Asma e coronavirus, cosa fare?

Ultima modifica 15.10.2020

Introduzione

COVID-19 rappresenta una minaccia concreta per l’intera popolazione, tuttavia in alcuni individui che soffrono di patologie croniche (come l’asma), il virus potrebbe avere conseguenze particolarmente gravi. Per queste persone l’adozione rigorosa delle politiche di igiene e prevenzione risulta ancora più importante che nella coorte dei soggetti sani.

Secondo l’American College of Allergy, Asthma and Immunology (ACAAI) ad oggi non esistono prove chiare a supporto dell’ipotesi per cui gli asmatici abbiano un rischio di contrarre COVID-19 maggiore rispetto alla popolazione sana. È stato tuttavia accertato dal Centers for Disease Control and Prevention (CDC) che chi è affetto da asma è soggetto ad un rischio maggiore di sviluppare complicanze respiratorie da COVID-19.

Tra le cause principali degli attacchi d’asma troviamo le infezioni virali, è pertanto legittimo ritenere che COVID-19 (essendo appunto un’infezione virale) possa avere un decorso peggiore nei pazienti asmatici. Anche chi è affetto da altre patologie respiratorie (come la broncopneumopatia cronico-ostruttiva o la bronchite cronica) è soggetto ad un rischio maggiore di sviluppare complicanze gravi, quali ad esempio la sindrome da distress respiratorio (ARDS).

Le malattie croniche infatti limitano la funzionalità respiratoria: se per esempio in un individuo sano poniamo che la sua capacità polmonare sia del 100%, in un individuo affetto dalle malattie sopracitate tale valore potrebbe attestarsi al 70%. Va da sé che l’influenza di un elemento stressante come COVID-19 potrà avere conseguenze molto diverse nei due individui.

Una donna con un attacco di asma prende dal tavolo il suo inalatore.

iStock.com/AntonioGuillem

L’utilizzo di farmaci per l’asma espone al rischio di ammalarsi di COVID-19?

L’ACAAI si è espressa chiaramente sull’argomento, sottolineando che non esiste ad oggi evidenza per cui i farmaci utilizzati nel trattamento dell’asma (come i corticosteroidi inalatori, i broncodilatatori o il montelukast) determinino un aumento del rischio di contrarre COVID-19.

Tuttavia, un editoriale pubblicato recentemente sull’Endocrine Society’s Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism sostiene che l’assunzione di glucocorticoidi potrebbe sopprimere parzialmente la risposta immunitaria dei pazienti che li assumono, determinando un’aumentata suscettibilità a COVID-19.

Al di là di questi due diversi punti di vista, la comparsa di sintomi suggestivi di infezione da SARS-CoV-2 e la relativa gestione terapeutica di chi assume abitualmente questi farmaci deve essere discussa esclusivamente con il proprio medico curante, tenendo presente che i dati in letteratura a riguardo sono ancora piuttosto acerbi e saranno necessari ulteriori studi per approfondire l’argomento.

L’assunzione della terapia per l’asma deve continuare regolarmente in corso di epidemia?

I pazienti affetti da asma dovrebbero seguire l’indicazione del proprio medico curante circa l’assunzione dei farmaci per la prevenzione o la gestione delle crisi.

L’attacco d’asma, infatti, può avere conseguenze anche molto gravi, e non vi sono indicazioni alla sospensione della terapia in assenza di un parere medico. A tal proposito è consigliabile disporre in casa di una piccola scorta dei medicinali abitualmente utilizzati per il trattamento dell’asma, sia per il mantenimento che per il trattamento delle crisi.

Alcuni Ambulatori in Italia si sono attrezzati per garantire i servizi di consulenza attraverso vie telematiche, in modo da evitare i rischi connessi alla condivisione con gli altri pazienti della sala d’attesa.

Lo stress può essere causa di un attacco d’asma?

Lo stress psicologico può essere coinvolto nell’insorgenza delle crisi d’asma, ed un momento storico di particolare difficoltà come quello che stiamo vivendo può esacerbare una condizione di ansia che poteva essere ben controllata in precedenza. Inoltre, le situazioni di stress determinano una depressione del sistema immunitario che può a sua volta riflettersi in un insufficiente controllo delle infezioni.

Risulta quindi fondamentale avvalersi di tecniche di coping per controllare al meglio queste situazioni delicate. Tra di queste, quelle più semplici e allo stesso tempo più importanti sono:

Negli individui particolarmente ansiosi, se possibile, può essere di aiuto la sottoesposizione mediatica al problema COVID-19: l’informazione compulsiva è infatti un possibile trigger (fattore scatenante) per l’ansia, per cui va valutata la riduzione del tempo dedicato ai fatti quotidiani e in particolare all’epidemia.

Cosa fare se per alcuni pazienti stare a casa è controindicato?

L’autoisolamento in casa può rappresentare una grossa difficoltà per i soggetti affetti da asma, in quanto ciò può determinare una prolungata esposizione ai trigger che scatenano la crisi acuta.

Durante la quarantena andrebbero quindi rimossi, per quanto possibile, i fattori di rischio specifici del soggetto malato. Può quindi essere indicato:

  • limitare il contatto con gli animali domestici;
  • pulire accuratamente gli spazi della casa;
  • utilizzare aspirapolveri con filtri HEPA;
  • mantenere un basso livello di umidità degli ambienti per evitare la formazione di muffe;
  • mantenere chiuse le finestre per prevenire l’ingresso dei pollini;
  • evitare di utilizzare prodotti per la casa irritanti sulle vie aeree;
  • astenersi al fumo di sigaretta, anche elettronica (vaping).

Un’indicazione specifica per i pazienti che utilizzano broncoinalatori riguarda le zone per l’utilizzo di questi ultimi: visto che il virus si trasmette via droplet (microscopiche goccioline di saliva e secrezioni), può essere consigliabile utilizzare questi presidi in zone della casa poco frequentate da altre persone o comunque dove c’è un buon ricircolo d’aria.

Nel corso dell’epidemia i soggetti affetti da asma devono prestare la massima attenzione ai sintomi che presentano, cercando di confrontarli al meglio delle proprie possibilità con quanto già manifestatosi in passato: difficoltà respiratorie (dispnea), febbre o tossi progressivamente ingravescenti devono rappresentare “campanelli d’allarme” per una immediata consulenza con il proprio medico curante o chiamando il numero telefonico 1500.

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