Calcoli alla cistifellea (o colecisti): sintomi, dieta, intervento

Ultima modifica 20.08.2020

Introduzione

I calcoli biliari sono sassolini che si sviluppano nella cistifellea, un organo che si trova sotto il fegato nel quadrante superiore destro dell’addome; la condizione prende il nome medico di colelitiasi.

I calcoli biliari si formano perché la bile, il liquido conservato nella cistifellea e che aiuta l’organismo a digerire i grassi, si solidifica: la bile è prodotta dal fegato e poi conservata nella cistifellea fino a quando l’organismo la richiede durante la digestione.

La cistifellea normalmente si contrae sospingendo così la bile nel dotto biliare, un tubicino che collega la cistifellea all’intestino, dove contribuirà alla digestione.

Se la bile non scorre facilmente in questi tubicini può causare un’infiammazione della cistifellea, dei dotti stessi o, in rari casi, del fegato.

Nel dotto epatico comune confluiscono altri dotti tra cui quello pancreatico, in cui passano gli enzimi digestivi prodotti dal pancreas. In alcuni casi i calcoli che passano nel dotto epatico comune provocano l’infiammazione del pancreas (pancreatite acuta), un disturbo molto doloroso e potenzialmente anche particolarmente grave.

I sintomi caratteristici della presenza di calcoli sono legati al fatto che viene impedito il normale svuotamento della cistifellea e sono rappresentati da:

I sintomi compaiono in genere subito dopo mangiato e sono indicati genericamente con il nome di colica biliare.

Se uno dei dotti biliari rimane ostruito per un periodo sufficientemente lungo, la cistifellea, il fegato, o il pancreas possono riportare danni o infezioni gravi che, se non curati, possono risultare fatali. Tra i sintomi di questi gravi problemi troviamo

Per i calcoli silenti non è necessaria alcuna terapia, mentre in caso di coliche in genere si opta per rimozione chirurgica della cistifella.

Colelitiasi, schema semplificato dell'anatomia della cistifella

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Dove si trova la colecisti? Destra o sinistra?

La cistifellea è un piccolo organo simile a una sacca che si trova a destra, sotto al fegato.

Ricostruzione grafica della posizione anatomica della cistifella

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Cause

La bile contiene

  • acqua,
  • colesterolo,
  • grassi,
  • sali biliari,
  • proteine
  • e bilirubina, un prodotto di scarto da eliminare con le feci.

I sali biliari demoliscono i grassi, mentre la bilirubina conferisce alla bile ed alle feci il caratteristico colore marroncino giallastro. Se la bile contiene troppo colesterolo, troppi sali biliari o bilirubina, può arrivare a cristallizzarsi formando così i calcoli biliari.

Il sistema biliare è costituito dalla cistifellea e dai dotti che permettono il passaggio della bile e degli altri enzimi digestive dal fegato, dalla cistifellea e dal pancreas verso l’intestino tenue.

I calcoli possono ostruire il passaggio della bile se si spostano dalla cistifellea e si bloccano in uno dei tubicini che permette il passaggio della bile dal fegato all’intestino tenue. Tra i dotti ricordiamo:

  • I dotti epatici, attraversati dalla bile che esce dal fegato,
  • il dotto cistico, che permette il passaggio della bile da e verso la cistifellea,
  • il dotto epatico comune che permette il passaggio della bile dai dotti cistico ed epatico verso l’intestino tenue.

Esistono due tipi di calcoli della colecisti:

  1. di colesterolo
  2. pigmentati.

I calcoli di colesterolo di solito sono di colore giallastro o verde e sono costituiti principalmente da colesterolo solidificato; rappresentano l’80 per cento circa di tutti i calcoli. Si ritiene che si formino se la bile contiene troppo colesterolo, troppa bilirubina o pochi sali biliari, oppure se la cistifellea non si svuota completamente o con la dovuta frequenza. Le cause di questi squilibri non sono note con esattezza.

I calcoli pigmentati, invece, sono più piccoli e più scuri e sono fatti di bilirubina; possono essere delle dimensioni di un granello di sabbia, oppure grandi come una palla da golf. Nella cistifellea ci può essere un unico calcolo, centinaia di piccoli calcoli oppure calcoli di entrambe le dimensioni. La causa non è ancora stata chiarita, ne sembrano maggiormente soggetti i pazienti che soffrono di cirrosi epatica, infezioni delle vie biliari o malattie ereditarie del sangue (come l’anemia falciforme), in cui il fegato produce bilirubina in eccesso.

