Cervicite: cause, sintomi, pericoli e cura

a cura di Dr.ssa Raffaella Ergasti -Ultimo Aggiornamento: 10 ottobre 2018

Introduzione

La cervicite è un processo infiammatorio, di varia natura, che colpisce il canale cervicale (una specifica porzione del collo dell’utero).

Le cause sottostanti possono essere differenti, ma nella maggior parte dei casi si associa ad una infezione sottostante dovuta alla presenza di specifici microrganismi in grado di colonizzare questo ambiente (in alcune condizioni estremamente vulnerabile).

I sintomo della cervicite sono purtroppo spesso aspecifici e possono includere:

La diagnosi non sempre è immediata: si basa su un attento esame ginecologico (ricordiamo che la visita ginecologica mediante lo speculum permette di visualizzare la porzione terminale del collo dell’utero dall’esterno, e quindi già ad occhio nudo è possibile notare se vi siano delle alterazioni macroscopiche). Successivamente possono essere necessarie indagini più approfondite, specialmente di natura colturale (esami di laboratorio) per cercare di isolare il microrganismo direttamente responsabile e trattarlo con successo.

Poiché spesso, presentandosi in via aspecifica, la diagnosi può essere ritardata, il principale pericolo della cervicite va cercato nelle sue conseguenze dovute alla cronicizzazione di tale condizione.

La cervice assolve tra l’altro a funzione di barriera di difesa dell’utero verso microrganismi patogeni, quali batteri e virus; una cervice infiammata o infetta ha come conseguenza una riduzione dell’efficacia di questo meccanismo, predisponendo la donna a

Ricostruzione grafica del sistema genito-urinario femminile

In figura è evidenziato il sistema genito-urinario femminile, la cervice è la porzione di utero che sporge in vagina, verso il basso. (iStock.com/Nerthuz)

Anatomia della cervice uterina

Per meglio comprendere le caratteristiche del disturbo è utile effettuare un breve richiamo delle principali componenti anatomiche della cervice uterina, che non è altro che il canale terminale dell’utero, che mette in comunicazione la cavità endouterina con la vagina sottostante, rappresentando il punto di passaggio del feto durante il parto naturale.

La struttura del canale cervicale può essere idealmente suddiviso in due porzioni:

  • Endocervice: la parte prossima all’utero, che si presenta come prosecuzione della cavità endometriale, essendo costituita da epitelio cilindrico monostratificato.
  • Esocervice: la parte più vicina alla vagina, ricoperta da epitelio squamoso pluristratificato non cheratinizzato.

Tra queste due porzioni è possibile individuare una zona di transizione, estremamente suscettibile ad insulti esterni (prima tra tutte la colonizzazione da parte del Papilloma Virus), che prende il nome di giunzione squamo-colonnare. Tale giunzione nel corso della vita femminile può subire variazioni di estensione e localizzazione a seguito di diversi insulti, sia meccanici che di altro tipo.

Durante la visita il ginecologo è in grado di distendere le pareti vaginali ed identificare la portio, ovvero la porzione inferiore del canale cervicale con l’orifizio uterino esterno.

Cause

Le cause in grado di provocare una cervicite sono numerose e la principale classificazione prevede una loro differenziazione in:

  • Cerviciti di origine infettiva: la causa sottostante è rappresentata dalla proliferazione incontrollata di un microrganismo, che a sua volta può essere distinto in:
  • Cerviciti di origine non infettiva. La loro origine risiede solitamente in piccoli traumi meccanici che tendono ad indebolire la superficie del canale cervicale e a provocarne la successiva infiammazione. Gli eventi traumatici più frequenti sono soprattutto i rapporti sessuali ed il parto.

Una condizione in grado di predisporre all’infezione del canale cervicale è l’ “ectropion” (piaghetta), una piccola lesione del collo dell’utero che nella maggior parte dei casi non causa alcun problema: una serie di insulti meccanici ripetuti sono talvolta in grado di provocare una lieve ectopia dell’endocervice che tende così a sporgere nell’esocervice e renderla facilmente vulnerabile ad attacchi a cui invece la vagina e l’epitelio squamoso della cervice più esterna sono normalmente predisposti ad affrontare.

Sintomi

L’elemento caratteristico principale della cervicite è rappresentato dalla presenza di perdite a livello genitale; durante la visita ginecologica è possibile evidenziare l’origine di tali perdite, differenziando quando queste si verificano dall’orifizio uterino esterno piuttosto che dalla vagina.

