Pap test vaginale per hpv, quello che serve sapere

Ultima modifica 22.05.2020

Cos’è il Pap-test?

Il tumore al collo dell’utero (o tumore della cervice uterina) colpisce la parte più bassa dell’utero, che sporge in vagina; con il tumore del colon-retto era il secondo cancro per diffusione nelle donne, secondo solo al tumore al seno, fino a pochi anni fa.

Insieme al vaccino, disponibile ormai da qualche anno, PAP test e HPV-test rappresentano il più efficace strumento di prevenzione verso questa minaccia; si stima che se tutte le donne di età compresa tra i 25 e i 64 anni si sottoponessero regolarmente a questi esami di screening i casi di tumore del collo dell’utero diminuirebbero del 90%. (Fonte Ministero della Salute)

Il Pap-test è un esame minimamente invasivo che serve ad individuare lesioni precancerose o tumori a livello cervicale; le lesioni precancerose sono cambiamenti cellulari che possono essere causati dal papillomavirus umano e che, se non trattate potrebbero evolvere a tumore.

Si tratta di un test di screening, ossia un’indagine diagnostica volta ad identificare una malattia nella popolazione anche in assenza di sintomi specifici; questo è permesso grazie ad alcune specifiche caratteristiche dell’esame:

  • costo contenuto,
  • invasività limitata,
  • grandissimo aumento della possibilità di risoluzione in caso di diagnosi precoce.
Ginecologo che mostra un bstoncino cotonato usato per il prelievo cervicale

iStock.com/robertprzybysz

A cosa serve? Cosa si vede?

Il Pap test analizza un piccolo campione di cellule prelevate direttamente dalla cervice alla ricerca di anomalie cellulare che possano essere suggestive di tumore, o alterazioni che potrebbero andare incontro ad un’evoluzione cancerose in futuro. La causa di eventuali alterazioni è da ricercare nell’infezione da HPV, un virus trasmesso attraverso i rapporti sessuali.

Ricostruzione grafica del papilloma virus

iStock.com/Dr_Microbe

Consente inoltre di formulare valutazioni sull’equilibrio ormonale della donna e, molto spesso, di riconoscere la presenza di infiammazioni ed infezioni

  • batteriche,
  • virali
  • o micotiche,

ma va detto che non nasce a questo scopo (così come non è sufficiente alla diagnosi di malattie sessualmente trasmesse).

Preparazione

Alla donna non è richiesta alcuna preparazione particolare, se non l’accortezza di evitare nei due giorni precedenti:

  • lavande ed altri farmaci topici vaginali,
  • lavaggi interni,
  • lubrificanti vaginali,
  • rapporti sessuali.

È invece permessa, prima dell’esame una semplice igiene genitale esterna con acqua e detergente intimo.

In caso di utilizzo di anticoncezionali locali, come l’anello (Nuvaring®), si raccomanda di chiedere al ginecologo.

Come si esegue?

Il Pap Test è un esame semplice e assolutamente indolore che si esegue prelevando con appositi strumenti il materiale presente sul collo dell’utero, che verrà poi analizzato in laboratorio.

Il prelievo avviene in genere in ambulatorio, con la paziente sdraiata sulla schiena in posizione ginecologica, con i piedi posizionati sugli specifici supporti ai lati del lettino.

Fotografia di una ginecologa che si appresta ad effettuare un prelievo per il Pap test

iStock.com/M_a_y_a

Il ginecologo (o l’infermiera) inserirà delicatamente in vagina uno strumento chiamato speculum per riuscire ad osservare la cervice, la porzione terminale dell’utero che sporge nel canale vaginale; a questo punto verrà introdotto uno specifico stick per prelevare alcune cellule dalla superficie e all’interno della cervice e della vagina.

Modalità di esecuzione del Pap test

iStock.com/MedicalArtInc

Le cellule prelevate verranno quindi posizionato su un apposito vetrino (o contenitore), pronte per essere inviate ad un laboratorio specializzato per l’analisi.

Quanto dura?

Il Pap test in genere si risolve nell’arco di pochi minuti, dopodiché è possibile tornare autonomamente ai propri impegni.

Risultati del Pap test: positivo o negativo?

