Medicazione e caduta del cordone ombelicale

Ultima modifica 30.05.2020

Cos’è il cordone ombelicale?

Il cordone ombelicale è una sorta di condotto che ha origine nelle prime settimane di gestazione e che contiene i vasi sanguigni che mettono in collegamento il feto con la placenta materna.

Si tratta di una struttura anatomica decidua, ovvero temporanea, che durante la gravidanza garantisce l’apporto di sangue, ossigeno e nutrienti al feto permettendo lo scambio delle sostanze di scarto e che perde la propria funzione subito dopo il parto.

Cordone ombelicale e collegamento feto-mamma

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Approfondimenti di anatomia

All’interno del cordone ombelicale decorrono tre vasi sanguigni:

  • Una vena ombelicale, vaso di calibro maggiore che trasporta sangue ricco di ossigeno e sostanze nutritive dalla placenta al feto;
  • Due arterie ombelicali, vasi di calibro minore che trasportano sangue deossigenato contenente le sostanze di scarto del metabolismo fetale verso la placenta.

Alla nascita il cordone ombelicale si presenta come una struttura cordoniforme allungata della lunghezza di circa 50 centimetri ed un diametro di circa 15-20 millimetri. Il suo aspetto nodulare è determinato dal decorso spiroidale delle arterie ombelicali attorno alla vena ombelicale. I tre vasi sono avvolti esternamente da una sostanza gelatinosa, nota come gelatina di Wharton, la cui struttura permette un certo di grado di compressione e deformazione dell’organo con rapido ritorno alla forma originaria senza che vi sia compromissione dell’afflusso sanguigno al feto.

Cosa succede dopo il parto?

Subito dopo il parto, a distanza di un tempo massimo di 3 minuti, il cordone ombelicale viene chiuso temporaneamente con un’apposita pinza (clampato) e successivamente reciso; ciò che ne rimane prende il nome di moncone ombelicale.

Cordone ombelicale clampato

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In alcuni ospedali il taglio del cordone ombelicale viene talvolta praticato dal papà, ovviamente sotto l’attenta supervisione del personale medico presente in sala parto, rendendo ancora più emozionante ed indimenticabile la nascita della nuova vita.

Il cordone ombelicale è immerso, durante tutta la gravidanza, nel liquido amniotico; dal momento del parto l’esposizione del cordone all’aria determina un fisiologico processo di mummificazione della durata di circa 5-15 giorni, durante i quali si verificano modifiche strutturali che inducono successivamente al suo distacco completo, generando così la cicatrice ombelicale (ombelico).

Durante il periodo di mummificazione, il moncone ombelicale può essere considerato come una ferita in via di guarigione e dunque una potenziale fonte d’infezione locale o sistemica per il neonato.

La cute del neonato, subito dopo il parto, è generalmente colonizzata da batteri non patogeni, ovvero non in grado di generare un’infezione; è tuttavia possibile che, in caso di scarse condizioni igieniche e inadeguata cura del moncone, sulla cute siano presenti anche germi patogeni in grado di determinare l’insorgenza di un’infezione. Per questo motivo, la cura del moncone ombelicale assume un ruolo fondamentale nella prevenzione delle infezioni neonatali.

Le complicanze correlate ad un’inadeguata cura del moncone possono prevedere la comparsa di

  • arrossamenti,
  • eritemi,
  • edema e sanguinamento,
  • onfaliti (infezioni dell’ombelico e dei tessuti circostanti)
  • e addirittura sepsi (infezioni sistemiche).

La medicazione del cordone ombelicale

Medicazione del cordone ombelicale reciso con una garzina sterile

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La prima pratica da osservare per una corretta cura del cordone ombelicale è un accurato lavaggio delle mani; un’adeguata igiene delle mani da parte di tutti coloro che si prendono cura del neonato è di fondamentale importanza, in quanto contribuisce a ridurre drasticamente la diffusione di germi.

La letteratura riguardante le tecniche di medicazione del moncone ombelicale risulta particolarmente ampia e le evidenze che ne emergono risultano essere notevolmente influenzate dalle differenze geografiche e dal grado di sviluppo dei Paesi in cui si svolgono gli studi. Tali evidenze hanno dimostrano che nelle zone del mondo dove l’incidenza delle onfaliti è particolarmente bassa e la mortalità correlata è pari a zero, non vi è maggior beneficio nell’utilizzo di antisettici per la cura del moncone ombelicale rispetto all’utilizzo di una tecnica pulita e asciutta senza prodotti medicamentosi.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, a tal proposito, ha rilasciato nel 2013 (e successivamente aggiornato nel 2017), delle raccomandazioni circa la salute neonatale, contenenti indicazioni specifiche sulla cura del moncone ombelicale, che prevedono l’utilizzo di una tecnica pulita ed asciutta senza antisettici cutanei per la cura quotidiana del moncone ombelicale in bambini nati in Paesi sviluppati.

Dall’analisi della letteratura emergono anche anche studi che supportano l’utilizzo di alcuni prodotti naturali in grado di favorire il processo di guarigione del moncone ombelicale, tra cui per esempio un’associazione di Arnica ed Echinacea in polvere che non solo risulta efficace, ma anche sicura e priva di effetti collaterali sia durante l’ospedalizzazione che a casa; il suo utilizzo, inoltre, riduce i tempi di mummificazione permettendo così il distacco del moncone in tempi ridotti. L’utilizzo di questi prodotti può essere valutato con il pediatra di riferimento nel caso in cui i tempi di mummificazione del cordone ombelicale risultino particolarmente lunghi.

Prima di descrivere dal punto di vista pratico come procedere, si segnala ancora che le evidenze in letteratura dimostrano come il moncone mummifichi tanto più velocemente quanto più viene lasciato asciutto e all’aria; per questo motivo la medicazione deve essere sostituita ogniqualvolta risulti bagnata o umida, soprattutto se sporca di secrezioni sierose o sieroematiche (sangue), al fine di garantirne una corretta guarigione.

La procedura per la medicazione del moncone ombelicale può essere quindi descritta come segue:

  1. Lavare accuratamente le mani con acqua e sapone per almeno 40 secondi. Quest’azione riduce il rischio di contaminazione del moncone.
  2. Rimuovere la medicazione precedentemente posizionata, prestando attenzione a non esercitare troppa forza se questa risulta attaccata al moncone; utilizzare eventualmente della soluzione fisiologica per facilitarne il distacco.
  3. Detergere la base del moncone ombelicale con acqua e sapone neutro, prestando attenzione all’eventuale presenza di secrezioni sierose o tracce di sangue. Piccole tracce di sangue e siero sono fisiologiche, in caso di abbondanti secrezioni consultare il pediatra.
  4. Asciugare accuratamente il moncone e la cute circostante tamponando con delle garze; non sfregare la cute del neonato, in quanto questa risulta particolarmente delicata e sensibile ai microtraumi.
  5. Osservare la cute circostante il moncone: nel caso in cui si presenti arrossata, eritematosa o edematosa, consultare il pediatra.
  6. Applicare una garza sterile attorno al moncone ricoprendolo completamente; non lasciare il moncone a diretto contatto con il pannolino, di modo da prevenire la contaminazione dell’area con tracce di feci o urine. È possibile tenere in sede la medicazione con una fascia ombelicale o una rete ombelicale.
  7. Garantire un’adeguata circolazione d’aria a livello del moncone al fine di evitare di creare un ambiente caldo, umido e povero di ossigeno in grado di rallentare o addirittura impedire il processo di mummificazione; quando possibile, dunque, evitare di chiudere il pannolino al di sopra della medicazione del moncone.

Fonti e bibliografia

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