Anemia: sintomi, diagnosi e cause

Ultima modifica 23.09.2020

Introduzione

Per anemia si intende una quantità insufficiente di globuli rossi sani nel sangue e la condizione può essere diagnosticata quando il livello di emoglobina nel sangue è minore del normale (l’emoglobina è la proteina ricca di ferro che si trova nei globuli rossi ed è incaricata di trasportare l’ossigeno dai polmoni al resto dell’organismo).

A differenza di quello che si pensa, quindi, “anemia” non è sinonimo di carenza di ferro, bensì di emoglobina (anche se spesso la causa è la mancanza di ferro).

Se soffrite di anemia l’organismo non dispone di una quantità sufficiente di sangue ossigenato, questo molto spesso è causa di stanchezza e talvolta anche altri sintomi, a seconda dell’entità della carenza; chi soffre di anemia grave può sentirsi

  • stanco,
  • affaticato
  • o senza fiato

e quindi avere problemi durante lo svolgimento delle attività quotidiane e, nei casi più gravi, anche a riposo.

L’anemia può essere un disturbo temporaneo oppure un problema cronico: molte forme di anemia lieve sono facilmente curabili, mentre altre possono essere più gravi, durare a lungo e mettere in pericolo la vita del paziente se non vengono diagnosticate e curate.

Schematizzazione della condizione di anemia in cui la quantità di globuli rossi circolante è diminuita.

iStock.com/TimoninaIryna

Cause

L’anemia può essere dovuta a numerose cause, ma la maggior parte può essere inserite in uno dei tre seguenti casi:

  • emorragia acuta o cronica (eccessivo sanguinamento),
  • insufficiente produzione di globuli rossi,
  • eccessiva distruzione di globuli rossi.

In quest’articolo ci concentreremo prevalentemente sull’anemia provocata da

Alcune forme di anemia sono ereditarie

Alcune mutazioni genetiche possono ridurre la produzione di globuli rossi, oppure causare problemi a queste cellule del sangue.

In questi casi i globuli rossi potrebbero

  • avere una vita più breve del normale,
  • manifestare una minor efficacia nel trasporto dell’ossigeno dai polmoni alle diverse parti dell’organismo,
  • venire prodotti in quantità insufficiente.

Tra le forme ereditarie di anemia ricordiamo:

Tra le altre patologie ereditarie in grado di provocare l’anemia ricordiamo invece:

  • sindorme di Schwachman Diamond,
  • anomalie della membrana dei globuli rossi,
  • carenza di G6PD,
  • telangiectasia emorragica ereditaria,
  • discheratosi congenita,
  • anemie diseritropoietiche congenite,
  • sindromi di malassorbimento della vitamina B12 di natura congenita.

Fattori di rischio

I soggetti maggiormente a rischio di sviluppare anemia sono:

  • neonati che non ricevono una quantità sufficiente di ferro nella dieta;
  • bambini durante gli scatti di crescita (nei periodi di crescita accelerata il ferro disponibile non è sufficiente per coprire il fabbisogno dei globuli rossi, la cui produzione aumenta rapidamente);
  • donne in età fertile che hanno un elevato fabbisogno di ferro a causa della periodica perdita di sangue durante le mestruazioni;
  • gestanti (il feto che sta crescendo ha un elevato fabbisogno di ferro).

Anche chi soffre di insufficienza renale, di emorragie intestinali, di leucemia o di tumori per i quali sia necessaria la radioterapia o la chemioterapia corre un forte rischio di soffrire di anemia; i farmaci e le radiazioni usate per curare alcune di queste malattie in molti casi vanno a danneggiare il meccanismo di produzione dei globuli rossi, dei globuli bianchi e delle piastrine da parte del midollo osseo.

Molti pazienti affetti da patologie infiammatorie croniche, come l’artrite reumatoide o le infezioni croniche, possono diventare anemici a causa della combinazione di due fattori:

  1. insufficienza di ferro per la produzione dei globuli rossi,
  2. soppressione del midollo osseo.

