Iodio, quello che devi sapere (tiroide, mare, alimenti, …)

Ultima modifica 18.11.2020

A cosa serve lo iodio?

Lo iodio è un micronutriente essenziale, ossia una sostanza che è indispensabile introdurre regolarmente con la dieta (essenziale), seppure ne siano sufficienti quantità estremamente modeste (micronutriente) pari a 15–20 mg.

È concentrato quasi esclusivamente a livello della tiroide, dove rappresenta un componente essenziale per la sintesi degli ormoni tiroidei tiroxina (T4) e triiodiotironina (T3), che regolano diverse reazioni biochimiche importanti, tra cui la sintesi proteica e le attività enzimatiche, e sono determinanti critici dell’attività metabolica. Sono necessari anche per un adeguato sviluppo dello scheletro e del sistema nervoso centrale nel feto e nella prima infanzia.

La funzionalità tiroidea è regolata principalmente dall’ormone TSH, o tireotropina. Quest’ormone è secreto dalla ghiandola ipofisi per controllare produzione e secrezione ormonali della tiroide, proteggendo così il corpo da eccessi (ipertiroidismo) o carenze (ipotiroidismo). La secrezione di TSH aumenta il fabbisogno tiroideo di iodio e stimola sintesi e rilascio degli ormoni T3 e T4. In mancanza di iodio i livelli del TSH rimangono alti causando il gozzo, un ingrossamento della tiroide che riflette il tentativo dell’organismo di prelevare più iodio dalla circolazione per aumentare la produzione di ormoni.

La sostanza ha potenzialmente anche altre funzioni fisiologiche nel corpo, per esempio sembra giocare un ruolo nella risposta immunitaria e potrebbe avere effetti benefici nella displasia e nella malattia fibrocistica della mammella. Benché non pericolosa, la malattia fibrocistica della mammella causa gonfiori e dolori. Colpisce principalmente donne in età riproduttiva, ma può insorgere anche in menopausa. Dosi molto elevate di iodio sembrano poter ridurre il dolore e altri sintomi della malattia fibrocistica, anche se sono necessari approfondimenti a conferma di tale ipotesi.

Quantità sufficienti di iodio in gravidanza sono di estrema importanza per un adeguato sviluppo fetale. Nella prima parte della gravidanza, quando la tiroide del feto non si è ancora completamente sviluppata, il feto è totalmente dipendente dal T4 materno, e quindi dalle quantità di iodio materne. La produzione di T4 aumenta di circa il 50% in gravidanza; è pertanto necessario un incremento concomitante nell’apporto materno di iodio. Anche dopo la nascita, l’assunzione di quantità di iodio adeguate è importante per un normale sviluppo fisico e neurologico e per la maturazione.

Una grave carenza di iodio durante l’infanzia ha effetti dannosi sullo sviluppo del cervello e del sistema nervoso. Le conseguenze di una carenza moderata del minerale sono più difficili da misurare, anche se si ritiene che un deficit lieve possa causare fini alterazioni dello sviluppo neurologico.

Fabbisogno di iodio

L’assunzione giornaliera raccomandata di iodio secondo i LARN è il seguente:

  • Lattanti 70 μg
  • Bambini (1-10 anni) 100 μg
  • Adolescenti (11-17 anni) 130 μg
  • Adulti (18+) 150 μg
  • Gravidanza e allattamento 200 μg

Dove si trova lo iodio?

Lo iodio è un elemento presente

  • in minime quantità in alcuni cibi,
  • come aggiunta ad altri nutrienti,
  • in forma di integratore alimentare.

*μg è il simbolo del microgrammo (a volte indicato anche come mcg), ossia un millesimo di milligrammo

Alimenti ricchi di iodio

Le alghe (kelp, nori, kombu, wakame, …) rappresentano le migliori fonti alimentari di iodio, anche se ne contengono quantità estremamente variabili; si tratta di un cibo sottovalutato e poco conosciuto in Italia, che tuttavia sarebbe estremamente utile imparare ad inserire regolarmente nella dieta.

Altre fonti interessanti sono soprattutto i prodotti ittici (pesci e crostacei) e in minor misura anche i latticini (in parte per l’abitudine di aggiungere integratori e disinfettanti a base di iodio nella loro catena produttiva), cereali e uova.

