Aborto volontario, tutto quello che bisogna sapere

a cura di Dr. Roberto Gindro -Ultimo Aggiornamento: 5 agosto 2019

Descrizione generale

Molte donne vogliono avere figli. Vogliono metterli al mondo quando sono pronte e in grado di prendersene cura al meglio. Ogni anno, tuttavia, milioni di donne affrontano gravidanze non pianificate. Di fatto, la metà di tutte le gravidanze negli Stati Uniti non è programmata e probabilmente in Italia la situazione non è dissimile.

In caso di sospetto di gravidanza, il primo passo è l’esecuzione di un test, l’unico modo per avere una risposta certa al dubbio.

La scelta delle modalità con cui viene praticata un’interruzione di gravidanza volontaria dipende da fattori come l’età gestazionale dell’embrione o del feto, che aumenta di dimensioni con il progredire della gravidanza. Alcune procedure possono essere scelte in base alle leggi in vigore, alla disponibilità dell’ospedale locale o per la preferenza personale della donna.

Un aborto viene clinicamente indicato come terapeutico quando viene eseguito per

  • salvare la vita della donna incinta,
  • per prevenire danni alla sua salute fisica o psichica,
  • per interrompere una gravidanza in cui vi è una forte probabilità che il bambino avrà un alto rischio di morbilità o mortalità,
  • per ridurre selettivamente il numero di feti in modo da ridurre i rischi per la salute associati con una gravidanza multipla.

Un aborto è chiamato invece volontario quando viene effettuata su richiesta della donna per ragioni non mediche.

La scelta ultima spetta solo e soltanto alla donna, ma parlarne con altre persone di fiducia può essere di grande aiuto, sia esso il partner, una persona di famiglia o amica, oppure il ginecologo in caso di problemi legati alla sfera medica.

È indispensabile prendersi del tempo e soppesare accuratamente la propria decisione, ma bisognerà tuttavia far attenzione a non aspettare troppo a lungo. Se si pensa di dover interrompere la gravidanza, è meglio deciderlo prima possibile, in quanto l’aborto in fase precoce comporta meno rischi.

In attesa di finalizzare una decisione, è necessario prendersi cura di sé per evitare qualsiasi rischio per il feto, quindi:

Se la decisione è di portar avanti la gravidanza, si dovrà fissare un appuntamento con il medico, andare regolarmente dal ginecologo durante la gravidanza aiuterà a mantenere sé stesse e il nascituro nelle migliori condizioni possibili.

Ricordiamo inoltre che in Italia è possibile partorire in modo anonimo, in questo modo non è necessario abortire e allo stesso tempo la mamma biologica non dovrà prendersi cura del bimbo dopo la nascita.

Donna a colloquio con il ginecologo per valutare la decisione di procedere ad un aborto

iStock.com/KatarzynaBialasiewicz

Modalità

Prima dell’aborto si parteciperà a un colloquio in cui si parlerà della propria decisione e di cosa succederà dopo.

Quando applicabile, sarà possibile scegliere come effettuare l’aborto e le opzioni possibili sono essenzialmente due:

  • aborto medico (“pillola abortiva“): l’assunzione di due dosi del farmaco, in genere intervallate di 24 – 48 ore, induce l’aborto;
  • aborto chirurgico; l’aborto viene eseguito tramite un piccolo intervento chirurgico che permette in genere di tornare a casa poco dopo.

Dopo un aborto, ci vorrà verosimilmente un periodo di stacco di qualche giorno. È probabile che per un paio di settimane si avverta un po’ di fastidio e che ci sia qualche perdita di sangue dalla vagina.

In genere, non sarà necessario passare la notte in ambiente ospedaliero, ma potrà essere necessario recarsi a vari appuntamenti in giorni diversi anche se gli step possono cambiare leggermente da una struttura all’altra.

Di norma gli aborti medici e chirurgici possono essere eseguiti fino a 24 settimane di gravidanza tuttavia può essere proposto dopo le 24 settimane in casi eccezionali, per esempio se la donna è in pericolo di vita o se ci sono problemi con lo sviluppo del feto.

Quando possibile, la donna dovrà essere libera di scegliere il metodo preferito.

Rischi

L’aborto è sicuro se eseguito quanto prima nel corso di una gravidanza.

La maggior parte delle donne non avrà problemi, ma tra le possibili complicazioni si annoverano:

  • infezione dell’utero, fino a 1 ogni 10 aborti,
  • rimozione incompleta del tessuto gravidico, fino a 1 ogni 20 aborti,
  • sanguinamento eccessivo, fino a 1 ogni 1.000 aborti,
  • danni all’ingresso dell’utero (cervice), fino a 1 ogni 100 aborti chirurgici,
  • danni all’utero, in 1 ogni 250 – 1.000 aborti chirurgici e in meno di 1 ogni 1.000 aborti medici eseguiti a 12 – 24 settimane di gravidanza.

