Influenza 2019-2020: sintomi, pericoli e cura

Ultima modifica 21.11.2019

Introduzione

L’influenza è una malattia respiratoria contagiosa, causata dai virus influenzali, che nel nostro Paese si manifesta annualmente nei mesi freddi, benché siano possibili episodi occasionali anche al di fuori dei mesi invernali.

I sintomi caratteristici dell’influenza 2019-2020 saranno presumibilmente gli stessi delle stagioni passate:

  • febbre alta ad esordio improvviso,
  • tosse secca e stizzosa,
  • mal di testa,
  • stanchezza e debolezza,
  • brividi,
  • dolori muscolari e articolari,
  • dolori addominali,
  • diarrea, nausea e vomito (soprattutto nei bambini),
  • mal di gola,
  • naso congestionato e starnuti,
  • perdita di appetito,
  • difficoltà a dormire.

Il tempo d’incubazione, ossia il periodo che intercorre tra il contagio e le prime manifestazioni, è variabile da uno a quattro giorni.

L’andamento dell’influenza 2018-2019 è stato solo di poco inferiore a quello della stagione precedente, quindi abbastanza incisivo (più di 7 milioni di casi confermati alla decima settimana del 2019), mentre per quest’anno la previsione è di circa 6 milioni di casi (quindi in leggero calo), ma con la possibilità che i virus si rivelino particolarmente insidiosi perché in parte diversi da quelli circolanti la stagione scorsa.

Il terzo rapporto Influnet, con cui l’Istituto Superiore di Sanità diffonde i dati raccolti dai medici relativamente all’estensione dell’epidemia influenzale stagionale, riporta una diffusione ancora limitata:

  • 143000 casi durante la passata settimana (11-17 novembre),
  • 482000 casi dall’inizio della stagione,
  • circa 2.4 casi ogni mille persone.

Da notare tuttavia che i numeri sono leggermente superiori allo scorso anno e che, anche se è ancora presto per trarre conclusioni, è possibile che il picco epidemico possa essere raggiunto in anticipo rispetto al 2019 (si era raggiunto nelle prime settimane di febbraio).

Come di consueto la fascia d’età più colpita è quella dei più giovani (0-4 anni), con un’incidenza pari a più di 5 casi per mille assistiti.

La diffusione a livello regionale è quasi dappertutto inferiore alla soglia basale, fanno eccezione Piemonte, Lombardia e Abruzzo (ma in questa fase sono ancora numerosi i pediatri e medici di famiglia che non hanno inviato osservazioni, alterando così l’esito di queste valutazioni).

Il modo migliore per prevenire l’infezione rimane il vaccino antinfluenzale, anche se è bene chiarire che protegge solo e soltanto dal virus influenzale (quello “pericoloso”) e non dai numerosi virus para-influenzali (quelli solo “fastidiosi”) responsabili delle numerosi sindromi da raffreddamento che si verificano durante l’inverno. In Italia è gratuito per le fasce di popolazione considerate a rischio:

  • soggetti con 65 anni o più,
  • pazienti a rischio per motivi di salute (per esempio per malattie croniche come diabete, malattie immunitarie, cardiovascolari, respiratorie, …),
  • operatori sanitari a contatto diretto con pazienti a più alto rischio di acquisizione/trasmissione dell’infezione,
  • donne in gravidanza (a prescindere dal trimestre).

La necessità di ricorrere alla protezione offerta dal vaccino per le categorie di pazienti a rischio è legata alle possibili complicazioni, che soprattutto in questi soggetti possono in alcuni casi rivelarsi anche fatali (in Italia nella stagione passata sono stati registrati più di 600 casi gravi, responsabili di più di 100 decessi, mentre stime europee parlano di circa 40000 morti ogni anno negli Stati membri, ma si arriva a 650000 decessi ogni anno a livello mondiale secondo gli ultimi studi pubblicati).

Domande e risposte

Come sarà l’influenza 2019?