Di solito non si forma un unico calcolo, ma si osserva la cristallizzazione di numerosi calcoli.

Fattori di rischio

Tra gli altri fattori che contribuiscono alla formazione dei calcoli biliari, soprattutto di quelli di colesterolo, ricordiamo:

Fattori non modificabili:

  • Età. Soggetti con più di 60 anni sono più a rischio rispetto alle persone più giovani. Invecchiando, l’organismo tende a secernere più colesterolo nella bile.
  • Sesso. Le donne hanno il doppio di probabilità degli uomini di soffrire di calcoli biliari. L’eccesso di estrogeni dovuto alla gravidanza, alla terapia ormonale sostitutiva e metodi contraccettivi ormonali fa aumentare i livelli di colesterolo nella bile e diminuire la motilità della cistifellea, fattori che possono causare la formazione di calcoli.
  • Precedenti famigliari. I calcoli biliari spesso sono ereditari e forse si trasmettono per via genetica.

Fattori modificabili:

  • Peso. Una ricerca su larga scala ha suggerito che il sovrappeso, anche moderato, fa aumentare il rischio di soffrire di calcoli biliari. La ragione più probabile è il fatto che la quantità di sali biliari presente nella bile risulta ridotta, a vantaggio del colesterolo. L’aumento del colesterolo riduce la frequenza di svuotamento della cistifellea. L’obesità è uno dei principali fattori di rischio per i calcoli biliari, soprattutto nelle donne.
  • Dieta. Una dieta ricca di grassi e colesterolo e povera di fibre aumenta il rischio di calcoli biliari, perché l’aumento del colesterolo nella bile riduce la frequenza di svuotamento della cistifellea.
  • Dimagrimento improvviso. Durante i periodi di digiuno o di dimagrimento rapido il fegato secerne più colesterolo nella bile, e quindi si possono formare i calcoli. In questi casi, inoltre, la cistifellea non si svuota regolarmente.
  • Farmaci anticolesterolo. I farmaci che fanno diminuire i livelli di colesterolo nel sangue aumentano la quantità di colesterolo secreta nella bile e quindi predispongono ai calcoli biliari, ma è stato dimostrato che l’uso sul lungo periodo delle statine invece è un fattore protettivo.
  • Diabete. Chi soffre di diabete di solito ha i trigliceridi alti. I trigliceridi sono un tipo di acidi grassi che può far aumentare il rischio di sviluppare calcoli biliari.

La ricerca sugli animali ha contribuito a identificare diversi geni che potrebbero essere presenti nei pazienti più soggetti ai calcoli biliari; nonostante i fattori di rischio siano diversi e ben noti, i ricercatori continuano a cercare i geni che rendono i pazienti maggiormente soggetti al disturbo, inoltre ritengono che l’”epidemia” globale di obesità potrebbe far aumentare l’incidenza dei calcoli biliari.

Sintomi

Quando i calcoli si spostano nei dotti biliari e li ostruiscono aumenta la pressione all’interno della cistifellea, condizione che innesca la comparsa dei sintomi; i fastidi conseguenti all’ostruzione dei dotti biliari spesso sono definiti nel complesso come attacco acuto, perché si verificano all’improvviso; gli attacchi di solito avvengono dopo un pasto particolarmente pesante e si possono verificare anche di notte.

I sintomi tipici delle coliche dovute alla presenza di calcoli biliari sono:

  • dolore continuo nel quadrante superiore destro dell’addome, che aumenta rapidamente e può durare da mezzora ad alcune ore,
  • mal di schiena percepito tra le scapole,
  • dolore sotto la spalla destra.

Nei casi più gravi possono comparire:

  • nausea e vomito
  • febbre e/o brividi,
  • diarrea (con feci morbide e chiare),
  • ittero e subittero (occhi e pelle di colore giallastro).

Molti pazienti con calcoli alla cistifellea non presentano tuttavia alcun sintomo: in questo caso si parla di “calcoli silenti”, che non interferiscono con la funzionalità della cistifellea, del fegato o del pancreas.

Si stima che fino al 25% della popolazione possa presentare calcoli alla colecisti, ma solo il 20-50% presentano sintomi alla diagnosi e la comparsa di fastidi negli anni successivi è evento poco probabile.

Quando chiamare il medico

Poiché i sintomi dei calcoli biliari possono essere simili a quelli di altre condizioni addominali (infarto, appendicite, ulcerasindrome del colon irritabile, ernia iatalepancreatiteepatite, …), è fondamentale arrivare a una diagnosi accurata e tempestiva.

