Attacchi e crisi di panico: sintomi, cause e rimedi

Ultima modifica 12.04.2019

Introduzione

Attacchi improvvisi di ansia e paura travolgente che dura diversi minuti? Magari con batticuore, sudorazione, affanno e cervello paralizzato. L’attacco avviene improvvisamente, senza motivi evidenti, lasciando il terrore di possibili recidive.

Un attacco di panico è un episodio improvviso di paura intensa che si sviluppa senza una ragione apparente e che può manifestarsi anche sotto forma di sintomi fisici e concreti, come ad esempio:

Gli attacchi di panico possono essere davvero spaventosi, perché il paziente può essere portato a pensare di

ma in genere non rappresentano un pericolo fisico per l’organismo.

Gli attacchi di panico possono colpire in qualunque momento, dovunque e senza preavvisi; elemento imprescindibile per la formulazione della diagnosi è la durata dell’episodio, che nel caso di attacco di panico non è superiore a pochi minuti (diversamente si tratta di condizioni differenti, come ad esempio ansia generalizzata, crisi isteriche, …).

Un tempo riconosciuti come forme di nervosismo o stress, oggi sono ormai considerati una reale condizione medica a sé stante, con il disturbo di panico rientra tra i disturbi d’ansia. Se uno o due episodi nell’arco della vita sono considerabili potenzialmente fisiologici, una frequenza superiore può essere il segno di un possibile disturbo ansioso, il disturbo di panico (non tutti i soggetti che sperimentano attacchi di panico sviluppano il disturbo).

Il disturbo di panico è più frequente nelle donne. Compare in genere per la prima volta nei giovani adulti, talvolta quando un soggetto è sottoposto a stress intensi. Molti casi migliorano con il trattamento, perché la terapia può mostrare come riconoscere e cambiare le modalità del pensiero prima che si scateni il panico (terapia cognitivo comportamentale). Anche i farmaci possono essere di aiuto.

Quando non viene trattato, il disturbo di panico si ripercuote pesantemente sulla qualità della vita, perché può scatenare altre paure e disturbi mentali, problemi al lavoro o a scuola e isolamento sociale. Possono infatti generare la paura di recidive e portare il soggetto a evitare posti in cui si siano verificati. In alcune persone la paura prende il sopravvento sul quotidiano, tanto da non riuscire più a uscire di casa.

Disegno artistico raffigurante un attacco di panico in mezzo ad altre persone.

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Cause

Il disturbo ha talvolta un andamento famigliare, anche se non ci sono certezze sui motivi per cui alcuni membri della famiglia ne soffrano e altri no.

La ricerca ha scoperto che diverse aree del cervello, nonché processi biologici, giocano un ruolo fondamentale in paura e ansia. Alcuni ricercatori pensano che nel disturbo di panico il soggetto interpreti erroneamente sensazioni del corpo come minacce e reagisca attraverso meccanismi vecchi di migliaia di anni e chiamati fight-or-flight (combatti o fuggi); pensiamo per esempio a un uomo preistorico che si trovi improvvisamente di fronte a predatore, senza alcun interessamento della parte razionale del cervello il soggetto reagirebbe di istinto cercando la fuga se possibile, preparandosi alla lotta in assenza di alternative. L’organismo in questa situazione si prepara alla reazione aumentando il battito cardiaco per favorire forza e esplosività nella reazione, sintomo tipico anche degli attacchi di panico.

Nel caso delle fobie, pensiamo per esempio agli attacchi di panico da agorafobia, i comportamenti vengono quindi declinati in due modi:

  • fuga (il soggetto vuole scappare dalla situazione all’insorgere dei primi sintomi),
  • evitamento (il soggetto tenderà in futuro ad evitare luoghi e situazioni che considera a rischio).

L’allontanamento dalla situazione ha l’effetto di ridurre rapidamente l’ansia, ma ha come grave effetto collaterale quello di sensibilizzare il paziente per il futuro..

Il miglioramento delle conoscenze su come cervello e corpo funzionino nei soggetti con disturbo di panico potrà aiutare a individuare trattamenti migliori. La comunità scientifica sta anche indagando i ruoli possibili di stress e fattori ambientali.