Pur essendo ancora presto per formulare previsioni certe, si ipotizza che l’imminente stagione influenzale interesserà circa 6 milioni di pazienti (poco meno dell’anno passato), ma con la possibilità che i virus si rivelino particolarmente insidiosi perché in parte diversi da quelli circolanti la stagione scorsa.

Quali sono i sintomi dell’influenza?

L’influenza è in genere caratterizzata dalla contemporanea presenza di tre sintomi chiave: febbre alta che compare improvvisamente, almeno un sintomo respiratorio (tosse, mal di gola, naso chiuso, …), almeno un sintomo sistemico (senso di ossa rotte, dolori muscolari, mal di testa, …).

Quanto dura?

La  durata è al massimo di 7 giorni per gli adulti e fino a 10 per i bambini, ma altri sintomi possono persistere più a lungo (tosse, stanchezza, …)

Cosa prendere in caso d’influenza?

Essendo una malattia virale, l’assunzione di antibiotici è in genere inutile (se non addirittura controproducente); si raccomanda di valutare telefonicamente con il medico o con il farmacista l’assunzione di farmaci sintomatici per dare sollievo ai sintomi ed aspettare che la patologia segua il decorso naturale.

Cosa mangiare?

L’aspetto più importante dell’alimentazione durante gli episodi influenzali è mantenere una corretta idratazione, attraverso il consumo di acqua e brodo di verdura o di pollo, per esempio; limitare l’assunzione di zuccheri e di bevande a base di caffeina, a causa del loro effetto diuretico).

 

Famiglia di quattro persone a letto a causa dell'influenza

iStock.com/LightFieldStudios

Cause

L’influenza è causata da virus ed in particolare nella stagione 2019-2020 l’Organizzazione mondiale della sanità ha stabilito che i ceppi da includere nella formulazione dei vaccini debbano comprendere:

  • A/Brisbane/02/2018 (H1N1)pdm09-like virus;
  • A/Kansas/14/2017 (H3N2)-like virus;
  • a B/Colorado/06/2017-like virus (B/Victoria/2/87 lineage) confermato dall’anno passato;

Ricordiamo infine il quarto ceppo, utile alla composizione dei vaccini quadrivalenti:

  • B/Phuket/3073/2013-like (lineaggio B/Yamagata) confermato dall’anno passato.

I ceppi virali suggeriti sono stati ovviamente recepiti anche in Italia dove l’AIFA, con determina del 11 settembre 2019 e pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il giorno 17 dello stesso mese, ha disposto l’autorizzazione dell’aggiornamento annuale della composizione dei vaccini influenzali per la stagione 2019-2020 e posto il divieto di vendita della formulazione 2018-2019.

Secondo una percentuale sempre più numerosa di esperti in futuro diverrà sempre più importante affidarsi alla formulazione quadrivalente (dai 9 anni in poi); già nelle stagioni influenzali 2016-17 e 2017-18 si è verificata una mancata corrispondenza tra i virus inseriti nel vaccino tradizionale e quelli effettivamente in circolazione, condizione mitigata per chi ha scelto di ricorrere alla formulazione con 4 ceppi.

Il ritardo nella definizione del ceppo H3N2 è dovuto al fatto che si è osservata un’aumentata frequenza dei cambiamenti dei virus circolanti.

Trasmissione ed incubazione

La maggior parte degli adulti sani è risulta contagioso già a partire dal giorno precedente alla comparsa dei sintomi e lo rimane fino a 5-7 giorni dopo la prima manifestazione della malattia (i bambini rimangono contagiosi anche più di una settimana).

Questo significa che si può contagiare ancor prima di capire di essere malati, oltre che quando si manifestano effettivamente i sintomi. Alcune persone contagiate possono rimanere asintomatiche e comunque diffondere il virus.

