Appendicite: sintomi, dolore, diagnosi, dieta e terapia

Ultima modifica 03.02.2020

Cos’è l’appendicite

L’appendicite è una dolorosa infiammazione dell’appendice, una sorta di borsa grande come un dito facente parte dell’intestino crasso e collocata nella parte inferiore destra dell’addome.

Non è ancora del tutto chiarito il suo funzionamento, anche se alcune teorie ipotizzano che svolga un ruolo di secondo piano nel sistema immunitario; diffuso è il parere secondo cui sia in realtà del tutto inutile, anche perché la rimozione non sembra influire in alcun modo sulla salute di una persona.

I sintomi caratteristici dell’appendicite comprendono:

  • dolore addominale,
  • inappetenza,
  • nausea,
  • vomito,
  • stitichezza o diarrea,
  • incapacità di espellere gas,
  • qualche linea di febbre,
  • gonfiore addominale.

Il sintomo iniziale è quasi invariabilmente il dolore addominale.

Il dottore può diagnosticare la maggior parte dei casi di appendicite attraverso una scrupolosa anamnesi e la visita, durante la quale può avvalersi di specifiche manovre per evidenziare l’infiammazione; per dirimere eventuali dubbi è possibile fare ricorso ad esami del sangue e strumentali.

In passato si procedeva alla terapia chirurgica quasi immediatamente, mentre ad oggi si tenta una terapia conservativa (antibiotici) ogniqualvolta sia possibile senza esporre il paziente a rischi di complicazioni.

In assenza di trattamento adeguato il tasso di mortalità per appendicite è superiore al 50%, mentre con trattamento chirurgico precoce la percentuale è inferiore all’1% (fonte MSD).

Dove si trova l’appendice?

L’appendice trova posto nell’addome, in basso a destra.

Il dolore compare a destra o a sinistra?

L’appendicite in genere esordisce con un dolore addominale (pancia) che va e viene, ma in poche ore tende a concentrarsi verso il fianco, in basso a destra dove si trova di solito l’appendice, per diventare rapidamente costante e severo.

Premendo, tossendo e camminando in genere il dolore peggiora, inoltre altri sintomi caratteristici sono:

  • sensazione di malessere,
  • nausea,
  • perdita di appetito
  • diarrea
  • febbre e viso arrossato.
Anatomia semplificata dell'appendice

L’appendice si trova a destra, al termine dell’intestino cieco (iStock.com/ttsz)

Cause

Un’ostruzione del lume (l’interno) dell’appendice può causare appendicite, ossia una forte reazione infiammatoria. Il muco prodotto retrocede nel lume causando la moltiplicazione dei batteri che normalmente si trovano all’interno dell’appendice e la conseguenza è che questa si gonfia a causa dell’accumulo di pus e s’infetta.

Le fonti di ostruzione più comune sono:

  • feci,
  • parassiti,
  • crescita anormale del tessuto linfatico (per esempio a causa del morbo di Crohn),
  • corpi estranei o noccioli (uva, ciliege, peperoni),
  • tumori.

L’appendicite può verificarsi anche dopo un’infezione virale nel tratto digestivo, ma nella maggior parte dei casi si tratta di occlusione dovuta a feci calcificate.

Un’appendice infiammata potrebbe andare incontro a scoppio, in questo caso diffonderebbe l’infezione nell’addome causando una pericolosa peritonite.

Fattori di rischio

Chiunque può andare incontro a un’infiammazione dell’appendice, ma sembrano esserne più soggetti i giovani fra i 10 e 20 anni di età.

