SARS e coronavirus: sintomi, prevenzione e contagio

a cura di Dr. Roberto Gindro -Ultimo Aggiornamento: 10 ottobre 2018

Introduzione

La SARS (sindrome respiratoria acuta severa) è una patologia respiratoria contagiosa, e in alcuni casi fatale, comparsa per la prima volta in Cina nel novembre del 2002. Nel giro di pochi mesi si è diffusa in tutto il mondo attraverso turisti e viaggiatori che non sapevano di essere malati.

Questa malattia ha fatto capire a tutti che le infezioni, nel nostro mondo globalizzato, possono diffondersi molto velocemente. L’epidemia ha anche dimostrato che la cooperazione internazionale tra gli esperti nel campo della salute può essere efficace per contenere la diffusione delle malattie.

La SARS è u’infezione causata da un virus membro della famiglia Coronaviridae, che comprende anche molti virus che causano per esempio il più banale raffreddore; generalmente la SARS esordisce con una febbre alta (temperatura superiore a 38,0 °C), spesso associata a mal di testa, una generale sensazione di disagio e dolori muscolari. Alcuni pazienti spesso presentano anche lievi sintomi respiratori fin da subito, più raramente diarrea, mentre dopo 2-7 giorni compaiono

  • tosse secca,
  • mancanza di respiro
  • e polmonite.

Ad oggi non esistono terapie specifiche, quindi il trattamento si basa in genere su un supporto sintomatico del paziente e sulla prevenzione di sovrainfezioni batteriche.

Ricostruzione grafica di virus che attaccano i polmoni

iStock.com/Dr_Microbe

Cause

Questa influenza è causata da un ceppo di coronavirus (coronavirus SARS o SARS-CoV), i virus della famiglia di quelli che provocano il normale raffreddore.

Finora questi virus non sono mai stati particolarmente pericolosi negli esseri umani, ma possono causare malattie gravi negli animali. Per questo motivo i ricercatori all’inizio pensavano che il virus fosse in grado di contagiare sia gli animali sia gli esseri umani, ora invece sembra più probabile che il nuovo ceppo di coronavirus si sia evoluto da uno o più ceppi di virus animali e abbia caratteristiche completamente nuove.

Il nuovo coronavirus non è lo stesso che ha provocato la sindrome acuta respiratoria severa nel 2003, tuttavia, proprio come quello, è molto simile a quello che colpisce i pipistrelli.

Sintomi

Il periodo di incubazione di solito dura dai 2 ai 7 giorni, raramente fino a 10-14 giorni.

La SARS di norma si manifesta con segni e sintomi simili a quelli dell’influenza stagionale:

  • febbre pari o superiore ai 38 °C,
  • brividi,
  • mal di testa,
  • dolori muscolari e malessere generalizzato,
  • lievi problemi respiratori,
  • in alcuni casi, anche diarrea (dal 10 al 20 per cento delle persone colpite).

Dopo circa una 2-7 giorni dall’infezione, i pazienti possono iniziare a soffrire anche di di:

Questi sintomi possono essere connessi a oppure trasformarsi in ipossia (carenza patologica di ossigeno nel sangue) e la maggior parte dei pazienti inizierà a soffrire di polmonite.

Trasmissione e contagio

La maggior parte delle patologie respiratorie, compresa questa, si diffonde tramite goccioline che rimangono nell’aria quando le persone malate tossiscono, starnutiscono o parlano. La goccioline si diffondono a breve distanza (fino a 1 metro circa) e si possono andare a depositare sulle mucose della bocca, del naso o degli occhi delle persone vicine.

Si ritiene che la SARS si diffonda perlopiù tramite contatto tra le persone, ma potrebbe anche diffondersi tramite contatto con gli oggetti, contaminando ad esempio le maniglie, i telefoni e i pulsanti degli ascensori. Il contagio può quindi avvenire quando una persona tocca una superficie o un oggetto contaminato dalle goccioline e poi si porta le mani sulla bocca, sul naso o sugli occhi.

Inoltre è possibile che il coronavirus sia trasmesso a maggiori distanze per via aerea o in altri modi fino ad ora sconosciuti.

Ad oggi si pensa che un paziente sia contagioso soprattutto durante la fase sintomatica, in particolar modo nella seconda settimana di malattia, ma il CDC americano raccomanda chele persone con SARS limitino le loro interazioni all’esterno dell’abitazione (ad esempio, non andando al lavoro o a scuola) fino a 10 giorni dopo la scomparsa della febbre e un generale miglioramento dei sintomi respiratori.

