Linfociti alti, bassi e valori normali

a cura di Dr. Giovanni Abramo -Ultimo Aggiornamento: 19 luglio 2019

Cosa sono i linfociti?

Il sangue circolante contiene da 4000 a 11000 globuli bianchi o leucociti per microlitro; da un punto di vista morfologico e funzionale si distinguono tre diverse popolazioni di globuli bianchi:

  • granulociti,
  • linfociti
  • e monociti.

I linfociti rappresentano la seconda popolazione, per numero, dei leucociti circolanti, anche se costituiscono una minuscola frazione (< 5%) del pool linfocitario totale. La maggior parte di queste cellule si trova nei linfonodi, nella milza e nelle mucose delle vie respiratorie e del canale digerente, mentre sono distribuiti in minor numero nel midollo osseo, nel fegato, nella cute e nei tessuti colpiti da infiammazione cronica.

Presentano delle dimensioni di 7-12 µm, con un nucleo rotondeggiante, un citoplasma scarso e pochi granuli.

Nel sistema immunitario i linfociti hanno il compito di reagire in modo specifico nei confronti di qualsiasi agente estraneo, o antigene, determinando in questo modo la risposta immunitaria.

Quest’ultima può essere:

  • umorale, con formazione di anticorpi,
  • cellulo-mediata, con elaborazione di linfochine,
  • citotossica, con produzione di linfociti killer citotossici.

Ogni linfocito possiede sulla membrana un recettore per l’antigene con una sola capacità combinatoria: ciò significa che è in grado di riconoscere e legarsi a uno solo dei tantissimi antigeni che potrebbero penetrare nell’organismo. La specificità del riconoscimento dell’antigene rimane immutata durante la vita del linfocito, il quale, una volta riconosciuto l’antigene, trasmette la specificità antigenica alle cellule-clone in cui si riproduce: questa espansione cellulare determina l’aumento del numero dei linfociti capaci di reagire verso quel determinato antigene.

Linfociti e risposta immunitaria

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Ma non è solo la specificità del riconoscimento dell’antigene a conferire ai linfociti il ruolo assolutamente speciale che essi svolgono nella difesa dell’organismo; in in seguito al riconoscimento dell’antigene, che genera una risposta immunitaria primaria, alcuni linfociti vivono per lungo tempo conservando una memoria del riconoscimento antigenico. I linfociti-memoria, che hanno già riconosciuto l’agente infettivo, venendo nuovamente a contatto con lo stesso antigene danno origine a una risposta immunitaria, detta secondaria, molto più rapida e intensa.

Al contrario degli altri leucociti responsabili di una risposta immunitaria aspecifica, innata, i linfociti innescano una risposta immunitaria specifica, che utilizza meccanismi di difesa basati sul riconoscimento dell’invasore. Le due caratteristiche della risposta immunitaria (specificità e memoria), oltre a conferire l’immunità naturale da malattie infettive, rendono possibile la profilassi delle malattie infettive attraverso la vaccinazione.

Alla luce del loro ruolo di difesa dell’organismo è quindi normale rilevare temporanei aumenti della loro quantità nel sangue, espressione del loro lavoro di protezione.

Se dal punto di vista morfologico i linfociti sembrano una popolazione omogenea dal punto di vista funzionale, sono distinti in tre principali tipi,

  • i linfociti B,
  • i linfociti T
  • e i linfociti “non B e non T” (o “cellule nulle”), per esempio, le cellule natural killer.

Nell’adulto sano circa il 75-80 % dei linfociti circolanti è costituito da cellle T e il 10-15% da cellule B; la restante percentuale è costituita dalle cellule non B e non T.