Fattori di rischio

I sintomi compaiono per la prima volta in genere nella tarda adolescenza (e comunque entro i 30 anni) e vengono diagnosticati più spesso alle donne che agli uomini. Altri fattori di rischio importanti sono:

  • famigliarità,
  • stress (anche inteso come lutto, nascita di un bambino, …),
  • passato di abusi fisici o sessuali,
  • eventi traumatici.

Quando una persona si trova sotto forte stress per lunghi periodi si espone al rischio di di andare incontro a un attacco di panico; si stima che il rischio maggiore inizi dopo circa 6-8 mesi di tensione, ma chiaramente subentrano in questo caso numerosi fattori soggettivi ed esterni.

Sintomi

Un giorno, senza preavviso o motivi apparenti, mi sono sentito schiacciato da una terribile ansia. Mi è mancata l’aria, nonostante i continui tentativi di respirare profondamente. Il cuore mi batteva forte, come se volesse uscire dal petto, tanto che credevo di morire. Sono iniziati sudorazione e vertigini e sentivo dentro di me che stavo perdendo il controllo, mi sentivo come affogare e non riuscivo a pensare in modo lucido.

Dopo un tempo che sembra durare in eterno, il respiro si normalizza e la paura e i pensieri di morte scompaiono, lasciando però il soggetto svuotato ed estenuato. Questi attacchi tipicamente si manifestano un paio di volte al mese; chi ne è vittima comincia a pensare di stare impazzendo.

Un soggetto affetto da disturbo di panico subisce attacchi improvvisi e ripetuti di paura che durano alcuni minuti. Questi attacchi si chiamano attacchi di panico. Gli attacchi di panico sono caratterizzati dalla paura di disastri impellenti o dalla perdita di controllo in assenza di pericoli reali. Possono comparire anche intense reazioni fisiche, così concrete da sembrare un attacco cardiaco.

Gli attacchi di panico possono insorgere in qualunque momento, tanto che molti soggetti con disturbi di panico vivono con la preoccupazione che ricompaiano.

Il disturbo di panico può portare una persona a sentirsi scoraggiata e vergognosa per l’incapacità di gestire routine normali come andare a scuola o al lavoro, fare la spesa o guidare.

I più caratteristici sintomi da attacco di panico sono:

  • attacchi improvvisi e ripetuti di ansia e paura soverchianti,
  • sensazione di perdere il controllo, o un senso di morte o tragedia impellente durante l’attacco,
  • sintomi fisici associati, come batticuore o polso accelerato, sudorazione, brividi, tremori, affanno, debolezza o vertigini, formicolio o insensibilità alle mani, dolore toracico, dolore gastrico e nausea,
  • forte preoccupazione su quando insorgerà l’attacco successivo,
  • paura o elusione dei posti in cui si siano verificati attacchi.

Spesso il soggetto che subisce l’attacco tende a immaginarsi spiegazioni gravi relativamente ai sintomi fisici che avverte, costruendosi paure legate a infarto, ictus e paura di morire in genere. Questo atteggiamento ha come conseguenza un peggioramento dei sintomi fisici, con l’innesco di un interminabile circolo vizioso fatto di paure ed eccessiva attenzione ai segnali del proprio corpo.

Detto questo, poiché alcuni sintomi possono effettivamente far pensare a condizioni pericolose per la vita, è importante ottenere una diagnosi ed un trattamento accurati.

Si possono presentare pochi o molti di questi sintomi; di norma iniziano di colpo, senza preavviso, e raggiungono il loro picco entro 10 minuti. Durano circa mezz’ora, ma sono comunque molto variabili, persistendo anche delle ore o, in rare occasioni, fino ad un giorno intero. Ci si può sentire stanchi e logori dopo che un attacco di panico si è placato. Uno degli aspetti peggiori è la paura intensa di avere un altro attacco.

Il numero di attacchi dipende dalla situazione, alcuni pazienti sviluppano 1-2 attacchi al mese, mentre altri più episodi alla settimana.

Possono colpire in qualsiasi momento senza preavviso: mentre si guida, a scuola, sul lavoro o al cinema, anche durante il sonno.

Un attacco di panico può essere previsto?

