Anestesia epidurale e parto: procedura, rischi e vantaggi

a cura di Dr. Roberto Gindro -Ultimo Aggiornamento: 11 novembre 2018

Introduzione

L’anestesia epidurale rappresenta il metodo migliore per alleviare il dolore durante il parto e, in effetti, la maggior parte delle donne richiede l’epidurale più di ogni altro metodo analgesico.

Il travaglio può essere molto doloroso, quindi è importante essere consapevoli delle possibilità per alleviare il dolore; nel momento in cui ci si prepara al parto è necessario conoscere i diversi metodi di sollievo dal dolore disponibili nell’ospedale scelto, in modo da essere pronti a prendere delle decisioni al momento del bisogno: conoscere i diversi tipi di epidurale, come essa viene somministrata e i benefici e i rischi correlati, vi consentirà di prendere una decisione più consapevole per voi stesse e il vostro bambino, il giorno del parto.

Queste conoscenze sono importanti anche per chi assiste al parto, che dovrà anche sapere come essere di sostegno alla partoriente. L’ostetrica o il medico possono illustrare le diverse opzioni esistenti, così da scegliere il metodo più consono.

L’epidurale è un tipo particolare di anestesia locale. Addormenta i nervi che conducono gli impulsi del dolore dal canale del parto al cervello. Nella maggior parte delle donne, l’epidurale elimina completamente il dolore. Può essere utile in donne con travaglio prolungato o molto doloroso, o particolarmente angosciate.

Può essere somministrata solo da un medico anestesista e non è quindi praticabile se si sceglie di partorire a casa. Se si ritiene di poterne avere bisogno, verificare che l’ospedale scelto per il parto assicuri la presenza costante di un anestesista.

Dopo l’epidurale le possibilità di muovere le gambe dipenderanno dall’anestetico locale adoperato. È possibile eseguire epidurali “mobili”, che consentono cioè di camminare. In questi casi, però, dovrà essere monitorato il battito cardiaco fetale tramite telemetria e non tutti i reparti dispongono di tali dispositivi. Consultare l’ostetrica per sapere se il proprio reparto eroga l’epidurale mobile.

L’epidurale può alleviare significativamente il dolore, ma non è efficace nel 100% delle pazienti; per esempio la società degli anestesisti ostetrici inglese stima che, in una donna su otto, sia necessario associare un altro metodo di eliminazione del dolore oltre all’epidurale.

I farmaci usati per l’epidurale rientrano nella classe dei cosiddetti anestetici locali, come la bupivacaina, la clorprocaina o la lidocaina; vengono spesso somministrati in combinazione con oppioidi o stupefacenti come il fentanil e il sufentanil, così da diminuire la dose richiesta di anestetico locale. In questo modo il sollievo dal dolore si ottiene con degli effetti minimi.

Donna in procinto di partorire con il tubicino dell'epidurale nella schiena

iStock.com/kipgodi

Altri consigli per ridurre il dolore

Per gestire meglio il dolore durante il travaglio si consiglia di:

  • Informarsi per sapere cosa aspettarsi: sapere in cosa consiste il travaglio può aiutare a mantenere il controllo e ad avere meno paura. Parlarne con l’ostetrica o il medico, chiarirsi i dubbi e partecipare alle classi prenatali è un efficace mezzo per arrivare al giorno del parto consapevoli di quello che succederà.
  • Imparare a rilassarsi, mantenendo la calma e respirando profondamente.
  • Tenersi in movimento: la posizione può essere importante, quindi è utile provare a inginocchiarsi, camminare o dondolare avanti e indietro fino a trovare la sistemazione ideale.
  • Avere con sé durante il travaglio il compagno, una persona cara o di famiglia sostegno; comunque, anche in assenza di un proprio caro, non preoccuparsi perché l’ostetrica darà tutto il supporto necessario.
  • Farsi massaggiare dal proprio partner (a meno che essere manipolate non risulti fastidioso).
  • Fare un bagno o una doccia (presenti in molte sale parto).