Nello specifico:

  • I linfociti B, cioè le plasmacellule, sono i linfociti deputati alla produzione di anticorpi e all’attivazione dei linfociti T. Si chiamano B dall’iniziale del luogo dove maturano, il Bone Marrow (midollo osseo).
  • I linfociti T, si chiamano così dall’iniziale del distretto corporeo dove maturano, cioè il Timo. I linfociti T a loro volta si dividono in:
    • linfociti T Helper (Th) sono fondamentali per l’attivazione e la modulazione della risposta immunitaria degli altri linfociti,
    • linfociti T citotossici (Tc),  o linfociti attivati, che hanno azione diretta verso batteri virus ed altri agenti ostili all’organismo.
    • I linfociti T regolatori, detti anche linfociti T soppressori, sono coinvolti nei processi di autoregolazione della risposta immunitaria.
  • I linfociti NK, chiamati più semplicemente linfociti Natural Killer, cellule Natural Killer o cellula NK, sono cellule ad alto potenziale citotossico

Linfociti: quali sono i valori medi di riferimento?

I linfociti costituiscono, in condizioni di normalità, solitamente il 20-45 per cento dei leucociti globali; indipendentemente dal laboratorio di analisi, quindi, i valori normali di linfociti sono più o meno pari a 1500-3000 unità per µl di sangue.

WBC  Globuli bianchi 4 – 10 cellule x 103/μL
NEUT  neutrofili 40 – 75 %
LINF  linfociti 20 – 45 %
MONO  monociti 2 – 10 %
EOS  eosinofili 1 – 6 %
BASO  basofili < 1 %

Linfociti alti (linfocitosi)

I valori o conteggi che attestano una condizione di linfocitosi sono:

  • più di 4000 linfociti/µl nell’adulto
  • più di 7200 linfociti/ml nel bambino

L’aumento dei linfociti può essere determinato da

  • infezioni virali o batteriche,
  • patologie infiammatorie croniche,
  • neoplasie ematologiche,
  • ipersensibilità nei confronti dei farmaci.

Proprio a causa del ruolo attivo nella difesa dalle infezioni virali e batteriche, il riscontro di valori moderatamente aumentati dei linfociti è spesso legato a patologie relativamente comuni, come per esempio l’influenza, la mononucleosi o un ascesso dentale.

Tra le altre patologie in grado di innescare una linfocitosi ricordiamo:

Linfociti bassi (linfocitopenia)

La linfocitopenia (o linfopenia) è la rilevazione di un basso numero di linfociti nel sangue e di norma si presenta con i seguenti valori:

  • meno di 1000 linfociti/µl nell’adulto,
  • meno di 2500 linfociti/ml nel bambino.

Le condizione in cui i valori sono bassi ed inferiori all’intervallo di riferimento è sicuramente più rara e può essere per esempio causata da:

  • sindromi da immunodeficienza:
    • HIV,
    • difetti congeniti dell’immunità cellulo-mediata,
    • terapie immunosoppressive;
  • esposizione ad adrenalina e corticosteroidi:
    • Iperattività delle ghiandole surrenali,
    • tumori ipofisari ACTH-secernenti,
    • somministrazione di steroidi;
  • malattie gravi, debilitanti di ogni tipo:
  • difetti della circolazione linfatica:
    • disordinii della mucosa intestinale,
    • drenaggio del dotto toracico,
    • linfangectasia intestinale.

Si sottolinea che il riscontro di valori bassi non deve essere necessariamente interpretato come una diagnosi di una delle patologie elencate, in quanto moderate fluttuazioni di dei valori sono possibili anche nel soggetto sano e solo il medico è in grado di formulare una diagnosi o valutare l’eventuale necessità di ulteriori esami di approfondimento.

Altri fattori

Nei bambini di età compresa tra i 4 mesi e i 4 anni il riscontro di valori elevati di linfociti in rapporto agli altri globuli bianchi è del tutto normale.

Qualsiasi terapia farmacologica in grado di ridurre la portata dell’attività del sistema immunitario è in grado di ridurre il numero di linfociti circolanti (cortisone, chemioterapia, radioterapia, terapie immunosoppressive post-trapianto, …), così come moderate riduzioni possono essere manifestazione di stress.

Preparazione

Il conteggio dei linfociti, assoluto o percentuale, richiede un normale prelievo di sangue venoso e non richiede il digiuno né altra forma di preparazione.

Domande frequenti

Come aumentare i linfociti?

