Aneurisma cerebrale: sintomi, conseguenze, cause

a cura di Dr. Roberto Gindro -Ultimo Aggiornamento: 11 novembre 2018

Introduzione

Con il termine aneurisma si indica la dilatazione di un vaso sanguigno a causa della debolezza della parete, in genere nei punti dove il vaso si ramifica.

A seguito del costante passaggio di sangue nel vaso sanguigno indebolito, la pressione arteriosa causa il rigonfiamento di una piccola area verso l’esterno, come fosse un palloncino.

Qualunque vaso sanguigno dell’organismo può sviluppare un aneurisma, anche se perlopiù questo fenomeno interessa le seguenti due aree:

  • aorta addominale (l’aorta è l’arteria che trasporta il sangue dal sangue al resto del corpo),
  • cervello, oggetto di questo articolo.

In medicina un aneurisma che si sviluppi all’interno del cervello viene detto aneurisma intracranico o cerebrale.

La maggior parte di questi aneurismi causa sintomi rilevabili solo in caso di rottura, un evento drammatico che determina improvvisamente situazioni molto gravi, le cosiddette emorragie subaracnoidee, in cui il sanguinamento può causare danni cerebrali estesi e sintomi quali

  • un dolore lancinante improvviso; questo dolore viene descritto come un fulmine a ciel sereno, simile a un improvviso colpo alla testa seguito da un dolore accecante, di violenza mai sperimentata prima,
  • collo rigido,
  • nausea e vomito,
  • dolore in risposta a stimoli luminosi,
  • perdita di coscienza e convulsioni.

Si tratta di una situazione con prognosi drammatica, ad oggi circa tre soggetti su cinque con emorragia subaracnoidea muoiono entro due settimane e la metà dei sopravvissuti riporta gravi danni cerebrali e disabilità permanenti.

La rottura di un aneurisma cerebrale è quindi un’emergenza medica e in caso di sospetta emorragia cerebrale, potenzialmente conseguente a rottura di un aneurisma, è necessario richiedere immediatamente l’intervento di un’ambulanza al 118.

È bene sottolineare tuttavia che la maggior parte degli aneurismi non si rompe e non crea problemi né sintomi; gli aneurismi di questo tipo spesso vengono scoperti durante gli esami condotti per altri disturbi, tanto che in alcuni casi può essere necessaria una terapia per un aneurisma che non si è rotto, per prevenirne un’eventuale futura rottura.

Rappresentazione grafica di un aneurisma cerebrale

iStock.com/ttsz

Cause

Gli aneurismi cerebrali sono una conseguenza dell’assottigliamento e della degenerazione delle pareti arteriose; spesso si sviluppano in corrispondenza delle biforcazioni delle arterie, laddove i vasi sanguigni sono più deboli. Gli aneurismi possono formarsi in qualsiasi zona del cervello, ma nella maggior parte dei casi colpiscono le arterie alla base del cervello.

Le cause esatte che determinano l’indebolimento delle pareti vascolari sono ancora poco chiare, anche se sono stati identificati vari fattori di rischio, tra cui:

  • fumo,
  • ipertensione arteriosa,
  • storia famigliare di aneurismi cerebrali (famigliarità).

In alcuni casi l’aneurisma può originare da una debolezza vascolare congenita (cioè presente dalla nascita).

Fattori di rischio

La stima esatta del numero di soggetti con aneurisma cerebrale è difficile, perché in genere la condizione non causa sintomi e non viene rilevata se non per caso o in seguito a rottura.

Alcuni esperti ritengono che possa colpire anche 1 persona su 20, mentre altri stimano frequenze molto inferiori, circa 1 su 100; il numero di aneurismi che va incontro a rottura è tuttavia fortunatamente di fatto molto inferiore.

