Endometriosi: sintomi, cause, cura, intestino

Ultima modifica 26.06.2019

Cos’è l’endometriosi?

L’endometriosi è una malattia ancora poco conosciuta che colpisce le donne in età, causando la crescita di tessuto uterino al di fuori dell’utero, in distretti come ovaie, tube di Falloppio ed anche intestino; si stima che solo in Italia ne siano interessate 3 milioni di donne, addirittura 1 su 2 nella fascia di età che va dai 29 ai 39 anni.

L’utero è l’organo femminile che accoglie embrione e feto durante la gravidanza; l’endometriosi è una malattia in cui il tessuto che normalmente cresce all’interno dell’utero si trova a crescere anche in distretti diversi, come ad esempio ovaie, sulle tube di Falloppio, sulla vescica o su altri organi.

I sintomi principali dell’endometriosi comprendono

Molte donne non manifestano invece alcun sintomo e la malattia viene diagnosticata a seguito di indagini prescritte a causa di difficoltà nella ricerca di gravidanza.

La causa della malattia non è tuttora nota e la chirurgia, di solito laparoscopica, è attualmente l’unico modo per la formulazione di una diagnosi certa.

Uno dei principali problemi relativi all’endometriosi è purtroppo proprio la difficoltà di diagnosi: molto, troppo spesso, si giunge alla diagnosi corretta dopo innumerevoli approfondimenti e interminabili visite. I crescenti dolori associati al ciclo mestruale vengono spesso considerati fisiologici e per questo gli approfondimenti terapeutici vengono posticipati.

Non esiste alcuna cura definitiva, ma abbiamo a disposizione efficaci trattamenti che aiutano a gestire dolore e infertilità:

  • farmaci per il dolore,
  • trattamenti ormonali,
  • chirurgia.
Primo piano di una donna che si tocca la zona pelvica a causa di dolore

iStock.com/sasapanchenko

Ciclo mestruale

Per comprendere meglio il problema è però necessario fare un passo indietro per ricordare alcuni dei principi che sono alla base del ciclo mestruale: durante il ciclo il corpo della donna sessualmente matura fa aumentare le dimensioni dell’endometrio (la mucosa che riveste internamente l’utero) per accogliere l’ovulo in caso di fecondazione. Se non avviene fecondazione o se la gravidanza non procede per qualche motivo, l’utero si libera del rivestimento attraverso le mestruazioni, un meccanismo di pulizia che permette di eliminare i tessuti prodotti e non più necessari.

L’intero processo è finemente regolato dagli ormoni femminili, le cui quantità relative fungono da interruttori per le diverse fasi del processo:

  1. aumento delle dimensioni dell’endometrio,
  2. cambiamento del rivestimento in preparazione ad un’eventuale gravidanza,
  3. eliminazione dei tessuti e del sangue in eccesso non più necessario poiché non è avvenuta la fecondazione.

Ogni singola cellula dell’utero obbedisce quindi ai segnali ormonali modificando sè stessa, compresi gli impianti cellulari uterini che si trovano in altri distretti dell’organismo: se i tessuti all’interno dell’utero vengono eliminati attraverso il flusso mestruale, lo stesso non può accadere all’esterno dell’utero, provocando quindi ciclo dopo ciclo un continuo ingrossamento degli impianti ed un contemporaneo aumento del dolore.

Il risultato è un ristagno interno di sangue, con decomposizione del tessuto sfaldato a partire dalle lesioni, infiammazione delle aree circostanti e formazione di tessuto cicatriziale associati a comparsa di infiammazione e quindi dolore.

La risposta dell’organismo a questi danni tissutali è la cicatrizzazione, cioè la produzione di tessuto fibroso meno elastico e meno funzionale di quello originario. Spesso questo meccanismo di riparazione produce aderenze tra i diversi organi della cavità addominale, ostacolandone i movimenti e la corretta funzionalità.

