Anemia falciforme: sintomi, genetica, cause e cura

Ultimo Aggiornamento: 244 giorni

Introduzione

La drepanocitosi, meglio nota come anemia falciforme (detta anche “sickle cell anemia”), è una malattia del sangue che riconosce una causa genetica. L’anemia falciforme rientra nelle cosiddette emoglobinopatie, difetti cioè della struttura molecolare dell’emoglobina, la proteina che lega e trasporta l’ossigeno nel sangue.

L’emoglobina è di norma formata da quattro subunità proteiche, chiamate anche “catene”, di cui se ne individuano rispettivamente due alfa e due beta; nell’anemia falciforme le catene beta sono sostituite da catene S, di conformazione alterata a causa di un difetto genetico. La presenza dell’emoglobina S ha come conseguenza un’alterazione della forma dei globuli rossi, che invece della classica morfologia a disco biconcavo risultano a forma di falce. Ciò comporta un disturbo del circolo, poiché il sangue costituito da questi globuli rossi di forma anomala non riesce a scorrere normalmente nei vasi sanguigni, soprattutto in quelli più piccoli (capillari), dove i globuli rossi anormali, meno elastici, tendono a formare aggregati e occludere quindi i vasi.

La deformazione dei globuli rossi comporta quindi:

  • un’alterazione del trasporto dell’ossigeno a livello dei tessuti,
  • una precoce distruzione dei globuli rossi, che causa a sua volta anemia (ridotto quantitativo di emoglobina circolante) e ulteriori problematiche dovute al fatto che i globuli rossi così conformati tendono a ostruire i vasi sanguigni, causando problemi del circolo.
Rappresentazione grafica delle differenze cellulari nell'anemia falciforme

iStock.com/ttsz

Cause e genetica

Le emoglobinopatie, benché siano difetti qualitativi e non quantitativi dell’emoglobina, possono causare quadri clinici di una certa rilevanza. Sono state descritte oltre 400 varianti emoglobiniche, più o meno rilevanti, tra cui la variante S causa dell’anemia falciforme.

L’emoglobina S è la più diffusa in Africa, dove l’anemia falciforme è una delle principali cause di morbilità e mortalità, in India e nel sud dell’Arabia, ma è una problematica riscontrabile in tutte le popolazioni in cui vi sia stata migrazione di soggetti di origine africana, Italia compresa (la frequenza più alta della malattia si registra nelle regioni del Sud, soprattutto in Sicilia).

La causa dell’anemia falciforme è una mutazione, cioè un’alterazione genetica che provoca la formazione di emoglobina strutturalmente anomala. Essendo un difetto genetico, questo può essere trasmesso alle generazioni successive:

  • la malattia si presenta in omozigosi, ciò significa che si manifesta quando il soggetto presenta entrambe le copie del gene (una di origine paterna e l’altra di origine materna) mutate;
  • esistono anche i portatori sani, soggetti che hanno cioè una sola copia del gene alterato, mentre l’altra è normale e normalmente funzionante; questo implica che un figlio di due portatori sani abbia il 25% di possibilità di nascere malato (quindi omozigote), il 25% di essere sano e il 50% di essere a sua volta portatore;
  • un genitore sano e l’altro portatore possono invece avere un figlio portatore nel 50% dei casi e un figlio sano nell’altro 50%. I portatori sani non sono dunque da considerare malati di anemia falciforme, in quanto producono emoglobina del tutto normale.

Sintomi

L’anemia falciforme può manifestarsi con quadri clinici molto eterogenei.

La sintomatologia della crisi di falcizzazione ha caratteristiche variabili e sintomi che includono:

  • dolori di varia entità e in molteplici distretti corporei, dovuti alle crisi vaso-occlusive; il dolore e la tumefazione a livello delle dita di mani e piedi sono dovuti all’occlusione dei capillari da parte dei globuli rossi a falce. Le crisi occlusive si presentano con tempistiche variabili, con una latenza variabile da giorni a mesi e i dolori compaiono improvvisamente, a causa dello scarso afflusso di sangue nella zona interessata;
  • anemia cronica, a causa della precoce distruzione dei globuli rossi contenenti emoglobina S, che presentano un’emivita di gran lunga inferiore rispetto al normale (20 giorni invece di 120 dei globuli rossi normali); l’anemia a sua volta comporta la presenza di spossatezza (astenia), fiato corto, pallore;
  • incidenti cerebrali vascolari, da fenomeni occlusivi soprattutto a livello dei piccoli vasi che causano ischemie e microinfarti;
  • sindrome polmonare acuta: è una delle complicazioni più pericolose della malattia, dovuta all’infiltrazione dei globuli rossi nel circolo polmonare e/o alla conseguente infezione (polmonite);
  • progressivo deterioramento della funzionalità di organi e tessuti colpiti ripetutamente dalle crisi vaso-occlusive; è in particolare interessata la milza, che è l’organo deputato alla distruzione dei globuli rossi e assume un ruolo importante nel combattere le infezioni, che possono dunque risultare molto pericolose;
  • infezioni a livello respiratorio (broncopolmoniti), del sistema nervoso (meningiti), osseo (osteomieliti), di varia entità fino alla sepsi (quadro di infezione generalizzata).

Diagnosi

La diagnosi si basa su:

  • quadro clinico caratterizzato da una sintomatologia compatibile,
  • accurata anamnesi familiare,
  • specifici esami sul sangue (rilevazione della presenza dell’emoglobina S mediante metodo elettroforetico); la definizione precisa della variante emoglobinica può richiedere ulteriori indagini eseguite in laboratori specialistici (test genetici).

Attualmente è previsto uno screening neonatale dell’anemia falciforme, essenziale per una diagnosi precoce, in modo da attuare il trattamento quanto prima ed evitare quindi le possibili complicazioni e i danni irreparabili che la patologia comporta.

Cura

Il trattamento dell’anemia falciforme deve essere il più precoce possibile ai fini della prevenzione delle temibili complicanze; le misure terapeutiche prevedono:

  • trasfusioni di sangue, in modo da ridurre la concentrazione di emoglobina S circolante e trattare l’anemia, prevenire ictus e ischemia, ridurre i dolori cronici;
  • antibiotici per il trattamento delle infezioni;
  • farmaci per il controllo del dolore delle cris;i
  • utilizzo dell’idrossiurea, un farmaco inserito di recente nel trattamento dell’anemia falciforme, che aiuta a ridurre la frequenza delle crisi dolorose e delle trasfusioni; questo farmaco ha anche la capacità di aumentare la produzione di emoglobina fetale, la forma di emoglobina presente nella vita fetale e che non viene più prodotta nell’adulto. La presenza di emoglobina fetale riduce la concentrazione di emoglobina S, limitando la sintomatologia. Il trattamento con idrossiurea può avere effetti collaterali anche importanti, per cui viene somministrato sotto stretto controllo medico e solo dopo appropriata prescrizione specialistica;
  • acido folico, utile nella prevenzione dell’anemia;
  • infusione di liquidi, utile a prevenire le crisi dolorose;
  • trapianto di midollo, indicato in casi selezionati, in base alla gravità della malattia.

 

A cura della Dr.ssa Elisabetta Fabiani

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Domande e risposte
  1. Anonimo

    È possibile in qualche modo prevenire l’anemia?

    1. Dr. Roberto Gindro (farmacista)
      Dr. Roberto Gindro (farmacista)

      Intende quella falciforme? Purtroppo non c’è modo, in caso di dubbi (condizione di portatore sano, parenti affetti, …) consiglio una consulenza genetica prima di iniziare una ricerca di gravidanza.