Controindicazioni

Per alcune pazienti l’epidurale non è raccomandata, per esempio in caso di:

  • uso di anticoagulanti (ad esempio warfarin),
  • allergie agli anestetici locali,
  • anomalie della coagulazione del sangue che aumentino il rischio di sanguinamento o comunque livelli ematici insufficienti delle piastrine,
  • emorragie o stato di shock,
  • presenza di infezioni alla schiena,
  • deformità o artrite grave della colonna vertebrale,
  • infezione del sangue,
  • affezioni neurologiche come la spina bifida,
  • dilatazione inferiore a 4 cm,
  • difficoltà da parte del medico a individuare lo spazio epidurale,
  • parto troppo veloce che non garantisce abbastanza tempo per somministrare il farmaco.

L’anestesista può fornire tutte le informazioni del caso e discutere i rischi potenziali in queste situazioni.

Procedura

Durante l’epidurale vengono somministrati liquidi attraverso una fleboclisi in una vena del braccio. Con la paziente posta su un fianco, o seduta con il dorso incurvato, l’anestesista disinfetta la schiena, inietta una minima quantità di anestetico locale e quindi introduce un ago nella schiena. Questa posizione è fondamentale per prevenire i problemi e aumentare l’efficacia dell’epidurale.

Attraverso l’ago viene quindi inserito un tubicino molto sottile in corrispondenza dei nervi che convogliano gli impulsi del dolore originati dall’utero. L’ago viene poi attentamente rimosso lasciando il catetere in quell’area in modo che il farmaco possa essere somministrato tramite iniezioni periodiche o continue infusioni. Il catetere verrà fissato alla schiena, evitando che possa uscir fuori.

I farmaci, in genere una combinazione di anestetici locali e oppioidi, vengono somministrati attraverso questo tubicino (con oppioide, si intende una sostanza che interagisce con speciali recettori del corpo, riducendo il dolore). Per allestire l’epidurale, occorrono circa 10 minuti, e altri 10 – 15 perché sia efficace. Non sempre lavora al meglio fin da subito e può richiedere aggiustamenti.

Sarà necessario monitorare costantemente le contrazioni materne e il battito cardiaco fetale. Ciò comporta di indossare una cintura intorno all’addome e, se possibile, una pinzetta sulla testa del neonato.

Epidurale mobile

L’epidurale mobile consiste in un’anestesia con dosi più basse che possono venire somministrate durante il travaglio; vengono usate quantità inferiori di anestetici locali insieme ad altri medicinali con azione analgesica.

Poiché i nervi non sono completamente bloccati, l’epidurale mobile allevia il dolore senza l’intorpidimento o la sensazione di pesantezza alle gambe che caratterizzano l’epidurale completa.

Un altro vantaggio dell’epidurale mobile è che rimangono percepibili le contrazioni e la necessità di spingere durante gli stadi finali del parto.

Poiché le gambe mantengono un minimo di sensibilità, si potrà anche camminare se necessario, anche se non è consigliato.

Indicazioni e vantaggi

L’epidurale è una forma di anestesia locale. Può essere utilizzata per bloccare completamente il dolore mantenendo il paziente vigile, permettendo di evitare le complicanze e gli effetti collaterali tipici dell’anestesia generale, come malessere e stordimento.

L’anestesia epidurale può essere usata per attenuare la sensibilità e alleviare il dolore in situazioni quali:

  • parto naturale,
  • parto cesareo (il neonato viene estratto attraverso un’incisione praticata nell’addome)
    dopo un intervento chirurgico eseguito in anestesia generale,
  • altri tipi di chirurgia, come interventi al ginocchio, le protesi d’anca, fratture di costole o torace e l’amputazione di un arto inferiore.

L’ostetrica e l’anestesista possono dare consigli sull’epidurale durante il travaglio e il parto, nonché un parere sull’effettiva necessità nel caso specifico, ma la decisione finale è sempre della paziente.

L’epidurale potrebbe essere raccomandata nei casi di:

  • travaglio particolarmente doloroso, complicato o protratto,
  • parto gemellare o trigemino,
  • parto cesareo, se l’epidurale era stata somministrata durante il travaglio,
  • parto assistito, quando un forcipe o una ventosa vengono attaccati alla testa fetale per aiutare l’estrazione.