Diversi fattori possono contribuire all’indebolimento delle pareti arteriose ed aumentare così il rischio di aneurisma cerebrale. Tra di essi ricordiamo:

  • Età: Il rischio aumenta tendenzialmente dopo i 40 anni;
  • Sesso: Le donne hanno un rischio maggiore di sviluppare il problema, probabilmente a causa dell’abbassamento degli estrogeni dovuto alla menopausa, in quanto ormoni in grado di mantenere elastiche le pareti dei vasi;
  • Fumo: Gli studi hanno dimostrato che la maggior parte delle persone con diagnosi di aneurisma cerebrale fumano o hanno fumato in passato; la causa è ancora poco chiara, potrebbe forse essere legata alla presenza di sostanze in grado di danneggiare le pareti dei vasi;
  • Pressione alta: è un fattore di rischio perché aumenta la pressione esercitata dal sangue sulle pareti;
  • Indurimento delle arterie (aterosclerosi),
  • Precedenti famigliari di aneurisma, soprattutto nei parenti di primo grado, ad esempio i genitori o i fratelli, anche se statisticamente l’aumento del rischio rimane ridotto;
  • Abuso di droghe, in particolare di cocaina, che aumenta la pressione sanguigna e infiamma le pareti dei vasi sanguigni;
  • Lesioni alla testa: si tratta di un’evenienza rara, ma possibile;
  • Consumo eccessivo di alcool,
  • Specifiche infezioni del sangue.

Anche alcune malattie congenite sono in grado di aumentare il rischio di aneurisma, tra di esse ricordiamo per esempio:

  • Disturbi ereditari del tessuto connettivo ad esempio la sindrome di Ehlers-Danlos, che indebolisce i vasi sanguigni.
  • Rene policistico (malattia policistica renale): si tratta di un disturbo ereditario che provoca la formazione di cisti nei reni e causa un aumento della pressione sanguigna.
  • Coartazione aortica: l’aorta, l’arteria che trasporta il sangue ricco di ossigeno dal cuore al resto dell’organismo, si restringe in modo anomalo.
  • Malformazione artero-venosa cerebrale (AVM cerebrale): un collegamento anomalo tra le arterie e le vene cerebrali interrompe la normale circolazione.

Sintomi

Un aneurisma cerebrale solo raramente è sintomatico, almeno finché non si rompe. Gli aneurismi integri causano occasionalmente sintomi solo se sufficientemente grossi da comprimere tessuti o nervi del cervello.

I sintomi di un aneurisma cerebrale non rotto possono essere:

  • disturbi visivi, come la perdita o lo sdoppiamento della vista,
  • dolore sopra o intorno all’occhio,
  • dilatazione della pupilla,
  • mancanza di sensibilità o debolezza di un lato della faccia,
  • ptosi palpebrale (abbassamento di una palpebra),
  • difficoltà a parlare,
  • mal di testa,
  • perdita di equilibrio,
  • difficoltà a concentrarsi o problemi di memoria a breve termine.

In caso di sintomi compatibili con la presenza di un aneurisma cerebrale contattare il medico con tempestività; benché molti aneurismi non vadano incontro a rottura è importante controllarli nel caso sia necessario un trattamento.

Rottura di un aneurisma

La rottura di un aneurisma cerebrale in genere si annuncia con un improvviso dolore lancinante. Il dolore è stato paragonato a un violento colpo in testa, con un dolore accecante mai altrimenti sperimentato.

Anche gli altri sintomi di aneurisma cerebrale rotto tendono a essere improvvisi, possono comparire:

  • sensazione o condizione di malessere,
  • mal di testa improvviso ed estremamente forte,
  • nausea e vomito,
  • irrigidimento del collo,
  • visione offuscata o doppia,
  • fotosensibilità (insofferenza alla luce),
  • convulsioni,
  • ptosi palpebrale (abbassamento eccessivo della palpebra superiore),
  • perdita di coscienza,
  • debolezza di un lato del corpo o di un qualunque arto
  • confusione.

La rottura di un aneurisma cerebrale è un’emergenza medica. Chiamare immediatamente il 118 e chiedere un’ambulanza in presenza di un soggetto che manifesti sintomi compatibili con la rottura di un aneurisma cerebrale.

Aneurisma fissurato

In alcuni casi l’aneurisma può iniziare a perdere una piccola quantità di sangue, questa perdita sentinella probabilmente causerà un mal di testa improvviso e molto forte.

Il sanguinamento è comunque quasi sempre seguito da una rottura vera e propria.

Quando chiamare il medico

La rottura di un aneurisma rappresenta sempre una situazione di emergenza, anche perchè in circa la metà dei casi alla rottura dell’aneurisma cerebrale segue il decesso del paziente.