Ad oggi nessun caso di SARS è stato segnalato tra le persone esposte a un soggetto prima della comparsa dei sintomi.

Che cosa significa “contatto ravvicinato”?

Nel caso della nuova SARS può parlare di contatto ravvicinato quando ci si prende cura di, oppure si vive insieme a, una persona a cui è stata diagnosticata la malattia; si corre anche un rischio considerevole quando si viene a contatto diretto con le secrezioni respiratorie e/o con i fluidi corporei di una persona a cui è stata diagnosticata la sindrome.

Tra gli esempi di contatto diretto possiamo avere:

  • baci,
  • abbracci,
  • condivisione di posate,
  • piatti o bicchieri,
  • conversazioni a meno di 1 metro di distanza,
  • visite mediche,

Tra le situazioni di contatto diretto non sono comprese tutte quelle attività come incrociare una persona per la strada o rimanere per breve tempo nella stessa sala d’aspetto o nello stesso ambiente chiuso.

Fattori di rischio

Il principale fattore di rischio è il contatto ravvicinato e diretto con le persone malate, ad esempio con i famigliari e il personale sanitario.

Quando chiamare il medico

Se pensate di essere stati colpiti dalla SARS o di essere stati esposti alla malattia, andate immediatamente al pronto soccorso, perché si tratta di una patologia grave che può essere fatale.

Pericoli

La maggior parte delle persone colpite sviluppa la polmonite. I problemi respiratori possono aggravarsi talmente tanto che il paziente deve ricorrere alla ventilazione assistita.

In alcuni casi la sindrome è fatale, perché provoca l’arresto respiratorio.

Tra le altre possibili complicazioni ricordiamo l’arresto cardiaco ed epatico.

Gli over 60, soprattutto se soffrono di diabete o di epatite, sono la categoria di persone che rischia di più di soffrire di complicazioni gravi.

Gravidanza

I pochi studi disponibili nel caso di infezione in gravidanza evidenziano la possibilità che i rischi siano molto elevati per il feto, benchè ci siano segnalazioni di diversi casi in cui tutto è proceduto senza complicazioni.

Fonte: PubMed

Diagnosi

Quando la SARS è stata scoperta i medici non avevano a disposizione esami specifici per diagnosticarla; attualmente, invece, diversi esami di laboratorio sono in grado di contribuire alla diagnosi del coronavirus.

Cura e terapia

Nonostante lo sforzo globale, gli scienziati devono ancora scoprire una terapia efficace; gli antibiotici non sono utili contro i virus e anche i farmaci antivirali non si sono dimostrati particolarmente attivi.

Prevenzione

I ricercatori stanno mettendo a punto diversi tipi di vaccino, ma nessuno di essi è stato ancora testato sugli esseri umani.

Se ritenete di avere la SARS o se pensate che un vostro famigliare sia malato, vi consigliamo di:

  • Avvisare il medico il prima possibile. Avvertitelo prima di presentarvi in ambulatorio, in modo che lui possa prendere le precauzioni per non esporre altre persone al coronavirus.
  • Coprirvi la bocca e il naso con un fazzoletto quando tossite o starnutite.
  • Fare attenzione a non esporre altre persone al virus. Se siete stati esposti alla malattia e avvertite i sintomi, cercate di uscire di casa il meno possibile. Non prendete i mezzi pubblici (bus, treno, taxi, ecc). Non andate al lavoro, a scuola, all’asilo, in chiesa e in altri luoghi pubblici finché il medico non esclude che i vostri sintomi siano collegati a questa patologia.
  • Seguire tutte le istruzioni date dalle autorità sanitarie locali.

Se vi è stata diagnosticata la SARS e siete in terapia a domicilio, vi consigliamo di:

  • Seguire le istruzioni del vostro medico.
  • Uscire di casa solo per le attività indispensabili legate alla vostra salute. Finché non siete guariti, non andate al lavoro o a scuola e non frequentate luoghi pubblici. Se dovete uscire di casa, indossate una maschera se riuscite a sopportarla. Non usate i mezzi di trasporto pubblico.
  • Lavare le mani spesso, soprattutto dopo esservi soffiati il naso.
  • Coprire la bocca e il naso con un fazzoletto quando starnutite o tossite.
  • Se possibile, indossare una mascherina quando ci sono altre persone insieme a voi in casa. Se non la sopportate, fatela indossare agli altri membri della famiglia quando vi stanno vicini.
  • Non condividere le stoviglie, gli asciugamani, le lenzuola e le coperte, finché non stati lavati con acqua calda e sapone.
  • Controllare che tutte le superfici (ripiani, mensole, tavoli, maniglie, sanitari ecc) contaminate dai vostri fluidi corporei (sudore, saliva, muco, vomito, urina ecc) siano pulite con un disinfettante per uso domestico seguendo attentamente le istruzioni sulla confezione. Chi le disinfetta deve usare i guanti usa e getta, e li deve buttare via subito dopo l’uso.
  • Seguire queste precauzioni per dieci giorni dopo la scomparsa della febbre e dei sintomi respiratori oppure finché le autorità sanitarie decretano che potete ritornare alle normali attività.