La maggior incidenza dell’anemia negli anziani è invece attualmente imputata a una forma di soppressione del midollo osseo dovuta all’infiammazione cronica; la diagnosi e la terapia dell’anemia negli anziani stanno diventando sempre più interessanti dal punto di vista clinico, perché guarendo l’anemia si riesce a migliorare significativamente la qualità della vita del soggetto.

I farmaci possono provocare l’anemia

I farmaci chemioterapici, ad esempio, provocano spesso l’anemia perché alterano il meccanismo con cui il midollo osseo produce i globuli rossi, cioè le cellule che trasportano l’emoglobina; se i globuli rossi sono troppo pochi, l’organismo non riceve la giusta quantità di ossigeno.

Le altre forme causate dai farmaci, ad esempio l’anemia aplastica indotta dai farmaci, di solito sono imprevedibili e le loro cause non sono note con esattezza: alcuni pazienti reagiscono ai farmaci per una forma di sensibilità ereditaria, ad esempio nel caso della carenza di glucosio-6-fosfato-deidrogenasi (G6PD). Il G6PD è un enzima importante che combatte lo stress ossidativo dei globuli rossi maturi, nelle persone con carenza di G6PD l’esposizione a determinati farmaci o alimenti o a certe sostanze chimiche provocherà l’alterazione dell’emoglobina e la disgregazione dei globuli rossi.

Sintomi

I possibili sintomi lamentati da chi soffre di anemia sono:

inoltre si può manifestare

Alcuni pazienti anemici, infine, possono

  • manifestare il desiderio di cibarsi di sostanze strane, come il ghiaccio (picacismo),
  • soffrire di disfunzioni sessuali,
  • avere problemi a concentrarsi o ad eseguire compiti che richiedono impegno mentale.

L’anemia può essere asintomatica

I pazienti affetti da anemia lieve possono non avvertire alcun sintomo, oppure avere sintomi talmente leggeri da non essere percepiti. Man mano che l’anemia peggiora anche i sintomi possono aggravarsi, ma se la patologia si sviluppa rapidamente con ogni probabilità i sintomi si manifesteranno già da subito.

In molti pazienti i sintomi possono insorgere con gradualità perché l’organismo si adatta alla malattia e si abitua agli effetti dei sintomi.

Con il peggioramento dell’anemia diminuisce la quantità di ossigeno che il sangue è in grado di trasportare e il cuore, che avrà maggiori difficoltà a pompare il sangue, non riuscirà più a distribuire una quantità sufficiente di ossigeno nell’organismo. L’aumento dell’attività di pompaggio da parte del cuore può inizialmente rallentare la comparsa dei sintomi, ma sul lungo periodo le pareti del muscolo cardiaco si ispessiscono per lo sforzo, provocando una patologia detta ipertrofia ventricolare sinistra.

Man mano che la malattia si aggrava l’organismo non riesce più a compensarla e i sintomi possono diventare più evidenti.

Aver voglia di mangiare il ghiaccio è un sintomo dell’anemia

Il desiderio di mangiare il ghiaccio è un sintomo di carenza di ferro e quindi può indicare l’anemia: questo tipo di desiderio di mangiare sostanze non commestibili è detto pica (o picacismo).

La voglia di mangiare ghiaccio è la più frequente, altre forme di pica si manifestano attraverso il desiderio di mangiare amido, carta o gesso, e i pazienti di solito non riescono a controllare volontariamente questo comportamento. Il legame tra la pica e la carenza di ferro non è nota con esattezza, ma se vi rendete conto che avete voglia di mangiare uno di questi materiali, o comunque qualcosa di non commestibile, parlatene con il vostro medico.

Diagnosi

Non esiste alcun modo sicuro per capire autonomamente se i sintomi di cui soffrite siano direttamente imputabili all’anemia.

Per una diagnosi certa il medico o lo specialista dovranno stabilire con esattezza il livello di emoglobina sottoponendovi all’esame del sangue (emocromo completo). Se i risultati indicano che siete anemici, i sintomi di cui soffrite potrebbero essere provocati dalla carenza di ossigeno, se i sintomi migliorano dopo che l’anemia è stata curata è ragionevole pensare che fossero causati proprio da questa patologia.