Sintomi

Il sintomo principale ed iniziale dell’appendicite è il dolore addominale, di solito improvviso, spesso in grado di indurre al risveglio durante la notte: si avverte prima di ogni altro sintomo, inizia vicino all’ombelico e continua più in basso e verso destra. È un dolore nuovo e diverso da ogni altro avvertito in precedenza, peggiora nel giro di poche ore e aumenta d’intensità se il soggetto si muove, fa respiri profondi, tossisce o starnutisce. Si noti tuttavia che nel complesso meno del 50% dei pazienti con appendicite presenta i sintomi tipici in cui il dolore ha inizio nell’addome superiore o nella zone circostante l’ombelico (fonte: MSD), che oltretutto può assumere caratteristiche differenti in alcune fasce di popolazione:

  • nei lattanti e nei bambini può comparire come dolore diffuso, anziché localizzato,
  • nei pazienti anziani e nelle donne in gravidanza l’intensità della sensazione può essere limitata, così come la risposta alla pressione esercitata dal medico.

Altri sintomi dell’appendicite possono essere:

Sintomi che variano e che possono mimetizzarsi con altre cause di dolori addominali includono:

Complicazioni

Un’appendicite non trattata può scoppiare e causare infezioni potenzialmente letali.

In caso di scoppio dell’appendice vengono rilasciati batteri all’interno dell’addome e questo può causare peritonite (infezione diffusa al peritoneo, il sottile strato di tessuto che riveste la cavità addominale).

I sintomi di peritonite includono:

In assenza di trattamento immediato il paziente può andare incontro a complicazioni potenzialmente fatali; la cura prevede in genere un’aggressiva terapia antibiotica e la rimozione chirurgica della appendice (appendicectomia).

In alcuni casi invece si forma un ascesso attorno all’appendice scoppiata, ossia una raccolta di pus dolorosa che si verifica a causa del tentativo dell’organismo di combattere l’infezione. Si può anche verificare come complicanza di un intervento chirurgico per rimuovere l’appendice in circa 1 caso su 500.

Gli ascessi possono essere trattati con antibiotici, ma nella stragrande maggioranza dei casi il pus deve essere fisicamente drenato attraverso un procedimento svolto sotto guida ecografica o attraverso la tomografia computerizzata e con l’inserimento di un ago nell’addome (previa anestesia locale).

Diagnosi

L’appendicite in alcuni casi può essere difficile da diagnosticare, a meno che non si presenti con i sintomi tipici (situazione che si verifica in circa la metà dei casi); a complicare la situazione è il fatto che l’appendice in alcune persone può trovarsi spostata rispetto alla zona dove ci si aspetterebbe di trovarla ed è quindi possibile individuarla ad esempio a livello di:

  • bacino,
  • dietro all’intestino crasso,
  • intorno al piccolo intestino,
  • vicino alla parte in basso a destra del fegato.

Alcuni pazienti sviluppano un dolore simile a quello dell’appendicite, ma con cause diverse, tra cui:

Il medico si baserà sui sintomi, sui tempi e modi di comparsa e su alcune manovre specifiche per chiarire la causa del dolore e procedere così a una corretta diagnosi differenziale (per esempio applicando e poi rilasciando una pressione sulla parete addominale in basso a destra).

Quando dovessero persistere dubbi sulla diagnosi è possibile procedere ad approfondimenti diagnosti e test di laboratorio.

Manovre mediche

È possibile procedere ambulatorialmente a praticare sul paziente alcune manovre in grado di offrire ulteriori elementi alla diagnosi:

  • Manovra di Blumberg. Probabilmente la più conosciuta dai pazienti, questa manovra richiede di poggiare delicatamente le dita della mano sulla parete addominale del paziente; si procede quindi ad una pressione graduale seguita da un rilascio improvviso. Il test è positivo nel caso di esacerbazione violenta del dolore a seguito del rilascio.
  • Manovra di Rovsing. Con le dita e il palmo della mano si esercita una pressione sull’addome a livello della fossa iliaca sinistra. Quindi la mano viene spostata progressivamente verso l’alto a comprimere il colon discendente. Se la manovra evoca dolore nella fossa iliaca destra si dice positiva ed è un segno, incostante, di appendicite acuta.
  • Manovra dello psoas. In questo caso la pressione viene esercitata in corrispondenza della fossa iliaca destra mentre contemporaneamente viene sollevato l’arto del paziente, a ginocchio rigido. Questa manovra comporta la contrazione del muscolo psoas che a sua volta preme sul cieco e sull’appendice. Se l’organo è infiammato la manovra suscita dolore.
  • Pressione su punti specifici. La pressione in corrispondenza del punto di McBurney è dolorosa in caso di appendicite acuta. Quella nello scavo del Douglas, raggiungibile nella donna con una esplorazione vaginale e nel maschio con quella rettale, suscita dolore vivo in caso di peritonite.