Chi ha l’influenza può contagiare direttamente chi si trova nel raggio di circa 2 metri. La maggior parte degli esperti ritiene che i virus influenzali si diffondano perlopiù tramite goccioline diffuse tramite la tosse, gli starnuti o la saliva quando si parla. Le goccioline atterrano nella bocca o nel naso delle persone vicine al malato e possono essere inalate nei polmoni.

Con minore frequenza, si può essere contagiati toccando una superficie o un oggetto con sopra il virus e poi toccandosi la bocca o il naso.

Per evitare il contagio è sufficiente stare lontani dai malati (e per proteggere gli altri è quindi consigliabile rimanere in casa quando si è contagiati a propria volta).

È anche importante lavarsi spesso le mani con acqua e sapone, atto considerato come più importante in assoluto in termini di prevenzione. Se l’acqua e il sapone non sono disponibili, si può usare un gel a base d’alcol.

La biancheria, le posate e i piatti usati dai malati non dovrebbero essere condivisi se non sono ben lavati. Le posate e i piatti possono essere lavate in lavastoviglie oppure con acqua e detersivo e non è necessario che vengano lavati a parte.

Sintomi

Il periodo che va da quando si è esposti al virus a quando iniziano i sintomi (incubazione) dura da 1 a 4 giorni, in media 2 giorni.

La  durata è al massimo di 7 giorni per gli adulti e fino a 10 per i bambini.

Chi ha l’influenza spesso manifesta alcuni o tutti dei sintomi qui elencati e l’esordio è brusco ed improvviso:

Alcune persone possono avere vomito e diarrea, che però sono più diffusi tra i bambini che tra gli adulti.

A differenza dell’influenza, il raffreddore si presenta con caratteristiche leggermente diverse:

  • esordio più graduale,
  • colpisce prevalentemente naso e gola,
  • causa malessere, ma spesso non tale da costringere a letto.

Per sapere se sei malato, puoi provare a fare il nostro test, ma tieni presente che rappresenta solo un’indicazione di massima e che la diagnosi è possibile solo al medico:

Rispetto alle forme di malessere parainfluenzali, la vera influenza è quasi sempre caratterizzata dalla contemporanea presenza di tre sintomi (triade):

  • febbre alta, tipicamente ad esordio improvviso,
  • almeno un sintomo sistemico (dolore diffuso, senso di ossa rotte, mal di testa, …),
  • almeno un sintomo respiratorio (tosse, naso che cola, mal di gola, …).

Quando chiamare il medico

Andate immediatamente al pronto soccorso o dal medico se manifestate uno di questi sintomi:

Pericoli

L’influenza è imprevedibile e la sua gravità può variare, anche di molto, da una stagione all’altra, a seconda di diversi fattori, tra cui ricordiamo:

  • tipo di virus (aggressività, presenza e diffusione degli anni precedenti, …),
  • adesione alle campagne vaccinali,
  • capacità del vaccino anti-influenzale di combattere esattamente i virus che causano la malattia.

La maggior parte delle persone che si ammalano presentano sintomi lievi e non devono ricorrere né ad assistenza medica né a farmaci antivirali, andando incontro a guarigione spontanea in meno di due settimane. Altri soggetti, tuttavia, corrono un rischio maggiore di soffrire di complicazioni che comportano il ricovero in ospedale e in alcuni casi anche il decesso.

Polmonite (per esempio da pneumococco, la cui infezione è favorita dal contagio influenzale), bronchite, sinusite ed infezioni dell’orecchio sono tutti esempi di complicazioni frequenti della malattia, che può inoltre far peggiorare i problemi di salute cronici. Ad esempio

  • chi soffre d’asma può avere degli attacchi più frequenti e severi,
  • chi soffre di insufficienza cardiaca congestizia cronica può presentare un peggioramento.

