Stent cardiaco ed angioplastica coronarica, quello che devi sapere

a cura di Dr. Roberto Gindro -Ultimo Aggiornamento: 16 agosto 2019

Introduzione

Lo stent è un tubicino in rete metallica usato per riparare le arterie ostruite o indebolite (le arterie sono i vasi sanguigni che trasportano il sangue dal cuore alle altre parti dell’organismo).

Il posizionamento di uno o più stent di solito avviene durante un intervento di angioplastica, una procedura eseguita per ripristinare la normale circolazione sanguigna nelle arterie ostruite o bloccate: lo stent serve a impedire che le arterie si ostruiscano o si blocchino di nuovo.

Lo stent, inoltre, può essere posizionato in un’arteria fragile per migliorare la circolazione e per evitare che l’arteria si dilati (aneurisma) o si laceri.

Gli stent normalmente sono fatti di rete metallica, ma in alcuni casi possono essere di materiale diverso (tessuto) per poter essere utilizzati anche nelle arterie più grandi (stent a innesto).

Stent metallico

iStock.com/marvinh

Ne esistono infine rivestiti di farmaci che vengono rilasciati nell’arteria in modo graduale e continuo: sono detti stent a eluizione e i farmaci impediscono alle arterie di ostruirsi una seconda volta.

A cosa serve

Le malattie coronariche, o coronaropatie, sono condizioni caratterizzate dall’accumulo di placche di sostanze grasse all’interno delle arterie coronarie, cioè delle arterie che irrorano il cuore; le placche , riducendo l’afflusso di sangue, limitano l’ossigeno destinato a soddisfare le necessità del cuore.

Schematizzazione della coronaropatia

iStock.com/wowwa

I disturbi coronarici possono essere causati da condizioni quali

Se le coronarie sono ostruite o bloccate il sangue ossigenato non può raggiungere il muscolo cardiaco, quindi si può soffrire di angina (ostruzione parziale) o avere un infarto;

  • mentre l’angina normalmente viene trattata con farmaci, si rende necessaria un’angioplastica coronarica nei casi più gravi, quando i medicinali diventano insufficienti;
  • le angioplastiche coronariche sono spesso utilizzate anche come trattamento di emergenza dopo un infarto.

Durante un intervento di angioplastica, effettuato spesso nel corso di una coronarografia, il chirurgo usa un palloncino che si gonfia all’interno dell’arteria e va a comprimere la placca contro le pareti, ripristinando così la circolazione. L’angioplastica migliora la circolazione diretta verso il cuore, facendo diminuire l’angina e gli altri sintomi dei disturbi coronarici.

Se l’arteria non è troppo piccola i chirurghi di solito posizionano lo stent al suo interno durante l’intervento di angioplastica, lo stent sostiene la parete arteriosa e fa diminuire il rischio di ulteriori ostruzioni o blocchi.

Dopo l’angioplastica coronarica rimane una possibilità variabile dal 10 al 20 per cento che le arterie si restringano o si richiudano nel primo anno dopo l’intervento, se non si usasse lo stent il rischio sarebbe circa doppio.

Prima dell’intervento

Per la maggior parte degli interventi di angioplastica coronarica è necessario essere ricoverati per una notte in ospedale e farsi poi riaccompagnare a casa da un famigliare o da un amico. Chiedete al medico:

  • Quando iniziare il digiuno e smettere di bere prima del ricovero (in genere da 4 a 6 ore prima dell’intervento).
  • Quali farmaci è possibile assumere il giorno dell’intervento.
  • Quando si deve in ospedale e dove si deve andare.
  • Se soffrite di diabete, disturbi renali o altre malattie, chiedete al medico se dovrete seguire particolari precauzioni durante o dopo l’intervento per evitare le complicazioni.

Prima dell’intervento il medico vi comunicherà quali farmaci dovrete probabilmente assumere dopo il posizionamento dello stent: questi farmaci servono a impedire la formazione di trombi.

Durante l’intervento

Quanto dura?

Un’angioplastica coronarica di solito dura tra 30 minuti e 2 ore.

Che anestesia serve?

È in genere sufficiente la sola anestesia locale nel punto d’ingresso che usa il chirurgo, mentre solo raramente serve ricorrere all’anestesia generale.

Come avviene?

Prima dell’intervento saranno somministrati farmaci che vi aiuteranno a rilassarvi, sarete svegli e in posizione supina e dovrete seguire le indicazioni del medico.

Per posizionare lo stent il chirurgo pratica una piccola incisione in un’arteria del polso o a livello  dell’inguine, in cui inserisce un piccolo catetere (tubicino flessibile), munito ad un’estremità di una specie di palloncino sgonfio.