Le caratteristiche delle perdite (colore, odore, consistenza, …) sono spesso in grado di orientare la diagnosi, così come la valutazione visiva di caratteristiche alterazioni dell’anatomia cervicale che si manifestano soltanto in alcune infezioni specifiche; a questo proposito possiamo per esempio ricordare:

  • Cervicite da Trichomonas: assume la cosiddetta “cervice a fragola”, con un aspetto della mucosa cervicale punteggiato di petecchie e diffusamente arrossato.
  • Cervicite da Candida: si associa alla presenza di macchie biancastre.
  • Cervicite mucopurulenta: si associa a specifiche perdite di colore giallo, molto dense e di odore caratteristico. Suggerisce una tipica eziologia batterica.
  • Cervicite virale: nel caso dell’Herpes tendono a formarsi delle piccole ulcere superficiali a livello della mucosa.

Raramente questo tipo d’infezione è limitata alla cervice uterina, nella maggior parte dei casi si osserva infatti la presenza di infezioni combinate, sostenute da microrganismi che possono colonizzare epiteli simili negli ambienti circostanti.

Oltre alle perdite vaginali, altri sintomi minori associati alla cervicite sono:

  • dolore durante i rapporti sessuali,
  • piccole perdite di sangue a seguito di micro-traumatismi (come appunto un rapporto sessuale o lo striscio cervicale dal ginecologo),
  • edema (gonfiore),
  • rossore,
  • dolore pelvico,
  • bruciore.

Purtroppo in alcuni casi può presentarsi anche in forma asintomatica (cioè senza sintomi).

Diagnosi

La diagnosi si basa inizialmente su un attento esame obiettivo ginecologico. Fondamentale risulta ovviamente l’esame mediante lo speculum, che permette di osservare attentamente l’esocervice e l’orifizio uterino esterno (dal quale il ginecologo può appunto veder fuoriuscire le perdite).

Successivamente, soprattutto nel sospetto di una cervicite di origine infettiva, la diagnosi si avvale di indagini colturali: è possibile coltivare le secrezioni prelevate durante la visita ginecologica direttamente con lo speculum, oppure si può prelevare del materiale tissutale a livello endocervicale (in maniera molto simile a quanto si effettua durante un prelievo citologico per pap-test).

Qualora la coltura non dovesse essere sufficiente, nemmeno in associazione all’esame microscopico, è possibile fare ricorso a tecniche più avanzate, come

  • la ricerca in laboratori di biologica molecolare di specifici antigeni del microrganismo sospetto,
  • l’amplificazione del DNA virale qualora si sospetti un’eziologia di questa natura.

Cura

La terapia, una volta identificato l’agente infettivo e coltivato con opportuno antibiogramma, si avvale dell’utilizzo di specifici farmaci, solitamente a somministrazione sistemica (compresse) o topica (creme, ovuli, lavande).

Importante è trattare la cervicite quando questa è in fase acuta, perché in caso di cronicizzazione l’efficacia delle terapie tende a ridursi notevolmente.

In caso di lesioni da microtraumi, come appunto l’ectropion, qualora risultasse particolarmente sintomatica ed invalidante per la paziente, è possibile trattarla mediante tecniche di chirurgia mini-invasiva come laser o crioterapia.

Prevenzione

Come nella maggior parte delle infezioni del tratto genitale, la trasmissione di questi agenti patogeni deriva da scorrette abitudini sessuali e un’insufficiente igiene personale.

L’utilizzo di barriere meccaniche durante i rapporti sessuali (come il preservativo) permette di ridurre la trasmissione di questi agenti patogeni e soprattutto permette, in caso di contagio e successiva terapia, di evitare il cosiddetto effetto “rimbalzo” per il passaggio dell’infezione al partner e successiva ritrasmissione (qualora il partner non effettui la stessa terapia della paziente).

Scarsa igiene intima e utilizzo di bagni comuni possono favorire oltremodo la trasmissione di questo tipo di patogeni; la condivisione della biancheria o l’ambiente balneare possono rappresentare ulteriori condizioni predisponenti.

Alcuni studi sembrano correlare l’insorgenza di cervicite mucopurulenta anche all’età della paziente e all’uso di contraccettivi orali (ma forse perché questo riduce l’utilizzo poi di barriere meccaniche durante il rapporto).

Fonti e bibliografia

A cura della Dott.ssa Raffaella Ergasti, medico chirurgo

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