Intervento per ernia inguinale: rischi, convalescenza, …

a cura di Dr. Roberto Gindro -Ultimo Aggiornamento: 26 luglio 2019

Che cos’è l’ernia inguinale?

L’ernia inguinale consiste nella fuoriuscita di una parte di un viscere (generalmente l’intestino tenue o piccolo intestino) dalla cavità addominale attraverso un punto di debolezza della parete addominale anteriore.

Può apparire come un gonfiore all’inguine o, nei casi più severi, come un rigonfiamento dello scroto (la sacca che contiene i testicoli); in alcuni casi può essere dolorosa.

L’ernia inguinale è una tra le più comuni patologie di interesse chirurgico: è colpito il 5-10% della popolazione generale, più spesso maschile nella fascia d’età compresa . Colpisce più spesso i maschi tra i 50 e i 70 anni: in questa categoria di pazienti, più del 25% presenterà un problema di ernia inguinale nella vita.

La causa di formazione di un’ernia inguinale può essere:

  • aumento della pressione interna all’addome per
  • lassità delle strutture muscolari della parete addominale anteriore,
  • malattie genetiche dei tessuti connettivali.

È importante non confondere l’ernia inguinale con il laparocele, un’ernia che si viene a formare a livello di una vecchia cicatrice chirurgica relativa ad un precedente intervento.

L’ernia inguinale non complicata, cioè nelle fasi precoci della sua formazione, ha la caratteristica di essere riducibile, il viscere può cioè essere riposizionato in addome attraverso la semplice compressione del sacco erniario.

L’ernia inguinale complicata si può invece classificare in

  • Ernia incarcerata: non è più possibile riposizionare il viscere nella cavità addominale per la formazione di aderenze a livello della porta erniaria.
  • Ernia strozzata o strangolata: si verifica un ostacolo all’irrorazione sanguigna del segmento di viscere erniato che può portare a necrosi (cioè a morte delle cellule) di quel tratto di intestino. Anche un’ernia incarcerata si può complicare ulteriormente in un’ernia strozzata.

Nella maggior parte dei casi, il medico constaterà la presenza di ernia inguinale con un semplice esame clinico (la visita medica) che permetterà anche di capire la direzione dell’ernia: esistono infatti ernie dirette ed oblique e la loro differenziazione può implicare la scelta di diversi tipi di intervento chirurgico.

Nel caso di dubbio, potrà essere prescritta una ecografia o altri esami di imaging (TAC o Risonanza Magnetica).

Chirurgo che esegue un intervento di riparazione di ernia inguinale

iStock.com/castillodominici

Quando un’ernia inguinale è da operare?

L’unica terapia definitiva dell’ernia inguinale è la chirurgia, sebbene le tempistiche possano essere dilazionate se non si hanno sintomi; l’intervento sarà invece più urgente in caso di ernia incarcerata o strozzata:

  • Nel caso di assenza di sintomi, la chirurgia può essere programmata nelle settimane o mesi successivi.
  • Nel caso di ernia strangolata è indicata la chirurgia tra le 4 e le 6 ore per evitare un danno importante a carico dell’intestino.

Tecniche chirurgiche

L’intervento di riduzione di un’ernia inguinale prende il nome di ernioplastica inguinale e le tecniche più utilizzate sono:

  • ernioplastica tradizionale o a cielo aperto,
  • ernioplastica laparoscopica.

I vantaggi delle tecniche laparoscopiche comprendono:

  • riduzione del dolore post-operatorio e quindi minor ricorso a farmaci antidolorifici,
  • miglior risultato estetico.

Preparazione all’intervento

Nelle settimane precedenti all’intervento è possibile che siano richiesti esami del sangue di routine, i cui risultati verranno discussi durante una visita anestesiologica.

È necessario informare il personale sanitario riguardo l’assunzione di farmaci anticoagulanti e/o antiaggreganti.

A meno che il medico non abbia dubbi circa la natura dell’ernia o la presenza di altre patologie che possono aumentare i rischi chirurgici, non sono necessari esami di imaging (come TAC o Risonanza Magnetica).

Generalmente non è necessaria una preparazione intestinale con lassativi come avviene per interventi eseguiti sull’intestino, a meno che il medico non la richieda espressamente.

La regione dell’ernia inguinale verrà invece depilata ed è possibile che venga consigliato un lavaggio con antisettico.

Anestesia

L’intervento può essere eseguito in anestesia generale o, in base alle condizioni cliniche, possono essere applicate tecniche di anestesia

La procedura laparoscopia viene in genere praticata a seguito di anestesia generale.

Quanto dura l’intervento?

La durata dell’intervento è di circa 30-60 minuti, variabile a seconda di fattori tecnici.

Come avviene l’intervento

Nella maggior parte dei casi, indipendentemente dalla tecnica utilizzata, l’intervento è svolto in regime di day-surgery cioè eseguito la mattina e con la dimissione, salvo buon decorso post-operatorio, che avviene la sera stessa.