Cause

Le cause dell’endometriosi sono ancora poco conosciute: alcuni fattori di rischio sembrano essere la giovane età e la famigliarità con la malattia (altri casi verificatisi in famiglia).

Una delle teorie più accreditate riconosce parte delle cause dell’endometriosi nelle mestruazioni retrograde, è infatti accertato che il flusso mestruale possa talvolta percorrere il percorso inverso a quello corretto, risalendo attraverso le tube e disperdendo quindi cellule uterine al di fuori dei consueti tessuti; qualcuno ipotizza che questo avvenga più o meno spesso in tutte le donne ma, solo nei soggetti predisposti, evolva in malattia.

Una seconda ipotesi prevede che le cellule responsabili vengano disperse in alcune regioni dell’organismo trasportate dai vasi linfatici e dal torrente circolatorio.

C’è infine chi ipotizza che alcune donne possiedano fin dalla nascita degli impianti di cellule uterine esternamente all’utero.

Alcuni studi sembrano dimostrare che alcuni fattori possono ridurre il rischio di sviluppare la malattia, in particolare:

  • gravidanza,
  • prime mestruazioni tardi durante l’adolescenza,
  • attività fisica regolare per oltre 4 ore alla settimana,
  • scarse quantità di grasso corporeo.

Fattori di rischio

  • Età: la malattia è di fatto confinata alle donne in età fertile: l’endometriosi pelvica colpisce tipicamente donne di 25-30 anni, mentre le forme extrapelviche si manifestano in donne di 35-40 anni.
  • Familiarità: poiché l’endometriosi ha un andamento familiare, potrebbe esistere una qualche forma di predisposizione genetica (il rischio aumenta di circa sei volte se madre, sorella o figlia hanno l’endometriosi).
  • Mestruazioni iniziate precocemente (prima degli 11 anni).
  • Cicli mestruali corti (meno di 27 giorni).
  • Mestruazioni abbondanti e prolungate (oltre 7 giorni).
  • Nessun figlio.
  • Esposizioni ambientali durante lo sviluppo intrauterino; agenti chimici quali la diossina sono stati collegati allo sviluppo dell’endometriosi.

Fattori protettivi

  • Precedenti gravidanze.
  • Menarca (primo ciclo mestruale) comparso relativamente tardi.
  • Attività fisica.
  • Peso forma.

Sintomi

I principali sintomi dell’endometriosi sono forti dolori addominali o pelvici, continui o discontinui, spesso associati al ciclo mestruale: è difficile valutare con esattezza la severità di un dolore fisiologico del ciclo, sicuramente in presenza di sintomi debilitanti e causa di assenza da scuola/lavoro potrebbe valere la pena approfondire il problema.

Il tessuto endometriale presente al di fuori dell’utero risponde alle stimolazioni ormonali dell’organismo come quello presente nella sede corretta, andando quindi incontro a proliferazione e successivo sanguinamento durante ogni ciclo mestruale: il gonfiore e soprattutto il sangue, impossibilitato ad essere espulso perché in sede addominale, causa infiammazione e dolore.

L’intensità del dolore non è in rapporto né all’estensione e/o alle dimensioni delle lesioni né alla gravità della malattia.

Ulteriori sintomi che possono essere segno di patologia sono:

Endometriosi intestinale

L’endometriosi può interessare anche altri organi addominali, come la vescica e l’intestino, in modo superficiale o più profondo; i sintomi sono in parte sovrapponibili alla sindrome del colon irritabile, ma possono andare incontro a variazioni d’intensità con il ciclo mestruale (peggiorando durante i giorni di flusso e in quelli immediatamente precedenti); possono inoltre comparire:

  • dolore alla defecazione,
  • sanguinamento rettale nei giorni di mestruazione.

Il trattamento è in genere ormonale, mentre l’opzione chirurgica è limitata ai casi più severi (rimuovendo il tessuto coinvolto od intere sezioni d’intestino nei pazienti con sintomi più debilitanti).

Diagnosi e laparoscopia

Diagnosticare l’endometriosi non è facile, perché i sintomi possono essere facilmente scambiati con altre patologie.