Il riscontro occasionale di valori ai limiti inferiori della norma, o anche leggermente sotto, è spesso causa di grande preoccupazione del paziente anche in seguito alle necessarie rassicurazioni del medico curante. Il “come aumentare i linfociti” è per questa ragione una domanda legittima e comune, che tuttavia nella maggior parte dei casi viene liquidata con un semplice “non è necessario fare nulla”.

Per le ragioni spiegate in precedenza è infatti possibile rilevare modeste diminuzioni occasionali prive di significato, destinate quindi a rientrare nella norma in breve tempo; più in generale per aiutare il sistema immunitario a lavorare meglio è comunque possibile dire senza timori di smentita che uno stile di vita sano è la strada in assoluto più efficace per la totalità della popolazione sana, mentre non esistono soluzioni (erboristiche, farmacologiche né tantomeno omeopatiche) di documentata efficacia. Per approfondire si rimanda al seguente articolo.

Non esiste infine una dieta specifica per aumentare i valori dei linfociti, quello che è necessario mangiare è infatti perfettamente sovrapponibile alle linee guida di una sana alimentazione.

Come abbassare i linfociti?

Non è possibile intervenire dall’esterno per contribuire all’abbassamento dei valori, se non intraprendendo uno stile di vita sano che consenta di mantenere il sistema immunitario in condizioni di perfetta efficienza (ed in grado quindi di reagire prontamente ed efficacemente già in termini di difesa preventiva dalle piccole o grandi malattie).

Quando vengono rilevati valori aumentati, ma questi sono giudicati privi di valore clinico dal medico, è sufficiente aspettare che la reazione immunitaria finisca il suo corso per vedere diminuire i valori.

Linfociti alti/bassi: quando preoccuparsi?

È molto difficile fornire una risposta generale a questa domanda, perché inevitabilmente non può essere che “dipende”; dipende da fattori come l’eventuale presenza di altri sintomi, l’entità dello spostamento dei valori rispetto a quelli di riferimento, la presenza di altri parametri alterati, nonché eventuali malattie croniche e/o terapie in corso.

La valutazione della conta linfocitaria non può quindi che prescindere da una valutazione medica che tenga conto di tutte queste altre valutazioni; da un punto di vista generale è possibile affermare che risultati lievemente diversi da quelli normali rilevati in occasione di esami di routine (cioè richiesti a scopo di controllo) e in assenza di altre variazioni significative raramente sono indicativi di patologie gravi, così come valori che rientrano nella norma a distanza di qualche settimana da un primo riscontro alterato.

Si raccomanda in ogni caso di rivolgersi sempre al medico per una valutazione ragionata, che potrà eventualmente avvalersi di una valutazione specialistica (ematologo) in caso di dubbi.

Cos’è l’inversione della formula leucocitaria?

Per inversione della formula leucocitaria si intende la riduzione dei neutrofili associata all’aumento dei linfociti, rispetto al totale dei globuli bianchi; è un fenomeno relativamente comune e tipicamente dovuto a banali infezioni virali, ma per approfondirne le cause si rimanda all’articolo dedicato.

Esami di laboratorio

Poiché la formula leucocitaria è espressa in valori percentuali (e i linfociti sono una componente di tale formula) è necessario conoscere il numero totale dei globuli bianchi per comprendere il significato fisiopatologico del conteggio differenziale.

Quest’ultimo non viene effettuato sempre, per esempio , non viene effettuato quando il numero totale è nella norma e non vi sono evidenze cliniche o di laboratorio di alterazioni ematologiche; tuttavia va tenuto conto che molte condizioni morbose di natura neoplastica, infiammatoria o immunologica possono determinare degli spostamenti dei valori percentuali senza alterare il numero totale dei leuciti.

Il conteggio dei globuli bianchi e di conseguenza di tutte le cellule appartenenti, fra cui anche i linfociti, viene effettuato su un piccolo campione di sangue processato su macchine che si basano su principi di conta elettronica delle particelle o di diffusione della luce.

Qualora fosse necessario il conteggio differenziale l’esame visivo dello striscio di sangue resta il metodo elettivo e più usato.

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