In caso di complicanze possono essere necessari ulteriori trattamenti, eventualmente anche chirurgici.

Dopo un aborto medico è possibile manifestare effetti collaterali di breve durata, per esempio diarrea e nausea, dovuti ai farmaci. Anche gli anestetici generali e i farmaci per la sedazione cosciente possono avere effetti collaterali.

Qualunque sia il tipo di aborto, è probabile avere anche qualche crampo gastrico e sanguinamenti vaginali. In genere, questi sintomi durano una settimana o due.

Talvolta, dopo un aborto medico, un minimo sanguinamento vaginale può protrarsi anche fino a un mese.

Dopo un aborto, si può:

  • assumere ibuprofene (o quanto prescritto) per aiutarsi a superare dolore o fastidio,
  • usare assorbenti esterni invece dei tamponi fino a cessazione del sanguinamento,
  • avere rapporti sessuali appena ci si sente pronte,
  • ricorrere a metodi contraccettivi sicuri per evitare una nuova gravidanza, perché la fertilità si ripristina subito dopo l’aborto.

Si raccomanda di rivolgersi al medico in caso di

Il centro che ha eseguito l’intervento fornirà un contatto attivo 24 ore al giorno per eventuali problemi.

Dopo un aborto si dovranno probabilmente affrontare numerose emozioni, in caso di necessità è possibile contattare il consultorio o il proprio medico per farsi aiutare.

Un aborto non ridurrà le probabilità di una nuova gravidanza e di successive gravidanze normali; in effetti si potrebbe rimanere incinta immediatamente dopo e si dovrà quindi adottare contraccettivi per evitare una nuova gravidanza.

Come avviene l’aborto medico

L’aborto medico consiste nell’assunzione di farmaci per terminare la gravidanza. Non richiede chirurgia né anestesia.

Viene somministrato il mifepristone, un farmaco che blocca l’ormone che consente alla gravidanza di continuare. Subito dopo, si potrà andare a casa e continuare le proprie attività abituali.

Dopo 24 – 48 ore ci sarà una nuova visita durante la quale si assumerà un secondo farmaco, il misoprostolo. Può essere assunto sotto forma di compressa da ingerire, sciogliere sotto la lingua o tra guance e gengive, oppure inserito in vagina. Entro 4 – 6 ore il rivestimento interno dell’utero si sfalda, causando sanguinamento e distacco con eliminazione del tessuto gravidico. Può essere necessario rimanere in ambiente ospedaliero durante l’eliminazione del tessuto oppure andare a casa.

Se l’aborto medico viene eseguito dopo le 9 settimane di gravidanza, possono essere necessarie più dosi di misoprostolo ed è maggiore la probabilità di dover rimanere in ambiente ospedaliero. Talvolta, la gravidanza non si interrompe ed è necessario un piccolo intervento chirurgico.

Efficacia

Il mifepristone ha un’efficacia di circa 97%. Nei rari casi in cui non funziona, è possibile procedere in un secondo momenti con l’aborto chirurgico.

Effetti e rischi

Nella maggior parte delle donne, l’aborto medico viene percepito come una brutta mestruazione, con forti crampi, diarrea e stomaco sotto-sopra. Questi sintomi sono normali. Paracetamolo (Tachipirina®) o ibuprofene (Brufen®) possono aiutare a ridurre i crampi. Il medico vorrà però essere informato in caso di:

  • sanguinamento tale da richiedere più di due assorbenti in un’ora,
  • febbre sopra 37,8° per più di 4 ore,
  • dolore persistente nonostante l’assunzione di antidolorifici.

Come avviene l’aborto chirurgico

L’aborto chirurgico consiste in una procedura in

  • anestesia locale (viene addormentata l’area dell’intervento) e sedazione cosciente (paziente rilassata ma sveglia),
  • anestesia generale (la paziente viene addormentata).

Le procedure possibili sono due, aborto per aspirazione o per dilatazione ed evacuazione.

Aborto per aspirazione

Può essere usato fino a 15 settimane di gravidanza. Richiede l’inserimento di un tubo nell’utero, attraverso la vagina e la cervice (ingresso dell’utero). Il tessuto gravidico viene quindi rimosso aspirando sotto vuoto.

La cervice verrà dapprima delicatamente allargata (dilatata). Potrà essere inserita una compressa in vagina (o ingerita per bocca) qualche ora prima, in modo da rilassare la cervice e renderne più facile la dilatazione.