È quindi assolutamente indispensabile rivolgersi immediatamente al più vicino Pronto Soccorso o chiamare il 118 in caso di:

  • improvviso mal di testa con dolore lancinante,
  • perdita di conoscenza,
  • convulsioni.

Pericoli

Se l’aneurisma cerebrale si rompe, l’emorragia di solito dura per pochi secondi. Il sangue può danneggiare direttamente le cellule circostanti o addirittura causarne la morte, nonché aumentare la pressione all’interno del cranio. Se la pressione aumenta troppo può interrompersi la fornitura di sangue e ossigeno al cervello: si può perdere conoscenza e persino morire.

Una volta rotto, l’aneurisma può rompersi di nuovo e sanguinare nel cervello; si possono sviluppare anche ulteriori aneurismi. Più comunemente, la rottura può causare un’emorragia subaracnoidea, ossia il sanguinamento nello spazio tra il cranio e il cervello.

Una grave complicanza tardiva dell’emorragia subaracnoidea è l’idrocefalo: l’eccessivo accumulo di liquido cerebrospinale nel cranio dilata i ventricoli (sorta di cisterne del cervello) che possono comprimere il tessuto cerebrale. Altra complicanza post-rottura tardiva è il vasospasmo, in cui altri vasi sanguigni del cervello si contraggono e limitano il flusso di sangue ad aree vitali del cervello. Questa riduzione del flusso sanguigno può causare ictus o danni tessutali.

Diagnosi

Se all’improvviso iniziate ad avere un forte mal di testa o altri sintomi collegabili alla rottura di un aneurisma, dovrete sottoporvi a una serie di esami per capire se avete avuto un’emorragia nello spazio tra il cervello e i tessuti circostanti (emorragia subaracnoidea) o un altro tipo di problema. Se c’è stata emorragia il personale sanitario capirà se la causa è da imputare alla rottura di un aneurisma.

Gli stessi esami andranno svolti anche se soffrite dei sintomi di un aneurisma silente, ad esempio di male dietro all’occhio, di anomalie nella visione e di paralisi in un lato del volto.

La maggior parte degli aneurismi cerebrali non viene rilevata fino alla rottura, o viene diagnosticata casualmente durante un esame cerebrale per immagini svolto per altri motivi. Esistono diversi metodi diagnostici in grado di fornire informazioni sugli aneurismi e sul loro trattamento. Gli esami vengono in genere eseguiti a seguito di un’emorragia subaracnoidea, per confermare la presenza di un aneurisma.

L’angiografia è un esame che impiega un mezzo di contrasto per l’analisi di arterie o vene. Un angiogramma intracerebrale può rilevare il grado di restringimento od ostruzione di arterie o vasi sanguigni nel cervello, nella testa o nel collo, e può identificare variazioni di arterie o vene, per esempio punti deboli come gli aneurismi. Viene usato per la diagnosi di ictus e per determinare con esattezza la sede, la dimensione e la forma di un tumore cerebrale, aneurisma o vaso sanguigno che abbia sanguinato. Questo esame, in genere, viene svolto in una sala angiografica ospedaliera. Dopo somministrazione di un anestetico locale, viene inserito un catetere flessibile in un’arteria; il catetere viene diretto attraverso il corpo fino all’area del vaso di interesse. Viene iniettata una piccola qualità di contrasto radiopaco, aspettando che raggiunga la testa e il collo. Più immagini radiografiche sono acquisite in serie e si osservano gli eventuali cambiamenti.

La tomografia computerizzata (TC o TAC) della testa è una tecnica diagnostica veloce, non dolorosa e non invasiva che può dimostrare la presenza di un aneurisma cerebrale e determinare, per gli aneurismi rotti, l’eventuale fuoriuscita di sangue nel cervello. La TC è spesso la prima procedura diagnostica prescritta in caso di sospetta rottura. Le radiografie della testa sono elaborate da un computer sotto forma di sezioni trasverse del cervello e del cranio. Occasionalmente, viene iniettato un mezzo di contrasto prima di acquisire le immagini. Questa tecnica, detta angiografia TC, genera immagini più nitide e dettagliate del flusso nelle arterie del cervello. La TC in genere viene eseguita in ospedale o in un laboratorio diagnostico specializzato.