Se pensate di aver avuto un attacco, rivolgetevi immediatamente al medico. Gli attacchi spesso si risolvono da soli se i calcoli si muovono, tuttavia la cistifellea potrebbe infettarsi e lesionarsi, se l’ostruzione perdura.

Chi soffre di uno qualsiasi dei sintomi sottoelencati dovrebbe recarsi immediatamente al pronto soccorso:

  • dolore che dura per più di cinque ore,
  • nausea e vomito,
  • febbre, anche leggera, o brividi,
  • pelle o occhi di colore giallastro,
  • feci troppo chiare.

Pericoli

I calcoli biliari provocano dolore perché ostruiscono il dotto cistico; se l’ostruzione continua per più di qualche ora, la cistifellea si può infiammare.

Questo disturbo, detto colecistite acuta, può causare febbre, dolore intenso e continuo e sfociare nell’infezione della cistifellea. Di solito è necessario il ricovero in ospedale per l’osservazione, per la terapia antibiotica e analgesica e in molti casi anche per l’intervento chirurgico.

Se il calcolo si sposta dal dotto cistico al dotto epatico comune, si possono verificare complicazioni più gravi:

  • se il calcolo si ferma nel dotto epatico comune, infatti, può causarne l’infezione.
  • Se invece si ferma nel dotto biliare, può causare l’infiammazione del pancreas, perché il pancreas e il fegato hanno un dotto escretore in comune.

Entrambe queste situazioni possono essere molto pericolose. I calcoli dei dotti biliari di solito provocano febbre, dolore e ittero (colorazione giallastra degli occhi e della pelle), in alcuni casi accompagnati dal prurito.

Da notare che il rischio di sviluppare complicazioni nei pazienti senza sintomi è considerato inferiore al 3%.

Diagnosi

Nella maggior parte dei casi i calcoli biliari vengono diagnosticati durante gli esami per altri tipi di patologia; se si sospetta che i calcoli biliari siano la causa dei sintomi, il medico probabilmente vi prescriverà un’ecografia, l’esame specifico più sensibile per i calcoli.

L’ecografista tiene in mano una bacchetta, la fa scorrere sull’addome e invia speciali onde sonore verso la cistifellea; le onde sonore fanno eco sulla cistifellea, sul fegato e sugli altri organi, generando impulsi elettrici che creano un’immagine dell’organo sul video. Se ci sono dei calcoli le onde sonore rimbalzano anche su di essi e ne rivelano l’esatta posizione. Possono essere necessari, però, anche altri esami.

  • TAC. La TAC è una procedura radiografica non invasiva che produce immagini in sezione dell’organismo. L’esame può rivelare la presenza di calcoli o di complicazioni, ad esempio di infezioni e di lesioni della cistifellea o dei dotti biliari.
  • Scintigrafia. Al paziente viene iniettata una minima quantità di una sostanza radioattiva che viene assorbita dalla cistifellea, che poi viene stimolata a contrarsi. L’esame serve per diagnosticare le contrazioni anomale della cistifellea o le ostruzioni dei dotti biliari.
  • Colangiopancreatografia retrograda endoscopica. Quest’esame serve per individuare e rimuovere i calcoli presenti nei dotti biliari. Dopo una leggera sedazione il medico inserisce l’endoscopio (un tubicino lungo e flessibile con una fonte di luce e una telecamera all’estremità) nella gola; lo guida poi attraverso lo stomaco e l’intestino tenue. L’endoscopio è collegato a un computer e a un monitor. Il medico guida l’endoscopio e inietta un mezzo di contrasto che evidenzia i dotti biliari sullo schermo. L’endoscopio aiuta il medico a individuare il dotto biliare ostruito dal calcolo e la posizione del calcolo. L’endoscopio permette poi di rimuovere il calcolo, catturandolo in una specie di cestello.
  • Esami del sangue. Gli esami del sangue possono essere eseguiti per cercare segni di un’infezione, di un’ostruzione, della pancreatite o dell’ittero:

Cura

Intervento chirurgico

Da un punto di vista generale la colecistectomia, ossia la rimozione chirurgica della colecisti, è riservata solo ai pazienti che lamentano sintomi a causa della presenza di calcoli, oppure nel caso in cui l’organo presenti caratteristiche anomale (colecistite cronica, lesioni potenzialmente tumorali, …).

L’intervento di rimozione della cistifellea (che, ricordiamo, è un organo non essenziale) è uno degli interventi chirurgici più comuni nella popolazione adulta.