L’elenco seguente comprende i gruppi di persone che corrono un rischio maggiore di sviluppare complicazioni quando si ammalano:

  • bambini sotto i 5 anni, e in particolare sotto i 2 anni,
  • adulti di età superiore ai 65 anni,
  • donne incinte (fino a due settimane dopo il parto),
  • residenti nelle case di cura e in altre strutture di lunga degenza,
  • persone che soffrono di malattie come:
    • asma,
    • disturbi neurologici e dello sviluppo neurologico (a carico del cervello, del midollo spinale, dei nervi periferici e dei muscoli, come la paralisi cerebrale, l’epilessia, l’ictus, la disabilità intellettiva (ritardo mentale), il ritardo dello sviluppo da lieve a grave, la distrofia muscolare o le lesioni del midollo spinale),
    • malattie polmonari croniche (come la broncopneumopatia cronica ostruttiva e la fibrosi cistica),
    • malattie cardiache (come le cardiopatie congenite, l’insufficienza cardiaca congestizia e le coronaropatie),
    • malattie del sangue (come l’anemia falciforme),
    • disturbi endocrini (come il diabete mellito),
    • disturbi renali,
    • disturbi epatici,
    • disturbi metabolici (come i disturbi metabolici ereditari e i disturbi mitocondriali),
    • sistema immunitario indebolito a causa di malattie o farmaci (ad esempio chi soffre di HIV o AIDS, tumori, o chi è in terapia cronica con steroidi),
  • persone di età inferiore ai 19 anni in terapia di lungo periodo con aspirina,
  • persone obese (con IMC superiore a 40).

Gravidanza

Nelle gestanti l’influenza può essere più grave e causare complicazioni più severe. I cambiamenti del sistema immunitario, del cuore e dei polmoni durante la gravidanza rendono le donne incinte più soggette alla malattia ed alle sue complicazioni, tra cui il parto pretermine.

Il vaccino proteggerà la mamma e il bimbo, quest’ultimo anche dopo la nascita, ed è la protezione migliore che si possa consigliare; a partire dalla stagione influenzale 2019-2020 il vaccino viene offerto gratuitamente anche durante il primo trimestre, grazie alle più aggiornate evidenze di sicurezza.

Se avvertite i sintomi dell’infezione chiamate il medico, mentre se manifestate uno qualsiasi dei sintomi seguenti, fatevi accompagnare immediatamente al pronto soccorso:

  • difficoltà a respirare o fiato corto,
  • dolore o senso di costrizione a livello del torace o dell’addome,
  • vertigini improvvise,
  • stato confusionale,
  • vomito prolungato o abbondante,
  • febbre alta che non scende nemmeno assumendo il paracetamolo (Tachipirina® o equivalenti),
  • sentite che il bambino si muove meno del solito o non si muove affatto.

Diagnosi

Oltre ai virus influenzali durante la stagione invernale possono anche circolare diversi altri virus respiratori, in grado di causare sintomi e disturbi simili. Tra i virus non influenzali ci sono i rinovirus (che causano il raffreddore) e il virus respiratorio sinciziale (RSV), la causa più frequente delle malattie respiratorie gravi nei bambini e una delle principali cause delle malattie respiratori negli anziani di età superiore ai 65 anni.

Che differenza c’è tra il raffreddore e l’influenza?

L’influenza e il comune raffreddore sono entrambi malattie respiratorie, causate però da virus diversi. Queste due malattie presentano sintomi simili, quindi può essere difficile capire la differenza basandosi solo su questi; in generale l’influenza è più grave e i sintomi come la febbre, i dolori muscolari, la stanchezza e la tosse secca, si manifestano con maggior frequenza e sono più intensi.

Chi ha il raffreddore, di solito, ha il naso che cola o il naso chiuso; di norma non provoca problemi di salute gravi, come la polmonite o le infezioni batteriche, e non richiede il ricovero in ospedale.

Le due infezioni hanno quindi in comune parte della sintomatologia e può essere perciò difficile, se non addirittura impossibile, differenziarli basandosi solo su questi.

