Artrite settica: cause, sintomi e cura

Ultima modifica 28.01.2019

Introduzione

L’artrite settica è una condizione caratterizzata dall’infiammazione di un’articolazione, la cui causa va cercata in una colonizzazione da parte di un germe patogeno (molto spesso un batterio); questo processo porta alla formazione di pus e, sul lungo periodo, alla distruzione articolare con notevoli ripercussioni in termini di morbilità.

A seconda del numero di articolazioni colpite si parlerà di:

  • forma monoarticolare, se coinvolge una singola articolazione, nel 90% dei casi,
  • forma poliarticolare.

Le articolazioni più frequentemente colpite sono quelle più grandi e maggiormente vascolarizzate:

  • spalla,
  • ginocchio,
  • anca,
  • colonna vertebrale,
  • polso,
  • caviglia.

Gli agenti responsabili sono principalmente batteri, come ad esempio:

  • Stafilococco Aureo (80% dei casi),
  • Haemophilus influenzae,
  • Neisseria gonorrhoeae,
  • Pseudomonas, soprattutto nei soggetti tossicodipendenti e malati di AIDS.

Più raramente le artriti settiche sono provocate da funghi (Candida) o virus (per esempio virus dell’epatite e della rosolia).

I sintomi principali dell’artrite settica sono:

  • dolore che aumenta alla digito-pressione,
  • limitazione dei movimenti,
  • gonfiore e arrossamento dell’articolazione coinvolta,
  • febbre e malessere generalizzato,
  • ascessi articolari.

La diagnosi è principalmente clinica, basata sul riconoscimento dei segni e dei sintomi principali; gli esami del sangue mostrano un aumento degli indici infiammatori, mentre dal punto di vista strumentale possono venire richiesti:

L’artrocentesi permette infine di prelevare il liquido sinoviale infetto, il cui esame colturale consente di caratterizzare l’agente eziologico principale.

La terapia dell’artrite settica prevede l’utilizzo di farmaci antibiotici e antinfiammatori e, in alcuni pazienti, si rende necessario il drenaggio chirurgico dell’articolazione.

L’artrite settica è purtroppo una patologia particolarmente grave se non trattata prontamente ed efficacemente, che porta con sé il rischio di deformità e limitazione permanente nella mobilità delle articolazioni coinvolte; nel caso in cui l’infezioni si diffonda a livello sistemico si presenta il rischio di sepsi e shock settico, eventi associati a un tasso elevato di mortalità.

Radiografia di un ginocchio, possibile sede di artrite settica

iStock.com/stockdevil

Cause

Dal punto di vista eziologico, gli agenti responsabili di artrite settica possono essere:

  • Batteri
    • Stafilococco Aureo, responsabile da solo dell’80% circa di tutte le artriti infettive,
    • Haemophilus influenzae, soprattutto nei bambini sotto i 2 anni non vaccinati,
    • Pseudomonas aeruginosa, tipicamente in tossicodipendenti e malati di AIDS o con notevole riduzione delle difese immunitarie,
    • Gonococco, responsabile della tipica forma di artrite gonococcica, meno grave delle altre forme batteriche,
    • Micobatterio, microrganismo che provoca artrite e osteomielite in caso di tubercolosi (morbo di Pott),
    • Brucella (l’artrite brucellare è una zoonosi, ovvero una malattia contratta da animali infetti),
    • Treponema pallidum, agente responsabile della sifilide,
    • Borrelia burgdorferi, responsabile della malattia di Lyme.
  • Virus
    • Virus dell’epatite B (HBV)
    • Virus della rosolia,
    • Virus della parotite,
    • Altri virus.
  • Funghi
    • Candida albicans (lo stesso microrganismo responsabile per esempio della candida vaginale).

I germi patogeni possono raggiungere le varie articolazioni in diversi modi:

  • Per via ematogena, ovvero attraverso il sangue; questa rappresenta la condizione più frequente, che si presenta
    • nei tossicodipendenti che fanno uso di droghe per via endovenosa,
    • in caso di endocardite o altre patologie infettive a carico di altri organi.
  • Estensione dell’infezione da un processo vicino (infezione muscolare, borsite od osteomielite),
  • inoculazione diretta, per fratture esposte o interventi chirurgici di tipo ortopedico.

