Elettromiografia ad arti superiori, inferiori, mano, …

a cura di Dr. Ruggiero Dimonte -Ultimo Aggiornamento: 1 luglio 2019

Cos’è l’elettromiografia?

L’elettromiografia è una metodica diagnostica che permette di analizzare lo stato di salute di muscoli e nervi, a riposo e durante l’attivazione volontaria che ne controlla il movimento; il nome deriva da:

  • Elettro-: impulsi elettrici oggetto della misurazione,
  • -mio-: muscolo, indica il coinvolgimento del tessuto muscolare (prefisso derivato dal greco antico),
  • -grafia: modalità di registrazione e presentazione dei risultati.

L’elettromiografia propriamente detta valuta la funzionalità muscolare, ma può essere associata alla elettroneuronografia, una metodica utile a misurare la velocità di conduzione dei nervi.

SI tratta di uno studio funzionale di tipo invasivo, dalla durata variabile tra i 30 e i 60 minuti.

Attraverso l’apposizione di specifici elettrodi si valuta la cosiddetta “Unità Motoria”, un complesso formato dal motoneurone presente a livello del midollo spinale e dalle fibre muscolari che esso innerva; si definisce motoneurone ogni neurone localizzato all’interno del sistema nervoso centrale (SNC) che trasporta il segnale all’esterno per controllare direttamente o indirettamente i muscoli e il movimento.

Semplificazione del motoneurone

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Mentre un motoneurone può innervare diverse fibre muscolari, una fibra muscolare può essere innervata da un solo motoneurone, ma i motoneuroni che regolano poche fibre muscolari permettono movimenti molto fini e precisi come quelli degli occhi o delle dita delle mani; viceversa, i motoneuroni che controllano tante fibre muscolari permetteranno movimenti meno precisi ma con maggiore potenza, come per i muscoli degli arti inferiori o della schiena.

Quando viene richiesta?

L’elettromiografia deve sempre prevedere in primis un inquadramento anamnestico e clinico del paziente nonché la visione di eventuali esami di laboratorio ed esami strumentali fino ad allora eseguiti. Il medico deciderà, sulla base di questi dati e dei suoi sintomi che tipo di esame eseguire per ottenere la diagnosi corretta con il minor numero di nervi e muscoli esaminati, riducendo così al minimo il disagio del paziente.

L’esame è utile nello studio e nella diagnosi delle malattie neuromuscolari; viene prescritta quando un soggetto riferisce la comparsa di sintomi caratteristici e non altrimenti spiegati come:

  • alterazioni della sensibilità cutanea come
    • parestesia (formicolio),
    • anestesia (addormentamento),
    • disestesia (percepire dolore dopo uno stimolo innocuo);
  • debolezza muscolare e deficit della forza di contrazione,
  • atrofia muscolare (riduzione delle dimensioni di una massa muscolare),
  • crampi muscolari o contrazioni dolorose,
  • spasmi muscolari, ovvero contrazioni involontarie,
  • paresi o paralisi di segmenti corporei.

Alla base di questi sintomi vi possono essere diverse condizioni patologiche più o meno gravi:

Soprattutto quando l’esame neurologico abbia evidenziato una problematica a carico del sistema nervoso periferico, l’elettromiografia rappresenta un mezzo indispensabile per approfondire

  • diagnosi,
  • sede,
  • entità
  • e tipo di lesione.

L’EMG permette di documentare la presenza di anomalie funzionali dei nervi, delle radici nervose, dei muscoli o delle giunzioni neuro-muscolari e la comprensione della sede del disturbo è essenziale ai fini della diagnosi.

Permette ad esempio di discriminare le neuropatie demielinizzanti da quelle assonali.

  • In quelle demielinizzanti (ad esempio la sclerosi multipla) vi è un danno alla mielina, una struttura lipidica che avvolge la fibra nervosa permettendone il sostentamento e garantendo l’isolamento elettrico durante la progressione del potenziale elettrico.
  • In quelle assonali (ad esempio la sindrome di Guillain-Barré) la mielina è integra e funzionante ed il danno si verifica direttamente a livello della fibra nervosa.

L’EMG trova utilizzo anche nella diagnosi delle radicolopatie, ovvero patologie con danno alle radici nervose come l’ernia del disco. Nel corso del tempo una radicolopatia può portare alla denervazione dei muscoli innervati da quella radice; questo reperto spesso permette agli ortopedici o ai neurochirurghi di basare il loro giudizio sull’eventuale operabilità di un’ernia del disco.

Preparazione

Si raccomanda di fare riferimento alle indicazioni dello specialista, ma è consigliabile:

  • Rimuovere eventuali braccialetti/anelli per favorire l’inserimento degli elettrodi.
  • Indossare indumenti con maniche corte e/o larghe
  • Evitare l’applicazione di lozioni e creme prima del test

Come si svolge?