Spesso si dice che è un attacco di panico è imprevedibile ed improvviso, ma in realtà in letteratura è possibile individuare Autori che hanno indagato più a fondo scoprendo che in alcuni pazienti è possibile evidenziare segnali oggettivi che precedono l’attacco vero e proprio.

Gli studi sono purtroppo limitati sia dal punto di vista numerico (in termini di partecipanti) che di condizioni della ricerca, ma ugualmente interessanti nelle loro conclusioni; sembra possibile che diversi parametri misurabili, e legati per esempio all’attività respiratoria, inizino a mostrare alterazioni già quasi un’ora prima dell’attacco vero e proprio (a prescindere dal rapporto causa-effetto, la cui direzione potrebbe essere interessante da esplorare).

Quasi invariabilmente i pazienti parlano di attacchi improvvisi e inaspettati, ma è possibile che un approccio psicologico che tenga conto di questi aspetti, insegnando al soggetto a riconoscerli e affrontarli, possa essere utile per ridurre la frequenza degli episodi.

Pericoli

Se non trattati gli attacchi e i disturbi di panico possono condurre chi ne soffre a gravi ripercussioni sociali, famigliari e professionali (o scolastiche), in grado di interferire significativamente in ogni ambito della vita del soggetto colpito.

Alcuni pazienti sviluppano fobie specifiche (come la paura di guidare), depressione e aumento del rischio di abuso di sostanze stupefacenti o di alcool, nonché di suicidio; si noti invece che la depressione NON porta a sviluppare attacchi di panico.

Nei pazienti dove sono stati esclusi problemi cardiaci pre-esistenti, in genere non sussistono invece rischi diretti per la salute fisica.

Diagnosi

Tutti i soggetti affetti da disturbo di panico manifestano attacchi di panico, ma non è vero il contrario, quindi è importante per il medico e soprattutto per il paziente procedere a una diagnosi corretta e accurata, che escluda anche con certezza problemi cardiaci o di altra natura (per esempio ipertiroidismo, che può causare sintomi simili).

Il primo passo è in genere un esame fisico, che prevede il controllo dei segni vitali come

e l’auscultazione di cuore e polmoni.

Quando necessario il medico prescriverà esami del sangue, come un emocromo e i dosaggi degli ormoni tiroidei, mentre in pazienti selezionati potrebbe essere necessario un elettrocardiogramma per escludere problemi cardiaci.

Il passo successivo è la valutazione psicologica, effettuata in genere da uno specialista.

Se gli attacchi di panico non vengono riconosciuti e adeguatamente trattati possono peggiorare e trasformarsi in disturbo di panico o altre fobie.

Cura e terapia

Il trattamento per gli attacchi e i disturbi di panico è di norma molto efficace e l’obiettivo è quello di eliminare tutti i sintomi legati agli episodi.

Il primo passo, indispensabile, è esporre i sintomi al proprio medico, che esaminerà il paziente e ne ricostruirà l’anamnesi, per avere la certezza che non ci siano problemi fisici all’origine dei sintomi. Potrà quindi essere indicato il ricorso a uno specialista di salute mentale, ossia uno psichiatra o uno psicologo

Il disturbo di panico in genere viene trattato con psicoterapia, farmaci, o una combinazione di entrambi gli approcci, ma si noti che il percorso di risoluzione non è sempre necessariamente lungo e sofferto, perché non tutti i “trattamenti” prevedono o richiedono tempistiche dilatate nel tempo.

Psicoterapia

La psicoterapia può aiutare a capire la cause di attacchi e disturbi di panico e ad individuare il modo per affrontarli.

L’approccio denominato psicoterapia cognitiva comportamentale è particolarmente utile nel disturbo di panico come prima linea di trattamento; vengono insegnati al paziente modi alternativi di pensare, comportarsi e reagire alle sensazioni associate all’attacco di panico. Gli attacchi inizieranno a scomparire una volta acquisite modalità di reazione diverse alle sensazioni fisiche di ansia e paura che li caratterizzano.

Farmaci

Sono disponibili numerose famiglie di farmaci per il trattamento degli attacchi di panico, tra cui:

  • inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI),
  • inibitori della ricaptazione della serotonina-norepinefrina (SNRI),
  • beta-bloccanti,
  • benzodiazepine.

