Isterectomia totale: intervento, conseguenze, convalescenza

Ultima modifica 01.07.2020

Introduzione

L’isterectomia è un intervento chirurgico che consiste nella rimozione dell’utero; il termine deriva dal latino,

  • “ister” che significa utero
  • e “ectomia” significa rimozione.

L’utero è l’organo femminile che accoglie l’embrione quando una donna è incinta, l’intervento quindi preclude qualsiasi possibilità di gravidanza futura e con essa anche le mestruazioni mensili, che non compariranno più. Durante l’operazione si procede talvolta anche alla rimozione di ovaie e tube di Falloppio, in questo caso la donna andrà incontro a menopausa.

L’intervento può essere consigliato in caso di:

L’intervento di isterectomia è invasivo, sia da punto di vista fisico che psicologico, e si prende quindi in considerazione in assenza di alternative praticabili; come vedremo tra breve, tuttavia, molto spesso si rivela essere la scelta giusta per la paziente, che può finalmente trovare sollievo da sintomi severi e debilitanti (se non addirittura pericolosi) da cui non sia possibile trovare pace in altro modo.

Anatomia

Può essere utile effettuare innanzi tutto una rapida panoramica dell’apparato riproduttore femminile, che include:

  • vagina,
  • utero,
  • tube di Falloppio,
  • ovaie.

Questi organi si trovano nella pelvi, tra la vescica e il retto.

Anatomia semplificata dell'apparato riproduttore femminile

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L’utero è un organo a forma di pera che misura approssimativamente 7.5 cm in lunghezza ed è costituito da tre strati: lo strato più interno è detto endometrio. Durante il ciclo mestruale il corpo della donna sessualmente matura fa aumentare le dimensioni dell’endometrio per accogliere l’ovulo in caso di fecondazione; una volta al mese, se non ci sono gravidanze e se le ovaie stanno funzionando correttamente, viene espulso dal corpo la gran parte del tessuto prodotto sotto lo stimolo ormonale attraverso le mestruazioni.

Le ovaie sono invece responsabili della regolazione del ciclo mestruale e, soprattutto, sono il luogo dove avviene l’ovulazione e il conseguente rilascio dell’ovulo disponibile alla fecondazione.

Quando un ovocita viene rilasciato scende verso l’utero attraverso le tube di Falloppio, dove è disponibile per circa 24-36 ore al mese all’incontro con gli spermatozoi.

  • Se non avviene concepimento l’ovocita e lo strato interno dell’utero sono espulsi dal corpo durante il flusso mestruale, che si verifica circa 14 giorni dopo.
  • Se invece l’ovulo viene fecondato prosegue la sua discesa verso l’utero, dove andrà a impiantarsi dando l’inizio alla gravidanza e dove si svilupperà fino alla nascita. L’utero è capace di aumentare in modo considerevole le proprie dimensioni e lo strato muscolare intermedio dell’utero è responsabile delle contrazioni a cui segue la nascita del bambino.

La parte più bassa dell’utero, che si apre nella vagina, è detta cervice. La vagina si apre all’esterno tra l’uretra, che è l’ apertura della vescica urinaria, e il retto.

La menopausa si verifica quando le ovaie smettono di produrre ormoni e di rilasciare ovociti e, quando si avvicina, i cicli diventano irregolari e alla fine cessano del tutto.

Indicazioni

Le condizioni che possono richiedere un’isterectomia sono numerose, tra le più comuni ricordiamo:

  • Fibromi uterini, che sono tumori benigni che crescono nella parete dell’utero. In alcune donne sono causa di dolori e intensi sanguinamenti.
  • Sanguinamento vaginale abbondante e/o imprevedibile. Cambiamenti nei livelli ormonali, infezioni, tumori o fibromi possono causare sanguinamenti intensi e prolungati.
  • Prolasso uterino, che si verifica quando l’utero scivola più in basso, verso la vagina, rispetto alla sua posizione naturale. Questo evento è più comune nelle donne che hanno avuto diversi parti vaginali, ma può accadere anche a seguito di menopausa o di obesità. Il prolasso può portare a problemi urinari e intestinali, nonché a pressione pelvica.
  • Endometriosi e adenomiosi, condizioni che si verificano quando il tessuto che normalmente riveste l’utero cresce anche all’esterno, su ovaie e altri organi; questo è causa di dolori e sanguinamento intermestruale.
  • Malattia infiammatoria pelvica, una grave infezione del sistema riproduttivo femminile che, se diagnosticata con ritardo, può causare complicazioni importanti.
  • Tumori e lesioni precancerose di utero, ovaie, cervice. L’isterectomia può essere l’opzione migliore in caso di tumore in questi distretti anatomici, in alternativa o in associazione a chemioterapia e radioterapia.

