Tachipirina in gravidanza e allattamento

Ultima modifica 12.07.2020

Introduzione

In quest’articolo parleremo dei rischi legati all’esposizione al paracetamolo (Tachipirina®, Efferalgan®, …) durante la gravidanza, ma si ricorda che le informazioni contenute non sostituiscono in alcun modo il parere e i suggerimenti terapeutici del vostro ginecologo.

Il paracetamolo è un farmaco usato per curare la febbre e i dolori non severi; in commercio si trova come unico principio attivo (come nel caso della Tachipirina), oppure in combinazione con altri principi attivi (per esempio con l’Aspirina® nella NeoCibalgina®, oppure con la fenilefrina e la vitamina C in Tachifludec®) e serve per

Si sottolinea che, quando assunto in combinazione con altre molecole, gli effetti e i rischi sulla gravidanza possono ovviamente essere diversi rispetto all’assunzione in monoterapia (ossia senza altre sostanze).

È inoltre disponibile in diverse forme, tra cui:

  • sciroppo,
  • gocce per neonati,
  • compresse,
  • compresse effervescenti,
  • buste,
  • supposte.

Tachipirina è un farmaco che è considerato ragionevolmente sicuro da assumere durante la gravidanza, per questo è l’antidolorifico di prima scelta durante i nove mesi di gestazione, ma l’assunzione dev’essere sempre considerata e ponderata in base al rapporto rischio-beneficio; si noti peraltro che le evidenze di sicurezza nascono esclusivamente da studi retrospettivi, ossia lavori di ricerca in cui si valuta a posteriori l’effetto del farmaco, mentre non è possibile per ragioni etiche progettare un’analisi in doppio cieco (la modalità di sperimentazione in assoluto migliore in medicina) perché significherebbe esporre consapevolmente a possibili rischi delle donne in gravidanza.

Fotografia di una donna incinta che sta per assumere delle compresse

iStock.com/AndreyPopov

Tachipirina può causare aborti o malattie congenite?

No, finora non è mai stato dimostrato che l’uso del paracetamolo alle dosi consigliate sia in grado di aumentare i rischi di aborto spontaneo o malattie congenite. Una ricerca recente evidenzia però che l’assunzione quotidiana, o comunque molto frequente, di paracetamolo durante la seconda metà della gravidanza potrebbe far aumentare leggermente il rischio di dispnea o asma nei neonati; la comparsa delle patologie potrebbe tuttavia essere connessa a un disturbo della madre oppure ad altre ragioni per le quali la madre si è trovata a dover assumere il paracetamolo, anziché essere una diretta conseguenza della terapia farmacologica. Lo studio poi in realtà fa riferimento genericamente a un respiro affannoso, che non necessariamente è propriamente asma;

Nel complesso la Tachipirina è ritenuta da molti medici il miglior analgesico da assumere durante tutte le fasi della gravidanza, quantomeno quello con miglior rapporto rischio-beneficio (fonte).

L’uso della Tachipirina durante la gravidanza non sembra poi rappresentare alcun pericolo per il cervello del bambino che si sta sviluppando; uno studio approfondito riguardante bambini con madri che hanno assunto il paracetamolo in gravidanza ha dimostrato che, all’età di quattro anni, non sono stati registrati effetti negativi sullo sviluppo né sul QI.

Negli ultimi anni sono infine state pubblicate alcune ricerche che ipotizzano un possibile aumento del rischio di ADHD, ossia la sindrome da deficit di attenzione e iperattività; l’analisi più recente ha preso in considerazione più di 100000 bambini, tuttavia si tratta per ovvi motivi etici di studi osservazionali, ossia studi effettuati osservando gli eventi di interesse senza alcun intervento da parte dei ricercatori; questo significa che è possibile evidenziare eventuali correlazioni, ma non stabilire relazioni di causa-effetto.

Dosi

Tutti i ginecologi condividono l’idea che sia consigliabile usarne la minor quantità possibile e solo per il tempo strettamente necessario (NHS).

Vi consigliamo di chiedere al medico qual è la quantità sicura di Tachipirina® che potete assumere.

È particolarmente importante non assumerne una quantità maggiore di quella massima consigliata: 3 grammi (3000 mg) al giorno è la dose massima ed in genere non necessaria. Il paracetamolo si trova anche in diversi farmaci in combinazione con altri principi attivi, quindi bisogna fare attenzione e controllare gli ingredienti di tutti i farmaci che si assumono.

Il sovradosaggio può causare danni al fegato, ai reni ed anemia. È anche stato dimostrato che causa questi stessi problemi nel neonato, quindi è fondamentale non assumerlo in dosi maggiori rispetto a quelle consigliate.

Quando non bisogna assumerla

Le donne che hanno sofferto di problemi al fegato dovrebbero consultare il proprio medico prima di assumere Tachipirina® od analoghi.

Papà ed allattamento

Finora le ricerche non hanno provato che un uomo che assuma Tachipirina® prima del concepimento abbia problemi di fertilità o possa mettere in pericolo in qualche modo il bambino. In generale i farmaci assunti dal padre non sono pericolosi per la gravidanza, perché il padre non condivide il proprio sangue con il bambino per nove mesi.

Il paracetamolo passa solo in minima parte nel latte materno, tanto che le quantità assunte eventualmente dal neonato sono inferiori a quelle comunemente prescritte dai pediatri in caso di di necessità, quindi si ritiene che possa essere sicuro per la salute del bambino anche quando assunto durante l’allattamento.

Fonti e bibliografia

Domande e risposte
Si può assumere Tachipirina in gravidanza?
Nel complesso la Tachipirina è ritenuta da molti medici il miglior analgesico da assumere durante tutte le fasi della gravidanza, quantomeno quello con miglior rapporto rischio-beneficio (fonte), ma si raccomanda sempre il preventivo parere del medico.
Quanta se ne può prendere?
Tutti i ginecologi condividono l'idea che sia consigliabile usarne la minor quantità possibile e solo per il tempo strettamente necessario (NHS).
Si può prendere Tachipirina in allattamento?
Si raccomanda il preventivo parere del pediatra, ma in genere l'utilizzo è considerato privo di rischi (il paracetamolo passa solo in minima parte nel latte materno, tanto che le quantità assunte eventualmente dal neonato sono inferiori a quelle comunemente prescritte dai pediatri in caso di di necessità).

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