Se dovete prendervi cura di una persona affetta da coronavirus:

  • Accertarvi di riuscire a capire e aiutare il paziente seguendo le istruzioni del personale sanitario per la terapia e l’assistenza.
  • Controllare che tutti gli abitanti della casa si lavino spesso le mani con acqua calda e sapone oppure con un gel detergente che contenga alcool.
  • Indossare i guanti usa e getta se entrate in contatto con i fluidi corporei del malato. Ricordate però che i guanti non sostituiscono la corretta igiene delle mani. Dopo il contatto con i fluidi corporei del malato, togliete i guanti, buttateli via e lavatevi le mani. Non riutilizzate i guanti, nemmeno lavandoli.
  • Dire al malato di coprirsi la bocca e il naso con un fazzoletto quando tossisce o starnutisce. Se possibile, il malato dovrebbe indossare una mascherina quando entra in contatto ravvicinato con le altri abitanti della casa. Se non la sopporta, saranno le persone che lo circondano a indossarla quando sono nella sua stessa stanza.
  • Non condividere le stoviglie, gli asciugamani, la biancheria del letto, i vestiti o altri oggetti di uso personale del malato non lavati con sapone e acqua calda.
  • Pulire tutti i giorni le superfici nella camera del malato e i sanitari usati dal malato, usando il disinfettante secondo le istruzioni riportate sulla confezione. Quando fate le pulizie usate guanti usa e getta e buttateli via subito dopo l’uso. In alternativa usate un paio di guanti solo per le pulizie, puliteli bene dopo l’uso e alla fine lavatevi le mani.
  • Limitare il numero di persone presenti in casa a quelle necessarie per aiutare il paziente. Gli altri dovrebbero trasferirsi temporaneamente oppure limitare al minimo i contatti con il paziente nell’ambiente domestico. Questa precauzione è particolarmente utile per chi corre un rischio particolare di soffrire delle complicazioni gravi della SARS (ad esempio chi soffre di patologie cardiache o polmonari, gli anziani o le persone diabetiche).
  • Le persone che non sono mai state esposte al virus e non hanno l’estrema necessità di contatto con il paziente non dovrebbero fargli visita.
  • Vi consigliamo di seguire queste istruzioni ancora per dieci giorni dopo che la febbre e i sintomi respiratori sono scomparsi o finché i medici non stabiliscono che il paziente può ritornare alle normali attività.
  • Per 10 giorni dopo l’ultimo contatto con il malato fate attenzione alla febbre (misurate la temperatura due volte al giorno), ai sintomi respiratori e agli altri sintomi delle prime fasi della sindrome. Tra i sintomi che compaiono nelle prime fasi ricordiamo: i brividi, i dolori simili a quelli dell’influenza e il mal di testa. In alcuni pazienti i dolori parainfluenzali e il mal di testa possono comparire da 12 a 24 ore prima della febbre. Anche la diarrea, il mal di gola e il naso che cola possono essere tra i primi sintomi. Se non avete nessuno di questi sintomi, non dovete limitare le attività fuori casa: potete andare normalmente a scuola, al lavoro, all’asilo, in chiesa e negli altri luoghi pubblici.
  • Seguite tutte le istruzioni fornite dalle autorità sanitarie locali.
  • Se non vi sentite bene, soprattutto se vi viene la febbre, se avvertite sintomi respiratori o altri sintomi delle prime fasi della malattia, andate immediatamente dal medico, e comunicategli che avete avuto contatti ravvicinati con un malato.
  • Non mandate a scuola i bambini se hanno la febbre o manifestano sintomi respiratori entro dieci giorni dall’esposizione a un malato. I bambini possono ritornare a scuola se i sintomi scompaiono nel giro di tre giorni.

Per ulteriori informazioni puoi leggere anche l’articolo SARS (nuovo coronavirus): le domande frequenti

Fonti e bibliografia

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Domande e risposte
  1. Anonimo

    Ci sono stati ancora casi in Italia?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Onestamente non mi risulta.