Dipendenze

Ultima modifica 08.10.2019

Lo scenario è tristemente noto: il paziente fa un tiro di cocaina, o usa un’altra droga “solo per provare”. Forse vuole davvero provare una volta sola, magari per “fare esperienza”, ma nelle settimane e nei mesi seguenti si ritroverà ad amare così tanto l’effetto euforizzante della droga da ricercarlo continuamente.

Prima o poi, infine, deciderà che è il caso di smettere.

Sa perfettamente che, nonostante l’impareggiabile senso di benessere a breve termine, gli effetti sul lungo periodo sono pericolosi. Alla fine, quindi, giura di smettere.

Il cervello ha tuttavia dei programmi ben diversi: ora è lui a richiedere la cocaina; il consumo ripetuto ha provocato alterazioni drammatiche sia nella struttura sia nella funzionalità del cervello.

In realtà, se avesse saputo a quali segnali d’allarme fare attenzione, avrebbe capito immediatamente che l’effetto euforizzante è già un segnale di alterazioni cerebrali innescate dalla sostanza e avrebbe anche capito che, col tempo,  queste modifiche diventano sempre più profonde, fino a diventare indelebili.

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