L’unico accertamento diagnostico che permette di stabilire con certezza il problema è la laparoscopia, un intervento effettuato in anestesia totale che permette di diagnosticare l’endometriosi, valutarne la gravità ed eventualmente intervenire per la risoluzione.

La laparoscopia, di cui è possibile visionare filmati reali su YouTube, è una operazione chirurgica addominale effettuata esclusivamente attraverso piccole incisioni (da 0.5 cm a 1.5 cm) attraverso l’uso del laparoscopio, uno strumento che possiamo immaginare come un tubo rigido sottile dotato due canali ottici: un canale porta la luce all’interno, mentre l’altro trasmette all’esterno l’immagine degli organi addominali.

Nel caso dell’endometriosi, grazie alla pratica di tre o quattro piccoli fori,

  • uno a livello dell’ombelico,
  • uno a livello dell’attaccatura dei peli pubici
  • e uno o due laterali,

viene inserito uno strumento a fibre ottiche che permette al chirurgo di vedere, ingrandita sullo schermo di un monitor, la cavità peritoneale. Per poter lavorare meglio, è necessario che sia insufflata dell’anidride carbonica, un gas che tiene disteso l’addome e permette una migliore esplorazione degli organi ed eventuale rimozione degli impianti.

Seppur poco invasiva, la laparoscopia richiede comunque l’anestesia totale, sono quindi stati messi a punto alternative diagnostiche, seppure associate ad una certezza di diagnosi inferiore: ricordiamo in particolare l’ecografia ovarica trans-vaginale, dosaggio del CA125 e visita manuale.

Gravidanza e fertilità

L’endometriosi può causare problemi di fertilità, anche se le cause non sono ancora state del tutto chiarite (si pensa che le manifestazioni della malattia possano causare danni alle ovaie e/o alle tube), ma:

  • non tutte le donne con endometriosi avranno problemi a rimanere incinta,
  • molte di coloro che andranno incontro a difficoltà riusciranno comunque a concepire, seppure magari con qualche difficoltà.

Pericoli

Sono stati segnalati casi di tumore ovarico (fino al 3%) o di aumento del rischio di contagio da HPV.

Cura e terapia

L’endometriosi non può essere definitivamente curata, tuttavia è possibile raggiungere un soddisfacente controllo dei sintomi: la prima terapia di supporto è spesso il ricorso all’utilizzo della pillola contraccettiva che, prevenendo l’ovulazione, riduce l’ingrossamento dell’endometrio e contemporaneamente il dolore associato al ciclo. In alcuni casi la pillola viene prescritta in continuo, ossia eliminando i 7 giorni di sospensione.

In alternativa a questa possono essere prescritti altri farmaci ormonali con il medesimo obiettivo.

Il ricorso all’operazione chirurgica, attraverso la laparoscopia o tramite operazione tradizionale, è di norma seguito quando i farmaci assunti per via orale non si rivelano sufficienti, ma anche in questo caso potrebbe non essere una soluzione definitiva.

Dieta ed endometriosi

Recentemente è stato suggerito che una corretta alimentazione possa ridurre il rischio di sviluppo della malattia e l’entità dei sintomi, anche se in realtà ad oggi mancano ancora evidenze certe in proposito.

Si consiglia in ogni caso un abbondante consumo di frutta e verdura, mentre sono da ridurre:

  • carni rosse,
  • zuccheri semplici (compresi miele e fruttosio),
  • latticini (per la presenza di pesticidi agricoli ed ormoni somministrati all’animale).

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Domande e risposte
  1. Domanda

    Esiste una dieta adatta a chi soffre di endometriosi?

    1. Dr. Roberto Gindro

      Che io sappia nulla di specifico, ma valgono (e non vanno sottovalutate) le classiche linee guida per una sana alimentazione; un organismo in forma combatte con maggior efficacia patologie di qualunque genere e sintomi associati (dolore compreso).