Barotrauma all’orecchio e altri distretti: cause e pericoli

Ultima modifica 06.04.2020

Introduzione

Con il termine barotrauma si fa riferimento a lesioni ai tessuti dovute ad una variazione nella pressione esercitata dai gas presenti in una cavità corporea.

La parte dell’organismo dove in assoluto è presente la quota maggiore di gas sono i polmoni, pertanto questi sono la sede anatomica di danno da barotrauma colpita, ma tra gli altri distretti che possono essere affetti si annoverano:

  • seni nasali e frontali
  • orecchie
  • occhi
  • denti
  • tratto gastrointestinale

Essendo l’aria un gas, per sua natura presenta proprietà fisiche di comprimibilità, mentre l’insieme dei tessuti corporei non dispone di questa proprietà; quando si verifica una variazione della pressione esterna all’organismo, quindi, l’aria in esso contenuta offre una scarsa resistenza e può facilmente comprimersi o espandersi, al contrario dei dei tessuti che non godono di questa spiccata elasticità e possono quindi sviluppare lesioni e danni più o meno gravi.

Fattori di rischio

Le situazioni a rischio sono sostanzialmente legate alla pratica degli sport acquatici di profondità, dove l’organismo è sottoposto ad importanti variazioni di pressione (nel corso della discesa e, soprattutto, della risalita) che vanno gestite con grande cura da parte del sommozzatore.

Nello specifico, il rischio maggiore si corre a partire dai 10-15 metri di profondità fino all’affioramento in superficie ed aumenta in caso di condizioni concomitanti quali:

  • Infezioni in corso
  • Ostruzione del condotto faringotimpanico (tromba di Eustachio)
  • Congestione dei seni nasali
  • Presenza di particolari varianti anatomiche
Sub in allenamento in piscina

iStock.com/Loren Mariani

Sovradistensione polmonare

La pressione atmosferica misurata a livello del mare è approssimativamente pari a 1 atm (anche se ovviamente variabile in funzione di numerosi parametri) e la la pressione cui è sottoposto un sommozzatore aumenta proporzionalmente alla profondità dell’immersione: si stima che nell’acqua, grossolanamente, 10 metri di profondità corrispondano in maniera additiva a circa un’atmosfera di pressione (legge di Boyle-Mariotte).

Un sommozzatore giunto, ad esempio, ad una profondità di 25 metri risulta quindi sottoposto ad una pressione di circa 2,5 atmosfere.

Per le caratteristiche di comprimibilità dei gas, l’aria immagazzinata nei polmoni del subacqueo tende a

  • comprimersi in fase di discesa,
  • espandersi in fase di risalita;

ciò cozza con i limiti di elasticità del parenchima polmonare, che può arrivare ad un punto tale per cui avviene la rottura degli alveoli. Tale evenienza, a sua volta, determina lo spandimento di aria nella cavità pleurica con collasso polmonare, che viene detta in gergo pneumotorace.

Non solo: in alcuni casi (fortunatamente meno frequenti) l’aria può raccogliersi nella cavità del mediastino (pneumomediastino) o direttamente nel circolo ematico (embolia gassosa). Quest’ultima possibilità risulta particolarmente temibile in quanto il gas nei vasi forma una bolla di importanti dimensioni, che può incunearsi in un vaso arterioso bloccando di fatto il passaggio di sangue ossigenato al tessuto irrorato (con conseguente anossia dei tessuti e successivo infarto o ictus).

Sintomi

I sintomi caratteristi del barotrauma polmonare sono:

Prevenzione

Esistono delle tecniche per la risalita che ogni subacqueo deve adottare per tornare in sicurezza alla superficie. Nello specifico sono da evitare le risalite con autorespiratori ad aria (ARA) in apnea, ossia l’esecuzione quasi esclusiva di espirazioni senza atti ispiratori.

Anche la risalita in apnea completa, senza autorespiratore ma dopo aver inalato aria compressa in profondità, può causare sovradistensione polmonare. Questa eventualità è tipica in quei casi ove al subacqueo apneista viene “offerta” dell’aria in profondità e poi questo effettua la risalita senza espirare i gas inalati.

Patologie che determinano un certo grado di “intrappolamento” d’aria nelle vie aeree inferiori rappresentano controindicazioni all’attività di immersione subacquea o comunque richiedono uno stretto controllo da parte del medico curante. Alcuni esempi di queste malattie sono:

  • Asma
  • Bronchite
  • Broncopneumopatia cronico-ostruttiva (BPCO)
  • Malformazioni anatomiche

Altre forme di barotrauma

Anche nelle forme non polmonari il meccanismo di danno è simile a quello del barotrauma da sovradistensione: la rapida espansione dell’aria all’interno di strutture poco elastiche determina una loro rottura.

Le sedi più colpite sono:

  • Orecchio medio: otite barotraumatica, rottura timpanica
  • Seni nasali e frontali: sinusite barotraumatica
  • Occhio: l’aria contenuta nella maschera può provocare il “colpo di ventosa”
  • Denti: otturazioni difettose che contengono “sacche” d’aria possono causare la rottura del dente

Sintomi

I sintomi dipendono dalla sede anatomica affetta:

Prevenzione

Lo svolgimento dell’attività subacquea non può prescindere da un rigoroso training che deve essere effettuato da personale qualificato. È possibile infatti prevenire gli incidenti seguendo le regole di compensazione: si tratta di tecniche che mirano a riequilibrare la pressione dell’aria delle cavità corporee con la pressione esterna nel corso della risalita. In particolare, la compensazione viene effettuata solamente per l’orecchio medio in quanto tutte le altre cavità sono in collegamento diretto con il naso e quindi hanno modo di riequilibrarsi da sole.

Le tecniche di compensazione dell’orecchio medio più utilizzate, senza entrare nello specifico, sono:

Esse vanno impiegate nel corso dell’intera durata dell’immersione, e non iniziate al momento di insorgenza dei sintomi!

Per quanto riguarda la compensazione dell’aria contenuta nella maschera è invece sufficiente effettuare qualche piccola espirazione nasale nel corso della discesa (l’effetto della pressione è molto meno evidente, a livello dell’occhio, in fase di risalita). Va da sé che per questo motivo l’impiego degli occhialini da nuoto (i quali sigillano solamente gli occhi e non il naso) è assolutamente controindicato.

Trattamento

I barotraumi minori vanno gestiti con una politica di controllo e, eventualmente, autocontrollo: non rappresentano di solito un pericolo alla vita di per sé, ma possono determinare l’insorgenza di un attacco di panico e/o di confusione — situazioni raramente compatibili con la vita in mare.

La sovradistensione polmonare da rottura alveolare o la rottura del tratto gastro-intestinale, al contrario, sono evenienze gravate da importanti complicanze che richiedono immediato intervento medico con supporto alla respirazione ed eventualmente intubazione endotracheale.

Nel caso in cui sia presente pneumotorace può essere indicato il drenaggio in modo da determinare una decompressione toracica. Infine, qualora vi sia un sospetto di embolia gassosa, il paziente andrà trasportato nel più breve tempo possibile in camera iperbarica.

Fonti e bibliografia

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