Angioma al fegato (angioma cavernoso): sintomi e cura

Ultima modifica 22.05.2019

Introduzione

L’angioma è una massa benigna che nella maggior parte dei casi non causa alcun sintomo o pericolo; si tratta della neoplasia (tumore) benigna più frequente a livello epatico.

Consiste in

  • una malformazione vascolare
  • o, più raramente, in un amartoma di origine congenita (per amartoma s’intende un conglomerato di tessuti di diversa origine embrionale; non è considerato una neoplasia).

Caratteristica fondamentale dell’angioma epatico, che ne sottolinea la sua benignità, è la tipologia di crescita che avviene per ectasia (dilatazione) e non per proliferazione cellulare.

Si può affermare che l’angioma epatico non degenera mai in un tumore maligno.

Solitamente si manifesta come una lesione isolata e di piccole dimensioni, che viene diagnosticata in modo casuale durante l’esecuzione di esami strumentali (come una TC) effettuati per altri motivi.

Normalmente mantiene dimensioni pressoché stabili nel corso degli anni e solo nei casi più rari tende a raggiungere dimensioni notevoli: si parla in tali casi di angiomi giganti (se superano i 5 centrimetri di diametro). Solo in questi casi può associarsi alla comparsa di alcuni sintomi come:

  • dolore addominale, soprattutto localizzato in ipocondrio destro,
  • inappetenza,
  • difficoltà alla digestione (dispepsia).

La diagnosi è strumentale ed è sufficiente l’esecuzione di un’ecografia. Nei casi dubbi si passa ad esami di secondo livello come una TC o una risonanza magnetica.

Quando l’angioma epatico mantiene dimensioni stabili nel tempo e non si associa ad alcun sintomo non necessità di alcun trattamento, ma richiede semplicemente un follow up nel corso degli anni per verificarne le dimensioni.

Qualora l’angioma arrivi a superare i 5 cm ed oltre a presentare sintomi addominali presenta anche un elevato rischio di rottura, allora diventa indicato l’intervento chirurgico per la sua rimozione.

Bambini

Gli angiomi epatici possono presentarsi sin dalla nascita, tanto che nei bambini sono una lesione molto comune (costituiscono circa il 10% dei tumori epatici dell’infanzia). Sono solitamente multifocali (ovvero multipli e presenti in diverse zone del fegato) e possono coinvolgere anche altri organi.

Nel caso di angiomi voluminosi nei bambini ci possono essere segni di scompenso cardiaco dovuto alla presenza di fistole artero-venose e in questi casi è indicato il loro trattamento, di solito radioterapico o chirurgico.

Al contrario piccoli angiomi capillari vanno di solito incontro a risoluzione spontanea e non necessitano perciò alcun trattamento.

Cause

L’angioma del fegato si presenta soprattutto nelle donne tra i 30 e i 50 anni.

Non esistono al momento cause note che portino allo sviluppo di questo angioma e spesso la sua presenza, anche congenita (ovvero presente dalla nascita), passa per misconosciuta per molti anni sino alla età adulta-anziana.

La maggior incidenza degli angiomi nelle donne adulte ha portato i ricercatori a sospettare una correlazione tra l’angioma epatico e il livello di estrogeni circolanti (ormoni femminili), il cui livello tende ad aumentare durante la gravidanza o in caso di assunzione di terapia ormonale sostitutiva.

L’angioma epatico origina dalle cellule endoteliali, le stesse che anatomicamente costituiscono la parete dei vasi sanguigni; nella sua crescita, che avviene per ectasia (ovvero per dilatazione dei vasi), viene ad essere costituito da un groviglio di capillari, piccoli vasi arteriosi e venosi.
Macroscopicamente hanno l’aspetto di piccoli noduli di color rosso o porpora contenenti alcune lacune cistiche ripiene di sangue (struttura cavernosa).

Sintomi

Solo raramente l’angioma tende a manifestarsi con dei sintomi, in particolare quando:

  • raggiunge dimensioni ragguardevoli (superiori ai 5 cm di diametro),
  • si sviluppa alla periferia del fegato.

In questi casi l’angioma può presentare un quadro clinico che somiglia a quello di una gastrite o di ulcera gastrica con sintomi quali:

  • dolore addominale viscerale, localizzato soprattutto in ipocondrio destro ed epigastrio,
  • senso di tensione,
  • malessere generalizzato,
  • inappetenza e, a lungo andare, conseguente dimagramento,
  • difficoltà alla digestione post-prandiale con senso di peso addominale,
  • nausea e vomito.

L’angioma epatico può presentarsi associato ad altri sintomi e segni clinici quando si sviluppa in un soggetto con sindromi genetiche piuttosto rare:

  • sindrome di Von Hippel-Lindau,
  • sindrome di Rendu-Osler-Weber,
  • sindrome di Klipper,
  • altre sindromi ancor più rare.

Complicazioni

Anche se rare, esistono alcune complicanze piuttosto gravi legate agli angiomi epatici che raggiungono dimensioni particolarmente significative; la ragione va cercata nell’“effetto massa” compressivo sugli organi adiacenti, che può causare:

  • rottura dell’angioma con stravaso di sangue in cavità addominale (emoperitoneo): la rottura dell’angioma può provocare anemia acuta e scompenso cardiaco acuto.
  • trombosi all’interno dell’angioma: la rottura interna dell’angioma porta all’accumulo di sangue racchiuso all’interno di una capsula; questo favorisce la formazione di trombi e, nei soggetti predisposti, porta al consumo di piastrine (piastrinopenia) e ad una ridotta capacità coagulativa.
  • La compressione dell’angioma sui vasi epatici contigui può portare alla formazione di una fistola artero-venosa: questo porta al passaggio di sangue diretto da un’arteria ad una vena senza interposizione del normale letto capillare. Qualora la fistola sia ad “alta portata”, il tutto può ripercuotersi a livello cardiaco con ipertrofia miocardica e scompenso.

Diagnosi

L’angioma risente solo di una diagnosi strumentale, in quanto non è possibile ipotizzarlo sulla base del quadro clinico (qualora presenti, i sintomi sono del tutto generici ed aspecifici).

L’esame strumentale gold-standard per la diagnosi, lo studio ed il successivo follow up dell’angioma epatico, è l’ecografia.

Esami di secondo livello sono rappresentati da

Le caratteristiche radiologiche alla TC con mezzo di contrasto sono quelle di una lesione ipercaptante in fase arteriosa che non presenta il cosiddetto “lavaggio precoce” in fase portale (ovvero ne conserva l’isodensità). Queste caratteristiche sono peculiari e permettono di differenziare l’angioma epatico (tumore benigno) dall’epatocarcinoma (tumore maligno).

Cura

L’angioma epatico non necessita di alcuna terapia, ma solo di controlli ravvicinati nel corso del tempo al fine di valutarne l’eventuale aumento di dimensioni. Il rischio di rottura e conseguente sanguinamento è estremamente raro.

Qualora le dimensioni dell’angioma siano tali da portare alla presenza di sintomi fastidiosi e ingravescenti per il paziente, con peggioramento della qualità di vita, si può optare per l’intervento chirurgico con asportazione della lesione.

Altra metodica di trattamento eseguita più raramente è l’embolizzazione dell’angioma.

Eccezionale è il ricorso al trapianto di fegato.

Fonti e bibliografia

  • Patologia chirurgica: Patel-Leger e coll. Ed. Masson