Cura e terapia

La maggior parte delle persone colpite presenta sintomi lievi e non deve ricorrere né al medico né ai farmaci antivirali. Se si manifestano i sintomi della malattia nella maggior parte dei casi si deve stare in casa, evitando il contatto con le altre persone.

Se, tuttavia, avete i sintomi dell’infezione e fate parte di un gruppo ad alto rischio, siete molto malati o preoccupati, potete e dovete contattare il vostro medico di famiglia, possibilmente prima per telefono.

Alcune persone sono più a rischio di sviluppare complicazioni gravi dell’influenza. Tra di essi ricordiamo:

  • bambini piccoli,
  • anziani di età superiore ai 65 anni,
  • donne incinte,
  • chi soffre di malattie croniche.

Il medico curante deciderà se e quali esami effettuare e quali terapie siano necessarie.

Devo andare al pronto soccorso se i miei sintomi sono lievi?

No.

Il pronto soccorso dovrebbe essere usato solo in caso di malattie e sintomi molto gravi. Se siete solo lievemente malati, non è il caso di andare al pronto soccorso.

Se soffrite dei sintomi dell’influenza, non è indispensabile andare al pronto soccorso. Se siete a rischio di complicazioni o preoccupati per i sintomi, chiedete prima consiglio al vostro medico. Se andate al pronto soccorso e in realtà non avete l’infezione, potreste anche contagiati da chi invece è realmente malato.

Quali sono i sintomi dell’influenza che devono destare preoccupazione?

Nei bambini:

  • respiro accelerato o difficoltà a respirare,
  • colorito bluastro della pelle,
  • insufficiente assunzione di liquidi,
  • sonnolenza o assenza di interazione con gli altri,
  • irritazione tale che il bambino non si fa tenere in braccio,
  • i sintomi influenzali sembrano guariti ma poi ricompaiono, accompagnati dalla febbre e dal peggioramento della tosse,
  • febbre con eruzione cutanea.

Oltre ai sintomi precedenti, andate immediatamente al pronto soccorso se il neonato presenta uno qualsiasi di questi sintomi:

  • non è in grado di alimentarsi,
  • ha difficoltà a respirare,
  • non ha le lacrime quando piange,
  • sporca molti meno pannolini del normale.

Situazioni che richiedono il pronto soccorso negli adulti:

  • difficoltà a respirare o fiato corto,
  • dolore o pressione sul petto o sull’addome,
  • vertigini improvvise,
  • stato confusionale,
  • vomito grave o continuo,
  • sintomi influenzali che sembrano guariti, ma poi si ripresentano insieme alla febbre e al peggioramento della tosse.

Per quanto devo rimanere a casa se sono stato contagiato?

Il CDC americano consiglia di rimanere a casa per almeno 24 ore dopo la scomparsa della febbre e durante la malattia di uscire solo per andare dal medico o in caso di stretta necessità. La febbre deve essere scomparsa da sola, senza l’uso di farmaci antipiretici come Tachipirina. Bisogna rimanere in casa e non andare al lavoro né a scuola, non viaggiare, non fare la spesa, non partecipare a ritrovi né manifestazioni.

Che cosa fare quando si ha l’influenza?

Quando si ha l’influenza bisogna rimanere lontani dagli altri il più possibile, per evitare di infettarli. Se dovete uscire di casa, ad esempio per andare dal medico, indossate una mascherina, oppure copritevi la bocca con un fazzoletto quando tossite o starnutite. Lavatevi spesso le mani per evitare di contagiare gli altri.

Farmaci

I sintomi influenzali possono essere curati con o senza farmaci.

I medicinali da banco possono alleviare alcuni sintomi della malattia, ma non rendono il paziente meno contagioso.

Il medico può prescrivere gli antivirali per alleviare i sintomi e prevenire le complicazioni gravi; possono inoltre essere prescritti gli antibiotici, se la patologia progredisce e si trasforma in infezione batterica.

