Esame del fondo oculare: cos’è e a cosa serve?

Ultima modifica 11.12.2019

Introduzione

L’esame del fondo oculare, definito anche oftalmoscopia o fondoscopia, è un test che consente allo specialista di vedere le strutture situate nella porzione posteriore dell’occhio, tra cui la retina, la papilla del nervo ottico e il corpo vitreo.

La pupilla è un foro attraverso il quale sarà possibile osservare all’interno dell’occhio; dilatarla è quindi un modo semplice ed efficace per migliorarne la visione e, per farlo, si ricorre in genere alla somministrazione di specifici colliri.

L’esame ha una durata di circa 5-10 minuti.

Lo strumento che permette di valutare le diverse strutture dell’occhio è l’oftalmoscopio, il quale è in grado di riconoscere numerose patologie, attraverso una procedura semplice, non invasiva e, nella maggior parte dei casi, priva di controindicazioni.

Oculista visita una donna con l'aiuto di un oftalmoscopio

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Richiami di anatomia

Semplificazione dell'anatomia dell'occhio e della visione

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L’esame permette di analizzare tre strutture principali:

  • Retina: è il sottile strato di tessuto che si trova nella porzione più interna della parte posteriore dell’occhio. Lo scopo della retina è ricevere la luce esterna, elaborarla mediante fotorecettori (coni e bastoncelli), convertirla in segnali neurali, inviandoli al cervello per il riconoscimento visivo. Le informazioni raccolte vengono inviate alla corteccia visiva cerebrale attraverso il nervo ottico. Ha un ruolo fondamentale nella visione, di conseguenza un danno ad essa può causare cecità permanente.
  • Corpo vitreo: occupa circa l’80% del volume dell’occhio ed è una struttura composta per la maggior parte di acqua e di una piccola percentuale di fibre di collagene e acido ialuronico; quest’ultimo con il passare degli anni si riduce portando allo sviluppo di un processo degenerativo denominato sineresi vitreale (visione delle cosiddette “mosche volanti” o miodesopsie). Il corpo vitreo è composto da 2 strutture principali (una porzione centrale e una corticale, più esterna) e assolve a diverse funzioni: strutturale o di sostegno (riempie la cavità oculare mantenendo la retina ancorata al fondo), nutritizia (permette il trasporto delle sostanze), pressoria (mantiene la morfologia del bulbo oculare: se la pressione è troppo alta si crea una situazione di glaucoma, viceversa, se troppo bassa, il bulbo collassa e le strutture si atrofizzano).
  • Papilla del nervo ottico: porzione iniziale del nervo ottico (testa); il punto in cui gli assoni delle cellule gangliari si uniscono alla retina. Risulta, inoltre, essere il punto d’ingresso dei principali vasi sanguigni che riforniscono la retina. Presenta un numero variabile di fibre nervose afferenti (tra 500.000 e 1 milione) che connettono il bulbo oculare al cervello, garantendo la visione.

A cosa serve?

L’esame del fondo oculare può essere utilizzato per lo screening di malattie dell’occhio oppure per diagnosticare patologie a carico della retina, del nervo ottico o del corpo vitreo. Tra queste:

  • papilledema: gonfiore della papilla del nervo ottico, che riflette un sottostante aumento della pressione intracranica, un’emergenza medica;
  • lesioni della coroide e della retina secondarie a infezioni quali candidosi, toxoplasmosi, istoplasmosi, tubercolosi miliari, infezione da citomegalovirus;
  • danno ai vasi sanguigni come nel caso del diabete (retinopatia diabetica) o un’ipertensione arteriosa mal controllata (pressione alta),
  • glaucoma,
  • distacco della retina,
  • melanoma oculare,
  • cataratta,
  • distacco posteriore del corpo vitreo.

L’esame riveste una certa utilità anche in caso di fattori di rischio e patologie extra-oculari, come ad esempio:

  • ipertensione,
  • diabete
  • altre malattie che colpiscono i vasi sanguigni.

Oftalmoscopio

Lo strumento che permette di svolgere l’esame del fondo oculare è l’oftalmoscopio, un dispositivo dotato di lenti sferiche che permette di oltrepassare le strutture anteriori dell’occhio garantendo una visione di quelle situate posteriormente. Può essere di 2 tipi:

  • diretto, che consente di valutare il fondo oculare dritto e ingrandito di circa 15 volte,
  • indiretto, che permette di valutare il fondo rovesciato e ingrandito dalle 2 alle 5 volte, ma in grado di fornire una visione maggiormente panoramica.

Può essere dotato di una sorgente luminosa di piccole, medie o grandi dimensioni: gli oftalmoscopi di solito hanno 2 o 3 livelli di luminosità da utilizzare a seconda del livello di dilatazione della pupilla:

  • la luce piccola viene utilizzata quando la pupilla è molto ristretta (stanza ben illuminata, in assenza di colliri che dilatino la pupilla),
  • viceversa una di grandi dimensioni quando si utilizzano colliri midriatici (che dilatano la pupilla).

È possibile inoltre sfruttare la presenza di diversi filtri a seconda delle strutture da analizzare:

  • filtro rosso, utilizzato per visualizzare i vasi ed eventuali emorragie in modo più dettagliato migliorando il contrasto (questa impostazione farà apparire la retina in bianco e nero),
  • filtro blu: può essere utilizzato per osservare abrasioni e ulcere corneali dopo colorazione con fluorescina.

Come avviene l’esame?

In prima battuta l’esame può avvenire senza alcuna preparazione, ovviamente a paziente sveglio; per consentire una miglior ispezione attraverso la pupilla, che in presenza di luce tende fisiologicamente a rimpicciolirsi, è tuttavia spesso necessario il ricorso alla somministrazione di un collirio che permette di mantenerla dilatata (midriasi). I colliri utilizzati sono in genere a base di farmaci antagonisti parasimpatici (tropicamide, ciclopentolato, atropina), molecole in grado di paralizzare temporaneamente

  • il muscolo dilatatore della pupilla, determinando midriasi,
  • e il muscolo ciliare, determinando ciclopegia;

vengono somministrate 1-2 gocce circa 15-20 minuti prima dell’esame.

Prima della somministrazione delle gocce il medico ricostruisce la condizione clinica del paziente attraverso una dettagliata anamnesi, valutando eventuali allergie, l’assunzione di altri medicinali, le patologie presenti (esiste il rischio di peggiorare un glaucoma preesistente).

Effetti collaterali

L’esposizione alla luce dello strumento può essere fastidiosa, ma è ovviamente innocua e certamente non dolorosa, così come la leggera pressione esercitata in caso di oftalmoscopia indiretta.

L’esame del fondo oculare di per sé non è un esame invasivo e non comporta quindi alcun tipo di rischio o di effetti indesiderati; in seguito alla somministrazione di colliri la vista può tuttavia risultare offuscata per alcune ore, quindi è consigliabile:

  • indossare occhiali da sole per proteggere gli occhi dalla luce solare ed evitare così danni alle delicate strutture oculari,
  • farsi accompagnare a casa dopo la visita, perché non sarà possibile guidare autonomamente l’automobile.

Raramente i colliri somministrati possono causare reazioni avverse, che possono essere:

L’effetto delle gocce si esaurisce in ogni caso nel giro di poche ore.

Fonti e bibliografia

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