Episiotomia, tutto quello che devi sapere

Ultima modifica 15.10.2019

Che cos’è l’episiotomia?

L’episiotomia (anche detta perineotomia) è una procedura chirurgica molto diffusa in ambito ostetrico, adottata per agevolare il passaggio del feto attraverso il canale del parto, alla fine del periodo espulsivo, ovvero quando il bambino sta per nascere.

Questa operazione chirurgica, di solito praticata in anestesia locale, prevede l’esecuzione di un’incisione del perineo (lo spazio compreso tra la vulva e l’ano) e della parete posteriore della vagina, per ampliarne l’apertura, quando la testa del bambino comincia ad affacciarsi verso l’esterno.

Durante alcuni parti esiste il rischio che il perineo si laceri durante la nascita del bambino, procedere ad un taglio di tipo chirurgico consente di prevenire che questo accada, permettendo una miglior guarigione dei tessuti (la letteratura disponibile indica che, soprattutto in caso di primo parto, il rischio di andare incontro a lesioni gravi del retto e dei muscoli presenti sia superiore in caso di lacerazione traumatica).

Quando è indicata l’episiotomia?

Nonostante sia stata utilizzata in diversi Paesi come pratica medica “di routine” nel corso di un parto spontaneo, per moltissimi anni, oggi il suo utilizzo è meno diffuso e le indicazioni terapeutiche sono ristrette ad alcuni casi specifici:

  • Il bambino si trova nel canale del parto (la testa del bebè comincia a scendere verso lo stretto pelvico) e sono presenti segni di sofferenza fetale.
  • La vagina non si dilata spontaneamente, perché il parto avviene troppo rapidamente.
  • Se il bambino presenta una distocia (ovvero una posizione non ottimale), in particolar modo di spalla.
  • La testa del bambino è troppo grande rispetto all’apertura vaginale.
  • In alcuni casi di parto operativo (ovvero che preveda l’utilizzo di ventosa ostetrica e in rarissimi casi, del forcipe).

Presunti vantaggi, ancora oggi discussi, deriverebbero altresì dalla possibilità di ridurre:

  • Nella madre, il rischio di lacerazione del perineo e la possibilità di incontinenza fecale o urinaria dovuta al parto;
  • Nel feto, il rischio di alcune complicanze, tra le quali la distocia di spalla o l’ipossia (in travagli particolarmente complicati).

L’incisione viene praticata in anestesia?

Nel caso in cui l’episiotomia venga praticata nel momento più opportuno, e cioè poco prima della nascita, quando i tessuti materni sono molto distesi per cui il taglio risulterebbe molto superficiale, potrebbe non essere eseguita alcuna anestesia.

Nel caso in cui l’incisione venga praticata prima che la testolina del bambino sia scesa in vagina, potrebbe essere necessario eseguire un’anestesia locale, perché il taglio potrebbe coinvolgere più strati muscolari.

L’anestesia locale è invece sempre effettuata dopo la procedura, quando è necessario applicare dei punti per suturare la ferita chirurgica (di solito sono utilizzati punti riassorbibili che non richiedono una rimozione ospedaliera).

Come si esegue?

L’incisione viene eseguita con delle specifiche forbici quando i tessuti femminili sono già particolarmente distesi, ovvero quando la testa del bambino si affaccia attraverso l’apertura vaginale, generalmente in anestesia locale.

Vengono recisi

  • cute,
  • sottocute
  • e muscolo,

attraverso un’incisione a tutto spessore e, a seconda della tipologia di episiotomia eseguita, saranno diversi i muscoli interessati.

Possiamo distinguere:

  • episiotomia laterale, che prevede l’esecuzione di un’incisione piuttosto estesa, eseguita tagliando per 3 cm il muscolo del bulbo cavernoso (a livello delle grandi labbra vaginali), ma anche altri muscoli, come il muscolo profondo del perineo e fibre muscolari dell’elevatore dell’ano;
  • episiotomia mediana, che non recide vere e proprie fibre muscolari, è praticata dalla parte inferiore dell’introito vaginale, in direzione dell’ano, incidendo fibre del nucleo fibroso del perineo; in questo caso viene praticato un taglio di pochi millimetri tra vagina e ano.
  • episiotomia mediolaterale, un’opzione di compromesso tra le due precedenti e la più praticata in assoluto, in quanto associata ad un ridotto trauma chirurgico (coinvolge il solo muscolo bulbo-cavernoso).
Rappresentazione della direzione in cui viene effettuato il taglio durante l'episiotomia

By CFCFOwn work, CC BY-SA 4.0, Link

La scelta del tipo di incisione è stabilita dal ginecologo sulla base delle caratteristiche della paziente e del feto al momento del parto; in linea di massima, si preferisce l’adozione dell’incisione mediana, in quanto risulta meno demolitiva e con tempi di guarigione più rapidi.