Valori critici dell’emoglobina e dell’ematocrito per l’anemia (Fonte: WHO. Worldwide Prevalence of Anaemia 1993-2005).
I valori sono indicativi: alcuni medici ritengono che le soglie per gli adulti dovrebbero essere maggiori.
Età(anni)/sesso Emoglobina (g/dL) Ematocrito (%)
Bambini (0.5-4) 11.0 33
Bambini (5-12) 11.5 35
Adolescenti (12-15) 12.0 36
Uomini 13.0 39
Donne 12.0 36
Gestanti 11.0 33

L’anemia si verifica quando il paziente presenta una carenza di globuli rossi e viene diagnosticata misurando il livello di emoglobina, la sostanza presente nei globuli rossi che trasporta e rilascia l’ossigeno in tutto l’organismo.

Il medico può capire se siete anemici prescrivendovi un normale esame del sangue (emocromo completo), che indica sia il livello di emoglobina sia quello dell’ematocrito (la percentuale di globuli rossi in un campione di sangue).

La misurazione dell’emoglobina è il metodo più comune per diagnosticare l’anemia, ma possono essere usati anche i valori dell’ematocrito. Il valore o l’intervallo di valori normale per questi due indicatori varia a seconda del genere e dell’età del paziente.

Dopo la diagnosi spesso il medico dovrà ricorrere ad ulteriori esami, ad esempio a quello della sideremia (concentrazione di ferro nel sangue), per capire qual è la causa e di conseguenza la terapia migliore.

L’anemia, successivamente, può essere classificata come lieve, moderata o grave, a seconda di quanto il livello dell’emoglobina è inferiore alla media. Ricordiamo che le forme di anemia che si sviluppano in breve tempo, ad esempio in poche ore o in pochi giorni, provocheranno più sintomi rispetto a quelle che insorgono gradualmente nel giro di alcuni mesi o di alcuni anni.

Gravità dell’anemia (Fonte: Elsevier Oncology. Guide to Oncology Drugs and Regimens 2006)
Gravità Emoglobina (g/dL) Sintomi Interventi medici
Lieve 9.5-13.0 Spesso è asintomatica Spesso non viene curata
Moderata 8.0-9.5 Ci possono essere sintomi Deve essere curata per prevenire le complicazioni
Grave 8.0 Di norma ci sono sintomi Può mettere in pericolo la vita del paziente e deve essere curata con tempestività

Esami e diagnosi

Se dagli esami dell’emoglobina e dell’ematocrito descritti in precedenza risulta che siete anemici, il medico può richiedere ulteriori accertamenti per capire la causa, la gravità e la terapia adatta per il disturbo. Il medico, ad esempio, può decidere di sottoporvi agli esami seguenti:

Visita medica

Il primo passo per giungere alla diagnosi è la visita medica, che serve per capire se soffrite dei sintomi o di eventuali complicazioni dell’anemia. Il medico potrà rivolgervi alcune delle domande seguenti per capire se soffrite di patologie che potrebbero causare l’anemia:

  • In passato lei o qualche suo familiare avete sofferto di anemia?
  • Ha un ciclo mestruale abbondante?
  • Ha mai notato del sangue nelle feci o altri sintomi di emorragia?
  • Che cosa mangia di solito?
  • Ha mai sofferto di ulcera?
  • Assume regolarmente l’aspirina o farmaci antinfiammatori?

Emorragie e sanguinamento

Fra le cause frequenti ricordiamo le emorragie o i sanguinamenti occulti, che possono passare inosservati finché non si inizia a soffrire di anemia. Se il medico sospetta che nel vostro organismo sia in corso un sanguinamento occulto, la causa può essere diagnosticata usando esami di diverso tipo: uno dei primi ad essere normalmente prescritto è l’esame del sangue occulto nelle feci, che controlla le feci alla ricerca di sangue e può individuarne anche quantità minime invisibili ad occhio nudo.