È possibile curare l’infezione o i sintomi senza farmaci?

Si possono curare i sintomi senza farmaci seguendo questi semplici consigli:

  • riposatevi molto,
  • assumete liquidi in quantità per prevenire la disidratazione. Vanno bene l’acqua, il brodo, le bevande con integratori salini,
  • mettete una asciugamano freddo e umido sulla fronte, le braccia e le gambe, per prevenire il malessere connesso alla febbre,
  • mettete un umidificatore nella vostra camera per respirare meglio,
  • fate i gargarismi con acqua salata (una parte di acqua tiepida e una di sale) per alleviare il mal di gola,
  • copritevi con una coperta calda per calmare i brividi.

È sicuro assumere contemporaneamente i farmaci per l’influenza e altri farmaci?

Molti farmaci da banco contengono gli stessi principi attivi. Se assumete diversi farmaci con lo stesso principio attivo, c’è il rischio di sovradosaggio, che potenzialmente può causare problemi anche gravi. Leggete sempre con attenzione i bugiardini e le indicazioni sulla confezione.
Se siete in terapia con altri farmaci, anche da banco, chiedete consiglio al medico o al farmacista su quali medicinali siano sicuri nel vostro caso.

Che cosa sono gli antivirali e a che cosa servono?

Gli antivirali sono compresse, sciroppi o inalatori usati per prevenire o curare i virus influenzali. Sono approvati per l’uso negli adulti e nei bambini di età superiore all’anno. In Italia i farmaci antivirali approvati per la cura dell’influenza sono quattro: l’oseltamivir (Tamiflu®), lo zanamavir (Relenza®), l’amantadina e la rimantidina.

Se siete esposti al virus gli antivirali prevengono la malattia. Chiedete consiglio al medico se pensate di esporvi o siete stati esposti a una persona malata, possibile fonte di contagio.

Devo prendere gli antibiotici?

Gli antibiotici sono farmaci usati per curare le infezioni batteriche. Non servono a nulla contro le infezioni virali come l’influenza, tuttavia alcune persone possono avere infezioni batteriche per cui vengono prescritti antibiotici.

Un segno di infezione batterica possono essere i sintomi gravi o prolungati, o sintomi che prima sembrano guarire ma poi ricompaiono più forti. Se pensate di aver bisogno degli antibiotici, contattate il vostro medico e non assumeteli mai per vostra decisione.

Vaccino e prevenzione

Il modo migliore per prevenire l’influenza stagionale è farsi vaccinare ogni anno, ma applicare costantemente poche semplici regole d’igiene possono ridurre drasticamente la diffusione di virus e batteri e prevenire i disturbi respiratori virali in genere.

  1. Lavarsi spesso le mani aiuta a proteggersi dai germi. In assenza della possibilità di ricorrere ad acqua e sapone, si possono utilizzare a gel a base alcolica.
  2. Quando tossite o starnutite copritevi il naso e la bocca, così eviterete di contagiare le persone intorno a voi.
  3. Evitate il contatto ravvicinato con i malati. Se siete malati, tenetevi lontani dagli altri per cercare di non contagiarli. Se possibile, non andate a scuola, al lavoro o a fare le commissioni quando siete malati. In questo modo eviterete di contagiare gli altri.
  4. I virus in molti casi si diffondo perché si tocca qualcosa di contaminato e subito dopo le mucose di  occhi, naso e/o bocca.
  5. Pulite e disinfettate le superfici con cui entrate spesso in contatto in casa, sul posto di lavoro e a scuola, in particolare se c’è qualcuno malato.

Infine, per favorire il corretto funzionamento del sistema immunitario:

  1. Dormite il giusto numero di ore,
  2. fate attività fisica,
  3. tenete sotto controllo lo stress,
  4. bevete molta acqua,
  5. seguite un’alimentazione sana ricca di frutta e verdura.