È importante tenere a tenere a mente che potrebbero esserci soluzioni alternative all’intervento per trattare il disturbo; l’isterectomia è un intervento importante, che quindi va valutato con attenzione soppesando rischi e benefici.

Conseguenze

  • Dopo un’isterectomia una donna non può più rimanere incinta e questo è sicuramente uno degli aspetti più importanti da valutare con il proprio ginecologo prima di procedere all’intervento.
  • L’isterectomia non influenza invece le sensazioni sessuali; i rapporti possono essere ripresi entro alcune settimane aspettandosi lo stesso piacere di sempre (potrebbe al limite subentrare una leggera secchezza vaginale in caso di induzione della menopausa). Molte donne riferiscono anzi una vita sessuale più soddisfacente dopo l’isterectomia, grazie al sollievo dal dolore o dai frequenti sanguinamenti vaginali.
  • A seguito di isterectomia spariranno le mestruazioni e
    • in caso di rimozione contemporanea delle ovaie la donna andrà incontro a menopausa con la comparsa dei relativi sintomi (in alcuni casi severi, essendoci un’interruzione improvvisa della produzione di estrogeni, anziché graduale attraverso la pre-menopausa),
    • in caso di mantenimento delle ovaie tecnicamente potrebbe ancora avvenire ovulazione e quindi potrebbero essere avvertiti alcuni sintomi mestruali (come irritabilità, nervosismo, …) fino all’entrata naturale in menopausa.

È importante sottolineare che la convalescenza necessaria richiede qualche settimana, ma per la maggior parte delle donne il cambiamento più importante è il miglioramento della qualità di vita.

Alcune donne possono andare incontro a sofferenza psicologica e/o depressione per la perdita della fertilità e il cambiamento percepito; non si deve aver paura di parlare con il medico in caso di disagio, compresi eventuali sentimenti di tristezza, perdita di interesse e diminuzione di energia.

Le malattie trasmesse sessualmente possono invece ancora essere contratte, è quindi molto importante praticare sesso sicuro anche dopo l’intervento.

Menopausa chirurgica

Nel caso in cui venissero rimosse anche alle ovaie la donna andrà incontro a alla cosiddetta menopausa chirurgica, a prescindere dall’età.

Quando invece si subisce un’isterectomia e si lasciano le ovaie non subentra immediatamente la menopausa, ma aumenta la probabilità di svilupparla naturalmente nell’arco dei 5 anni successivi.

Anche se i livelli ormonali diminuiscono a seguito dell’entrata in menopausa, le ovaie continuano a produrre testosterone per un arco di tempo che può arrivare a coprire anche 20 anni; il testosterone, pur essendo l’ormone maschile per eccellenza, anche nella donna svolge un ruolo importante nella regolazione del desiderio e del piacere sessuale.

Le ovaie continuano anche a produrre piccole quantità di estrogeni dopo la menopausa, ma in questo caso la carenza può farsi sentire in modo più accentuato attraverso la comparsa dei classici sintomi:

Nei casi più gravi potrebbe essere utile il ricorso alla terapia ormonale sostitutiva per dare sollievo ai sintomi e prevenire complicazioni di salute (come l’osteoporosi).

Alternative

L’isterectomia è un intervento chirurgico maggiore e talvolta può essere indispensabile, ma in altri casi è auspicabile provare prima trattamenti meno invasivi che possono ovviamente variare sensibilmente in base alle cause.