L’elettromiografia misura il potenziale elettrico presente

  • a riposo
  • e durante la contrazione attiva volontaria di un muscolo;

Nel muscolo oggetto dell’esame viene inserito uno o più piccoli aghi sterili (elettrodi) che consentono di rilevare e registrare l’attività elettrica muscolare, mentre lo specialista guida il paziente al compimento dei movimenti necessari al rilevamento dell’attività.

L’esame elettromiografico consta di 3 fasi:

  • La prima fase valuta l’attività elettrica a riposo (completo rilasciamento): in questa condizione il muscolo a riposo sano non genera alcun segnale, quindi eventuali rilievi sono legate a manifestazioni spontanee patologiche.
  • La seconda fase registra i potenziali durante una debole contrazione muscolare: nel muscolo normale avremo una conformazione del tracciato di tipo bifasico.
  • La terza fase valuta l’attività elettrica durante una contrazione massimale: in questa condizione nel muscolo normale vengono reclutate progressivamente tutte le unità motorie presenti e il tracciato assume un aspetto specifico, denominato “interferenza completa”.

Lo specialista registra ogni tipo di segnale e ne valuta l’eventuali differenze rispetto alle condizioni attese e previste in un motoneurone sano.

Elettroneurografia

L’elettroneurografia (ENG) è una parte dell’esame elettromiografico che valuta la funzionalità dei nervi che conducono l’impulso dai motoneuroni alle fibre muscolari; permette di studiare sia la componente sensitiva che quella motoria di un singolo nervo. Può avvalersi sia di elettrodi ad ago che di superficie e, una volta localizzato il nervo oggetto di studio, gli viene applicato uno stimolo elettrico in 2 punti diversi, registrando quindi la risposta del muscolo da esso innervato.

Con l’elettroneurografia è quindi possibile misurare:

  • il tempo di latenza del nervo a partire dallo stimolo elettrico ricevuto,
  • l’ampiezza del suo potenziale,
  • la velocità di conduzione dell’impulso da parte del nervo.

Elettromiografia a singola fibra

È un test molto specifico e non utilizzato comunemente, che permette di studiare la funzionalità di singole fibre muscolari e della placca neuromuscolare.

La placca neuromuscolare è quella struttura anatomo-funzionale in cui si verifica la sinapsi (ovvero il collegamento) tra la terminazione nervosa del motoneurone e la fibra muscolare da esso innervato. A livello della placca il motoneurone rilascia diverse quantità di acetilcolina, il neurotrasmettitore che raggiungendo la superficie del muscolo ne permette la contrazione.

L’elettromiografia a singola fibra è quindi una metodica che viene utilizzata per lo studio delle “malattie di placca”, ovvero quelle patologie che nascono da un anomalo funzionamento della giunzione (o placca) neuromuscolare come la miastenia gravis o la miastenia di Lamber-Eaton.

Controindicazioni

L’EMG è un esame che può arrecare qualche fastidio al paziente, ma che nel complesso è abbastanza tollerabile e a cui quasi tutti possono sottoporsi.

Le principali controindicazioni all’EMG sono:

  • Portatori di pacemaker, defibrillatori cardiaci, stimolatori cerebrali: vi è il rischio, seppur basso, di interferenze elettromagnetiche, motivo per cui l’esecuzione di un’elettromiografia va sempre valutata attentamente pesandone i benefici e gli eventuali rischi.
  • Rischio emorragico, nei pazienti con alcune patologie a rischio (emofilia) o che usano anticoagulanti. In questi casi può risultare pericoloso l’utilizzo di elettrodi ad ago per la possibilità di emorragie ed ematomi muscolari. Per gli antiaggreganti piastrinici (come la cardioaspirina) non è invece stato riconosciuto un rischio maggiore rispetto alla popolazione normale.

Controindicazioni relative si hanno in tutte quelle situazioni in cui i risultati dell’EMG non sarebbero sufficientemente attendibili, caratterizzate cioè dal rischio di falsi positivi o falsi negativi:

L’elettromiografia può infine essere prescritta anche in caso di gravidanza.

Fa male?

L’inserimento degli elettrodi ad ago provoca dolore per brevi istanti con l’esito di piccolissime ferite facilmente rimarginabili.

In alcuni casi il rilascio degli stimoli elettrici può creare delle sensazioni spiacevoli, simili a fitte dolorose o a spasmi, tuttavia tali sensazioni sono temporanee e non hanno alcuna ripercussione sulla salute dell’individuo sotto esame.

A volte può permanere un indolenzimento a carico della zona esaminata con persistenza di un leggero dolore; raramente si formano ematomi o persistono formicolii.

Fonti e bibliografia

  • Semeiotica medica. R. Muti. – ed. Minerva Medica
  • Il Bergamini di Neurologia – Mutano, Lopiano , Durelli. Ed: Cortina (Torino)

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