Perlopiù, l’epidurale viene associata alla soppressione del dolore durante il travaglio e il parto, che permette di:

  • ottenere un maggiore sollievo se il parto è prolungato,
  • alleviare il dolore del parto può aiutare la donna a ricordare il parto come un’esperienza più positiva,
  • rimanere vigili e di partecipare attivamente al momento del parto,
  • ottenere un più rapido sollievo dal dolore durante il recupero.

Quando le altre procedure non funzionano, un’epidurale può essere ciò di cui si ha bisogno contro stanchezza e irritabilità. L’epidurale può aiutare a rilassarvi e a darvi la forza di sostenere il parto e di esserne un partecipante attivo.

Effetti collaterali

È necessario essere consapevoli di alcuni possibili effetti collaterali:

  • L’epidurale può rendere le gambe pesanti, secondo il tipo di anestetico locale usato.
  • Non dovrebbe provocare malesseri o sonnolenza.
  • La pressione arteriosa può abbassarsi bruscamente (ipotensione); questo è comunque un evento raro, perché i liquidi somministrati tramite la fleboclisi nel braccio aiutano a mantenere la pressione a buoni livelli.
  • L’epidurale può prolungare il secondo stadio del travaglio. Non essendo più percepibili le contrazioni, sarà l’ostetrica a dire quando spingere. Possono quindi essere necessari forcipi o ventose per aiutare il passaggio della testa neonatale (estrazione strumentale). In caso di epidurale il personale sanitario aspetterà più a lungo la discesa della testa del neonato (prima dell’inizio delle spinte), ciò consente di ridurre le probabilità di dover ricorrere a estrazione strumentale. Talvolta verso la fine si somministra meno anestetico, in modo che l’effetto si attenui e la partoriente possa espellere il neonato in modo naturale.
  • A seguito di un’epidurale, può risultare difficile recuperare la corretta funzionalità della minzione. In questi casi, verrà inserito un piccolo catetere in vescica come ausilio.
  • In circa un caso su 100, all’epidurale fa seguito una forte cefalea. Quando succede, può comunque essere trattata.
  • La schiena può essere leggermente dolente per un paio di giorni, ma l’epidurale non provoca dolori di lunga durata.
  • In circa una donna su 2.000, il parto è seguito da sensazioni di formicolio o punture di spillo lungo una gamba. Questo è più probabilmente dovuto al parto di per sé che non all’epidurale.

Rischi

Talvolta, l’anestesia può non fare effetto. Ciò può avvenire se:

  • è difficoltoso trovare lo spazio epidurale,
  • l’anestetico locale non si distribuisce uniformemente nello spazio epidurale,
  • il catetere fuoriesce.

Quando non funziona, l’anestesista può proporre modi alternativi di alleviare il dolore o ripetere la procedura.

Questa anestesia in genere è sicura tuttavia, come la maggior parte delle procedure mediche, può avere effetti collaterali e complicanze.