L’esito dell’esame può essere di tre tipi:

  • Negativo (normale): Le cellule raccolte dalla cervice sono del tutto normali e non è necessario fare nulla.
  • Impossibilità di effettuare l’analisi: Se la quantità di cellule prelevate è insufficiente, oppure quando ci sia un’infiammazione in corso, la donna è invitata a ripetere il test dopo eventuale terapia. In questo caso non c’è (ancora) alcuna informazioni relativa alla presenza di lezioni (pre)cancerose ed è necessario attendere il nuovo prelievo.
  • Positivo: Le cellule raccolte dalla cervice durante il Pap test sembrano anormali, ma questo non significa che sia presente un tumore; in base al tipo di cellula rilevato il ginecologo deciderà se ripetere l’esame, approfondire con una colposcopia o procedere in altro modo.

Per approfondire il significato di un esito positivo si rimanda allo specifico articolo.

Devo aspettarmi effetti collaterali? Pericoli?

L’esame è assolutamente sicuro e, eventuali piccoli sanguinamenti (spotting) nei 2-3 giorni successivi non devono destare preoccupazione.

I rischi associati all’esame sono invece di tipo diverso e legati intrinsecamente ai limiti dell’esame.

  • Il Pap test potrebbe non trovare celulle anomale, anche se queste fossero effettivamente presenti (falso negativo); questo ritardare la scoperta e il trattamento della lesione presente, ma sottoporsi con regolarità al test è una buona assicurazione, in quanto il tumore alla cervice mostra una progressione estremamente lenta, mediamente prortatta fino a 10-20 anni.
  • I risultati potrebbero evidenziare la presenza di cellule anormali a causa di un errore, pur in presenza di una cervice perfettamente sana (falso positivo); questo si traduce nella necessità di ulteriori esami di approfondimento e una possibile preoccupazione legata alla situazione.

Da un punto di vista generale, tuttavia, la sensibilità e specificità dell’esame ne fanno ancora un imprescindibile strumento di prevenzione, soprattutto quando affiancato (a seconda di età e fattori di rischio) all’HPV test.

Quando e ogni quanto va fatto?

L’obiettivo è quello di individuare precocemente eventuali lesioni in grado di trasformarsi in tumore e le linee guida italiane consigliano di sottoporvisi almeno ogni 2 anni a partire dal primo rapporto sessuale fino ai 70 anni. Anche nel caso di assenza di rapporti è comunque consigliabile aderire alla frequenza suggerita.

Alcuni medici sono dell’idea che, a seguito di 3 pap-test consecutivi negativi, se non si è cambiato partner e non ci sono altri fattori di rischio la cadenza possa anche diventare triennale.

Si noti che l’HPV test in alcune Regioni italiane viene offerto in alternativa o associato al Pap test nelle donne con più di 30 anni.

È però necessario che si sottopongano al test anche le donne vaccinate contro il papilloma virus.

Fa male?

Benché alcune donne trovino l’esame fastidioso, in genere il prelievo non è causa di dolore; è possibile avvertire una sensazione di pressione durante l’inserimento dello speculum (uno strumento che aiuta il medico o l’infermiere a vedere la cervice) nella vagina, al pari di quanto avviene in una qualsiasi visita ginecologica.

In donne particolarmente sensibili è possibile valutare con lo specialista il ricorso ad antidolorifici da assumere prima del prelievo; sono usati a questo scopo, per esempio, la Tachipirina e l’ibuprofene.

È possibile sottoporsi all’esame durante la mestruazione?

In teoria sì, è possibile, ma in genere si preferisce programmarlo in una giornata in cui non sia presente flusso mestruale, idealmente almeno

  • tre giorni dopo la fine delle mestruazioni,
  • una settimana prima di quando si prevede possa iniziare il ciclo successivo.

È possibile sottoporsi in gravidanza?

Sì, la gravidanza non rappresenta una controindicazione all’esecuzione dell’esame; ovviamente il ginecologo dev’essere informato della condizione della paziente.

Pap test e ragazze/donne vergini

Pazienti vergini, che non abbiamo mai avuto rapporti sessuali completi, possono sottoporsi all’esame; il ginecologo (od infermiera) opportunamente informato farà uso di dispositivi specifici per la dilatazione vaginale.

Posto che in questi casi

  • il risultato potrebbe avere affidabilità ridotta,
  • il rischio di tumore alla cervice sarebbe comunque inferiore a quello di una donna sessualmente attiva,

esistono forme poco comuni che si sviluppano indipendentemente dall’infezione da papilloma virus (HPV) trasmessa da un partner.