La risonanza magnetica (RM) impiega onde radio generate da un computer e un potente campo magnetico per produrre immagini dettagliate del cervello e di altre parti del corpo. L’angio-risonanza magnetica (angio-RM) genera immagini più dettagliate delle strutture vascolari. Le immagini possono essere visualizzate sia in tre dimensioni, sia come sezioni trasverse del cervello e dei vasi. Queste procedure non dolorose e non invasive sono in grado di mostrare le dimensioni e la forma di aneurismi integri e di individuare sanguinamenti nel cervello.

In caso di rottura sospetta di un aneurisma, può essere utile l’analisi del liquido cerebrospinale. Dopo applicazione di un anestetico locale, viene prelevata una piccola quantità di liquido (il liquido, o liquor, cerebrospinale protegge il cervello e il midollo spinale) dallo spazio subaracnoideo, cioè lo spazio tra il midollo e le membrane che lo circondano, tramite un apposito ago; l’analisi permette di evidenziare la presenza di sangue. In soggetti con sospetta emorragia subaracnoidea, questa procedura viene solitamente eseguita in ospedale.

Esami di screening per gli aneurismi cerebrali

In generale l’uso di esami di diagnostica per immagini non è consigliato quando si tratta di prevenire e tenere sotto controllo gli aneurismi silenti, tuttavia potrebbe essere necessario informarsi presso il proprio medico sui potenziali benefici di un esame di screening se:

  • in passato si è verificata la rottura di un aneurisma in un vostro genitore o fratello, in particolare se i casi di aneurisma cerebrale tra parenti di primo grado sono stati più di uno,
  • soffrite di un disturbo congenito che fa aumentare il rischio di aneurisma cerebrale.

Cura e terapia

Gli aneurismi cerebrali possono essere trattati chirurgicamente in caso di rottura o di rischio di rottura. La chirurgia preventiva è raccomandata solo se ci sono forti rischi di rottura, perché la chirurgia di per sé comporta rischi importanti di gravi complicanze, come danni cerebrali o ictus.

Valutazione del rischio

In caso di diagnosi di aneurisma cerebrale integro, verrà stabilito il rischio di rottura per valutare la necessità dell’intervento chirurgico.

Il processo di valutazione è basato in genere sui seguenti fattori:

  • età: la ricerca scientifica ha riscontrato che i rischi connessi alla chirurgia negli adulti più anziani spesso superano i potenziali vantaggi (prolungamento della speranza di vita)
  • dimensioni dell’aneurisma: le formazioni maggiori di 7 mm spesso richiedono il trattamento, come pure gli aneurismi maggiori di 3 mm se associati ad altri fattori di rischio
  • sede della lesione: gli aneurismi cerebrali che si sviluppano nei vasi più grossi comportano rischi maggiori
  • storia famigliare: si considera che i rischi di rottura siano maggiori in soggetti con anamnesi famigliare di rottura di un aneurisma cerebrale
  • condizioni di salute: alcune condizioni di salute, come il rene policistico autosomico dominante o l’ipertensione arteriosa non controllata, aumentano il rischio di rottura.

Una volta presi in considerazione questi fattori, l’equipe chirurgica sarà in grado di stabilire se, nel caso specifico, i benefici attesi dalla chirurgia superano i rischi potenziali.

Osservazione attiva

Se il rischio di rottura è considerato basso, viene in genere suggerita una strategia di osservazione attiva, ciò significa che non verrà immediatamente eseguito l’intervento chirurgico, ma il soggetto sarà sottoposto a controlli regolari in modo da monitorare con attenzione e costanza l’aneurisma.

Eventualmente verranno prescritti farmaci per abbassare la pressione arteriosa. Il medico suggerirà cambiamenti nello stile di vita che possono aiutare ad abbassare il rischio di una rottura, per esempio dimagrendo e riducendo la quantità di grassi nella dieta.

Gli interventi chirurgici di clippaggio e di embolizzazione endovascolare possono essere usati per sigillare un aneurisma non ancora rotto e per aiutare a prevenire un’eventuale rottura, tuttavia i rischi di questi interventi possono essere maggiori degli eventuali benefici.

