Droga e dipendenza: provo solo una volta e poi smetto

a cura di Dr. Roberto Gindro -Ultimo Aggiornamento: 4 aprile 2018

La luna di miele con la droga

Lo scenario è tristemente noto: il paziente fa un tiro di cocaina, o usa un’altra droga “solo per provare”. Forse vuole davvero provare una volta sola, magari per “fare esperienza”, ma nelle settimane e nei mesi seguenti si ritroverà ad amare così tanto l’effetto euforizzante della droga da ricercarlo continuamente.

Prima o poi, infine, deciderà che è il caso di smettere.

Sa perfettamente che, nonostante l’impareggiabile benessere a breve termine, gli effetti sul lungo periodo dell’uso della cocaina sono pericolosi. Alla fine, quindi, giura di smettere.

Il cervello ha tuttavia dei programmi ben diversi: ora è lui a richiedere la cocaina.

Razionalmente sa fin troppo bene che non dovrebbe più usarla, ma il cervello non tiene conto di questi avvertimenti. Lui non lo sa, ma l’uso ripetuto della cocaina ha provocato alterazioni drammatiche sia nella struttura sia nella funzionalità del cervello.

In realtà, se avesse saputo a quali segnali d’allarme fare attenzione, avrebbe capito immediatamente che l’effetto euforizzante della cocaina è già un segnale di alterazioni cerebrali innescate dal suo utilizzo; avrebbe anche capito che, col tempo, man mano che l’uso della droga diventa sempre più costante, l’alterazione cerebrale si aggrava sempre più, fino a diventare indelebile.

Il cervello, in parole povere, diventa dipendente dalla droga.

Fotografia di una siringa, un accendino, pastiglie di droga e una dose in polvere

iStock.com/Diy13

Il desiderio di smettere

Quindi, nonostante abbia giurato di non fare mai più uso di cocaina, continua a usarla.

Non riesce a smettere.

Non riesce a controllarsi.

Ne fa un uso compulsivo.

È dipendente.

Per chi fa uso di droghe quest’evoluzione giunge inaspettata, ma per i ricercatori che studiano gli effetti di dipendenza non è una sorpresa: si tratta al contrario di un esito prevedibile e tristemente noto.

A dire il vero chi inizia a fare uso di droga non ha nessuna intenzione di diventare dipendente: tutti lo fanno per provare, una volta sola o diverse volte. Tutti iniziano con un uso occasionale che, almeno all’inizio, è volontario è controllabile. Però, con il passare del tempo e con l’uso regolare, la volontà cede il passo alla compulsione.

Questo cambiamento si verifica perché, con il passare del tempo, la sostanza assunta altera il cervello, alle volte con cambiamenti evidenti e tossici, altre volte in maniera più sottile, ma sempre in modi dannosi che fanno sì che l’uso diventi compulsivo o addirittura incontrollabile.

Le basi del problema droga

In realtà la dipendenza dalle droghe è una vera e propria malattia cerebrale: ogni forma di abuso di droga è caratterizzato da un fattore ben preciso che danneggia o trasforma il cervello, ma molti dei risultati della trasformazione sono sorprendentemente comuni e non dipendono dal tipo di droga: ovviamente in tutti i casi il risultato è l’uso compulsivo.

I cambiamenti cerebrali vanno da processi biochimici, basilari e di lunga durata, ai cambiamenti dell’umore, fino ad arrivare alle modifiche della memoria e delle abilità motorie. Ciò che li accomuna è che tutti hanno un impatto devastante sul comportamento. Si può dire che, nel caso della dipendenza, la droga diventa un amico unico e indispensabile della vita del paziente, che potrebbe teoricamente arrivare a fare di tutto pur di procurarsene una dose.

Questo effetto indesiderato dell’uso della droga può essere definito “fenomeno ops!”: il risultato dannoso non è infatti voluto né intenzionale.

  • Nessun fumatore inizia a fumare per procurarsi un tumore ai polmoni,
  • nessuno mangia cibi fritti solo per ostruirsi le arterie e avere un infarto,
  • nessuno inizia a drogarsi per diventare dipendente.

In tutti i casi, nessuno inizia a comportarsi in un certo modo avendo ben chiaro in mente che le conseguenze per la salute sono tragiche, ma alla fine le conseguenze si verificano eccome e sono dovute all’azione di processi biochimici inesorabili, distruttivi e silenti.