Quasi tutti gli interventi di colecistectomia sono effettuati in laparoscopia, tecnica che richiede l’anestesia generale. Il chirurgo pratica diverse piccole incisioni nell’addome, inserendo un laparoscopio e una mini-telecamera. La telecamera invia allo schermo un’immagine ingrandita dell’interno dell’organismo, permettendo al chirurgo di vedere da vicino gli organi e i tessuti. Con l’aiuto delle immagini il chirurgo usa gli strumenti per separare la cistifellea dal fegato, dai dotti biliari e dalle altre strutture. Poi recide il dotto cistico e rimuove la cistifellea facendola passare attraverso una delle incisioni.

Dopo l’intervento in laparoscopia di solito sarete ancora ricoverati per una notte in ospedale e potrete riprendere le normali attività dopo alcuni giorni di convalescenza a casa. Le incisioni laparoscopiche non coinvolgono i muscoli addominali, quindi il dolore postoperatorio e le complicazioni sono inferiori a quelle degli interventi chirurgici a cielo aperto, durante i quali vengono praticate incisioni anche di 15, 20 centimetri sull’addome.

Se gli esami evidenziano una forte infiammazione o infezione della cistifellea, oppure lesione dovute ad altre operazioni precedenti, il chirurgo può optare per l’intervento a cielo aperto. In alcuni casi i medici sanno in anticipo di dover ricorrere all’intervento chirurgico a cielo aperto, tuttavia a volte i problemi vengono scoperti solo durante la laparoscopia e il chirurgo quindi deve praticare un’incisione più ampia. La convalescenza dopo un intervento chirurgico a cielo aperto richiede da 3 a 5 giorni di ricovero in ospedale e diverse settimane a casa. L’intervento chirurgico a cielo aperto è necessario solo nel 5 per cento circa dei casi.

La complicazione più frequente della colecistectomia sono le lesioni dei dotti biliari. Se il dotto epatico comune è lesionato può iniziare a perdere la bile, causando infezioni dolorose e potenzialmente pericolose. Le lesioni lievi a volte possono essere curate senza ricorrere all’intervento chirurgico. Per le lesioni più gravi, al contrario, può rivelarsi necessario un secondo intervento.

Se i calcoli si trovano nei dotti biliari lo specialista (di solito un gastroenterologo) può ricorrere alla colangiopancreatografia retrograda per individuarli e rimuoverli prima dell’intervento o durante. Ai pazienti che si sono sottoposti a una colecistectomia può essere diagnosticato un calcolo nei dotti biliari dopo settimane, mesi o persino anni dall’intervento. In questi casi la colangiopancreatografia retrograda rimuove efficacemente i calcoli.

La cistifellea è necessaria?

Fortunatamente si può vivere bene anche senza la cistifellea, perché il fegato produce una quantità sufficiente di bile per digerire quanto assunto con una dieta normale. Una volta rimossa la cistifellea la bile esce dal fegato, attraversa i dotti epatici e il dotto epatico comune e va a finire direttamente nell’intestino tenue, senza essere conservata nella cistifellea. Nell’uno per cento circa dei pazienti le feci potranno essere più abbondanti o più morbide, perché la bile va a finire con maggior frequenza nell’intestino tenue. Il disturbo di solito è temporaneo, però se continua è opportuno contattare il medico.

Terapie non chirurgiche

Gli approcci non chirurgici sono usati solo in casi particolari, ad esempio se il paziente soffre di una grave malattia che porta a sconsigliare l’intervento, e solo per i calcoli di colesterolo. Nei pazienti che si sottopongono a terapia non chirurgica i calcoli di solito recidivano entro cinque anni.

  • Terapia dissolutoria orale. Per sciogliere i calcoli vengono usati farmaci che contengono acidi biliari. L’acido ursodesossicolico (Deursil®) e l’acido chenodesossicolico (Bilenor®) sono particolarmente efficaci nel caso di calcoli di colesterolo piccoli. Prima che i calcoli si sciolgano completamente possono essere necessari mesi o anni di terapia. Entrambi i farmaci possono causare lieve diarrea; l’acido chenodesossicolico può far aumentare temporaneamente il colesterolo e le transaminasi (enzima epatico).
  • Terapia dissolutoria per contatto. Quest’intervento, ancora in fase sperimentale, comporta l’iniezione di un farmaco direttamente nella cistifellea per sciogliere i calcoli di colesterolo. Il farmaco, il metil ter-butil etere, riesce a sciogliere alcuni calcoli nel giro di uno, due giorni, ma provoca irritazioni e, in alcuni casi, anche complicazioni. L’intervento è stato sperimentato sui pazienti sintomatici con calcoli piccoli.