Quest’esame, semplice e non invasivo, viene eseguito ponendo un piccolo campione di feci su una cartina trattata con sostanze chimiche, il campione viene poi coperto con una soluzione chimica: se la cartina diventa blu significa che c’è del sangue all’interno del campione.

Carenza di vitamine

Il medico può decidere di controllare i livelli di folati, vitamina B12 e vitamina C nel sangue, per capire se l’anemia è causata da una carenza di vitamine.

Carenza di ferro

La carenza di ferro è la causa più frequente dell’anemia, quindi il medico può farvi eseguire diversi esami del sangue per determinare i livelli di ferro (sideremia) nel sangue. Gli esami più comuni sono:

  • Ferritina sierica. La ferritina è una proteina che aiuta a immagazzinare il ferro nell’organismo. I risultati di quest’esame aiutano il medico a capire quanto del ferro immagazzinato nell’organismo viene consumato.
  • Transferrina o TIBC (capacità totale di legare il ferro). La trasferrina è una proteina che trasporta il ferro nel sangue. La TIBC misura la parte di trasferrina nel sangue che non trasporta il ferro. Chi soffre di anemia sideropenica presenta una gran quantità di trasferrina che non trasporta il ferro.

Patologie croniche

L’anemia può essere il primo sintomo di una malattia grave, quindi comprenderne la causa è molto importante. La diagnosi può essere difficile, soprattutto nei pazienti anziani, malnutriti o affetti da patologie croniche, in cui la malattia può essere causata da diversi fattori.

Cura e terapia

Il tempo necessario a trarre sollievo dipende dalla gravità dell’anemia all’inizio della cura e dal tipo di terapia al quale vi state sottoponendo; comunicare tempestivamente e correttamente con il vostro medico lo aiuterà a prescrivervi il trattamento migliore a seconda della causa. È fondamentale parlare con il vostro medico dei rischi e dei benefici di tutte le possibili terapie prima di iniziare la terapia.

In caso di trasfusione il livello dell’emoglobina probabilmente ritornerà subito a valori normali ed anche i sintomi potrebbero iniziare a regredire molto velocemente, diversamente l’organismo dovrà fabbricare una significativa quantità di nuovi globuli rossi prima di avvertire un beneficio tangibile ai sintomi; affinché questo accada sono necessari circa 5-7 giorni e il livello dell’emoglobina probabilmente non aumenterà prima di 2-3 settimane dall’inizio delle terapie a base di agenti di stimolazione dell’eritropoiesi (ESA), oppure più comunemente di integratori integratori di ferro o di vitamine.

Le dosi terapeutiche di ferro (50-60 mg di ferro due volte al giorno per bocca) mirano ad aumentare i livelli di emoglobina di 0,7-1 g/dL a settimana.

Per accumulare il ferro nell’organismo e prevenire le ricadute, probabilmente dovrete continuare ad assumere l’integratore per alcuni mesi, quindi è fondamentale seguire scrupolosamente la prescrizione del medico e non interrompere la terapia, anche se i sintomi sono scomparsi del tutto o in parte.

Cosa mangiare in caso di anemia?

Nel caso in cui l’anemia sia causata da una carenza di ferro la prima strategia posta in essere consiste in genere nell’aumento dell’assunzione del minerale attraverso la dieta o con un’integrazione.

Il ferro può essere assunto essenzialmente da due categorie di alimenti:

  • animali,
  • vegetali.

Il ferro proveniente da fonti animali è noto come ferro eme e si trova nella carne e nel pesce. Il ferro presente nelle piante è noto come ferro non eme e si trova in verdure, cereali e legumi; tendenzialmente il ferro eme è meglio assorbito dal corpo rispetto al ferro non eme, ma sottolineiamo che, a dispetto di quanto si pensa, una dieta vegetariana ben pianificata non aumenta il rischio di anemia, rischio che si corre in caso di improvvisazione del regime alimentare.

Per aumentare l’assorbimento del ferro non eme è particolarmente utile consumarlo insieme ad alimenti ricchi di vitamina C, come ad esempio spremute e frutta/verdura come

  • broccoli,
  • kiwi,
  • verdure a foglia verde,
  • meloni,
  • arance,
  • peperoni,
  • fragole,
  • pomodori.