Intorno al palloncino sgonfio può essere collocato lo stent. L’estremità del catetere viene quindi guidata fino alla zona ostruita dell’arteria, seguendo il percorso mediante una speciale ripresa radiografica, che aiuta il chirurgo a posizionarlo correttamente all’interno del vaso sanguigno.

Una volta che il catetere si trova nella zona dell’arteria da “riparare”:

  1. Il chirurgo usa un mezzo di contrasto liquido per vedere meglio le zone ostruite dell’arteria.
  2. Gonfia quindi il palloncino per circa 30 secondi, così da comprimere la placca spingendola verso le pareti dell’arteria; questa procedura potrebbe essere ripetuta più volte, fino ad ottenere una dilatazione sufficiente.
  3. Un secondo palloncino dotato di stent inizialmente chiuso viene introdotto nell’arteria, dove viene gonfiato con l’obiettivo di aprire lo stent e posizionarlo a sostegno del vaso sanguigno.
  4. Il palloncino quindi viene sgonfiato e rimosso insieme al catetere. Lo stent rimane all’interno dell’arteria. Le cellule dell’arteria proliferano e vanno a coprire la rete dello stent, creando una parete interna che assomiglia alla normale parete del vaso sanguigno.
Rappresentazione grafica del posizionamento di uno stent

La figura illustra il posizionamento di uno stent all’interno di un’arteria in cui si è formata una placca. (iStock.com/blueringmedia)

Fa male?

La zona in cui sarà inserito il catetere sarà anestetizzata e non sentirete nulla quando il medico guiderà il catetere, il palloncino e lo stent nell’arteria. Probabilmente avvertirete un leggero dolore quando verrà gonfiato il palloncino che porterà lo stent nella posizione corretta.

Sono possibili battiti anomali e/o mancati durante la procedura, che tuttavia non devono causare particolare preoccupazione perché del tutto normali.

Per quanto tempo rimarrà in posizione lo stent?

Lo stent è costruito con specifiche leghe metalliche in grado di garantire una durata virtualmente infinita; in assenza di complicazioni entro i primi 6-12 mesi dall’applicazione si può ragionevolmente ritenere che rimarrà in posizione per tutta la vita del paziente, rendendo altamente improbabile un nuovo blocco nella stessa arteria (un paziente su 100).

Quanti stent si possono mettere?

Non c’è un vero e proprio limite al numero di stent che è possibile applicare, con casi di pazienti che sono portatori di anche di 10 stent ed oltre.

Dopo l’intervento

Convalescenza

Dopo l’intervento di angioplastica viene rimosso il catetere e il sito dell’incisione viene priam suturato e poi medicato.

Durante la convalescenza gli infermieri vi controlleranno regolarmente la pressione e la frequenza cardiaca ed esamineranno il punto d’ingresso del catetere per escludere che la ferita sanguini. Alla fine potrebbero comparire un piccolo livido ed eventualmente anche una piccola cicatrice dura al tatto nel punto in cui è stato inserito il catetere. La zona potrà far male o bruciare leggermente per circa una settimana.

Vi consigliamo però di chiamare il medico se:

  • La ferita sanguina continuamente o copiosamente e la medicazione non è sufficiente per fermare il sangue.
  • La ferita o le zone circostanti fanno male, sono gonfie o arrossate o ci sono altri segni di infezione.

La degenza di un’angioplastica coronarica pianificata (non effettuata cioè in regime di emergenza) termina in genere il giorno stesso o al più tardi due giorni dopo, mentre in caso di procedura post-infarto i tempi potrebbero dilatarsi fino a 5-6 giorni.

Precauzioni per il dopo-intervento

Anticoagulanti

Dopo l’intervento il medico probabilmente vi prescriverà l’aspirina (in dosi basse, per esempio sotto forma di Cardioaspirin®) e un altro anticoagulante, per evitare che si formino dei trombi in corrispondenza dello stent. I trombi possono causare un infarto, un ictus o altri problemi gravi.

Se lo stent impiantato è in metallo, il medico probabilmente vi prescriverà la terapia con aspirina e clopidogrel per almeno un mese, se invece lo stent è a eluizione la terapia potrà continuare anche per più di un anno. Il medico lavorerà insieme a voi per scegliere la terapia migliore.

Il rischio di formazione di trombi aumenta considerevolmente se interrompete la terapia con gli anticoagulanti prima del termine prescritto dal medico, quindi è fondamentale seguire la prescrizione con attenzione. Il medico potrà consigliare di seguire per tutta la vita una terapia a base di aspirina.

Se, durante la terapia con gli anticoagulanti, dovete sottoporvi a un intervento chirurgico, chiedete al vostro medico se è consigliabile attendere la fine della terapia prima di farvi operare. Gli anticoagulanti, infatti, aumentano il rischio di emorragie.