Dieta e prevenzione

La predisposizione ai calcoli biliari dipende anche dalla dieta: gli esperti consigliano di mantenere comunque una certa quantità di grassi nella dieta, per stimolare la contrazione e lo svuotamento della cistifellea. Attualmente si consiglia di far derivare dai grassi una percentuale variabile dal 20 al 35 per cento delle calorie totali. Le ricerche hanno anche dimostrato che le diete ricche di fibre e calcio possono far diminuire il rischio di calcoli biliari.

Per diminuire il rischio di formazione di calcoli biliari quando si dimagrisce è possibile seguire alcuni accorgimenti, ad esempio cercare di dimagrire con gradualità, anziché bruscamente. A seconda del peso prima della dieta, gli esperti consigliano di dimagrire di 250 grammi, massimo un chilo a settimana. Questo ritmo di dimagrimento di solito può continuare per un periodo fino a sei mesi, in seguito si inizia a dimagrire meno e il peso si stabilizza perché l’organismo si abitua a usare meno calorie, cioè meno energia.

È anche possibile diminuire il rischio di calcoli biliari connesso agli sbalzi di peso cercando di dimagrire un po’ meno rispetto a quanto avevate previsto. Anche un calo del 5, 10 per cento del peso su un periodo di sei mesi o più può contribuire a migliorare lo stato di salute di un adulto in sovrappeso o obeso.

Infine l’attività fisica regolare è connessa a un minor rischio di calcoli. Cercate di praticare un’ora circa di attività, anche moderata, quasi tutti i giorni per tenere sotto controllo il peso ed evitare di ingrassare. Per mantenere i risultati della dieta, cercate di fare almeno un’ora, un’ora e mezza di attività fisica moderata al giorno.

Fonti e bibliografia

Domande e risposte

Cos'è la cistifellea?
La cistifellea, o colecisti, è un piccolo organo che ha la funzione di immagazzinare la bile, un liquido con funzione digestiva prodotto dal fegato e utile all'assorbimento dei grassi.

Si tratta di un organo utile, ma non essenziale alla vita; la sua asportazione in genere non è causa di complicazioni o difficoltà digestive.
Dove si trova la colecisti? A destra o a sinistra?
La cistifellea è un piccolo organo che assomiglia ad una sacca e che si trova nel fianco destro, appena sotto al fegato.
Cosa mangiare in caso di calcoli alla cistifellea?
Nei casi di dieta dimagrante è importante soprattutto che la perdita di peso sia graduale, in quanto regimi eccessivamente aggressivi sono associati ad un aumentato rischio di sviluppo di calcoli.

Risulta altresì importante mangiare regolarmente in termini di frequenza giornaliera dei pasti, preferendo pasti piccoli e frequenti, così da produrre periodici svuotamenti della cistifellea.

Dal punto di vista della scelta degli alimenti il consiglio si può riassumere come segue:
  • ridurre gli alimenti di origine animale
  • aumentare il consumo di derivati vegetali
I grassi saturi sono infatti associati allo sviluppo di calcoli, a differenza di quelli mono-polinsaturi.

Si consiglia infine di aumentare il consumo di fibra (cereali integrali e legumi, oltre a frutta e verdura) e ridurre gli alimenti ricchi di zuccheri raffinati.
Cosa NON mangiare in caso di calcoli alla cistifella?
Si raccomanda di ridurre o eliminare dalla dieta gli alimenti di origine animale, soprattutto quelli più grassi, e gli zuccheri raffinati (preferendo sempre le corrispondenti varietà integrali).

Attenzione anche agli alimenti di origine industriale, spesso ricchi di acidi grassi saturi (gli stessi che caratterizzano gli alimenti di origine animale).

Evitare i fritti e prediligere come unico condimento grasso l'olio d'oliva extravergine.
Dove fa male la colecisti?

I sintomi caratteristici della presenza di calcoli alla colecisti sono la comparsa di nausea, vomito e dolore addominale, che può riflettersi anche a livello di schiena e/o braccio destro.

Cosa fare per il dolore?
In caso di dolore compatibile con la presenza di calcoli si raccomanda di contattare il medico, per valutare con lui se limitarsi all'assunzione di antinfiammatori o se sia necessario l'intervento.

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