Vengono in genere somministrati analgesici per bocca e anestetici locali, ossia farmaci che tolgono le sensazioni iniettati nella cervice. Potrebbero anche venir somministrati dei sedativi tramite iniezione. Non è in genere necessaria l’anestesia generale.

L’aspirazione sotto vuoto richiede circa 5 – 10 minuti; la maggior parte delle donne può andare a casa poche ore dopo.

Dilatazione ed evacuazione

Usato a partire dalle 15 settimane circa di gravidanza.

Richiede l’inserimento nell’utero attraverso la cervice di strumenti speciali, detti forcipi, per rimuovere il tessuto gravidico.

La cervice viene dilatata per diverse ore (fino a un giorno) prima dell’intervento per permettere l’inserimento del forcipe.

La procedura viene eseguita con la paziente in sedazione cosciente o anestesia generale. Richiede di solito circa 10 – 20 minuti; permette solitamente di andare a casa il giorno stesso.

Effetti e rischi

Per molte donne, l’aborto chirurgico risulta come una mestruazione con crampi particolarmente intensi. In genere, vengono somministrati farmaci per contenere il dolore e raccomandato il riposo una volta a casa. Possono essere di aiuto anche paracetamolo o ibuprofene. Il sanguinamento può continuare a intermittenza per qualche settimana.

Efficacia

L’efficacia della procedura è praticamente del 100%.

Effetti sulla fertilità e su successive gravidanze

In genere l’aborto non viene associato a successivi problemi di fertilità o complicanze di gravidanze seguenti, tuttavia qualche studio indica un possibile collegamento tra aborto e rischio aumentato di:

  • sanguinamento vaginale in gravidanza,
  • nascite premature,
  • neonati sottopeso,
  • problemi placentari, come la ritenzione.

Raramente, l’aborto chirurgico può causare danni alla cervice dell’utero e solo in tali casi, può essere necessario un intervento di riparazione del danno prima di un nuovo concepimento.

Altrettanto di rado, inoltre, la cervice può risultare indebolita, risultando così incompetente (si potrà dilatare precocemente) in una successiva gravidanza. È più probabile che questo si verifichi in donne sottoposte a più aborti chirurgici.

Rivolgersi al medico dopo un aborto se…

Rivolgersi al medico in caso di:

  • intensi dolori addominali o alla schiena,
  • sanguinamento abbondante (risultano imbevuti due maxi-assorbenti all’ora per due ore consecutive),
  • perdite vaginali maleodoranti,
  • febbre (sopra 37,8°C).

Quando usare contraccettivi dopo un aborto

Si può rimanere incinta poco dopo un aborto, anche prima che ritornino le mestruazioni. La maggior parte dei metodi contraccettivi può essere iniziata lo stesso giorno dell’aborto, tuttavia è necessario aspettare circa 6 settimane dopo un aborto nel secondo trimestre di gravidanza prima di usare il diaframma per consentire alla cervice di ripristinare le proprie normali dimensioni.

Legge italiana

La legge 194 consente alla donna

  • che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito

di poter ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza (aborto) in una struttura pubblica (ospedale o poliambulatorio convenzionato con la Regione di appartenenza), nei primi 90 giorni di gestazione (ossia nel primo trimestre, iniziando a contare dalla data dell’ultima mestruazione); tra il quarto e quinto mese è possibile ricorrere a questa scelta solo per motivi di natura terapeutica, quando cioè:

  • la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna;
  • o siano accertate rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.

Le minori e le donne interdette devono ricevere l’autorizzazione del tutore o del giudice tutelare per potersi sottoporre a un aborto, ma per tutelare situazioni particolarmente delicate, la legge prevede anche che (art.12)

“…nei primi novanta giorni, quando vi siano seri motivi che impediscano o sconsiglino la consultazione delle persone esercenti la potestà o la tutela, oppure queste, interpellate, rifiutino il loro assenso o esprimano pareri tra loro difformi, il consultorio o la struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, espleta i compiti e le procedure di cui all’articolo 5 e rimette entro sette giorni dalla richiesta una relazione, corredata del proprio parere, al giudice tutelare del luogo in cui esso opera. Il giudice tutelare, entro cinque giorni, sentita la donna e tenuto conto della sua volontà, delle ragioni che adduce e della relazione trasmessagli, può autorizzare la donna, con atto non soggetto a reclamo, a decidere la interruzione della gravidanza.”

La legge prevede anche che la donna abbia il diritto di lasciare il bambino in affido all’ospedale per una successiva adozione e restare del tutto anonima.

Domande frequenti

Quando dura un aborto chirurgico?

