Dipendenza da farmaci: cause, sintomi e cura

Ultima modifica 02.12.2019

Introduzione

La dipendenza da farmaci può insorgere verso medicinali che il medico prescrive su ricetta per trattare un problema di salute, in virtù degli effetti terapeutici desiderati in quel momento (a differenza delle sostanze illegali, chiamate droghe).

Il farmaco assunto secondo le indicazioni mediche agisce tramite un meccanismo biochimico specifico e porta al risultato terapeutico per cui è stato prescritto.

È fondamentale sottolineare che a creare la dipendenza non è il farmaco in sé, se utilizzato esattamente nei modi e nei tempi indicati nella prescrizione, bensì l’abuso (utilizzo improprio) che se ne fa come automedicazione, o al fine di raggiungere stati alterati di coscienza (euforia, rilassamento, riduzione della tensione psico-fisica), adottando quindi modalità non raccomandate dal medico, che aumenta il rischio di dipendenza.

I farmaci più spesso oggetto di abuso e che possono portare a dipendenza sono:

Gli oppioidi e i sedativi sono quelli di cui si abusa più frequentemente.

Primo piano di due mani che tengono blister di farmaci vuoti

iStock.com/Nastasic

Uso, abuso e dipendenza

Assumere un farmaco che può creare dipendenza non significa esserne automaticamente dipendenti, come abbiamo spiegato.

Si parla di abuso di farmaci quando volontariamente la persona non segue le indicazioni della prescrizione medica e ne altera a piacimento le regole di utilizzo.

Dall’utilizzo secondo raccomandazione si passa ad una o più delle seguenti modifiche:

  • aumento della dose,
  • aumento della frequenza di assunzione,
  • modifica della via di somministrazione (ad esempio inalando la compressa frantumata o iniettando il composto in vena),
  • utilizzo della prescrizione di un’altra persona,
  • associazione con altre sostanze.

Ricordiamo inoltre che anche abusare di un farmaco non significa automaticamente esserne dipendenti: l’abuso è, infatti, una condizione necessaria ma non sufficiente allo sviluppo della dipendenza.

La dipendenza psico-fisica, secondo le evidenze scientifiche attuali, è per definizione un disturbo cronico recidivante (che implica cioè delle ricadute) caratterizzato dall’utilizzo compulsivo di sostanze e dall’incapacità di smettere, nonostante le conseguenze disastrose a livello:

  • individuale,
  • familiare,
  • interpersonale,
  • economico,
  • sociale,
  • legale.

I tre stadi della dipendenza sono:

  • preoccupazione volta a come procurarsi la sostanza,
  • intossicazione e conseguenti effetti negativi,
  • astinenza.

I tre stadi si alimentano a vicenda in una pericolosa spirale e, con l’aggravarsi della dipendenza, diventano sempre più intensi e fuori controllo.

Col passare del tempo, infatti, s’instaurano dei cambiamenti nella struttura e nel funzionamento dei neuroni che modificano le capacità decisionali della persona; l’alterazione della chimica cerebrale spiega quindi il circolo vizioso della dipendenza:

se il primo tentativo di abuso è volontario, in seguito diventa una compulsione a cui la persona non riesce a sottrarsi.

Prevenzione

Riconoscere tempestivamente un uso improprio di farmaci prescritti, che permetta un intervento precoce, permette d’impedire che la pratica sfoci nella dipendenza psico-fisica vera e propria.

Per prevenire l’abuso di farmaci normalmente prescritto dal medico, è indispensabile:

  1. Attenersi scrupolosamente alle indicazioni della prescrizione riguardo alle quantità e ai tempi di somministrazione, nonché alla durata della terapia.
  2. Informare il medico dei medicinali, da prescrizione o da automedicazione, e di eventuali integratori assunti in concomitanza, anche se naturali.
  3. Non interrompere bruscamente il farmaco prescritto e non aumentarne la dose in assenza degli effetti terapeutici auspicati, senza aver consultato preventivamente il medico.
  4. Non associare alle medicine prescritte alcol o altre sostanze illegali.
  5. Non utilizzare la prescrizione di un’altra persona e non dare la propria prescrizione a un’altra persona.

Cause e fattori di rischio

La dipendenza da farmaci è un problema crescente di salute globale che può manifestarsi a qualsiasi età, anche se è più frequente negli adolescenti e nei giovani adulti.

Negli adulti si rileva soprattutto in concomitanza con l’assunzione di alcol o in presenza di più malattie mediche.