Trattamento post-operatorio

Subito dopo la nascita del bambino l’incisione viene richiusa attraverso dei punti di sutura (di norma riassorbibili), sempre in anestesia locale.

Successivamente la ferita viene controllata quotidianamente durante il ricovero e dopo circa 40 giorni dal parto, durante il controllo di routine.

A seguito dell’episiotomia rimarrà una piccola cicatrice che, se la sutura è stata ben eseguita (questo è fondamentale non solo da un punto di vista estetico, ma anche per il recupero della funzionalità e della sensibilità dell’area genitale), sarà visibile solo ad un occhio esperto.

Tempi di guarigione e come favorirla

I tempi di guarigione sono soggettivi ed è difficile delineare tempistiche precise; nei primi giorni dopo il parto è possibile accusare fastidi e la cicatrizzazione dell’episiotomia potrebbe risultare piuttosto dolorosa, con difficoltà posturali in particolar modo quando si sta sedute (per questo può essere utile l’utilizzo di una “ciambella” per sedersi evitando pressioni dirette sulla cicatrice e l’applicazione di impacchi freddi).

Risulta importante, in questa prima settimana e fino a completa guarigione, disinfettare con cura la ferita, anche più volte al giorno (e sempre dopo la minzione e la defecazione), prestando attenzione che risulti ben asciutta, dopo ogni lavaggio.

Occasionalmente il proprio ginecologo potrebbe consigliare l’utilizzo di creme o spray anestetizzanti, per attutire il dolore, che è comunque generalmente sopportabile.

Episiotomia e rapporti sessuali

Nelle settimane successive al parto molte donne si sentono doloranti e stanche, indipendentemente dal fatto che abbiano subito o meno un’episiotomia; anche per questo è buona norma aspettare almeno un mese dal parto, prima di riprendere l’attività sessuale, ma le tempistiche sono variabili ed è bene ascoltare il proprio corpo, rispettare i propri tempi e chiedere consiglio al medico nel caso sopraggiungano dubbi o non ci si senta ancora in forma.

In caso di episiotomia è molto comune avvertire dolore durante i primi mesi, ma questo in genere migliora con il tempo; è importante essere sinceri con sé stesse e con il partner, per evitare che l’intimità diventi un fastidio piuttosto che un piacere, cercando eventualmente alternative alla penetrazione.

Il dolore in alcuni casi è legato anche alla secchezza vaginale, in questo caso si può porre rimedio ricorrendo ad un lubrificante acquistabile in farmacia (verificandone la compatibilità con il preservativo, in quanto è possibile rimanere incinta già tre settimane dopo il parto).

Rischi e complicanze

Negli ultimi anni, valutazioni statistiche e studi scientifici condotti in diversi Paesi hanno scoraggiato l’utilizzo routinario dell’episiotomia, sottolineando alcuni svantaggi legati alla procedura, tra cui:

  • Aumento delle emorragie post-parto (per l’inibizione della produzione di ossitocina, ormone che aumenta le contrazioni uterine, favorendo l’arresto dell’emorragia, dopo il distacco della placenta).
  • Dolore locale, che può persistere per settimane o mesi dopo il parto, e ostacolare la ripresa dei rapporti sessuali.
  • Infezioni, legate alla ferita, che possono evolversi in fistole retto-vaginali.
  • Lacerazione dei muscoli del pavimento pelvico, con conseguenti problemi di incontinenza.

Per tutte queste ragioni, l’utilizzo della procedura è da limitare a casi selezionati e sopracitati.

Si può prevenire la necessità di praticarla?

Alcuni accorgimenti, adottati nel corso della gravidanza, potrebbero favorire l’elasticità dei tessuti e ridurre il rischio di episiotomie, fermo restando che la procedura dovrebbe essere riservata a casi selezionati.

  • È importante bere e tenere idratata pelle e tessuti, per impedire che il tessuto vaginale sia rigido e poco estensibile.
  • Può aiutare eseguire un massaggio perineale (sia interno che esterno), con olio idratante, per rilassare i muscoli e i tessuti posti tra vulva e ano, favorendone l’elasticità.

Va comunque sottolineato che se l’episiotomia si rende necessaria, perché il parto si sta complicando ed è necessario salvaguardare il benessere della madre e del bambino, la procedura va eseguita a prescindere, nonostante nel corso della gravidanza siano state adottate queste semplici raccomandazioni.

Fonti e bibliografia

Articoli Correlati