  • Bassa pressione arteriosa. L’abbassamento della pressione arteriosa (ipotensione) è l’effetto collaterale più frequente dell’epidurale. Ciò avviene perché l’anestetico locale usato ha effetti sui nervi dei vasi sanguigni, determinando una caduta della pressione arteriosa. Ciò può provocare uno stato di confusione o nausea. Durante l’epidurale, la pressione arteriosa viene strettamente monitorata. Se necessario, possono essere somministrati farmaci per trattare l’ipotensione.
  • Perdita del controllo vescicale (incontinenza). Dopo l’anestesia non si avverte la sensazione di vescica piena perché l’epidurale blocca i nervi circostanti, per questo l’urina verrà drenata tramite un catetere inserito nella vescica. Il controllo della vescica si ripristina non appena l’anestesia scompare.
  • Prurito cutaneo. Talvolta, la combinazione degli analgesici con gli anestetici adottata per l’epidurale può causare prurito. In genere si tratta di un disturbo facilmente trattabile.
  • Malessere: Dopo l’epidurale, ci potrà essere una sensazione di nausea e/o vomito. Se la pressione arteriosa è normale, potranno essere di aiuto farmaci anti-nausea.
  • Mal di schiena: Uno studio condotto nel 2010 non ha riscontrato rischi specifici di mal di schiena a lungo termine legati all’uso dell’epidurale. Il personale sanitario farà di tutto per permettere una posizione comoda durante e dopo la procedura, ma il fatto di rimanere ferme a lungo può peggiorare un mal di schiena preesistente. Un eventuale forte mal di schiena dopo epidurale dovrà essere riferito al medico quanto prima, in modo da individuarne la causa.
  • Cefalee intense: Occasionalmente, un forte mal di testa può seguire un’epidurale; è la cosiddetta cefalea post-puntura durale. Succede quando il rivestimento del midollo spinale (dura) viene accidentalmente punto. Questa cefalea in genere passa con il tempo, ma è possibile ricorrere a una procedura (il tappo ematico o “blood patch”) per sigillare il foro. Consiste nel prelevare un piccolo campione di sangue e iniettarlo nello spazio epidurale. Quando il sangue coagula, il foro viene tappato e la cefalea sparisce. Si tratta di una rara complicanza dell’epidurale. Le probabilità che avvengano vanno da 1 a 100 a 1 a 500.
  • Infezione: Nelle settimane dopo un’epidurale nel sito dell’iniezione si potrebbe sviluppare un’infezione. L’infezione può portare allo sviluppo di un ascesso. Molto raramente, l’ascesso si può formare nello spazio epidurale. Ciò può danneggiare i nervi, portando anche a perdita completa dei movimenti della metà inferiore del corpo (paraplegia).
  • Ematoma epidurale: L’ematoma è una rarissima complicanza dell’epidurale. Consiste in una raccolta di sangue che si sviluppa dopo la rottura della parete di un vaso sanguigno. Se vengono punte le vene all’interno dello spazio epidurale, ci possono essere una raccolta di sangue e lo sviluppo di un ematoma, che può comprimere il midollo spinale. Del tutto occasionalmente, ciò può indurre danni neurologici, come la paraplegia.

Altre complicanze, per quanto rare, dell’epidurale sono:

La letteratura conferma il fatto che le complicanze gravi a seguito di epidurale sono rare. La stima più attendibile del rischio complessivo di danno permanente da epidurale durante il travaglio è tra 1 a 80.000 e 1 a 320.000.

Domande frequenti

La collocazione del catetere epidurale causa dolore?

La risposta dipende dalla sensibilità al dolore di ciascuna donna: in linea di massima solo alcune pazienti riportano che provochi un po’ di fastidio nella zona che è stata intorpidita per poi sentire un po’ di pressione nel momento in cui il catetere viene inserito.

Quando viene eseguita l’anestesia epidurale?

Tipicamente quando la cervice si dilata fino a 4-5 centimetri durante il parto.

In che modo l’epidurale può influenzare il parto?

L’epidurale può rallentare il parto e rendere le contrazioni più deboli. In tal caso, può essere può essere somministrato un farmaco per accelerare il parto.

In che modo l’epidurale può incidere sul bambino?

All’attuale stato di conoscenza si ritiene che gli unici effetti collaterali o rischi legati al bambino siano legati a un possibile allungamento dei tempi del parto, che potrebbe infine necessitare dell’uso del forcipe o della ventosa (con i relativi rischi).

L’aumento è peraltro ridotto, 14 donne su 100 tra chi richiede l’anestesia, 10 su 100 nel resto della popolazione.

A differenza di quanto si pensava in passato non aumenta il rischio di dover ricorrere al parto cesareo.

Fonte: Pregnancy and birth: Epidurals and painkillers for labor pain relief

Quanto dura l’effetto?

Fintanto che il tubicino (o catetere) dell’epidurale rimane nella schiena, questo può essere impiegato per alleviare il dolore. Può essere mantenuto per diverse ore (durante il travaglio) o per qualche giorno (dopo una chirurgia addominale maggiore).

Il catetere può essere collegato a una pompa automatica per consentire l’erogazione dei medicinali. Possono essere adottate anche pompe che consentono al paziente di controllare la dose.