I casi in cui può essere consigliata una degenza ospedaliera di una notte sono:

  • difficoltà ad urinare per ritenzione di urina,
  • nausea,
  • plurime patologie del paziente.

Ci sono due tipi di intervento chirurgico, entrambi definiti “ernioplastica”.

Nel caso di ernia inguinale strozzata sarà necessario valutare le condizioni dell’intestino con un intervento più complesso e, nel caso in cui il chirurgo noti la presenza di aree non più vitali, si procederà ad asportare il segmento di intestino malato; la degenza ospedaliera in questi casi si protrae fino ad almeno 4-5 giorni.

Intervento a cielo aperto

inizialmente si esegue un’incisione cutanea effettuata a livello del sacco erniario, di lunghezza generalmente inferiore a 10 cm ma variabile a seconda delle dimensioni dell’ernia.

Successivamente si riposiziona il viscere in cavità addominale e si fissa con dei punti di sutura a livello della parete addominale interna una piccola rete, sagomata dal chirurgo al momento in base alle caratteristiche anatomiche del paziente, per evitare la recidiva di ernia.

Chirurgo che modella la rete per l'ernia inguinale

iStock.com/PhotoGraphyKM

Intervento laparoscopico

Concettualmente è lo stesso tipo di intervento, con l’importante differenza che viene effettuato dal lato della cavità addominale e non dall’esterno, ma sempre con l’obiettivo di posizionare una rete per evitare la recidiva.

Generalmente si eseguono 3 piccole incisioni sull’addome, attraverso cui sono inseriti gli strumenti:

  • una telecamera dotata di luce
  • e due strumenti che serviranno per ridurre l’ernia.
Fotografia di medici che stanno operando il laparoscopia

iStock.com/JazzIRT

Quale preferire?

Attraverso alcuni studi si è giunti alla conclusione, senza però elaborare una vera e propria raccomandazione, che l’intervento laparoscopico possa essere più indicato in persone giovani, altrimenti sane ed in grado quindi di meglio sopportare un’anestesia generale, che eseguono notevoli sforzi per motivi lavorativi o per altri motivi; viceversa l’intervento tradizionale può essere utilizzato in persone anziane con diverse patologie.

A giudizio del NICE il rischio di recidiva è paragonabile per entrambi i tipi d’intervento.

Fa male?

Durante l’intervento l’anestesia è in grado di impedire qualsiasi percezione di dolore, mentre nei primi giorni post-chirurgia gli antidolorifici prescritti permetteranno un efficace controllo di eventuali fastidi.

Dopo l’intervento

Dato che l’ernia inguinale è causata, nella maggior parte dei casi, da uno sforzo fisico eccessivo che porta ad un aumento della pressione addominale, sarà necessario astenersi da sforzi per le 4 settimane successive all’intervento. Si potrà tornare al lavoro già 2-3 giorni dopo l’intervento, a patto che non richieda sforzi fisici eccessivi; attività leggere come camminare possono aiutare la ripresa e vengono in genere caldeggiate dal chirurgo al momento della dimissione.

È possibile ricominciare a bere e mangiare lo stesso giorno dell’intervento, mentre è consigliabile disporre della presenza di un adulto nelle 24 ore post-intervento

Se è presente dolore questo verrà trattato in modo ottimale con farmaci analgesici. Nei pazienti trattati con tecnica laparoscopica potrebbe esserci anche dolore cervicale o alla spalla legato al fatto che viene inserita anidride carbonica nell’addome per distenderlo durante l’intervento e questo può causare irritazione di alcuni nervi. Questo tipo di dolore di solito regredisce in pochi giorni.

Nelle settimane seguenti l’intervento sarà inoltre programmata una visita ambulatoriale con il chirurgo, volta a

  • verificare il decorso post-operatorio,
  • rimuovere i punti di sutura.

Sarà possibile riprendere a guidare non appena nelle condizioni di effettuare se necessario una frenata d’emergenza (in genere circa una settimana o poco meno).

Verrà consigliata una breve astinenza sessuale nei primi giorni, poi la ripresa potrà essere graduale senza previste complicazioni.

Complicanze e rischi dell’intervento

L’intervento di ernia inguinale, grazie alle attuali tecniche chirurgiche ed anestesiologiche, è considerato ad oggi molto sicuro, ma come ogni operazione il paziente può essere soggetto ad alcuni rischi e complicazioni di cui è bene essere consapevoli.

Le principali complicanze, sia della chirurgia a cielo aperto che della chirurgia laparoscopica sono:

  • infezione della rete posizionata a livello della parete addominale,
  • lesioni di alcuni nervi della regione con conseguente dolore cronico o perdita di sensibilità,
  • ischemia testicolare o dolore testicolare cronico,
  • recidiva dell’ernia,
  • complicanze generali della chirurgia:

Quando chiamare il medico

Una volta a casa si raccomanda di contattare il medico in caso di:

Fonti e bibliografia

Articoli correlati