Il neurologo e il neuroradiologo interventista vi aiuteranno a decidere qual è la terapia che fa al caso vostro.

Intervento chirurgico

In caso di rottura dell’aneurisma, le possibilità terapeutiche più diffuse sono due:

  1. Il clippaggio è l’intervento di chiusura dell’aneurisma. Il chirurgo pratica un’apertura nel cranio per raggiungere l’aneurisma e individua il vaso sanguigno che lo alimenta. Con un piccolo punto di sutura metallico strozza il colletto (la base) dell’aneurisma, impedendo al sangue di alimentarlo ulteriormente.
  2. L’embolizzazione endovascolare è un intervento meno invasivo del precedente. Il chirurgo inserisce un minuscolo tubicino di plastica (catetere) in un’arteria, di solito nella zona inguinale, e poi lo guida verso l’aneurisma. Poi usa un filo guida per inserire un filo morbido di platino nel catetere e quindi nell’aneurisma. Il filo si avvolge all’interno dell’aneurisma riempiendolo, ostruisce la circolazione sanguigna e fa coagulare il sangue. Il coagulo risultante sigilla l’aneurisma separandolo dall’arteria.

Entrambi i tipi di intervento presentano dei rischi, in particolare quello di emorragia cerebrale o di diminuzione del flusso sanguigno diretto al cervello. Il secondo è meno invasivo e, almeno inizialmente, può essere più sicuro però, esattamente come il precedente, presenta il rischio di ulteriori emorragie e quindi di dover ricorrere a ulteriori interventi. Il chirurgo consiglierà uno o l’altro tipo di intervento a seconda della dimensione dell’aneurisma, del vostro stato di salute generale e di altri fattori

Recentemente è stata introdotta una nuova strategia terapeutica mini-invasiva che prevede l’impiego di piccoli stent definiti flow diverter (diversori di flusso) che permettono, in casi selezionati, la progressiva esclusione dell’aneurisma dal circolo con ricostituzione dell’anatomia vascolare normale. Il deviatore di flusso è una protesi endovascolare impiegata nel trattamento degli aneurismi intracranici. Viene impiantato in un’arteria afferente all’aneurisma in modo da deviare il flusso di sangue dall’area indebolita.

Altre terapie

Le altre terapie per la rottura degli aneurismi cerebrali mirano ad alleviare i sintomi e gestire le complicazioni.

Gli analgesici, ad esempio il paracetamolo (Tachipirina®), possono essere usati per curare il mal di testa.

I calcioantagonisti impediscono al calcio di entrare nelle cellule delle pareti dei vasi sanguigni. Questi farmaci possono diminuire il vasospasmo, cioè il restringimento e l’allargamento anomalo delle arterie che può presentarsi come complicazione della rottura di un aneurisma: uno di essi, la nimodipina, si è dimostrato efficace per ridurre il rischio di lesioni cerebrali ritardate causate da una circolazione sanguigna insufficiente a seguito di emorragia subaracnoidea dovuta alla rottura di un aneurisma.

Tra gli interventi per prevenire gli ictus causati da un flusso sanguigno insufficiente ricordiamo le iniezioni di farmaci vasopressori, che aumentano la pressione sanguigna in modo da vincere la resistenza dei vasi sanguigni che si sono ristretti. Un altro intervento utile per prevenire gli ictus è l’angioplastica, durante la quale il chirurgo usa un catetere per gonfiare una specie di palloncino che riporta alle dimensioni normali il vaso sanguigno cerebrale che si è ristretto. Il catetere può anche essere usato per somministrare direttamente nel cervello un vasodilatatore, cioè un farmaco che fa dilatare i vasi sanguigni.

Gli antiepilettici possono essere usati per curare le convulsioni dovute alla rottura di un aneurisma. Tra di essi ricordiamo: il levetiracetam (Keppra®), la fenitoina e l’acido valproico (o valproato)

I cateteri ventricolari e gli interventi di derivazione possono diminuire la pressione sul cervello connessa alla rottura di un aneurisma e causata dall’eccesso di liquido cerebrospinale (idrocefalo). Un catetere può essere collocato nei ventricoli (le aree cerebrali che contengono il liquido) per drenare all’esterno il liquido in eccesso. In alcuni casi, poi, può essere necessario introdurre un sistema di derivazione (costituito dal derivatore, un tubicino flessibile di silicone, e da una valvola) che crea un canale di drenaggio dal cervello alla cavità addominale.