Vaccino

Per un’approfondita analisi e la risposta ai principali dubbi sulla vaccinazione antinfluenzale si rimanda allo specifico articolo, mentre in questa sede ci limiteremo a una panoramica delle principali informazioni utili sull’argomento.

L’Italia, in linea con le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, punta a vaccinare almeno il 75% dei soggetti a rischio, anche se sarebbe preferibile raggiungere la soglia del 95% per beneficiare anche dell’effetto gregge (in grado di proteggere anche la popolazione non vaccinata).

I principali soggetti che dovrebbero valutare con il proprio medico il ricorso alla vaccinazione contro l’influenza sono:

  • soggetti di età pari o superiore a 65 anni,
  • soggetti di qualsiasi età e affetti da patologie di base che aumentano il rischio di complicanze in caso di influenza,

ma l’OMS raccomanda di procedere alla vaccinazione anche in:

  • donne incinte,
  • bambini di età compresa tra 6 mesi a 5 anni,
  • operatori sanitari.

Sul documento prodotto dal Ministero “Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2019-2020” emerge un’importante novità, ossia la raccomandazione di sottoporre a vaccinazione tutti i soggetti a partire dai 6 mesi di età che non abbiano controindicazioni al vaccino (nei bambini di età inferiore ai 6 mesi la vaccinazione non garantirebbe una sufficiente risposta da parte dell’immaturo sistema immunitario, rendendolo quindi inutile).

Il vaccino è offerto gratuitamente alle consuete fasce di popolazione a maggior rischio, ma sottolineando la facoltà da parte dei medici di base di allargare il campo di applicazione a soggetti non contemplati ma oggettivamente esposti a complicazioni in caso di contagio.

L’inserimento di bambini e adolescenti sani nelle categorie raccomandate per la vaccinazione è tuttora oggetto di dibattito nella comunità scientifica mondiale:

  • USA, Canada, Austria, Finlandia, Lettonia, Slovacchia, Gran Bretagna la offrono gratuitamente),
  • Malta, Polonia, Slovenia la raccomandano,
  • i restanti Paesi europei la offrono gratuitamente solo in caso di patologie specifiche.

In Italia, alla luce della nostra situazione climatica, si raccomanda che la vaccinazione avvenga durante la stagione autunnale, più in particolare nel periodo compreso tra la metà di ottobre e fine dicembre, fatte salve indicazioni diverse nel caso di andamento atipico della stagione influenzale.

La protezione dall’infezione inizia a distanza di circa due settimane dalla somministrazione del vaccino e dura per 6-8 mesi, prima di iniziare a diminuire gradualmente.

Il vaccino antinfluenzale non può provocare l’influenza, ma è bene chiarire che può proteggere solo dall’influenza stagionale e non dalle tante sindromi parainfluenzali in grado di causare raffreddore, sintomi intestinali, mal di gola, …

Gli effetti indesiderati sono in genere di modesta entità e di breve durata (1-2 giorni):

  • dolore, rossore, eritema o gonfiore del punto di inoculazione,
  • malessere generale per qualche giorno, talvolta associato a febbre (bassa) e dolori muscolari.

Fonti e bibliografia

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Domande e risposte
  1. Domanda

    Quando è il momento migliore per vaccinarsi?

  2. Domanda

    Salve dottore, ho avuto un forte raffreddore la scorsa settimana; adesso sto meglio, ma mi è rimasta una fastidiosa tosse che mi impedisce di dormire L’anno scorso per un caso simile ho dovuto prendere un antibiotico, posso secondo lei ripetere la cura?

    1. Dr. Roberto Gindro

      No, non assuma MAI antibiotici senza il preventivo parere del medico; in molti casi si tratta di forme virali in cui questo tipo di farmaco sarebbe non solo inutile, ma addirittura controproducente.

  3. Domanda

    Tachipirina prima o dopo i pasti? Grazie.

    1. Dr. Roberto Gindro

      Indifferente, non è una molecola che dia fastidio allo stomaco.