Sedazione cosciente e profonda, quello che devi sapere

Ultima modifica 25.02.2020

Cosa significa sedazione?

Per sedazione s’intende una tecnica anestesiologica che porta ad un’alterazione della coscienza senza che siano alterate le funzioni cardiache e respiratorie del paziente. Grazie alla sedazione il paziente si trova in uno stato di rilassamento e riesce a tollerare procedure diagnostiche o terapeutiche che potrebbero altrimenti risultare spiacevoli.

Si distinguono diversi tipi di sedazione:

  • Sedazione cosciente o vigile, caratterizzata dal mantenimento della risposta del paziente ai segnali verbali. In questo tipo di sedazione sono mantenuti i riflessi protettivi delle vie aeree e il paziente conserva una funzione respiratoria indenne, per cui non necessita di essere intubato.
    La sedazione cosciente può essere effettuata dal medico anestesista o dallo stesso medico responsabile della procedura endoscopica; viene ottenuta principalmente mediante l’uso di farmaci appartenenti alla classe delle benzodiazepine (tipicamente con la somministrazione di Midazolam). Si tratta di una metodica sempre più utilizzata per le procedure endoscopiche, radiologiche ma anche odontoiatriche. Permette un buon controllo dello stato di ansia, anche nei bambini, e una diminuzione del tempo necessario per eseguire le varie procedure, che possono così essere condotte senza la necessità di interruzioni. La sedazione cosciente causa inoltre amnesia retrograda, per cui il paziente non avrà ricordi negativi legati al dolore o al fastidio della procedura a cui è stato sottoposto.
    Può essere classificata in:
    • Minima, quando ha il solo scopo di aiutare il paziente nella gestione dell’ansia verso una procedura medica (ansiolisi)
    • Moderata/analgesia, quando viene utilizzata per aiutare nella gestione dello stress e del dolore dovuto ad esempio ad esami diagnostici come gastroscopie, colonscopie, cistoscopie, broncospie.
  • Sedazione profonda: la risposta del paziente agli stimoli verbali è confusa o addirittura assente. Il paziente continua comunque a respirare in modo autonomo anche se talvolta la respirazione spontanea può essere inadeguata. Per questo motivo la sedazione profonda può essere effettuata solo dal medico anestesista.
  • Anestesia generale, al contrario degli altri tipi di sedazione, in questo caso è previsto uno stato di totale incoscienza del paziente, che non può essere risvegliato nemmeno in seguito a stimolazioni dolorose. Durante l’anestesia generale il paziente è in uno stato di completa incoscienza ed è necessario l’uso di macchinari che sostituiscano la sua funzionalità respiratoria.

Indicazioni

Sedazione e diagnostica invasiva

La sedazione è utilizzata per le procedure di

È una metodica a cui si ricorre sempre più spesso, poiché permette un netto miglioramento della qualità delle procedure sia in termini di percezione da parte del paziente sia in termini di scrupolosità e completezza dell’esame.

Sedazione e chirurgia minore

La sedazione è utilizzata come accompagnamento dell’anestesia loco-regionale (anestesia locale, blocchi nervosi, anestesia spinale o epidurale) per rendere l’intervento chirurgico più sopportabile per il paziente e più facilmente eseguibile per il medico.

Questo approccio anestetico permette infatti un aumento del benessere per il paziente, ma anche una riduzione dei movimenti e delle risposte fisiologiche al dolore e alla paura. In questo modo l’intervento avrà durata minore e il paziente beneficerà di un più rapido recupero e una veloce dimissione.

Può essere pratica in caso d’interventi:

  • ortopedici (ad esempio chirurgia del piede, riduzione di lussazioni di spalla, riparazione di fratture ossee),
  • interventi di chirurgia plastica (ad esempio mastoplastica, otoplastica, blefaroplastica),
  • interventi di chirurgia dentale.

Sedazione in terapia intensiva

Nei reparti di terapia intensiva e rianimazione le condizioni dei pazienti rendono nella maggior parte dei casi necessario l’uso della sedazione per garantire un ragionevole grado di benessere per il paziente, ma soprattutto per agevolare le terapie e le manovre mediche a cui devono essere sottoposti.

I pazienti in terapia intensiva sono infatti quasi sempre intubati, di conseguenza non hanno una respirazione spontanea e autonoma e sono invece collegati ad un macchinario, il ventilatore, che li aiuta a respirare. Per facilitare la respirazione tramite il ventilatore è necessaria la sedazione del paziente.

Il livello di sedazione in terapia intensiva è variabile in base alle condizioni e necessità dei pazienti per cui:

  • Sedazione lieve, allo scopo di favorire uno stato di calma e gestire meglio lo stress legato al ricovero e alle condizioni cliniche;
  • Sedazione moderata, che consente una miglior risposta allo stress con conseguente minor consumo di ossigeno e una più efficace gestione del dolore;
  • Sedazione profonda, utile per esempio per i pazienti intubati. È stato dimostrato che in questi casi un maggior livello di sedazione conduce a vantaggi tangibili in termini di tempi di recupero delle funzioni vitali.

Sedazione profonda nelle cure palliative

La sedazione profonda nelle cure palliative ha lo scopo di ridurre e possibilmente annullare la percezione del dolore di una persona in fin di vita; viene utilizzata per addormentare la persona, senza abolire la respirazione spontanea.