Quando i farmaci dell’epidurale vengono interrotti, in genere l’intorpidimento dura per qualche ore prima che gli effetti scompaiano e la sensibilità cominci a ripristinarsi.

Al termine dell’anestesia viene in genere raccomandato il riposo in posizione supina o seduta finché la sensibilità non si è ripristinata. Ciò può richiedere un paio di ore; è possibile percepire una sensazione di formicolio sulla pelle quando svanisce l’effetto dell’anestetico.

Informare il medico o il personale infermieristico in caso di dolore. Possono essere somministrati farmaci in grado di controllarlo.

Come mi sentirò dopo l’epidurale?

Poco dopo un’epidurale, si percepirà una sensazione di calore e intorpidimento della parte bassa della schiena e delle gambe. Queste possono sembrare pesanti e più difficili da muovere. In genere ci vogliono circa 20 – 30 minuti perché l’epidurale raggiunga il suo effetto massimo.

Verosimilmente, anche i nervi della vescia verranno interessati dalla vescica. In altre parole, la paziente non sarà in grado di capire quando la vescica è piena ed è quindi necessario urinare.

Per evitare conseguenze, viene inserito un catetere per drenare l’urina fuori dalla vescica. La sensibilità della vescica si ripristina non appena l’epidurale cessa.

Appena la dose di anestetico comincia ad attenuarsi verrà aumentata la dose, di solito ogni una o due ore. A seconda del tipo e del dosaggio di epidurale si può essere limitati a letto senza avere il permesso di alzarsi e di spostarsi.

Dopo la nascita del bimbo il catetere viene rimosso e gli effetti dell’anestesia di solito scompaiono in una o due ore. Alcune donne avvertono una sensazione spiacevole, sentendo un bruciore lungo tutto il canale del parto appena gli effetti del farmaco svaniscono.

Sarò in grado di spingere?

A causa dell’anestesia epidurale le contrazioni non verranno avvertite, quindi è difficile capire autonomamente quando spingere; per questa ragione assume ancora maggior importanza l’affiancamento dell’ostetrica, che guiderà al meglio la gestante.

Potrò allattare il mio bambino?

Dopo un’epidurale si potrà allattare al seno il neonato.

L’epidurale funziona sempre?

Per la maggior parte dei casi l’epidurale è efficace nell’alleviare il dolore durante il travaglio, ci sono tuttavia alcune donne che si lamentano di continuare a provare dolore e/o che hanno la sensazione che il farmaco abbia funzionato meglio su un lato del corpo rispetto ad un altro.

Fonti e bibliografia

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Domande e risposte
  1. Anonimo

    tra qualche giorno credo partorirò (sono quasi a termine)
    ogni giorno mi provo la pressione a casa così per scrupolo
    (solitamente è bassa)
    stamattina invece è piuttosto “alta” per i miei parametri
    103 – 60

    ma ci sono dei valori entro i quali non mi possono fare l’epidurale? (io devo farla per forza in quanto epilettica). come posso abbassare i livelli?

    (avevo provato anche la pressione mentre camminavo per la stanza e parlavo al cellulare e era “altissima” per me 115-70!!!!)

    GRAZIE mille

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      È ancora assolutamente bassa ed è normale che aumenti un pochino con il movimento.

  2. Anonimo

    Ho provato la pressione proiprio ora… sono incinta di 40 settimane

    75/118… è troppo alta? se dovessi partorire adesso possono comunque farmi l’epidurale? io dovrei farla per epilessia ed ora ho timore di non poterla fare…

    cosa devo fare per abbassarla magari qualche metodo naturale????? mentre provavo la pressione la bimba si muoveva non so se incide!
    per tutta la gravidanza pressione ok, anzi forse anche troppo bassa sempre sui 60-65 la minima… oggi non so cosa è successo…..

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Ultima parola al medico, ma direi che va ancora bene.

    2. Anonimo

      Come posso abbassarla? ho paura di partorire a momenti e che la pressione sia troppo alta e non posso fare epidurale rischiando una crisi… che ansia questa gravidanza….

    3. Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)
      Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)

      Salve, la pressione è normale, cerchi di stare tranquilla. saluti