Test di laboratorio ed altri esami

Gli esami del sangue servono a rilevare eventuali segni di infezione, come ad esempio un aumento dei globuli bianchi. Gli esami del sangue possono anche mostrare disidratazione o squilibrio di fluidi ed elettrolitico.

L’analisi delle urine serve a escludere un infezione del tratto urinario e in alcuni casi potrebbe essere necessario escludere una gravidanza con l’esame delle beta HCG.

Premesso che in presenza dei sintomi caratteristici ritardare l’intervento è rischioso, nei casi fortemente dubbi può essere utile ricorrere ad esami di imaging:

  • Una tomografia computerizzata (CT) può aiutare a diagnosticare l’appendicite e altre fonti di dolore addominale, ma viene spesso usata anche l’ecografia.
  • Una radiografia addominale è raramente utile per diagnosticare l’appendicite, ma può essere usata per cercare/escludere altre fonti di dolore addominale.

Cura

L’appendicite è un’emergenza medica che richiede cure immediate. Chiunque pensi di esserne colpito deve consultare il proprio dottore o recarsi al pronto soccorso immediatamente. Una rapida diagnosi riduce le probabilità che l’appendice scoppi, migliorando cosi il tempo di guarigione.

Di solito l’appendicite viene curata rimuovendo chirurgicamente l’appendice (appendicectomia), ma la tendenza negli ultimi anni è quella di provare un approccio più conservativo (antibiotici) quando sia possibile, ovviamente a patto di non esporre il paziente a rischi inutili (un immediato intervento chirurgico riduce la possibilità che l’appendice scoppi). A questo proposito una recente metanalisi pubblicata su JAMA Pediatrics ha rilevato che circa il 90% dei casi di appendicite nei bambini può essere efficacemente trattata con il solo ricorso a farmaci antibiotici.

L’intervento chirurgico per rimuovere l’appendice viene chiamato appendicectomia e può essere eseguito in due modi diversi:

  • Il metodo più vecchio prevede una laparotomia, con cui si rimuove l’appendice attraverso una singola incisione nell’area inferiore destra dell’addome.
  • Il nuovo metodo è chiamato video-laparo-appendicectomia, con cui vengono eseguite diverse incisioni più piccole usando speciali strumenti chirurgici appositi per le incisioni per rimuovere l’appendicite. L’intervento chirurgico laparoscopico è causa di meno complicazioni, come infezioni post-operatorie, e permette una ripresa in un tempo inferiore.

In entrambi i casi si procede in genere con anestesia generale.

Occasionalmente il chirurgo si può trovare di fronte a un’appendice sana; in questi casi è pensiero comune che sia corretto procedere comunque alla rimozione per evitare una futura possibilità di appendicite. Raramente un intervento chirurgico rivela un problema diverso, che talvolta può anche essere risolto durante la stessa operazione.

A volte intorno all’appendice scoppiata si forma un ascesso, chiamato ascesso appendicolare.  Un ascesso è una massa piena di pus che viene causata dal tentativo del corpo di impedire all’infezione di diffondersi. L’ascesso può essere trattato durante l’intervento o, più comunemente, drenato prima dello stesso. Per drenare un ascesso viene collocato un tubo al suo interno attraverso la parete addominale, la tomografia computerizzata viene usata per trovare il punto preciso. Il tubo del drenaggio viene lasciato nel punto per circa 2 settimane, mentre gli antibiotici vengono dati per curare l’infezione. Da 6 a 8 settimane più tardi, quando l’infezione e l’infiammazione sono sotto controllo, viene eseguito l’intervento chirurgico per rimuovere ciò che rimane dello scoppio dell’appendice.