In caso di isterectomia è ancora necessario?

Le donne che hanno subito un intervento di isterectomia dovrebbero valutare con il proprio ginecologo se continuare o meno a sottoporsi a regolari controlli con Pap test e/o HPV test; da un punto di vista generale è possibile che sia ancora necessario nel caso in cui l’operazione si sia resa necessaria in seguito alla diagnosi di tumore o di una forma pretumorale.

Il tumore al collo dell’utero

Il tumore al collo dell’utero vede come principale fattore di rischio il contagio da parte del papilloma virus umano (HPV) e, grazie ai metodi di screening visti, nei Paesi occidentali non è così diffuso come nel terzo mondo.

Il contagio con il virus responsabile del tumore al collo dell’utero avviene di norma durante un rapporto sessuale con un partner infetto: è sufficiente il contatto fisico tra i genitali ed è possibile anche nel caso di uso del preservativo. Si sottolinea che le varietà di virus più pericolose sono diverse da quelle che causano le verruche genitali.

La percentuale di donne infettate dal virus che poi sviluppano il tumore è bassa, ma il contagio è una condizione che predispone allo sviluppo. I fattori di rischio legati al contagio sono quindi:

  • inizio precoce dell’attività sessuale,
  • diversi partner sessuali,
  • difese immunitarie indebolite.

I principali sintomi di tumore al collo dell’utero sono invece:

Dal 2006 è disponibile un vaccino in grado di proteggere dal contagio da parte dei principali ceppi di papilloma virus potenzialmente tumorali. In Italia fa parte dei vaccini offerti gratuitamente, pur non essendo obbligatori, e viene proposto nel dodicesimo anno di vita.  Si consiglia di valutare con il proprio medico, sia per le bambine che per le donne adulte, l’opportunità di ricorrere al vaccino.

Anche per le donne vaccinate è necessario ripetere regolarmente lo screening (PAP test o HPV test).

Fonti e bibliografia

Domande e risposte

Quando è preferibile farlo?
Secondo l’AIRC “andrebbe eseguito con regolarità, ogni tre anni, da tutte le donne dopo l’inizio dell’attività sessuale o comunque a partire dai 25 anni di età”; l’esame dovrebbe essere eseguito almeno tre giorni dopo la fine delle mestruazioni e una settimana prima di quando si prevede possa iniziare flusso mestruale successivo. Fonte: AIRC
A cosa serve il PAP-test?
Viene eseguito per diagnosticare precocemente la presenza di un tumore al collo dell’utero, o lesioni che potrebbero evolvere in modo maligno.
Cosa rileva?
Oltre a cercare eventuali cellule alterate è in grado di rilevare anche la presenza d’infezioni vaginali (come la candida, il trichomonas, …), ma non nasce a questo scopo.
Come si fa?
È un esame minimamente invasivo, che viene eseguito da un ginecologo durante la visita; prevede il prelievo di una piccola quantità di cellule dalla cervice, la porzione di tumore che sporge sul fondo della vagina.
Che differenza c’è tra pap-test e HPV-test?
Il test HPV ha una sensibilità superiore rispetto al Pap test, consente cioè di rilevare lesioni che al Pap test potrebbero passare inosservate, ma allo stesso tempo è meno specifico, potrebbe cioè individuare anche anomalie destinate a risolversi spontaneamente.
 
Per questa ragione l’HPV test viene in genere consigliato alle donne di 30 o più anni, quando è meno probabile una regressione spontanea (e la frequenza consigliata è ogni 5 anni, contro i 3 del Pap test).
Quanto dura?
In genere pochi minuti, dopodiché è possibile tornare ai propri impegni senza problemi e fin da subito.
Fa male?
In genere viene descritto solo come un leggero fastidio, mentre non causa dolore (a parte donne particolarmente sensibili).
È possibile eseguirlo in presenza di flusso mestruale?
Benché sia tecnicamente possibile, si preferisce in genere scegliere giorni a distanza dalla mestruazione.
È possibile farlo durante la gravidanza?
Sì, è possibile senza rischi per il feto.
È possibile sottoporre all'esame una donna che non abbia mai avuto rapporti sessuali?
Sì, è possibile, ma ovviamente il ginecologo deve esserne messo a conoscenza prima dell'inizio dell'esame.

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