La procedura in sé ha una durata compresa tra i 5 e i 20 minuti circa, a seconda della tecnica, che tuttavia richiede una preparazione che può avere durata variabile (esami, firma del consenso, visita, …) e un riposo post-intervento di circa un’ora. Nel complesso il percorso richiede circa una mattinata.

Quanti aborti volontari è possibile praticare prima di avere problemi di fertilità?

La procedura abortiva è una delle pratiche mediche più sicure e si ritiene che non ci siano particolari rischi legati alla fertilità futura.

Esiste una limitata possibilità di sviluppare un’infezione post-operatoria con possibile insorgenza di conseguenze permanenti (malattia infiammatoria pelvica), con incidenza appena poco più che trascurabile; anche per questa ragione la possibilità di aborto (anche farmacologico) non deve mai essere vissuta come contraccezione d’emergenza.

Quali metodi per abortire subito senza andare in ospedale?

L’aborto volontario è una procedura che per avvenire senza rischi per la madre richiede necessariamente un supporto medico professionale; fare riferimento alle domande seguenti per i casi in cui sia necessaria particolare riservatezza.

Si invita la lettrice ad evitare qualsiasi forma di “fai da te” per evitare pericoli anche gravi, poiché i rischi per la salute in seguito ad un aborto indotto dipendono dal contesto in cui avviene la procedura; tra le possibili complicazioni cui vanno incontro le donne che intendono interrompere la gravidanza ricorrendo a metodi non sicuri (auto-interruzione, affidamento a personale privo di competenza medica, …) ricordiamo:

  • aborto incompleto,
  • sepsi,
  • emorragie
  • e danni agli organi interni.

Voglio abortire, come funziona? Cosa devo fare?

In Italia è possibile richiedere un’interruzione volontaria di gravidanza entro i primi tre mesi di gestazione (iniziando a contare dal primo giorno dell’ultima mestruazione) per ragioni

  • di salute,
  • economiche,
  • sociali
  • o familiari.

Da un punto di vista pratico è necessario prendere appuntamento con il proprio ginecologo, medico di famiglia, oppure recarsi in un consultorio o in ospedale, per un primo colloquio preliminare (dove verrà verificata l’effettiva presenza dello stato di gravidanza e certificata la volontà di interromperla).

Tra il colloquio e l’effettiva procedura devono trascorrere per legge 7 giorni, salvo urgenze o ripensamenti, durante i quali è possibile tra l’altro valutare tutte le opzioni alternative, come la possibilità di parto anonimo.

Poiché il percorso può essere difficile sia dal punto di vista emotivo che pratico, si raccomanda di appoggiarsi al proprio ginecologo di fiducia o ad un consultorio sul territorio; si ricorda che è possibile cambiare idea, decidendo di portare avanti la gravidanza, in qualsiasi momento.

Sono minorenne e voglio abortire, cosa posso fare?

Secondo la legge italiana quando la donna è minorenne per interrompere la gravidanza è necessario il consenso di entrambi i genitori o di chi esercita la tutela. Quando per vari motivi questo non sia possibile il giudice tutelare può dare il consenso.

Il primo passo pratico rimane comunque rivolgersi presso un Consultorio Familiare dove sarà possibile valutare con personale specializzato (in genere composto da ostetrica, ginecologo/a, psicologo/a) circostanze, alternative, percorso da seguire, strutture di sostegno sociali e sanitarie a cui fare ricorso.

In seguito il Consultorio Familiare è tenuto ad emettere, entro sette giorni dalla data della richiesta, una relazione corredata del proprio parere al giudice tutelare, che entro cinque giorni  e comunque dopo aver parlato con la ragazza può decidere di autorizzarla con atto non soggetto a reclamo di procedere all’interruzione di gravidanza.

Dove posso avere altre informazioni in modo anonimo?

Puoi rivolgerti con fiducia presso un consultorio, oppure fare riferimento a questo numero verde (disponibile anche un numero su cui è gestito un contatto WhatsApp).

Fonti e bibliografia

Traduzione dall’inglese a cura della Dr.ssa Greppi Barbara, medico chirurgo

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Domande e risposte
  1. Anonimo

    Salve dottore,volevo chiedere se è possibile abortire con farmaci tipo il misoprostolo

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Ci sono modi molto più sicuri (intendo sicuri per la sua salute) e semplici, si rivolga con fiducia al medico, in consultorio o al ginecologo, o direttamente in ospedale.

  2. Anonimo

    Un aborto praticato all’età di 22 anni può avere ripercussioni sulla fertilità futura?

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Come per tutti gli interventi chirurgici esiste il rischio di complicazioni, ma sono appunto eccezioni, di norma la fertilità non viene influenzata da un aborto.