Non deve essere confusa con l’eutanasia, in quanto la sedazione profonda non provoca la morte del paziente e non accelera in alcun modo il naturale percorso della malattia, ma semplicemente lo accompagna alleviandone le sofferenze fisiche ma anche e soprattutto quelle psichiche nelle fasi terminali della vita.

La sedazione profonda palliativa viene effettuata, previo consenso informato, tramite l’uso di farmaci iniettati senza soluzione di continuità in vena, in modo da ottenere una riduzione o abolizione dello stato di coscienza del paziente.

Controindicazioni

Tra le principali controindicazioni per la sedazione si annoverano:

  • reazioni allergiche ai farmaci utilizzati,
  • età avanzata,
  • gravidanza,
  • presenza di stati infettivi attivi (febbre superiore a 38°),
  • mancato digiuno il giorno della procedura,
  • assenza di accompagnatore,
  • documentata difficoltà alla ventilazione in una precedente sedazione/anestesia,
  • gravi problemi cardiovascolari.

Preparazione

Controlli medici

Qualche giorno prima della procedura il paziente esegue una visita per la valutazione delle condizioni cliniche e, se necessario, viene sottoposto ad esami del sangue.

Prima di poter procedere alla sedazione l’anestesista o il medico endoscopista ricostruisce una dettagliata anamnesi, attraverso una serie di domande rivolte al paziente, che comprende tra l’altro:

  • condizioni di salute generali,
  • interventi chirurgici passati,
  • malattie croniche (diabete, ipertensione, …),
  • eventuali problemi di coagulazione del sangue,
  • farmaci in uso, compresi eventuali integratori e fitoterapici,
  • allergie a farmaci o alimenti,
  • eventuali esperienze passate con l’anestesia o la sedazione.

Questo aiuterà il medico nella scelta dei farmaci più adatti per la sedazione.

Al paziente verranno inoltre fornite una serie di istruzioni comportamentali a cui attenersi che riguardano sia la preparazione all’esame/procedura a cui deve sottoporsi, sia il periodo successivo alla sedazione.

Il giorno dell’esame

Il giorno in cui si svolge la sedazione il paziente deve presentarsi a digiuno da qualsiasi alimento solido da almeno 6-8 ore e da acqua da almeno 2-3 ore; il digiuno è importante perché durante la sedazione può succedere che diminuiscano o vengano meno i riflessi protettivi delle vie aeree, con la pericolosa conseguenza che quanto eventualmente presente nello stomaco possa raggiungere i polmoni innescando una polmonite ab ingestis.

Per poter eseguire la procedura il paziente dev’essere accompagnato da un familiare o da una persona di fiducia.

La sedazione viene ottenuta mediante l’uso di farmaci anestetici/sedativi e analgesici. Generalmente i medicinali che permettono la sedazione vengono iniettati attraverso un piccolo ago cannula inserito in una vena del braccio, anche se talvolta può essere utilizzato un gas che viene respirato tramite una maschera appoggiata sul viso del paziente.

Medico che inietta un farmaco nel braccio di un paziente.

In genere la sedazione viene ottenuta attraverso la somministrazione di farmaci tramite un accesso venoso nel braccio. (iStock.com/knape)

Dal momento dell’inizio della somministrazione l’effetto sedativo viene raggiunto nel giro di pochissimi minuti.

Durante tutto il tempo della sedazione viene controllato lo stato di salute del paziente attraverso la valutazione costante ed in tempo reale di:

Cosa si prova durante la sedazione?

Le sensazioni del paziente variano molto in base alla quantità e al mix di farmaci utilizzati, per cui possono variare da un semplice stato di ottundimento e sopore fino a un sonno profondo in cui il paziente non è risvegliabile alla chiamata.

Il livello di sedazione può essere modulato durante la procedura in base alle richieste e preferenze del paziente, che in ogni caso non sentirà dolore (o comunque questo sarà reso più sopportabile grazie all’uso di farmaci antidolorifici).

Risveglio e Smaltimento

Una volta terminata la procedura i farmaci vengono sospesi e nel giro di pochi minuti il paziente recupera uno stato di coscienza.

I pazienti sottoposti a sedazione devono rimanere per qualche ora sotto stretta osservazione in una recovery room o in un reparto adeguatamente attrezzato con lo stesso tipo di monitoraggio utilizzato durante la procedura.

Per la sedazione vengono utilizzati farmaci che prevedono uno smaltimento molto rapido, per cui il paziente può tornare a casa già poche ore dopo la procedura. È importante tuttavia che il paziente sia accompagnato, perché è sconsigliato guidare e fare attività impegnative per almeno un giorno.

In particolare nelle 24 ore successive alla sedazione il paziente non potrà guidare veicoli o macchinari, prendere decisioni importanti e firmare documenti. È sconsigliato inoltre assumere alcolici o farmaci diversi da quelli prescritti dal medico.

Rischi

La sedazione è una pratica sicura e il paziente è per tutto il tempo sotto stretto controllo medico. Come qualsiasi procedura medica possono in teoria incorrere delle complicazioni, quali ad esempio:

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