Non abbiamo ancora scoperto precisamente tutti i fattori che provocano le modifiche della struttura e della funzionalità del cervello causando il “fenomeno ops”, ma tutta una serie di tristi esempi dimostra che è praticamente certo che l’uso prolungato delle droghe si trasformi in dipendenza.

Prove alla mano, quindi, si può affermare che la dipendenza sia una malattia cerebrale.

Questo discorso, però, fa a pugni con la concezione tradizionale, secondo cui la dipendenza dalle droghe si ridurrebbe a un vizio caratteriale e chi ne soffre avrebbe semplicemente una volontà troppo debole per smettere senza alcun aiuto. Le considerazioni morali sono in contrasto con le prove scientifiche e quindi devono essere abbandonate.

Occorre tuttavia sottolineare che, affermare che la dipendenza sia una malattia cerebrale, non equivale a dire che i pazienti dipendenti non siano responsabili delle proprie azioni, o siano vittime inermi e inconsapevoli dell’effetto delle droghe sul loro cervello su tutti gli ambiti delle loro vite. Il loro comportamento iniziale è stato fondamentale per portarli sulla strada dell’uso compulsivo di droga, ma anche l’atteggiamento durante la fase di dipendenza ha la stessa importanza, perché sono in grado di scegliere se farsi curare e guarire.

Come minimo dovrebbero cercare di attenersi ad un programma terapeutico, che però può rappresentare una sfida enorme: le alterazioni cerebrali che li hanno trasformati in consumatori compulsivi di droga non facilitano di certo il controllo delle proprie azioni e il completamento della terapia. A complicare ulteriormente le cose c’è il fatto che il desiderio di droga diventa più forte e irresistibile quando sono esposti a una qualsiasi situazione che scatena il ricordo dell’esperienza euforizzante.

Non stupisce quindi che la maggior parte delle persone dipendenti non riesca a smettere da sola, nemmeno volendolo (ad esempio ogni anno solo il 7 per cento di chi tenta di smettere di fumare da solo ci riesce, e la percentuale è ancora ottimistica). Ecco perché è essenziale partecipare a un programma terapeutico anche quando, all’inizio, ci sono delle resistenze.

Chiaramente ci sono una miriade di fattori biologici e comportamentali che cospirano per provocare il “fenomeno ops” nel caso della dipendenza dalle droghe. Il parere condiviso da molti, che la dipendenza debba essere spiegata solo dal punto di vista biologico o solo da quello comportamentale e che le due cause viaggino su due binari separati, è gravemente inesatto.

Alle spiegazioni biologiche e comportamentali dell’abuso di droghe deve essere dato lo stesso peso: devono essere integrate se vogliamo raggiungere una conoscenza delle cause profonde della dipendenza e quindi sviluppare terapie più efficaci. La scienza moderna ha dimostrato che ridurre la spiegazione comportamentale a quella biologica, o viceversa, presenta dei rischi. Dobbiamo riconoscere che il disturbo cerebrale causato dall’uso di droga non può e non dovrebbe essere isolato artificiosamente dalle sue componenti comportamentali e, in generale, da quelle sociali di più ampio respiro.

Tutte le tessere del puzzle sono importanti e interagiscono costantemente, in un gioco di cause e conseguenze.

Terapie per smettere

Le ricerche hanno ampiamente dimostrato che le malattie cerebrali raramente (per non dire mai) sono causate soltanto da fattori biologici. Al contrario i disturbi come

hanno tutti una dimensione comportamentale e sociale. La peculiarità della malattia cerebrale causata dall’abuso di droga è il suo inizio come comportamento volontario. Tuttavia, una volta che l’uso protratto di droga provoca alterazioni strutturali e funzionali del cervello e sfocia nella dipendenza, il cervello devastato del paziente assomiglia molto a quello di chi è stato colpito da altri tipi di disturbi cerebrali.

È inoltre importante tenere a mente che la dipendenza in molti pazienti è considerata come disturbo cronico, cioè come malattia che può teoricamente durare per tutta la vita. Le ricadute sono un fenomeno frequente in tutte le forme di disturbi cronici, dall’asma al diabete, dall’ipertensione alla dipendenza. Le varie terapie devono quindi mirare alla gestione del disturbo ed all’allungamento degli intervalli tra le ricadute, fino a farle scomparire, come nel caso degli altri disturbi cronici.

Un numero sempre crescente di prove sperimentali evidenzia che i programmi terapeutici più efficaci per superare la dipendenza da droga comprendono una serie di approcci diversi:

  • terapie farmacologiche,
  • terapie comportamentali,
  • interventi sociali e riabilitativi.