Fattori di rischio

La comparsa di artrite settica è favorita dalla presenza di preesistenti patologie articolari, spontanee (come la gotta) o meno (come l’Artrite reumatoide); tra gli altri numerosi fattori di rischio che concorrono allo sviluppo della patologia ricordiamo:

  • età avanzata oltre i 50-60 anni,
  • diabete ed alcolismo,
  • patologie infettive sistemiche,
  • stato di sepsi,
  • riduzione delle difese immunitarie da patologie croniche, neoplasie, AIDS, utilizzo di immunosoppressori,
  • tossicodipendenza con uso di droghe per via endovenosa,
  • precedente artrocentesi o intervento chirurgico a carico delle articolazioni,
  • osteomielite,
  • endocardite batterica (infezione delle valvole cardiache e dell’endocardio),
  • fratture ossee esposte.

Sintomi

Le articolazioni più frequentemente colpite da artrite settica sono quelle più grandi e maggiormente vascolarizzate:

  • spalla,
  • ginocchio,
  • anca,
  • colonna vertebrale,
  • polso,
  • caviglia,
  • gomito.

L’artrite settica è caratterizzata dai seguenti sintomi e segni clinici:

  • dolore localizzato con arrossamento e tumefazione dell’articolazione coinvolta che appare calda al tatto,
  • limitazione funzionale dell’articolazione colpita,
  • febbre, astenia e malessere generalizzato,
  • accumulo di pus (piartro),
  • formazione di ascessi che si estendono ai tessuti contigui.

Le complicanze di un’artrite settica possono essere piuttosto serie:

  • degenerazione della cartilagine nelle prime 48 ore di infezione, che può esitare nella distruzione del tessuto sinoviale,
  • distensione della capsula articolare con lussazione patologica dei segmenti ossei articolari,
  • empiema articolare (raccolta di pus intra-articolare).

Diagnosi

La diagnosi inizia attraverso una dettagliata anamnesi, una sorta di intervista clinica che permette al medico di ricostruire la storia clinica recente e passata del paziente; l’anamnesi permette anche di evidenziare la presenza di fattori di rischio più o meno importanti nella patogenesi dell’artrite settica.

L’esame obiettivo consente di descrivere i segni clinici e i sintomi riferiti dal paziente; un attento esame obiettivo riesce sin da subito ad orientare il medico verso la diagnosi di artrite infettiva.

Gli esami del sangue mettono in evidenza l’aumento degli indici di flogosi, ovvero

La radiografia è uno degli esami strumentali di primo livello che viene più spesso richiesta, tuttavia nelle prime fasi d’infezione le lesioni possono risultare non visibili. Col tempo si possono invece apprezzare diversi segni di artrite, come

  • la distensione della capsula,
  • l’infiammazione dei tessuti molli periarticolari,
  • la diminuzione dello spazio articolare
  • e le erosioni ossee.

La TC e la risonanza magnetica sono esami di secondo livello che risultano particolarmente utili nelle forme di artrite che interessano lo scheletro assile, ovvero la colonna vertebrale, le anche o le ginocchia.

L’artrocentesi è una procedura chirurgica che permette il prelievo, attraverso una speciale siringa, del liquido sinoviale a scopo diagnostico-terapeutico (il liquido sinoviale è un fluido presente all’interno dell’articolazione). L’analisi microbiologica del liquido sinoviale permette di risalire all’agente eziologico responsabile dell’artrite, consentendo la prescrizione di antibiotici più specifici ed efficaci.

In caso di artrite settica è necessaria un’attenta diagnosi differenziale, soprattutto con:

  • artrite non infettiva, come l’artrite reumatoide,
  • artrosi,
  • osteomielite, anche se spesso le due condizioni patologiche possono coesistere,
  • artrite gottosa, ovvero in corso di gotta, per accumulo di acido urico,
  • artrite idiopatica giovanile.

Rimedi e cura

La terapia dell’artrite settica prevede in prima linea l’utilizzo di farmaci antibiotici endovena ad alto dosaggio; se inizialmente si ricorre ad una terapia empirica, questa diventa più specifica non appena siano disponibili i risultati dell’antibiogramma.

La durata del trattamento antibiotico non è inferiore alle 6 settimane.

L’articolazione colpita va tenuta a riposo mediante immobilizzazione; dopo 2-3 giorni di terapia, se l’evoluzione è buona, si può iniziare con la mobilizzazione passiva e infine attiva della stessa.

Dal punto di vista chirurgico può rendersi necessaria l’esecuzione di un drenaggio dell’articolazione, al fine di rimuovere l’eventuale materiale purulento accumulatosi; un ulteriore vantaggio del drenaggio articolare è l’aumento dell’efficacia della stessa terapia antibiotica.

 

Fonti e bibliografia

  • Harrison – Principi Di Medicina Interna Vol. 1 (17 Ed. McGraw Hill).
  • MedScape

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