In caso di dieta vegana ricordiamo infine la necessità tassativa di assumere vitamina B12 in forma di integratori.

Per approfondire gli aspetti dietetici si rimanda ai seguenti articoli:

Nausea e/o costipazione quando si assumono gli integratori di ferro

Molti pazienti che assumono gli integratori di ferro avvertono effetti collaterali che rendono difficile attenersi ai dosaggi prescritti; si stima che fino al 25% dei pazienti che assumono integratori di ferro avverta effetti collaterali a livello dell’apparato digerente, che nella maggior parte dei casi si tratta di nausea e/o costipazione.

Gli integratori di ferro sono assorbiti meglio se assunti un’ora prima dei pasti, tuttavia il medico potrebbe consigliarvi di assumerli durante i pasti per diminuire la nausea. Anche iniziare con metà della dose prescritta e aumentare gradualmente fino alla dose completa può essere utile per minimizzare gli effetti collaterali

Ho seguito la terapia con gli integratori prescritti dal medico: perché i sintomi non sono scomparsi?

Il motivo più frequente per cui la terapia a base di integratori di ferro non dà i risultati sperati sta nella mancata assunzione o nell’assunzione scorretta dell’integratore; la quantità di ferro assorbita diminuisce all’aumentare della dose, proprio per questo si consiglia di assumere l’integratore dividendolo in due o tre dosi assunte a intervalli regolari.

Per minimizzare gli effetti collaterali gli integratori di ferro spesso sono assunti durante i pasti, ma è importante notare che l’assorbimento del ferro potrebbe diminuire addirittura del 40-68%: in questo modo, quindi, si assume meno ferro e sarà necessario continuare la terapia con l’integratore per un periodo più lungo per ottenere lo stesso effetto.

Anemia nella donna

Ciclo mestruale

Una mestruazione abbondante (menorragia) è una delle cause frequenti di anemia sideropenica nelle donne; la menorragia colpisce almeno una volta nella vita una percentuale variabile tra il 10 e il 15 per cento delle donne e tra di esse, il 20 per cento circa finirà per soffrire di anemia sideropenica.

È possibile, almeno inizialmente, integrare il ferro perso con le mestruazioni assumendo una maggior quantità di alimenti ricchi di ferro, però, in seguito, possono essere necessari gli integratori per uso orale. Esponete le vostre preoccupazioni e i vostri dubbi al medico o al ginecologo.

Fibromi uterini e anemia

L’anemia nella donna può essere causata da un flusso mestruale abbondante connesso ai fibromi uterini, dei tumori benigni dell’utero molto diffusi nelle donne in età fertile.

Non si trasformano praticamente mai in tumori maligni e non rappresentano un fattore di rischio per il cancro.

Per prevenire l’anemia sideropenica può essere necessario non solo seguire una dieta sana, ma anche ricorrere agli integratori di ferro.

Anemia e gravidanza

La gravidanza è una situazione in cui l’organismo della madre diventa più esigente perché deve provvedere non solo a se stesso, ma anche al bambino che sta crescendo.

L’organismo della donna deve ricevere ferro e folati in quantità sufficiente, in modo da poter fabbricare una quantità adeguata di globuli rossi. La maggior parte dei casi di anemia durante la gravidanza deriva dall’aumento del fabbisogno di ferro, si stima che le gestanti abbiano bisogno del 50% circa di ferro in più durante la gravidanza, e cioè il loro fabbisogno passi da 18 a 27 milligrammi (mg) al giorno.

Una dieta sana, da sola, può fornire soltanto 12-14 mg di ferro al giorno, molto meno di quanto sarebbe necessario per la futura mamma, quindi per prevenire l’anemia sideropenica in gravidanza spesso le gestanti devono assumere gli integratori di ferro.