I programmi che fanno registrare i maggiori successi sono quelli che curano l’individuo in tutte le sue componenti, quando le strategie adottate danno importanza alle peculiarità sociali e comportamentali della terapia e della guarigione dalle dipendenze, ma anche agli aspetti biologici.

In questo modo chi ha fatto uso di droga ha maggiori probabilità di superare le conseguenze inattese della dipendenza e di tornare a vivere una vita normale e piena.

Fonte: DrugAbuse (Adattamento a cura di Elisa Bruno)

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Domande e risposte
  1. Anonimo

    Salve, sono caduto nell’ero a 26 anni, uno spinello con la white, una sorta di pasticcio tipo hashish normale ma era un pò diverso, vabbè arrivo al dunque, è stata proprio una sbandata, apparte che medici non servono, non serve chi mi violenta psicologicamente in cambio di denaro e false compiacenze, secondo, chi ci cade ha problemi esistenziali che si trascina da quel momento a dopo ed è vero, ma è come un look, io sono e questo tanto io mi vesto io lo indosso lo vivo ne prendo parte è un attitudine, io ho l’ho fumata ho sintomi che vanno e vengono, talvolta un commento sincero ti trova l’occasione al marcio nefasto che se la cerca, uno strano confronto, qui la società per il tipo di beota che ne è sempre valsa ci va a nozze con questa tesi, il tossico è un vittimista il tossico , il tossico neanche loro sanno le parole che si mettono in bocca, comunque….. I sintomi qualcuno ce l’ho già, cancrene strane ai denti, una sorta di invalidazione ai denti questo si, e sudorazione fredda, cerco altri incentivi, come fare il bagno di inverno, prendere thea a sufficenza, lavarmi poco, e sopratutto fare attenzione e filtrar bene chi conosco, perche per quanto si parli di misericordia anche in famiglie mediocri o benestanti questa è piu una maledizione che una benedizione, dietro il tossico, il drogato c’è una personalità, una dipendenza un collasso di identità, solo un cretino laureato e dispensato in razzismo, la prenderebbe alla leggera tanto il problema non è suo, e quindi, e quindi si può dar sfogo agli sfoggi della mondanità tralasciando cose piu importanti che un peccatore di porta dietro, il tossico, uomo peccatore, parlando piu su di me, ho letto qualcuno che sulla rete si diverte a depistare le vere fonti sull’eroina per rilasciare i suoi strascichi di deliri solo perche al corrente che seguo uno psichiatra, le pupille diradate e il sudore questo c’è, io mi chiedevo, la sostanza, una domanda impossibile la mia, i rimedi come si trovano? Il malessere mi sta bene, l’astinenza mi sta bene finche non fa male, l’astinenza con l’hashish era morboso, qualcosa che ti violenta emotivamente, dopo l’effetto, la ricaduta nel tabacco parlo solo di questo, la volontà strumento utopistico, appare solo nei libri di favole, per chi viaggia piu di noi inconsapevole vittima di domani, bene, io mi accerto di rimedi naturali, in oriente le piante sono divinità, se uccidi un topo non ti uccidono se distruggi una conifera di piante particolari danno l’ultimatum per una rivolta o una strage civile, e hanno ragione, non per la marjuana ma per altre cose, conifere, parlo di conifere le avrete sicuramente studiate a scuola, sono un habitat per piante piu particolari che formano il sotto bosco particolare, ebbene alcuni hanno essenze antagoniste ad altre sostanze psico attive, un tempo mi stavo interessando all’argomento ma senza una laurea di questo mio passo posso arrivare solo a piccoli metri dal punto di partenza nella mia vita e non a migli (kmxmm2) percorsi, quindi….. proseguo nel mio racconto.
    Sudorazione, sensibilità alla luce, profumo di paglia bruciata in casa, difficolta di equilibrio, quando l’attitudine rimane latente non fa la differenza, in ogni caso, sulla mia personalità mi piaccio piu di prima, non devo cercare consenso negli altri, come cantava un cantante cocaoinamene ( vasco ), siamo soli, soli nella vita, ma fanno la differenze piccole soddisfazioni non con comuni profani, con se stessi, la società è un intralcio un ostacolo, non aiuta il tossico, chiedetevi voi, cosa c’è dietro parole? Curiosità? Interesse? Aiuto? per cui sarebbe nato il forum, aiutare chi è in difficoltà, a me interessa per esempio, una domanda, entro quanto tempo l’eroina o l’hashish il thc non se ne va dall’organismo? Siamo tutti bravi a destabilizzare i sintomi, chiunque anche un sordo cieco capirebbe il mio problema, ma poi i rimedi?= Ecco io cerco questo almeno da questo sito…… la white è un eroina, una mazzata, ci sono caduto volontariamente, piu che rimpianti direi rancori su quella persona con cui sono caduto, ha aprofittato di una situazione di convivialità per colpire con estrema invidia, poi il suo allontanamento, magari è un bene che sia andata cosi, non è solo non farmi piu, che durerà tutta la vita, la domanda che io mi faccio oggi, ho vissuto tot ore, tot minuti il che al rovescio mi sembra un bel voto a scuola ma è realmente palesemente figlio minore e finto, quindi minimo devo apriirli sti occhi, il vero conto è quanto mi rimane da vivere? Anche se fossi esente al problema non lo sarei per la vita, è un interrogativo anche per i ‘non’ della classe, tutti qui dentro, questa riflessione di rilievo non è vittimismo, è un senso di colpa molto motivato e giustificato a non riprendere la strada di inciampo, ecco xk non ho bisogno di fare l’aggressivo ma corrispondere con eleganza quando una persona a me profana si manifesta in spoglie da finta amicizia, in ogni caso…. quando si manifesta un problema va risolto, o ci sai fare, o non ti ci metti nemmeno se è un tu, un terzo una seconda persona a occuparsi o un ente locale, niente di piu falso credenziale per la vita, un sicario sociale, e poi, trainare con antagonisti reagenti le varie sindromi, le chiamano sindromi, a riguardo delle disfunzioni riportati nel sistema immunitario, poi per il resto a ognuno la sua coscienza e la sua dignità…… a presto, salve a tutti voi!