La cura senza intervento chirurgico può essere tentata quando questo non è possibile, per esempio a causa di fattori di rischio cardiovascolari legati al paziente, o quando la situazione permetta un approccio conservativo.

Con le cure adeguate la maggior parte delle persone guarisce dall’appendicite e non ha bisogno di apportare cambiamenti nella propria dieta, nell’esercizio fisico o nello stile di vita.

La completa guarigione dall’intervento chirurgico avviene in due settimane, in cui è necessario limitare l’attività fisica per favorire la guarigione dei tessuti.

Dieta per appendicite

Non esistono ad oggi evidenze che attraverso la sola dieta si possa prevenire o curare un’appendicite, ma alcune ricerche suggeriscono che in casi selezionati e ad esclusivo parere medico il paziente possa migliorare senza interventi chirurgici, attraverso il solo ricorso ad antibiotici per curare l’infezione ed eventualmente una dieta liquida o leggera affinché l’infezione guarisca.

In questi casi la dieta, oltre a essere leggera, deve prevedere l’assenza di fibra, in modo che si facilitato il transito intestinale (fibra che invece viene consigliata a seguito dell’intervento chirurgico, per evitare il rischio di stipsi).

Fonti e bibliografia

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Domande e risposte
  1. Domanda -

    Dove si trova l’appendice?

    1. Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo) -

      L’appendice si trova nell’addome, in basso a destra.

  2. Domanda -

    Come capire se il dolore è causato da un’appendicite?

    1. Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo) -

      È necessaria una valutazione medica per capirlo con certezza, ma i sintomi caratteristici sono il dolore avvertito indicativamente all’altezza dell’ombelico e tendente verso destra, spesso accompagnato da nausea/vomito; il fastidio spesso aumenta d’intensità se il soggetto si muove, fa respiri profondi, tossisce o starnutisce.

  3. Domanda -

    Cosa mangiare?

    1. Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo) -

      Non esistono ad oggi evidenze che attraverso la sola dieta si possa prevenire o curare un’appendicite, in alcuni pazienti può tuttavia risultare utile una dieta leggera e priva di fibra.

  4. Domanda -

    Cosa fare in caso di appendice infiammata?

    1. Dr. Roberto Gindro -

      Si raccomanda di contattare immediatamente un medico per una diagnosi esatta, che permetta di evitare pericolose complicazioni.

  5. Domanda -

    Come viene l’appendicite?

    1. Dr. Roberto Gindro -

      Si ritiene che possa essere causata da dall’ostruzione dello spazio al sue interno, spesso a causa del gonfiore dei linfonodi locali, oppure per la presenza di materiale intestinale (feci, parassiti, corpo estraneo).

      L’ostruzione conduce ad un’eccessiva crescita batterica e successiva infezione/infiammazione..

  6. Domanda -

    Un colon irritabile trascurato può trasformarsi in appendicite?

    1. Dr. Roberto Gindro -

      No.

  7. Domanda -

    Fa male operarsi?

    1. Dr. Roberto Gindro -

      Le tecniche di controllo del dolore, sia durante che dopo l’operazione, sono in genere assolutamente adeguate e ridurre al minimo la percezione di dolore da parte del paziente.

  8. Domanda -

    Quanti giorni di degenza sono necessari in caso di appendicite?

    1. Dr. Roberto Gindro -

      In genere non più di 2-3 giorni (1-2 notti), a meno che la situazione non fosse particolarmente seria (peritonite); in alcuni casi il paziente viene anche dimesso in giornata.