Ricordiamo per esempio:

  • Vigile attesa, per esempio in caso di fibromi si potrebbe pensare di aspettare la menopausa, quando tendono a rimpicciolirsi naturalmente.
  • Esercizi di Kegel, che nel caso di prolasso uterino potrebbero aiutare a recuperare tono muscolare.
  • Farmaci, utili per esempio in caso di endometriosi per trattare il dolore (antinfiammatori) e il sanguinamento (attraverso una contraccezione ormonale, con pillola, anello, cerotto, …).
  • Pessario vaginale, un dispositivo ad anello utile a sostenere l’utero in caso di prolasso.
  • Interventi chirurgici per la rimozione del tessuto anomalo cresciuto a causa dell’endometriosi, dei fibromi, …

Procedura

Esistono diverse tipologie di intervento:

  • Isterectomia totale, in cui vengono rimossi utero e cervice uterina (la soluzione più comune).
  • Isterectomia subtotale, in cui la cervice viene lasciata in posizione.
  • Isterectomia totale con annessiectomia bilaterale, in cui vengono asportati utero, cervice, tube e ovaie.
  • Isterectomia radicale, simile alla totale ma in cui vengono rimosse anche la parte superiore della vagina e delle ghiandole linfatiche pelviche (si tratta di un’opzione a cui si ricorre in caso di tumori invasivi).
Visualizzazione grafica dei diversi tipi di isterctomia

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L’operazione può avere luogo con diverse modalità, prese in considerazione in base alla natura del problema:

  • Isterectomia vaginale (colpoisterectomia), in cui l’utero viene rimosso attraverso un taglio nella parte superiore della vagina (non rimangono quindi cicatrici visibili),
  • Isterectomia addominale, effettuato attraverso un taglio nell’addome inferiore, che può essere verticale sulla linea mediana o trasversale (incisione “bikini”). Entrambe le incisioni di solito guariscono lasciando una cicatrice molto piccola.
  • Isterectomia laparoscopica (laparoisterectomia), che richiede solo piccoli fori addominali.

L’operazione per via vaginale causa generalmente meno complicazioni rispetto all’isterectomia addominale o laparoscopica, così come la convalescenza richiesta può rivelarsi più breve; è quindi la prima scelta, ovviamente nei casi in cui possibile.

La paziente operata di isterectomia rimane in genere in ospedale per alcuni giorni e viene poi dimessa dopo essere stata istruita sull’impostazione domestica della convalescenza.

Pericoli

Questa procedura è associata a standard di sicurezza elevatissimi, si tratta di uno degli interventi di chirurgia maggiore più sicuri, ma esistono comunque diversi possibili rischi e complicanze, sebbene poco probabili:

  • reazioni all’anestesia:
    • allergie,
    • danni ai nervi.
  • complicazioni dell’intervento:
    • sanguinamento,
    • danni all’uretere (il canale dove passa l’urina), complicazione che si verifica in un caso su 100 e viene in genere posto rimedio durante l’intervento stesso,
    • danni a vescica e/o intestino (che in genere vengono riparati contestualmente), che potrebbero causare
    • infezioni trattabili con antibiotici,
    • trombosi (il cui rischi diminuisce drasticamente riprendendo rapidamente a camminare),
    • disturbi vaginali,
    • insufficienza ovarica (nel caso in cui vengano lasciate le ovaie), a causa della riduzione del flusso ematico,
    • eventuali sintomi legati all’entrata in menopausa:
      • vampate,
      • sudorazione,
      • secchezza vaginale,
      • disturbi del sonno,
      • osteoporosi,

Migliore è lo stato di salute della paziente al momento dell’intervento, minori saranno i rischi cui si viene esposti con questo intervento.

Convalescenza

Il recupero da una isterectomia richiede tempo; ci si deve aspettare un po’ di dolore nei primi giorni, che tuttavia verrà tenuto sotto controllo con farmaci efficaci.

Altrettanto utili saranno gli assorbenti (non interni), che verranno consigliati per qualche tempo a causa di possibili leggeri sanguinamenti e perdite, che potranno durare per qualche settimana.

