Placenta previa: cause e cosa fare e cosa aspettarsi

Ultima modifica 07.08.2019

Introduzione

La placenta è un organo che si sviluppa nel corpo femminile unicamente durante la gravidanza e che serve a nutrire il bambino; in genere è posizionata nella parte superiore o laterale dell’utero e permette gli scambi di sostanze con il feto attraverso il cordone ombelicale.

A seguito del parto, qualche decina di minuti dopo, la placenta viene anch’essa eliminata perché ormai inutile.

La placenta previa è una condizione patologica caratterizzata da un impianto anomalo della placenta, che viene a trovarsi a livello del segmento uterino inferiore. Tale conformazione può determinare un ostacolo al passaggio del feto attraverso il canale del parto, talvolta diventando una una vera e propria emergenza ostetrica del terzo trimestre di gestazione.

Viene classificata in base alla sua localizzazione e a quanto possa o meno ostacolare il passaggio fetale durante la nascita.

La diagnosi, come molte condizioni ostetriche, avviene solitamente attraverso un’indagine ecografica (prevalentemente per via transvaginale).

La placenta previa, quando diagnosticata prima del parto, non sempre richiede un trattamento urgente, ma porta in genere all’adozione di specifici accorgimenti al momento del parto, che tuttavia non sempre può avvenire per via vaginale.

Placenta previa

By OpenStax College – Anatomy & Physiology, Connexions Web site. http://cnx.org/content/col11496/1.6/, Jun 19, 2013., CC BY 3.0, Link

Cause

L’incidenza della placenta previa è di circa lo 0.28% nelle gravidanze singole, raggiungendo lo 0.39% nel caso di gravidanze gemellari.

Tra i principali fattori di rischio legati allo sviluppo di placenta previa ricordiamo:

  • età materna avanzata,
  • multiparità (parti precedenti),
  • anomalie anatomiche dell’utero,
  • fumo,
  • pregresso taglio cesareo,
  • pregressa revisione della cavità uterina (in seguito per esempio ad un aborto, volontario o spontaneo).

Classificazione

In termini più semplici la placenta previa è una placenta localizzata “troppo in basso” all’interno della cavità uterina. Nonostante ogni qualvolta parliamo di una placenta previa essa si localizza a livello del segmento uterino inferiore, vi sono differenti gradi da considerare:

  • Placenta previa totale: la placenta copre totalmente l’orifizio uterino interno, impedendo quindi al momento del parto il passaggio della parte fetale presentata attraverso il canale del parto.
  • Placenta previa parziale: la placenta arriva a livello dell’orifizio uterino interno, ma non lo ostruisce completamente.
  • Placenta previa marginale: la placenta arriva fino all’orifizio uterino interno, ma lo tocca soltanto marginalmente, a livello della circonferenza.
  • Riconosciamo infine quella che viene semplicemente definita una “placenta bassa”, in cui la placenta è localizzata a livello del segmento uterino inferiore, a meno di 2 cm dall’orifizio uterino interno, ma senza arrivare a toccarlo, né tantomento ad ostruirlo.

In realtà ad oggi nella maggior parte dei casi non si parla più di placenta previa totale, parziale o marginale, ma semplicemente di placenta

  • bassa,
  • previa

a seconda che raggiunga o meno l’orifizio uterino interno.

  • Quando la placenta previa raggiunge l’orifizio uterino interno si contano i millimetri che “strabordano” dall’orifizio.
  • Quando la placenta previa invece non riesce a toccare l’orifizio uterino interno, allora si contano i millimetri di distanza che mancano per arrivarvi.

È abbastanza comune diagnosticare una placenta molto bassa nel primo trimestre di gravidanza, ma con l’aumento delle dimensioni del viscere uterino all’aumentare dell’epoca gestazionale l’impianto placentare può risalire.

Sintomi

Una placenta più bassa del normale non dà inizialmente manifestazione di sé, può infatti  risalire in maniera spontanea senza interferire con il decorso del parto.

Quando invece la placenta rimane effettivamente a livello dell’orifizio uterino interno, al momento del parto il canale cervicale va incontro ad una serie di modifiche per cui, accorciandosi e dilatandosi, può determinare un distacco del disco placentare. Questo diventa causa di una perdita ematica (perdita di sangue) che appartiene alla cosiddetta “diagnosi differenziale delle emorragie del terzo trimestre”.

Il sintomo caratteristico della placenta previa è quindi una perdita di sangue nel terzo trimestre di gravidanza, abbondante, ma non associata a sofferenza materna o fetale (verificata mediante il tracciato cardiotocografico). Il sangue alla vista è di solito di colore rosso viso e può essere o meno accompagnato da contrazioni uterine.

Diagnosi

La diagnosi è ormai basata sull’ecografia pelvica transvaginale.

Ad inizio gravidanza è in realtà molto comunque il riscontro di una placenta con impianto basso, che tuttavia spesso va incontro a risoluzione entro il termine della gravidanza.

Una paziente affetta da placenta con impianto troppo basso deve essere costantemente monitorata ecograficamente nel corso della gravidanza.

Circa il 60% delle donne che ricevono diagnosi di placenta previa mediante ecografia transaddominale, vengono riclassificate quando l’ecografia viene poi eseguita per via transvaginale.

Di grande importanza risulta la misurazione dei millimetri di distanza dall’orifizio uterino interno, oltre al monitoraggio dei cambiamenti della cervice uterina durante il susseguirsi delle settimane di gravidanza.

Cura

La soluzione più sicura in caso di placenta previa è rappresentata da un parto cesareo, che tuttavia non è sempre necessario; l’epoca gestazionale, l’anamnesi ostetrica e soprattutto la valutazione ecografica del liquido amniotico (e la successiva stima della maturità polmonare) permettono di stabilire il timing ottimale e soprattutto le modalità del parto.

  • Nel caso in cui la placenta sia localizzata a più di 2 cm dall’orifizio uterino interno è possibile che la paziente partorisca per via vaginale (eventualmente programmando la data per prevenire l’insorgenza di emorragia).
  • Nel caso in cui la placenta sia localizzata a meno di 1 cm dall’orifizio uterino interno, si ritiene necessario eseguire un taglio cesareo.
  • Quando l’impianto è localizzato tra 1 e 2 cm non è chiaro al giorno d’oggi il perfetto management del parto.

Oltre alle modalità del parto è necessario individuare le tempistiche esatte bilanciando

  • da un lato il rischio di eventuale emorragia materna
  • e dall’altro il rischio che il feto non sia ancora maturo per sopravvivere nel mondo esterno.

A seguito di diagnosi di placenta previa, quando questa rimane stabile e asintomatica, la paziente può essere monitorata ambulatorialmente; quando invece si manifestano contrazioni, o peggio perdite ematiche, spesso la paziente viene ricoverata ed osservata per valutare la necessità di organizzare il parto.

Ogni qualvolta si verifichi il rischio di parto prima delle 34 settimane di gestazione, ricordiamo che è sempre necessario valutare la somministrazione di corticosteroidi per favorire la maturazione polmonare del feto.

Prevenzione

Mediante l’adozione di piccoli accorgimenti è possibile ridurre il rischio di sviluppare placenta previa:

  • Smettere di fumare ed evitare il fumo passivo: il fumo è associato ad una vera e propria alterazione della vascolarizzazione placentare, in grado di favorire la comparsa di diverse complicazioni nel corso della gravidanza.
  • Trattamento di eventuali anomalie (congenite o acquisite) uterine, come ad esempio anche semplici condizioni uterine benigne, come la fibromatosi, che possono comunque alterare la conformazione della cavità uterina

Fonti e bibliografia

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