Terapia riabilitativa. I danni al cervello derivanti da un’emorragia subaracnoidea di solito rendono necessario ricorrere alla fisioterapia, alla terapia della parola e alla terapia occupazionale per imparare di nuovo le abilità che sono andate perse.

Stile di vita e rimedi pratici

Se sapete di avere un aneurisma potete diminuire il rischio di rottura modificando il vostro stile di vita:

  1. Non fumate e non fate uso di droghe. Se non riuscite a smettere da soli, chiedete al medico di consigliarvi strategie o un programma terapeutico adatto.
  2. Seguite una dieta sana e fate esercizio fisico. Le modifiche della dieta e l’esercizio fisico possono aiutarvi ad abbassare la pressione. Chiedete comunque sempre consiglio al vostro medico.
  3. Limitate la caffeina, che è uno stimolante che causa un aumento improvviso della pressione.
  4. Evitate gli sforzi. Gli sforzi improvvisi, violenti e prolungati, ad esempio quelli che si compiono quando si solleva un peso, possono causare un aumento improvviso della pressione.
  5. Prudenza con l’aspirina. Prima di assumere l’aspirina o altri farmaci che inibiscono la coagulazione chiedete consiglio al medico, perché possono far aumentare il rischio di emorragia in caso l’aneurisma si rompa.

Prognosi

Un aneurisma integro può rimanere silente per tutta la vita del soggetto. La rottura di un aneurisma, invece, può essere mortale o portare a ictus emorragici, vasospasmi (la causa maggiore di disabilità o morte dopo rottura aneurismatica), idrocefalo, coma o danni cerebrali a breve termine o permanenti.

Nei soggetti con rottura di un aneurisma, la prognosi è ampiamente dipendente dall’età, dalle condizioni di salute, da altre condizioni neurologiche preesistenti, dalla sede dell’aneurisma, dall’entità del sanguinamento (e di eventuali recidive) e dal tempo trascorso tra la rottura e i primi soccorsi. Si stima che circa il 40% dei soggetti con rottura di un aneurisma non sopravviva alle prime 24 ore, mentre fino a un altro 25% muore di complicanze entro 6 mesi. I soggetti con emorragia subaracnoidea possono subire danni neurologici permanenti. Altri possono recuperare con pochi o nessun deficit. Tra le complicanze tardive della rottura di un aneurisma, ci sono l’idrocefalo e il vasospasmo. Diagnosi e trattamento tempestivi sono fondamentali.

I soggetti che vengono trattati per un aneurisma integro in genere richiedono meno terapie riabilitative e si riprendono più rapidamente dei soggetti con aneurisma rotto. Il processo può comunque richiedere da settimane a mesi.

Studi clinici suggeriscono che nei primi sei mesi dopo il trattamento, chi è stato gestito tramite spirale endovascolare ha meno disabilità dei pazienti sottoposti a chiusura chirurgica, anche se dopo i sei mesi gli esiti si equivalgono. I risultati a lungo termine delle procedure di spirale non sono certi; la comunità scientifica necessita di più dati sull’argomento, perché alcuni aneurismi possono recidivare dopo spirale. Può essere utile ricorrere alla consulenza di esperti nell’approccio sia endovascolare che chirurgico per avere un quadro più esaustivo delle opzioni di trattamento.

Prevenzione

Il modo migliore di prevenire un aneurisma, o comunque di ridurre il rischio che l’aneurisma diventi grosso e si rompa, è evitare attività e fattori di rischio in grado di danneggiare i vasi sanguigni, come per esempio:

Fonti e bibliografia

Adattamento dall’inglese a cura della Dr.ssa Greppi Barbara, medico chirurgo

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Domande e risposte
  1. Anonimo

    Buonasera sono due giorni che sento nell’orecchio sinistro un fastidioso rumore tipo il verso del gufo. Lo sento in qualsiasi momento della giornata e anche quando sono al letto. Cosa può essere??? Mi devo preoccupare??? Ho avuto una settimana ho avuto fa un brutto raffreddore con molto muco che usciva dal naso e avevo le orecchie tappate può influire questo rumore che sento oppure devo preoccuparmi

    1. Dr.ssa Elisabetta Fabiani
      Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)

      Salve, probabilmente è solo un acufene residuo dovuto al forte raffreddore, senta il suo medico, sarebbe utile fare dell’aerosol terapia associando un mucolitico.