Oltre all’aumento del rischio di emorragie, gli anticoagulanti possono causare altri effetti collaterali, come le reazioni allergiche. Chiedete al vostro medico come fare per diminuire il rischio di effetti collaterali.

Altre precauzioni

Per un certo periodo dopo l’intervento è consigliabile evitare gli sforzi e cercare di non sollevare pesi. Il medico vi dirà quando potrete riprendere le normali attività.

Se il vostro stent è di metallo, non è consigliabile sottoporsi alla risonanza magnetica (MRI) nei primi due mesi dopo l’intervento. I metal detector usati ad esempio negli aeroporti, invece, non hanno alcuna controindicazione, infatti lo stent non li farà scattare.

Se invece avete uno stent aortico in tessuto, il medico probabilmente vi consiglierà di effettuare esami di follow-up periodici (ad esempio la radiografia toracica) per il primo anno dopo l’intervento. Dopo il primo anno, probabilmente dovrete effettuare gli stessi esami con cadenza annuale.

Rischi e complicazioni

Rischi connessi all’angioplastica

L’angioplastica, l’intervento usato per posizionare gli stent, è un intervento piuttosto comune, tuttavia presenta minime possibilità di complicazioni gravi, ad esempio:

  • emorragia dal sito in cui è stato inserito il catetere,
  • lesioni ai vasi sanguigni dovute al catetere,
  • aritmia (irregolarità del battito cardiaco),
  • lesioni ai reni, causate dal mezzo di contrasto usato durante l’intervento,
  • reazione allergica al mezzo di contrasto usato durante l’intervento,
  • infezione.

Un altro problema che si può verificare dopo l’angioplastica è la crescita eccessiva del tessuto in corrispondenza dello stent: l’arteria si può restringere o chiudere una seconda volta e si ha la cosiddetta restenosi.

È possibile evitare la restenosi usando gli stent a eluizione, rivestiti di farmaci che aiutano a impedire la crescita eccessiva dei tessuti.

In alternativa è possibile trattare il tessuto che circonda lo stent con le radiazioni: durante l’intervento il chirurgo inserisce nel catetere un cavo conduttore, in grado di emettere radiazioni; in questo modo le cellule che circondano lo stent non cresceranno e non andranno a ostruire l’arteria.

Restenosi di una coronaria con stent

Restenosi ed stent

Restenosi e stent

La figura illustra il processo di restenosi di un’arteria nella quale è stato impiantato uno stent: nella Figura A, lo stent è stato gonfiato, ed è andato a comprimere la placca, ripristinando la circolazione nell’arteria. Il riquadro A illustra, in sezione, la placca premuta contro le pareti e lo stent che ripristina la circolazione. Nella Figura B, dopo un po’ di tempo, il tessuto ricresce intorno allo stent, ostruendo parzialmente l’arteria e impedendo al sangue di circolare normalmente. Il riquadro B illustra, in sezione, il tessuto ricresciuto intorno allo stent.

Rischi connessi all’applicazione dello stent

Una percentuale variabile tra l’1 e il 2 per cento dei pazienti con stent arterioso svilupperà un trombo in corrispondenza dello stent. I trombi possono causare infarti, ictus o altri problemi gravi.

Il rischio di formazione di trombi è massimo nei primi mesi dopo l’intervento. Il medico probabilmente vi consiglierà di assumere l’aspirina o un altro anticoagulante, ad esempio il clopidogrel (Plavix®), per almeno un mese, o per almeno un anno dopo l’intervento. Gli anticoagulanti sono i farmaci che servono per impedire la formazione di trombi.

La lunghezza del periodo in cui dovrete assumere gli anticoagulanti dipende dal tipo di stent che vi è stato impiantato, il medico, probabilmente, vi consiglierà di continuare la terapia con l’aspirina per tutta la vita.

Gli stent a eluizione, usati frequentemente per mantenere aperte le arterie, potrebbero far aumentare il rischio di formazione di trombi potenzialmente pericolosi, tuttavia non ci sono prove certe che questi dispositivi facciano aumentare il rischio di infarto o di decesso, se usati correttamente.

Fonti e bibliografia

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Domande e risposte
  1. Anonimo

    Potrò riprendere la pratica della corsa (mi hanno applicato uno stent un paio di giorni fa)?

  2. Anonimo

    In caso di applicazione di stent quanto tempo serve alla ripresa?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Dipende dalla condizione iniziale: in genere si passano 1-2 notti in ospedale, di più in caso di infarto, per il resto i tempi di ritorno a una vita normale vanno concordati con il cardiologo.