluto nei soggetti calvi.

La patologia è caratterizzata da una lesione cutanea squamosa con alone eritematoso, di colore giallo-grigiastro. Può essere rilevata e dare prurito.

In caso di lesione sospetta è opportuno rivolgersi ad un dermatologo, che a seguito di conferma della diagnosi di cheratosi attinica potrà consigliare la serie di trattamenti necessari per la guarigione e soprattutto il blocco della progressione verso una patologia maligna.

Ad oggi i trattamenti più utilizzati sono:

  • laser-terapia,
  • crioterapia,
  • terapia fotodinamica,
  • trattamento farmacologico,
  • trattamento chirurgico.

Cause

La cheratosi attinica è causata dai raggi ultravioletti, che sono radiazioni elettromagnetiche emesse dal sole alle quali siamo esposti durante tutto l’anno. D’estate tuttavia questi raggi incidono in maniera più diretta e per un tempo più lungo, aumentando potenzialmente il loro danno.

I raggi ultravioletti possono provocare danni sia a breve che a lungo termine, a breve termine in caso di eccessiva esposizione solare sono la causa dei tipici eritemi solari (in gergo “scottature”) ovvero delle aree rossastre e dolenti nelle aree esposte come viso, spalle, torace, addome e gambe.

Velocizzano inoltre il processo di invecchiamento cutaneo con possibile comparsa precoce di:

  • rughe,
  • efelidi (piccole macchie brune a livello del viso, soprattutto su radice del naso e zigomi),
  • lentiggini solari (macchie giallo-rossastre o brunastre di forma irregolare, che si concentrano come le efelidi a livello del viso).

A lungo andare i raggi ultravioletti possono provocare problemi ben più seri, come:

  • cheratosi attinica,
  • tumori della pelle come i carcinomi o il melanoma.

Le ragioni di queste conseguenze sono da cercare nella capacità dei raggi ultravioletti di causare un danno al DNA delle cellule cutanee. Col passare del tempo, nelle zone più esposte le cellule accumulano diversi danni genetici, portando allo sviluppo in primis della cheratosi attinica.

Se tale lesione non viene riconosciuta e trattata, negli anni un ulteriore accumulo di danni al DNA può portare tale lesione verso la trasformazione neoplastica maligna in carcinoma basocellulare o squamocellulare.

Fattori di rischio

La cheratosi attinica colpisce nella maggior parte dei casi individui anziani over-65 di sesso femminile (per via del danno cumulativo negli anni, è molto raro che si sviluppo prima dei 40 anni), ma anche nel sesso maschile l’incidenza è piuttosto elevata, soprattutto in alcune categorie professionali come

  • agricoltori,
  • pescatori,
  • muratori.

Oltre all’età, al sesso e all’attività lavorativa, il fattore di rischio principale è l’appartenenza ad un determinato fototipo, come quelli di tipo I e II, che caratterizzano i soggetti di carnagione molto chiara con capelli biondi o rossicci.

Il verificarsi di tale patologia o di altre legate all’esposizione solareè invece assolutamente rara nella razza nera e nei soggetti con carnagione particolarmente scura.

Sintomi

La cheratosi attinica si presenta come una lesione cutanea con specifiche caratteristiche.

Si localizza a livello di:

  • viso, nello specifico naso, labbra, padiglioni auricolare, fronte,
  • cuoio capelluto nei soggetti parzialmente o totalmente calvi,
  • spalle, braccia e dorso delle mani,
  • gambe.

Da un punto di vista pratico le lesioni possono essere

  • rosso, rosa, marrone o color pelle,
  • ruvide o squamose (come carta vetrata),
  • piatte o sporgere dalla pelle (similmente alle verruche),
  • della dimensione variabile da pochi millimetri a pochi centimetri di diametro,
  • in alcuni casi fonte di prurito o più raramente dolore.

Ad un occhio esperto inizia a rendersi visibile quando raggiunge dimensioni di pochi mm, ma col tempo si accresce fino a poter raggiungere e superare il diametro di 1 cm.