Comune è la comparsa di stitichezza, così come effetti più o meno gravi dal punto di vista emotivo; non è raro sentirsi depressi e incapaci di sopportare i bambini a seguito dell’intervento, ma in genere con il supporto di amici, famigliari ed eventualmente del medico si tratta di sentimenti che vengono superati facilmente. Molte donne, al contrario, manifestano immediato sollievo dalla risoluzione definitiva di sintomi e rischi che le accompagnavano da mesi/anni.

La maggior parte delle pazienti rimane in ospedale per uno o due giorni dopo l’intervento chirurgico, ma in alcuni casi la dimissione può avvenire anche prima (soprattutto se la causa che ha portato all’intervento non è la presenza di un tumore).

È auspicabile alzarsi dal letto il prima possibile dopo l’intervento, ivi compreso riuscire ad andare in bagno autonomamente (anche se in alcuni casi potrebbe essere necessario il ricorso a un piccolo catetere per 1-2 giorni).

Il tempo necessario per tornare alle attività normali dipende dal tipo di intervento chirurgico:

  • La chirurgia addominale può richiedere da quattro a sei settimane,
  • La chirurgia vaginale, laparoscopica o robotica permette invece un recupero generalmente più rapido (3-4 settimane).

In queste settimane si consiglia di riposare e di evitare sforzi, ma è importante NON rimanere a letto tutto il giorno e aumentare gradualmente il movimento un giorno dopo l’altro; anche i rapporti sessuali verranno permessi dal ginecologo non prima di 5-6 settimane.

Per il resto il tempo di convalescenza dipenderà anche dallo stato di salute prima dell’intervento e dalla reazione, diversa per ogni donna, alla chirurgica.

Si consiglia infine di:

  • ritornare al lavoro in base a quando ci si sente di farlo (in assenza di sforzi fisici è possibile anche dopo circa 4 settimane),
  • guidare non prima di essere in grado di allacciarsi la cintura ed effettuare, se necessario, una frenata di emergenza; in genere servono 3-8 settimane ed è comunque opportuno valutarlo con il chirurgo.

Quando chiamare il medico

Si raccomanda di contattare il chirurgo in caso di :

  • febbre,
  • perdite vaginali maleodoranti (segno di infezione vaginale),
  • fuoriuscita di materiale (pus) dall’incisione (segno di infezione),
  • severo dolore alle gambe (possibile trombosi),
  • qualsiasi altro sintomo anomalo o inaspettato.

Fonti e bibliografia

Domande e risposte

Cos'è l'isterectomia?
L'intervento chirurgico di isterectomia consiste nell'asportazione dell'utero ed eventualmente anche delle ovaie; in questo secondo caso la donna andrà ovviamente in menopausa.
Quanto dura l'intervento di isterectomia?
In genere da una a tre ore circa, a seconda delle condizioni di salute della paziente, della tecnica chirurgica scelta e delle modalità dell'intervento.
Cosa succede se si toglie l'utero?
Nel caso di donne non ancora in menopausa la conseguenza principale è la perdita della fertilità, ossia la donna non potrà più rimanere incinta.

Da un punto di vista più pratico la differenza principale è che le mestruazioni non compariranno più.

Nel caso di contemporanea rimozione delle ovaie la donna entrerà invece in menopausa chirurgica, manifestandone eventualmente i tipici sintomi.
Quanto durano le perdite di sangue dopo l'intervento?
Qualche perdita è del tutto normale dopo l'operazione, leggera ma comunque sufficiente a rendere necessario il ricorso ad un assorbente.

Generalmente la durata è compresa tra qualche giorno e qualche settimana, ma se persistesse oltre sei settimane o diventasse abbondante come una mestruazione si raccomanda di contattare il medico. Fonte: Mayo
Quando si possono riprendere i rapporti sessuali dopo un'isterectomia?
In genere viene consigliato di attendere almeno 4-6 settimane.
Dopo un'isterectomia s'ingrassa o si dimagrisce?
La tendenza potrebbe spingere verso un aumento di peso, ma in genere con qualche attenzione allo stile di vita è un rischio che può essere facilmente gestito e prevenuto. Fonte: A Prospective Study of Weight Gain after Premenopausal Hysterectomy

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