Frutta e verdura contengono iodio, ma in quantità variabile secondo il contenuto della terra in cui crescono, i fertilizzanti impiegati e le modalità di irrigazione. Le concentrazioni di iodio nei cibi di origine vegetale possono variare da tracce (10 mcg) fino a 1 mg per kg di alimento secco. Questa variabilità a sua volta influenza il contenuto di iodio della carne e dei derivati animali perché si riflette sul contenuto degli alimenti consumati dal bestiame.

Il suolo terrestre contiene infatti quantità variabili di iodio, che ne influenzano il contenuto nelle colture agricole. In alcune regioni del mondo, è comune riscontrare terreni poveri di iodio, che potenziano il rischio di mancanza del minerale tra i soggetti che si alimentano principalmente con quanto prodotto localmente.

Lo iodio, in genere presente negli alimenti in forma ionica (ioduro) viene facilmente assorbito a livello di stomaco e duodeno; entrando in circolo viene captato secondo necessità dalla tiroide e la quantità eccedente eliminata attraverso l’urina.

Insalata di alghe wakame

iStock.com/mariobonanno

 

Sale iodato e altri alimenti fortificati

Poiché “la quantità media assunta normalmente con la dieta dalla popolazione è insufficiente a soddisfare il fabbisogno giornaliero di iodio” (fonte Ministero), “per aumentare la quantità di iodio che introduciamo ogni giorno è [raccomandabile] utilizzare, nell’ambito di una dieta variata e bilanciata, il sale arricchito di iodio al posto di quello comune.”

L’aggiunta di iodio nel sale da cucina ha drasticamente ridotto la prevalenza della carenza di iodio nella popolazione mondiale.

Il sale arricchito di iodio è semplicemente il comune sale da cucina a cui è stato aggiunto dello iodio, mantenendone lo stesso aspetto e lo stesso gusto; poiché un uso eccessivo di sale è controindicato in termini di prevenzione della pressione alta, l’orientamento generale prevede di continuare a limitare l’uso del sale, avendo tuttavia cura di usare solo quello iodato (una dieta varia e ricca garantirà il raggiungimento del fabbisogno giornaliero).

Va infine sottolineato che il sale marino, se non fortificato industrialmente, contiene naturalmente quantità solo trascurabili di iodio.

Integratori

Molti integratori multivitaminici/minerali contengono iodio sotto forma di ioduro di potassio o di sodio (ai fini di prevenzione cardiovascolare è opportuno preferire i primi).

Si può assumere lo iodio respirando l’aria di mare?

Purtroppo la quantità di iodio assorbito dall’aria è trascurabile.

Carenza

La carenza di iodio ha diversi effetti nocivi su crescita e sviluppo; è inoltre la principale causa prevenibile di ritardo mentale al mondo. I disturbi da carenza di iodio derivano da un’insufficiente produzione degli ormoni tiroidei secondaria a tale mancanza. Durante la gravidanza e nella prima infanzia, la carenza di iodio può causare danni irreversibili.

In condizioni normali, il corpo mantiene uno stretto controllo delle concentrazioni di ormone tiroideo tramite il TSH; tipicamente la secrezione di quest’ultimo aumenta quando l’apporto di iodio scende sotto 100 mcg/dì. Il TSH aumenta il prelievo tiroideo di iodio dal sangue e la produzione di ormone tiroideo. Diete molto povere di iodio, tuttavia, possono ridurre la produzione di ormone anche in presenza di elevate quantità di TSH.

Se l’apporto giornaliero scende a circa 10 – 20 mcg/die si sviluppa ipotiroidismo (tiroide pigra), una condizione spesso associata al gozzo (ingrossamento della tiroide); quest’ultimo è in genere il segno clinico più precoce di carenza di iodio.

Nelle donne incinte, questi livelli di carenza di iodio possono causare deficit maggiori dello sviluppo neurologico e ritardi di crescita nel feto, nonché aborti e nati morti. Carenze croniche e marcate di iodio in utero causano il cretinismo, una condizione caratterizzata da ritardo mentale, sordo-mutismo, spasticità motoria, nanismo, ritardo nella maturazione sessuale e altre anomalie fisiche e neurologiche.