Il CDC (Rete Americana dei centri per il controllo e la prevenzione delle malattie) consiglia a tutte le gestanti di assumere ogni giorno una quantità di 30 mg di ferro sotto forma di integratore. La futura madre, inoltre, dovrebbe rimanere in contatto con il medico e con il ginecologo e seguire una dieta sana che comprenda alimenti ricchi di ferro e folati, come il fegato e i vegetali a foglia verde scura.

Parto ed anemia postpartum

Il 10% circa delle donne soffre di anemia entro i primi sei mesi dal parto ed il 4% ne soffre per un periodo che può durare fino a 12 mesi.

L’anemia che compare nelle fasi successive al parto è detta anemia postpartum e di solito è causata dalla carenza di ferro; le madri che ne soffrono di norma

  • hanno perso molto sangue durante il parto,
  • hanno messo al mondo due o più gemelli,
  • oppure erano già anemiche nel terzo trimestre di gravidanza.

In ogni caso, perdere molto sangue o avere poco ferro nel sangue è un fattore di rischio per l’anemia.

Dopo il parto l’organismo della madre deve iniziare a fabbricare nuovi globuli rossi, per far questo ha bisogno di una quantità di ferro sufficiente per produrre l’emoglobina, cioè la parte dei globuli rossi che trasporta l’ossigeno in tutto l’organismo. Se la donna non ha una scorta sufficiente di ferro l’organismo non è in grado di aumentare i livelli di emoglobina e rimediare all’anemia. Per la carenza di ferro prima e dopo il parto, in alcuni casi, potrebbe essere necessaria una terapia. Rimanete in contatto con il medico o col ginecologo per aiutarlo a prevenire l’anemia durante la gravidanza e a curare l’eventuale anemia postpartum.

Miti da sfatare

Chi è anemico perde i capelli?

L’anemia non fa perdere i capelli, né temporaneamente né tantomeno per tutta la vita.

Alcuni pazienti anemici hanno tuttavia anche qualche altro problema di fondo che è la causa della caduta dei capelli: i fattori in grado di causare l’anemia, come

possono far cadere i capelli, quindi l’associazione tra la caduta dei capelli e l’anemia è piuttosto frequente.

Più nel dettaglio i motivi per cui si può iniziare a perdere i capelli sono svariati e tra di essi ricordiamo

Far presente la caduta dei capelli improvvisa e i sintomi connessi all’anemia può servire al medico per elaborare una terapia adatta al vostro caso e basata sulle cause esatte dei sintomi.

Chi non dorme abbastanza diventa anemico?

La carenza di sonno e l’insonnia non provocano direttamente anemia, ma alcuni pazienti ritengono che i due disturbi siano collegati perché chi è anemico e chi non dorme abbastanza possono soffrire di sintomi simili.

Tra i sintomi in comune ricordiamo:

  • affaticamento,
  • debolezza,
  • irritabilità,
  • problemi di concentrazione.

Anche se la connessione non è stata dimostrata, è probabile che il motivo per cui non si dorme, ad esempio una malattia o un disturbo generico, possa contribuire anche alla comparsa dell’anemia.

La donazione di sangue influenza i livelli circolanti di ferro?

Sì, ogni volta che si dona l’organismo perde mediamente circa 250 mg di ferro, perdita riflessa anche dalla diminuzione dei valori ematici di ferritina sierica (e non dalla sideremia, che rimane più o meno costante).

I livelli tornano ovviamente nella norma dopo qualche tempo.

Domande e risposte

Cosa mangiare in caso di anemia?
La risposta è, purtroppo, dipende; dipende perché è il tipo di anemia che determina le scelte alimentari.

Quando è ad esempio dovuta a carenza di ferro è consigliabile consumare alimenti che ne sono ricchi (carni magre, pesce, legumi, cereali integrali, ...), avendo cura di associare una fonte di vitamina C come una spremuta d'arancia durante lo stesso pasto.

In caso caso anemia mediterranea, al contrario, gli alimenti ricchi di ferro sono da evitare (o da limitare, a seconda della forma di cui si è portatore).