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Grazie per la sua testimonianza.

  2. Anonimo

    Salve…mio marito ha usato alcol e cocaina per 20 anni. Ha fatto terapia per 4 anni Ma non è servita. Ha iniziato un percorso in un centro diurno 4 mesi fa ma non posso essere informata sui risultati dei test sulle urine. Qualche giorno fa ho trovato la sostanza dentro una bustina aperta su un mobiletto dove la metteva in passato. Ha reagito prims fingendosi sorpreso, poi dicendo che sono pazza e poi ammettendo fosse sua ma che era li da chissà quanto tempo. Ha reagito con molta rabbia davanti alle mie accuse e nega assolutamente. Intanto la polvere secondo me era “fresca” perché in 10 anni ormai so anche riconoscere il sapore. ..poi era asciutta e bianca. Sembrava pronta all’uso insomma. Se fosse realmente li da tempo credo che avrebbe subito un cambiamento, stando in bAgno il mobile avrebbe preso umidità secondo me. Ma queste persone fino a che punto arrivano pur di negare?
    Poi un’altra cosa: non mangia quasi mai a pranzo e cena…per poi abbuffarsi in modo assurdo per ore. Stessa cosa per il sonno: ogni tanto crolla in un sonno talmente profondo che sembra coma.
    Ora chiedo una cosa: ultimamente ha fortissimi dolori alle gambe tali da non riuscire a camminare. AnAlisi di routine perfette e reumatologiche, ves, celiachia, tutto ok (ne ha fatte tant). Il dolore va e viene da fortissimo a quasi nullo. Che possa svanire con il consumo della sostanza mi quadra, ma può avere a che fare con l’astinenza o con danni causati dalla sostanza appunto?
    Grazie!

    1. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      1. Purtroppo si arriva a negare anche l’evidenza, non necessariamente con cattive intenzioni (probabilmente aveva il terrore di deluderla).
      2. Siamo un po’ al di là delle mie competenze, ma se ci fosse astinenza probabilmente ci sarebbero anche altri sintomi.

    2. Anonimo

      Grazie per avermi risposto. ..che tipo di sintomi? Lui passa dall’apatia a uno stato normale…a volte va a lavorare e a volte no e dorme molto…l’appetito è alterato…fuma moltissimo e quando ha il giorno di riposo sembra avere le smanie…mangia sempre
      …vede la televisione per intere giornate o dorme per intere giornate. ..la dipendenza da cocaina che io sappia è psicologica e non fisica…a cosa devo fare caso?
      Grazie

    3. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      Sì, descritto così mi sembra decisamente plausibile che possa essere astinenza come ipotizzava lei; purtroppo se lui non accetta di essere aiutato o di parlarne temo che non possa fare molto, ma proverei comunque a parlarne con il medico che lo segue presso il centro.