    2. Anonimo

      Grazie, ma non è preoccupante posso stare tranquilla!!

  2. Anonimo

    Buonasera, da un paio di giorni ho dei dolori tra la tempia sinistra e sopra l’orecchio. Il dolore con una semplice moment non è andato via. Si presenta sotto forma di fitte e poi continua. Non so se aspettare sino a domani ….e poi cercare di riuscire a contattare il medico curante…ma non so se aspettare…sono in po preoccupata

    1. Dr.ssa Elisabetta Fabiani
      Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)

      può essere cefalea nevralgia…se però il dolore è molto forte o dovessero comparire altri sintomi mi rivolgerei alla guardia medica, ma può deciderlo solo Lei in base a come si sente.

  3. Anonimo

    Buongiorno ho 38 anni e sono alla 36 settimana di gravidanza. .soffro di mal di testa da circa 14 anni. ..dolore su tutta la testa. ..Ho fatto vari esami tac e risonanze. ..l’ultima un paio di anni fa. .Tutto negativo. …Ora però da 12 giorni consecutivi mi è venuto mal di testa solo a metà testa parte sinistra. …dolore alla tempia poi si sposta dietro l’occhio poi dietro la nuca e avverto anche fastidio sulla spalla e collo. …Secondo lei devo preoccuparmi? Vado avanti con tachipirina mattina e sera l’effetto dura circa per 3 ore poi il dolore ritorna. …Ho notato che peggiora se mi sdraio sul lato sinistro. .Non so se è una contrattura muscolare dovuta anche alla tensione per via dell’imminente parto che mi causa un po di ansia

    1. Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)
      Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)

      Salve, dato che è un fastidio di cui soffre cronicamente e ha già fatto i controlli del caso è verosimile che si tratti anche adesso di cefalee/emicranie probabilmente facilitate da posizioni viziate. saluti

  4. Anonimo

    Come faccio a capire se ho un aneurisma?

  5. Anonimo

    Qual è il sintomo caratteristico che dovrebbe indurre un paziente a sospettare la presenza di un aneurisma cerebrale?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Purtroppo raramente ci sono sintomi specifici, in genere compaiono solo in caso di rotture (un dolore alla testa che viene descritto come lancinante e “mai provato prima”.

  6. Anonimo

    I famigliari dovrebbero essere verificati? È ereditario?

  7. Anonimo

    La dimensione di un aneurisma è costante? Oppure esistono dimensioni diverse?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      L’aneurisma si classifica anche in base alla dimensione e alla forma, che possono quindi essere variabili; anche la posizione può essere diversa e colpire diverse arterie cerebrali.

  8. Anonimo

    Da quando il papà di un mio amico è improvvisamente morto a causa di un aneurisma vivo con il costante terrore di esserne affetto anch’io, ma il mio medico non mi scrive esami per verificarlo. Posso procedere in forma privata?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Privatamente si possono fare tutti gli accertamenti che si desidera, ma se il suo medico non è dell’idea di prescrivere esami è probabilmente perché non c’è bisogno e, anzi, potrebbe aver visto il rischio di alimentare una pericolosa spirale d’ansia.

  9. Anonimo

    Salve, ho 25 anni e soffro spesso di mal di testa (almeno una volta alla settimana); ne ho già parlato tante volte con il medico, ma mi consiglia semplicemente di assumere Moment ai primi sintomi (ed effettivamente se lo assumo subito mi passa).

    Crede che dovrei fare approfondimenti per verificare l’eventuale presenza di un aneurisma?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Da come descrive la situazione il dolore non sembra essere legato alla presenza di un’aneurisma cerebrale ed è per questo che il suo medico non le ha mai suggerito approfondimenti.