Negli infanti e nei bambini, anche una carenza di iodio meno marcata può dare deficit dello sviluppo neurologico, come un’intelligenza in qualche misura inferiore alla media quando misurata con il sistema JQ. Una carenza di iodio nella madre di grado lieve o moderato è stata associata anche con un aumento del rischio di sindrome da deficit di attenzione e iperattività nel bambino.

Negli adulti, la carenza lieve-moderata di iodio può indurre la comparsa del gozzo, nonché ridotte capacità mentali e lavorative secondarie all’ipotiroidismo. La carenza cronica può essere in relazione con un maggior rischio di cancro follicolare della tiroide.

Come capire se si è carenti?

Poiché una carenza subclinica per definizione non causa sintomi immediata, ma impedisce all’organismo di funzionare correttamente, è necessario ricorrere ad analisi di laboratorio per evidenziare eventuali necessità insoddisfatte.

Si procede in genere valutandone la concentrazione nell’urina; i valori attesi (possono cambiare leggermente da un laboratorio all’altro) sono di

  • 100 – 199 mcg/l in bambini e adulti,
  • 150 – 249 mcg/l nelle donne incinte,
  • superiori a 100 mcg/l durante l’allattamento.

Valori inferiori a 100 mcg/l in bambini e adulti indicano un apporto di iodio insufficiente, anche se non si parla di carenza grave finché i livelli di iodio urinario non scendono sotto 20 mcg/l.

Eccesso di iodio

Elevate quantità di iodio possono causare gli stessi sintomi della carenza, in particolare

  • gozzo,
  • innalzamento dei livelli di TSH,
  • ipotiroidismo,

perché l’eccesso di iodio in determinati soggetti inibisce la sintesi ormonale, aumentando così la stimolazione tramite TSH e generando di conseguenza un gozzo. Elevate quantità possono altresì portare a ipertiroidismo, in genere quando lo iodio viene somministrato per trattare una carenza di iodio.

Le risposte all’eccesso di iodio sono variabili, così come le dosi che danno effetti collaterali. Alcuni individui, per esempio chi soffre di malattie tiroidee autoimmuni e carenza di iodio, possono avere effetti collaterali con quantità di iodio considerate sicure per il resto della popolazione.

Nella maggior parte dei casi, le quantità di iodio presenti in alimenti e integratori non sono tali da superare i valori massimi consigliati (UL), che secondo i LARN sono:

  • Lattanti nd
  • Bambini
    • 1-3 anni 200 μg
    • 4-6 anni 250 μg
    • 7-10 anni 300 μg
  • Adolescenti
    • 11-14 anni 450 μg
    • 15-17 anni 500 μg
  • Adulti (18+) 600 μg
  • Gravidanza e allattamento 600 μg

Va poi notato che in pazienti sani esistono meccanismi di eliminazione degli eccessi piuttosto efficienti ed efficaci, ma assunzioni prolungate oltre i livelli massimi aumentano il rischio di reazioni avverse.

Interazioni degli integratori a base di iodio

Gli integratori contenenti iodio possono interagire o interferire con alcune terapie, come ad esempio:

  • farmaci antitiroidei come il metimazolo (Tapazole®), un farmaco impiegato per curare l’ipertiroidismo. L’assunzione di alte dosi di iodio associata a farmaci antitiroidei potrebbe ridurre eccessivamente la produzione di ormoni tiroidei.
  • farmaci antipertensivi della categoria degli ACE-inibitori ed alcuni diuretici, che possono indurre ad un aumento della concentrazione di potassio nel sangue fino a livelli pericolosi.

 

Lo iodio fa perdere peso?

In un soggetto sano, soprattutto in termini di funzionalità tiroidea, un eccesso di assunzione di iodio NON contribuisce a smaltire l’eventuale peso in eccesso, d’altra parte è noto che una tendenza al sovrappeso è uno dei sintomi dell’ipotiroidismo, quindi è ragionevole affermare che un’assunzione sana e giornaliera di iodio attraverso l’alimentazione contribuisce al buon funzionamento della tiroide ed al mantenimento di un peso corretto.

 

Traduzioni a cura della Dr.ssa Barbara Greppi, fonte principale NIH

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