    4. Anonimo

      Ho tentato un colloquio con il medico ma mi hanno riferito che non va agli incontri da un pezzo…inoltre non possono informarmi piu di tanto per la privacy…purtroppo solo lasciandolo forse può capire anche se ormai ho perso le speranze.
      Grazie per il suo sostegno!

    5. Dr. Roberto Gindro
      Dr. Roberto Gindro

      MI dispiace davvero, mi dispiace non essere in grado di aiutarla e mi dispiace per la situazione che sta vivendo.

  3. Anonimo

    Buongiorno,
    ci terrei a parlarle del mio ragazzo per capire il suo punto di vista siccome io non riesco ancora a fare chiarezza su questa situazione. Sono figlia di padre alcolista e tossicodipendente da cocaina (le due cose sono strettamente connesse tra loro) e diciamo che sono abbastanza informata su cosa comporta una dipendenza. Il mio ragazzo ha fatto uso di cocaina per circa un anno e mezzo ogni week end prima di conoscere me. Quando mi sono messa con lui, ovviamente non mi sarei mai immaginata che sarei incappata in questa cosa più grande di me dopo la brutta esperienza avuta con mio padre. Ma si sa che quando ci si innamora poi, non è più così facile staccarsi da una persona anche se questa ci fa del male e ci riapre cicatrici profonde come nel mio caso. Per essere breve, stiamo insieme da un anno e 8 mesi e l’ho “beccato” 3 volte. Ognuna di queste volte l’ha sempre fatto con i suoi amici (tutti tossici). Lui sa benissimo ciò che ho passato ma quando si ritrova in certe situazioni è come se si dimentica tutto, soprattutto che può perdermi e che mi sta perdendo per questa cosa. Ovviamente ha sempre negato spudoratamente ogni volta che l’ho scoperto, sono arrivata a mettergli la lingua nel naso per sentire se era amaro e a comprargli test delle urine. È diventata un’ossessione per me non sto più vivendo bene. Ora gli ho dato l’ultimatum, perché non ho più la forza di sopportare questa sofferenza siccome nella mia vita ne ho già sopportata troppa. Dall’ultima volta si vede per la paura di perdermi, ha smesso da un giorno all’altro di fumare le canne (di queste era dipendente, ha fumato per 8 anni circa 4 o 5 canne al giorno), non beve più alcolici durante la settimana ma giusto qualcosina al week end e non vuole più vedere i suoi amici se non per situazioni obbligate quali lavoro ecc.. questo non voler più vedere i suoi amici mi fa riflettere molto, perché forse è una sua paura di non riuscire a dire di no se si dovesse presentare l’occasione. Ah, ovviamente oltre alle 3 volte che l’ho beccato io, so per certo che l’ha fatto altre 2 volte (e sono 5) più le volte che non so perché prima mi fidavo e lo controllavo molto meno. Vorrei portarlo in un centro ma secondo me non si tratta nemmeno di dipendenza, sono 2 mesi che ha smesso di fare qualsiasi cosa. Si fuma giusto 2 sigarette in più al giorno rispetto a quelle che fumava prima. Io sono innamoratissima di lui, ma vivo nel terrore che prima o poi lo possa rifare ancora. Per favore mi faccia sapere cosa ne pensa. La ringrazio.

    1. Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)
      Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)

      Salve, se lei è innamorata non può fare altro che cercare di aiutarlo ma se vede che da solo non riesce deve convincendolo ad andare in un centro per dipendenze. Purtroppo deve essere il suo ragazzo ad essere convinto di smettere altrimenti è tutto inutile per cui lei segua pure i suoi sentimenti e cerchi di aiutarlo ma mantenga sempre la ragione e la retta via. saluti

    2. Anonimo

      Secondo lei avendolo fatto per un anno e mezzo regolarmente ogni week end e le volte sporadiche che le ho elencato precedentemente potrebbe trattarsi di dipendenza? Nonostante abbia smesso da 2 mesi di fare qualsiasi cosa?

    3. Dr.ssa Elisabetta Fabiani
      Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)

      Salve, una forma di dipendenza c’è sicuramente, ma come già detto dal collega deve essere lui a convincersi di cambiare la sua vita e decidere di intraprendere il giusto percorso; non è una situazione facile, avrete di certo bisogno di aiuto, potreste rivolgerci a un consultorio per iniziare. In bocca al lupo!