Ci sono poi anemie causate dalla carenza di acido folico e/o vitamina B12 che andranno trattate integrando queste due sostanze e così via; appare quindi chiaro come sia indispensabile chiarire con il medico la forma di anemia e l'approccio dietetico da utilizzare.
Cos'è l'anemia?
Per anemia s'intende una condizione in cui la quantità di globuli rossi circolante nel sangue non è sufficiente a trasportare abbastanza ossigeno da soddisfare i bisogni dell'organismo; può essere valutata anche attraverso un esame del sangue che misuri il valore di emoglobina (una proteina contenuta all'interno dei globuli rossi).

Sebbene sia una malattia molto comune, spesso si dà per scontato che la causa sia la carenza di ferro nella dieta, ma questa è solo una delle possibili forme (anemia sideropenica).
Cos'è l'anemia mediterranea?
L'anemia mediterranea è una malattia ereditaria in cui l'organismo produce una quantità insufficiente di emoglobina e distrugge i globuli rossi ad una velocità superiore al normale; la conseguenza è una ridotta ossigenazione dei tessuti, ma è possibile manifestarla in diverse forme, molto differenti per gravità dei sintomi e decorso.
Cos'è l'anemia perniciosa?
L'anemia perniciosa è una malattia legata alla carenza di vitamina B12, necessaria alla maturazione dei globuli rossi, per esempio dovuta ad un diminuito assorbimento o ad un insufficiente apporto con la dieta.
Cos'è l'anemia sideropenica?
È la forma di anemia più comune e dovuta ad una carenza di ferro (per apporto insufficiente, ridotto assorbimento, eccessiva perdita, ...).
Cos'è l'anemia falciforme?
È una malattia genetica in cui l'organismo produce globuli rossi con una forma alterata (a forme di falce), che non consente loro un efficace scorrimento nei casi sanguigni.
Cos'è l'anemia emolitica?
È un insieme di malattie accomunate da una eccessiva e/o prematura distruzione dei globuli rossi circolanti che, nei casi più gravi, non può essere compensata dalla produzione che avviene nel midollo osseo. Tra le cause più comuni ricordiamo alcuni farmaci, malattie genetiche, infezioni, ...
Cos'è l'anemia aplastica?
È una forma di anemia caratterizzata da un'insufficiente produzione di globuli rossi a livello del midollo osseo.
Cos'è l'anemia megaloblastica?
È il termine che fa riferimento ad un gruppo di patologie caratterizzate da macrocitosi, ossia dalla presenza di globuli rossi più grandi del normale; sono in genere dovute a carenza di vitamina B12 e/o di acido folico, più raramente a disturbi congeniti del metabolismo o ad effetti indesiderati di alcuni farmaci.
Come curare l'anemia?
La terapia dell'anemia è strettamente dipendente dalla causa e non è possibile generalizzare il trattamento necessario (in alcuni casi l'approccio può essere addirittura opposto tra due forme differenti).
Cosa comporta l'anemia?
Forme diverse hanno conseguenze differenti, ma in genere i sintomi che hanno in comune sono la stanchezza, spesso la prima manifestazione, affanno in caso di sforzo (come salire le scale), pallore ed eventualmente pica (desiderio di mangiare materiali non commestibili come ghiaccio, cartone, terra, ...).

La presenza di sintomi non è sempre proporzionale alla gravità degli esami del sangue, perché soggetti diversi manifestano disturbi differenti, anche in base alla velocità con cui si è sviluppata nel tempo l'anemia.
Anemia in gravidanza, quando preoccuparsi?
Lo sviluppo di anemia è piuttosto comune in gravidanza e, secondo le Linee Guida Italiane per una Gravidanza Fisiologica "i valori di emoglobina che definiscono l’anemia in gravidanza sono ancora controversi e variano in funzione dell’epoca gestazionale. Nel Regno Unito viene considerato normale per le donne in gravidanza un valore maggiore o uguale a 11 g/dL nel primo trimestre e a 10,5 g/dL tra 28 e 30 settimane. Esiste un rischio aumentato di esiti neonatali sfavorevoli associati a valori di emoglobina molto bassi (<8,5 g/dL)".

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