Ricercare le cause di un fenomeno così complesso come la dipendenza da farmaci non è semplice, tant’è che i fattori implicati non sono ancora del tutto noti.

È tuttavia dimostrato che l’uso prolungato di alcune classi di farmaci alterino la chimica neuronale in aree critiche del cervello (per la capacità decisionale e di giudizio, controllo del comportamento, memoria e apprendimento) e come questi cambiamenti alimentino la progressione e peggiorino la dipendenza.

La predisposizione all’abuso e alla dipendenza è però il risultato di un complesso intreccio di fattori che s’influenzano a vicenda:

  • fattori genetici,
  • fattori individuali:
    • età,
    • ricerca di gratificazioni,
    • desiderio di sperimentare gli effetti del farmaco (benessere psico-fisico, euforia, alleviare la tensione, aumentare l’allerta e la reattività, ridurre l’appetito),
    • mancanza di alternative sane,
    • mancanza di conoscenza riguardo alle norme di assunzione e ai rischi;
  • fattori familiari:
    • storia familiare di abuso o dipendenza da sostanze,
    • traumi infantili.
  • Fattori ambientali e sociali:
    • accesso agevolato alle prescrizioni mediche (ad esempio possedere delle prescrizioni di un familiare in casa),
    • condizionamenti sociali (ad esempio desiderio di essere accettato dal gruppo dei pari o contesti che legittimano l’abuso di sostanze, volontà di aumentare la concentrazione e la performance scolastica o lavorativa),
    • disturbi psichiatrici pre-esistenti.

Sintomi

L’abuso di oppioidi, sedativi o stimolanti provoca dei sintomi che variano da farmaco a farmaco, inoltre è possibile individuare i segni e i sintomi della dipendenza vera e propria.

Sintomi dell’abuso di farmaci

  • Oppioidi:
    • stitichezza,
    • nausea e vomito,
    • restringimento delle pupille,
    • sensazione di euforia e confusione mentale,
    • aumento della sensibilità al dolore,
    • compromissione della coordinazione,
    • rallentamento della frequenza respiratoria fino al blocco completo, con rischio di coma e morte da overdose.

 

  • Sedativi (tipicamente benzodiazepine, ma non solo):
    • sonnolenza,
    • confusione mentale,
    • capogiri,
    • marcia instabile,
    • difficoltà nel parlare (“biascicare”),
    • ridotta concentrazione,
    • problemi di memoria,
    • rallentamento della frequenza respiratoria fino al blocco completo, con rischio di coma e morte da overdose.

 

Segni e sintomi della dipendenza psico-fisica.

Con l’utilizzo prolungato del farmaco il corpo si “abitua” alla presenza e gli effetti della sostanza.

Si manifestano:

  • Tolleranza: la condizione per cui sono necessarie dosi sempre più alte di farmaco per ottenere gli stessi effetti iniziali.
  • Sindrome d’astinenza: se si sospende bruscamente la sostanza, insorgono dei sintomi molto intensi:

Si noti che

Chi è dipendente psicologicamente dai farmaci li ricerca in maniera compulsiva: si parla in questi casi di craving, ossia un desiderio impellente di consumare la sostanza che assume i tratti della compulsione, soprattutto in presenza di specifici stimoli e rinforzi (frustrazioni e contesti sociali in cui è accettato l’abuso di farmaci).

La persona:

  • non riesce a smettere di assumere il farmaco,
  • è convinto di non riuscire a condurre una vita normale senza assumerlo,
  • è terrorizzato dall’idea di smettere,
  • non possiede il controllo su se stesso,
  • pensa ossessivamente alla sostanza,
  • utilizza la sostanza per gestire le emozioni,
  • assume la sostanza per eliminare l’effetto di un’altra (illegale o non),
  • è coinvolto in comportamenti a rischio a causa della compromissione delle capacità di giudizio (cercare da medici diversi la prescrizione, furto, falsificazione o vendita di prescrizioni mediche, associazione con altre sostanze, incidenti stradali, problemi legali),
  • ha un umore instabile (è euforico, su di giri, ostile, sedato),
  • non è interessato alle normali attività della vita quotidiana,
  • non mangia e non dorme come prima,
  • è trascurato nell’igiene e nella cura personale.

