Esame del campo visivo: a cosa serve e come avviene

Ultima modifica 11.12.2019

Introduzione

Il campo visivo è una porzione di spazio vista dall’occhio umano nel momento in cui fissa un punto preciso davanti a sé, in grado di rilevare un’area ristretta di luci, colori e forme.

Si distinguono

  • campo visivo binoculare, ossia ciò che è visibile con entrambi gli occhi,
  • campo visivo monoculare, riferito ad un unico occhio.

I singoli campi visivi monoculari hanno una porzione sovrapposta e comune che, attraverso l’elaborazione del cervello, consiste la percezione della profondità; è curioso notare che le informazioni visive raccolte dall’occhio sinistro vengono elaborate dall’emisfero destro e viceversa.

Visione separata di quanto percepito dai due occhi osservando un panorama

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L’esame che permette di studiare l’integrità delle vie ottiche di un individuo, è il test del campo visivo, che permette di valutare sia la visione centrale che periferica (laterale); permette in particolare di analizzare su ciascun occhio l’eventuale presenza di punti ciechi, chiamati scotomi. Le dimensioni e la forma di uno scotoma possono dimostrare in che modo la malattia dell’occhio o un disturbo del cervello influiscono sulla vista. È un esame soggettivo, quindi il paziente dev’essere in grado di

  • comprendere le istruzioni del test,
  • collaborare pienamente
  • e completare l’esame al fine di fornire tutte le informazioni utili.

A cosa serve?

Il test del campo visivo ha ampi utilizzi, ma viene più frequentemente usato per rilevare segni di danno al nervo ottico a causa di un glaucoma; può tuttavia anche essere utilizzato per il rilevamento di malattie centrali o periferiche della retina, disturbi e patologie correlate al nervo ottico oppure una ptosi palpebrale, quindi un abbassamento della palpebra superiore.

Più ne dettaglio quindi è utile a fini di:

  • Screening per il glaucoma: la perdita di vista periferica è spesso un segno precoce del glaucoma. L’esame è importante per rilevare il calo della vista oltre che per fare diagnosi, mentre i controlli successivi per monitorare il trattamento
  • Valutazione della ptosi palpebrale: permette di valutare la gravità della patologia. Se la perdita del campo visivo è superiore al 40% è necessario l’intervento chirurgico
  • Tossicità di alcuni farmaci, come l’idrossiclorochina, un farmaco somministrato non solo nei pazienti con malaria, ma anche affetti da artrite reumatoide o lupus eritematoso sistemico. Il farmaco può accumularsi a livello della retina centrale portando a un calo della vista.
  • Misurazione dell’estensione di malattie della retina, come la retinite pigmentosa.
  • Diagnosi di patologie che interessano il nervo ottico, come tumori cerebrali o ipofisari, ictus, infiammazioni del nervo ottico (neurite ottica)

Come avviene?

Esistono diversi test per la valutazione del campo visivo, ciascuno dei quali permette di valutare patologie e lesioni di diverso tipo:

  • Test di confronto: prevede che il paziente si posizioni davanti al medico che, posto ad una distanza ravvicinata dal paziente, muoverà le dita della mano destra o sinistra: il paziente dovrà essere in grado di distinguere se si stanno muovendo o meno. Se il test risulta positivo (cioè il paziente è incapace di rispondere correttamente) potrebbe essere presente un’emianopsia, ossia un deficit di metà del campo visivo, come nel caso di pazienti con ictus.
  • Perimetria statica: permette di valutare le intere aree del campo visivo. Al paziente viene mostrata una luce debole, che se non viene individuata, aumenta gradualmente di intensità fino a quando non è in grado di riconoscerla. Tale procedura viene ripetuta in diverse posizioni. Successivamente dei software avanzati, permetteranno di analizzare i diverse dati raccolti, per poter valutare l’intero campo visivo del paziente
  • Perimetria cinetica: vengono mostrati dei segnali luminosi di dimensioni e luminosità costanti a partire dalla periferia (lateralmente) fino a quando, spostandosi centralmente, vengono riconosciuti dal paziente; questo viene eseguito da diverse direzioni in modo tale da mappare l’intero campo visivo che si estende per circa 120° in verticale e quasi 160° in orizzontale. Può essere una valida alternativa alla perimetria statica, per tutti quei pazienti che hanno difficoltà a mantenere una posizione fissa per un certo periodo di tempo oppure che presentano dei deficit cognitivi
  • Test di Amsler: lo specialista fornisce una griglia costituita di linee orizzontali e verticali, con al centro un puntino nero. Verrà richiesto al paziente di guardare con un occhio alla volta il punto centrale: se le linee appaiono distorte o sbiadite molto probabilmente è presente un deficit del campo visivo. È positivo nei pazienti che presentano una degenerazione della macula, la porzione centrale della retina, una condizione spesso legata all’età.
  • Primetria a duplicazione di frequenza: questo test è particolarmente utile nel rilevare precocemente una perdita del campo visivo nei pazienti con glaucoma. Al soggetto viene mostrata una griglia di barre sinusoidali chiare e scure di intensità variabile e posizionate in diverse aeree del campo visivo; una volta individuate, il paziente deve segnalare quando viene rivelato lo stimolo, con un apposito telecomando.

Ad oggi si ricorre in genere a strumenti computerizzati, in grado di presentare stimoli luminosi standardizzati ed elaborare automaticamente i risultati al termine della rilevazione.

Nessuno degli esami elencati è causa di dolore o fastidio, tolto l’impegno richiesto per rispondere alle domande dello specialista.

Durata e difficoltà nell’esecuzione del test

Ciascun test richiede un tempo di esecuzione diverso che può variare e risultare più o meno stressante nei pazienti anziani o debilitati; possono risultare di difficile esecuzione anche nei bambini più piccoli, con disabilità mentale, ritardo dello sviluppo o con scarsa capacità di attenzione. Talvolta risulta essere necessario ripetere il test, perché inconcludente o impreciso.

Di seguito sono riportati i tempi per ciascun occhio (quindi il tempo totale richiesto potrebbe essere doppio) dei test più comuni per la valutazione del campo visivo nei pazienti collaboranti:

  • test di confronto: pochi minuti,
  • perimetria statica: circa 15 minuti,
  • perimetria cinetica: circa 20 minuti,
  • test di Amsler: pochi minuti,
  • perimetria a duplicazione di frequenza: circa 10 minuti.

Non è necessaria alcuna forma di preparazione all’esame, che risulta in ogni caso privo di qualsiasi rischio e può essere svolto da tutti, a patto che il paziente sia collaborante.

Al termine della valutazione è possibile riprendere le proprie attività senza particolari precauzioni o avvertenze.

Fonti e bibliografia

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