I farmaci SSRI e SNRI, tipicamente usati nel trattamento della depressione, si dimostrano utili anche sui sintomi del disturbo di panico. Possono richiedere diversi giorni per raggiungere la piena efficacia e, come tutti i farmaci, potrebbero causare effetti indesiderati, quali

In genere, gli effetti secondari non sono gravi, specialmente se la dose terapeutica viene raggiunta gradualmente, partendo da una dose bassa. Gli effetti secondari vanno comunque segnalati al medico.

Tra le molecole più comuni ricordiamo per esempio

  • SSRI
    • citalopram (Seropram®),
    • escitalopram (Cipralex®),
    • fluoxetina (Prozac®),
    • paroxetina (Sereupin®),
    • sertralina (Zoloft®)
  • SNRI
    • duloxetina (Cymbalta®),
    • venlafaxina (Efexor®).

In alcuni pazienti è possibile il ricorso a molecole antidepressive più vecchie, appartenenti per esempio alla famiglia dei triciclici o dei MAO-inibitori.

Un’altra famiglia di farmaci, i beta-bloccanti, può essere di aiuto nel tenere sotto controllo alcuni sintomi fisici associati al disturbo di panico, come il polso accelerato. Benché di solito il medico non li prescriva a questo scopo, possono essere utili in alcuni pazienti che manifestano sintomi cardiaci.

Le benzodiazepine, una categoria di farmaci ad effetto sedativo, sono molecole decisamente efficaci nel ridurre rapidamente i sintomi di un attacco di panico, ma causano tolleranza e dipendenza se usate continuativamente. Il medico può quindi prescriverli solo per brevi periodi e solo quando davvero necessarie.

Tra i più usati ricordiamo:

È di fondamentale importanza non abbandonare la terapia troppo velocemente, a prescindere dall’approccio scelto. Sia la psicoterapia che il trattamento farmacologico richiedono un po’ di tempo prima di essere efficaci.

Anche uno stile di vita sano può aiutare a combattere gli attacchi di panico:

Cosa fare durante un attacco di panico

Un attacco di panico è caratterizzato da sintomi fisici, come

  • agitazione,
  • sensazione di disorientamento,
  • nausea,
  • battito cardiaco accelerato e irregolare,
  • secchezza delle fauci,
  • mancanza di respiro,
  • sudorazione
  • e vertigini.

I sintomi sono tanto innocui quanto spaventosi per chi li prova, scatenando la paura di un attacco cardiaco o addirittura il terrore di morire.

La maggior parte degli episodi dura da pochi minuti a mezz’ora, ma anche un tempo relativamente breve può sembrare infinito per il paziente che ne viene colpito.

L’aspetto più importante quando si vive un’esperienza di panico è sforzarsi di ripetere a sè stessi che i sintomi che si stanno provano non sono pericolosi e sono invece causati solo e soltanto da ansia; è molto importante non lasciarsi controllare dalla paura e rimanere focalizzati sulla razionalità e sulla lucidità di pensiero.

Molti specialisti consigliano di affrontare la paura, accettarla, per scoprire e toccare con mano che non accadrà nulla di terribile.

Utile in questi casi avere accanto una persona di fiducia, così come applicare tecniche di rilassamento (yoga, training autogeno, …) che prevedano anche un’adeguata tecnica respiratoria; ricordiamo infatti che favorire l’aumento della frequenza respiratoria può causare iperventilazione e aumento dell’ossigenazione del sangue, con conseguente peggioramento dei sintomi, meglio invece sforzarsi di rallentare la respirazione.

Prevenzione

  1. Praticare yoga, pilates, training autogeno o altre tecniche di rilassamento.
  2. Un regolare esercizio fisico, soprattutto se di tipo aerobico, aiuterà a ridurre stress e tensione, oltre a favorire il rilascio di neurotrasmettitori cerebrali che possono migliorare umore e benessere.
  3. Una dieta varia e sana può concretamente aiutare a gestire e prevenire gli attacchi di panico, per esempio evitando alterazioni improvvise dei livelli di zucchero circolante, fenomeno in grado di scatenare i sintomi dell’attacco.
  4. Evitare caffeina, alcolici e fumo.

Fonti e bibliografia

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