Come si cura il coronavirus? Quali farmaci vengono usati?

Ultima modifica 10.04.2020

Introduzione

COVID-19 è una malattia infettiva del sistema respiratorio causata da un nuovo tipo di coronavirus scoperto a Wuhan, in Cina, durante il mese di dicembre 2019. Da allora il virus ha raggiunto oltre 100 altri Paesi in tutto il mondo ed ha infettato milioni di persone — secondo le recenti stime del professor La Vecchia, noto epidemiologo italiano, sembrerebbe che soltanto in Italia più di sei milioni di cittadini abbiano già avuto un contatto con il virus.

Ad oggi non esiste ancora un vaccino efficace contro SARS-CoV-2. La comunità scientifica, tuttavia, sta lavorando alacremente alla ricerca di una soluzione definitiva alla pandemia, la quale passerà sia per lo studio di farmaci adatti al trattamento che per lo sviluppo di un vaccino.

Vari farmaci su un piano azzurro

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Esiste un trattamento efficace per la cura di COVID-19?

La malattia da COVID-19 si configura nei casi più gravi come una polmonite interstiziale ad eziologia virale. Ciò significa che gli antibiotici non sono efficaci nel suo trattamento, come invece accade nelle “classiche” polmoniti ad origine batterica. Sono in corso di studio gli effetti di alcuni farmaci antivirali sul decorso dell’infezione, mentre alcune sperimentazioni su principi attivi alternativi si sono già concluse con degli insuccessi.

Allo stato attuale, quindi, non esistono trattamenti per la terapia specifica di questo virus; inoltre, non è ancora disponibile sul mercato un vaccino di comprovata efficacia e sicurezza.

Ciò non significa che “non ci sia speranza” per chi contrae il virus: al contrario, esistono diverse terapie di supporto (non specifiche per COVID-19) che possono consentire al paziente di sopravvivere all’infezione fino a quando il sistema immunitario non diventi in grado di controllarla in modo autonomo.

Alcune tra le terapie di supporto impiegate sono:

Nei casi più gravi le difficoltà respiratorie possono essere tali da richiedere il trasferimento presso una Unità di Terapia Intensiva e l’intubazione.

Quali sono le prospettive di trattamento future per COVID-19?

Sono attualmente in fase di studio sia vaccini che farmaci per la cura di COVID-19. Per quanto riguarda in particolare questi ultimi, esistono evidenze a favore di diversi principi attivi che starebbero mostrano un profilo di efficacia favorevole nella prevenzione o nel trattamento.

Tuttavia, prima che questi possano essere messi in commercio ed usati routinariamente, è necessario completare studi clinici di efficacia e sicurezza: oltre a dover essere efficace, infatti, un farmaco deve risultare ragionevolmente sicuro, facendo chiarezza sugli eventuali effetti collaterali e sugli individui in cui potrebbe risultare controindicato.

Questo processo, simile per molti versi a quello che potremmo definire un “collaudo”, può richiedere anche diversi mesi o anni.

Ciò premesso, nelle scorse settimane alcuni farmaci sono stati sotto i riflettori in quanto risultati più o meno promettenti, ma prima di valutare i principali si ritiene utile ricordare alcuni principi fondamentali:

  • Il singolo episodio di guarigione non ha alcuna valenza scientifica.
  • Farmaci più recenti non sono necessariamente migliori di quelli di cui disponiamo.
  • Una dose più elevata non è necessariamente più efficace, ogni molecola dev’essere somministrata al dosaggio corretto.
  • Qualsiasi farmaco può causare effetti collaterali, talvolta anche gravi, quindi l’efficacia di un farmaco va sempre soppesata con gli eventuali rischi.

Clorochina

La clorochina è un farmaco che ha quasi un secolo di storia alle spalle e ancora oggi è in uso per il trattamento della malaria e di alcune malattie reumatiche come il lupus eritematoso sistemico e l’artrite reumatoide.

È attualmente oggetto di almeno 10 diversi trial clinici, e secondo i più recenti dati presenti in letteratura nel momento della stesura di questo articolo (10 aprile), l’efficacia nel trattamento di COVID-19 sembra promettente.

Remdesivir

Remdesivir è un farmaco antivirale ad ampio spettro studiato inizialmente come risposta al virus Ebola.

Sulla base di esperimenti in vitro su singole cellule è stata ipotizzata una certa efficacia nel controllo di SARS-CoV-2; non sono ancora disponibili dati sulla sua efficacia e sicurezza in vivo, ma negli Stati Uniti è stato approvato dalla Food and Drugs Administration (FDA) un trial di sperimentazione clinica.

L’Italia sta partecipando a due studi di fase III promossi da Gilead Sciences.

 

Favipiravir (Avigan®)

La Cina ha approvato l’utilizzo del favilavir, un antivirale, per il trattamento dei sintomi di COVID-19.

Il farmaco è stato inizialmente sviluppato per il trattamento degli stati infiammatori di naso e gola, ma in base ad alcune osservazioni preliminari potrebbe indurre un miglioramento nel decorso clinico dei pazienti positivi per SARS-CoV-2. La ricerca è ancora in corso, tuttavia diversi organismi sanitari internazionali (EMA ed FDA) non ne hanno per ora autorizzato l’utilizzo a causa di dubbi sulla sua efficacia ed il rischio di effetti collaterali gravi.

Tocilizumab

Il tocilizumab è un anticorpo monoclonale con proprietà immunosoppressive, utilizzato attualmente nel trattamento dell’artrite reumatoide.

In Italia è in corso uno studio multicentrico di fase II e si attendono i risultati entro la fine di maggio.

Quali sono le fasi di un trial clinico?

  1. Fase I — il farmaco viene somministrato ad un piccolo gruppo di persone in salute e ad un gruppo di persone ammalate, in modo da valutare i possibili effetti collaterali e la dose più efficace.
  2. Fase II — il farmaco viene somministrato a centinaia di soggetti ammalati, cercando di verificarne la reale efficacia; aumentando la dimensione del gruppo di sperimentazione vengono inoltre valutati eventuali ulteriori effetti collaterali non emersi nella prima fase.
  3. Fase III — il farmaco viene somministrato su grossa scala a centinaia o addirittura migliaia di persone; viene paragonato ad un placebo (o al farmaco che rappresenta l’attuale standard di cura per quella specifica malattia) per misurarne in maniera scrupolosa l’efficacia, e si registrano gli effetti collaterali più rari.
  4. Fase IV — il farmaco viene approvato per la vendita e viene sottoposto a monitoraggio su scala mondiale in modo da avere un quadro più chiaro possibile sugli effetti collaterali più rari e quelli a lungo termine.

Esistono altri tipi di cure per COVID-19?

I ricercatori stanno affrontando il problema della malattia da nuovo coronavirus su più fronti; oltre ai farmaci tradizionali, infatti, esistono possibilità di trattamento tuttora in via di studio che si basano su un approccio non strettamente farmacologico, tra cui:

  • Trasfusioni di plasma — negli Stati Uniti l’FDA ha approvato un trial per l’utilizzo del plasma dei pazienti sopravvissuti all’infezione, in quanto tale plasma potenzialmente contiene gli anticorpi contro il virus.
  • Anticorpi monoclonali — si tratta dell’utilizzo di anticorpi diretti contro il virus; questi devono essere identificati, purificati e prodotti in larghe quantità partendo dal plasma dei pazienti che hanno già combattuto l’infezione.
  • Cellule staminali — il trattamento con cellule staminali potrebbe beneficiare i pazienti con sindrome da distress respiratorio, una condizione che colpisce alcuni dei più severi casi di COVID-19.

Fonti e bibliografia

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