Foto

Fotografia di cheratosi attinica sulla testa

iStock.com/pedrojperez

Cheratosi attinica sul labbro

By Eray Copcu1, Nazan Sivrioglu1m and Nil Culhaci – Eray Copcu1, Nazan Sivrioglu1m, Nil Culhaci: Cutaneous horns: are these lesions as innocent as they seem to be? World Journal of Surgical Oncology 2004, 2:18. [1], Attribution, Link

Diagnosi

Trattandosi di una patologia pre-neoplastica, la cheratosi attinica richiede un’immediata diagnosi e un trattamento tempestivo, al fine di bloccarne l’eventuale evoluzione verso una forma tumorale maligna (stimato ad oggi intorno ad un 15% dei casi).

Qualora si notino:

  • lesione cutanea di recente comparsa,
  • natura squamosa della lesione,
  • aumento di dimensioni col passare del tempo,
  • localizzazione in aree foto-esposte,

è opportuno rivolgersi al proprio medico di famiglia o ad un dermatologo. La diagnosi parte da un’anamnesi dettagliata, importante per capire se ci sono state esposizione solari eccessive in passato o attività lavorative a rischio (agricoltori, pescatori, muratori ed altre con esposizione continuativa al sole).

A questo punto il medico analizzerà le caratteristiche della lesione attraverso l’esame obiettivo. In tale fase è importante escludere altra patologie che entrano in diagnosi differenziale con la cheratosi attinica:

  • cheratosi seborroica, patologia piuttosto simile, ma senza nessun rischio di trasformazione maligna,
  • lupus eritematoso discoide (una forma di lupus cutaneo),
  • melanoma o altri tumori localizzati a livello cutaneo.

A tal fine a volte può rendersi necessaria una biopsia della lesione.

Cura

Una volta formulata la diagnosi di cheratosi attinica è possibile procedere alla terapia con diversi approcci, scelti in base alla situazione clinica e alle caratteristiche del paziente:

  • Laser-terapia e crioterapia: agiscono localmente rimuovendo la lesione attraverso un raggio solare o attraverso azoto liquido.
  • Terapia fotodinamica: una tecnica relativamente recente utilizzata soprattutto per le lesioni cutanee pre-neoplastiche. Prevede la somministrazione di un farmaco a livello della lesione: questo farmaco viene assorbito dalle cellule che compongono la lesione e quando viene esposto alla luce di una particolare lunghezza d’onda, avvia una reazione fotochimica che danneggia irreversibilmente le cellule che lo contengono, portando così alla scomparsa della lesione.
  • Farmaci: i più utilizzati sono creme ad uso topico da spalmare sulla lesione, che possono essere a base di 5-FU (un farmaco antineoplastico) o diclofenac (un FANS).
  • Terapia chirurgica: si asporta la lesione in toto. Viene effettuata soprattutto quando la lesione ha raggiunto dimensioni notevoli o c’è un alto sospetto di trasformazione neoplastica.

Prevenzione

Come per molte altre patologie il miglior trattamento della cheratosi attinica può essere la sua prevenzione. Ecco perciò che sarà importante:

  1. Esporsi cautamente al sole, evitando scottature, coprendo le zone fotoesposte con cappelli o indumenti, occhiali da sole, ombrelli.
  2. Proteggersi con crema solare evitando l’esposizione al sole nelle ore più calde (h:11-15).
  3. Proteggersi anche nelle giornate parzialmente nuvolose poiché i raggi UV riescono a raggiungere comunque il suolo.
  4. Evitare lampade abbronzanti e docce solari.
  5. In caso di familiarità per tumori cutanei, porre attenzione alla possibile comparsa di lesioni cutanee evolutive, e rivolgersi quanto prima ad un medico.

 

A cura del Dr. Dimonte Ruggiero

Fonti principali:

  • Harrison – Principi Di Medicina Interna Vol. 1 (17 Ed. McGraw Hill 2009)

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