Le conseguenze della dipendenza sono tragiche e includono:

  • compromissione lavorativa o scolastica,
  • problemi familiari, interpersonali, sociali e legali,
  • overdose, che si manifesta con
    • pelle fredda e sudata,
    • tremore,
    • confusione mentale,
    • incapacità di parlare,
    • estrema sonnolenza,
    • blocco respiratorio,
  • rischio di coma e morte.

Diagnosi

La diagnosi di dipendenza da farmaci è

  • Clinica. Si basa sul colloquio con il medico e sulla raccolta della storia familiare e individuale della persona, dei sintomi di abuso e di dipendenza.
  • Laboratorio. Esistono degli esami di laboratorio (i test tossicologici) che rilevano la presenza dei farmaci (oltre che delle sostanze illegali come cannabis, eroina e cocaina) nel sangue, urina e saliva.
  • Strumentale. Gli esami strumentali integrano il quadro complessivo per studiare le conseguenze dell’uso della sostanza sui diversi organi.

Cura e rimedi

La dipendenza si può curare, ma il trattamento è un percorso a lungo termine e, a causa della natura cronica e recidivante del problema, purtroppo caratterizzato da frequenti ricadute.

L’obiettivo dei programmi di trattamento è mantenere il paziente abbastanza a lungo nel percorso per permettergli di cessare la dipendenza, reinserirsi nella società e condurre una vita nuovamente attiva e soddisfacente.

È facile comprendere come questo possa richiedere più di un ciclo di trattamento e comunque un costante supporto da parte della famiglia e della comunità.

La riuscita del percorso di cura dipende dalla gravità del problema, dalla disponibilità sul territorio dei servizi per le dipendenze, dall’appropriatezza del trattamento e dalla relazione che s’instaura fra il paziente e il personale sanitario.

Per aumentare le probabilità di successo, un buon programma di trattamento dovrebbe essere:

  • fondato su evidenze scientifiche,
  • personalizzato sulle singole esigenze e caratteristiche del paziente,
  • della corretta durata (le ricerche indicano che per le dipendenze più gravi sono necessari non meno di 3 mesi di trattamento per dare risultati visibili, e che tempi più lunghi portano a risultati migliori),
  • multidisciplinare (costituito da terapia farmacologica, comportamentale, reinserimento lavorativo, servizi sociali, legali, per l’abitazione, salute mentale, gruppi di supporto e auto-aiuto).

La disintossicazione è il primo passo del trattamento, perché permette al corpo di liberarsi della sostanza in circolo e di riacquistare la capacità di ragionamento e giudizio, indispensabili per il proseguimento del piano di cura.

I centri dedicati alla disintossicazione garantiscono la sicurezza necessaria in questa fase delicata.

Purtroppo, soprattutto per gli oppioidi, non tutti coloro che soffrono di dipendenza cercano un trattamento.

Disintossicazione da oppiodi

Per la dipendenza da oppioidi sono utilizzati farmaci specifici che trattano:

  • Overdose: il naloxone inverte rapidamente gli effetti da overdose e ripristina la respirazione in chi ha smesso di respirare.
  • Sintomi d’astinenza e craving. Questi farmaci (come metadone e buprenorfina) agiscono sugli stessi recettori cerebrali degli oppioidi ma con minore intensità e più a lungo, non producendo gli effetti della dipendenza, ma permettendo al corpo di eliminare la sostanza tossica in circolo.
  • Ricadute: il naltrexone evita le ricadute dopo che la persona è completamente disintossicata.

Disintossicazione da sedativi e stimolanti

Non esistono a oggi farmaci approvati per il trattamento della dipendenza da sedativi e stimolanti.

Durante la disintossicazione i farmaci non devono essere interrotti senza il controllo medico: se interrotti bruscamente, senza diminuire gradualmente la dose, tendono ad indurre una severa sindrome d’astinenza.

Ricordiamo inoltre che spesso si abusa di sedativi in concomitanza con alcol o oppioidi.

Terapie comportamentali

La psicoterapia è associata alla fase di disintossicazione (anche in concomitanza con l’assunzione dei farmaci per la sindrome d’astinenza e il craving) e/o la può seguire.

Si utilizzano approcci comportamentali come la psicoterapia cognitivo-comportamentale individuale, familiare o di gruppo che:

  • Modificano il modo di pensare e il comportamento patologico,
  • Forniscono risorse per gestire il craving ed evitare le situazioni che potrebbero scatenare le ricadute,
  • Sostituiscono il comportamento di abuso con attività più costruttive e gratificanti,
  • Migliorano le relazioni.

Fonti e bibliografia

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