Cistoscopia transuretrale maschile e femminile

Ultima modifica 07.08.2019

Introduzione

La cistoscopia è un esame diagnostico endoscopico che trova indicazione in molte patologie del basso apparato urinario e, in particolare, nel sospetto di un tumore vescicale.

Le ultime innovazioni in materia hanno portato allo sviluppo di un fibroendoscopio flessibile (chiamato cistoscopio) che ha sostituito quello rigido; tale strumento possiede una piccola telecamera sulla sua estremità che consente di visionare l’interno della vescica. Il calibro molto sottile del cistoscopio e la possibilità di curvare la punta dello strumento permette una valutazione endovescicale più accurata e meno fastidiosa del passato, con minimo traumatismo per il paziente.

Con la cistoscopia è possibile visualizzare:

  • uretra
  • collo vescicale
  • vescica
  • meati ureterali, ovvero gli orifizi con cui i due ureteri sboccano in vescica (gli ureteri sono dei sottili canalicoli che trasportano l’urina dai reni in vescica).
Schematizzazione dell'apparato urinario, oggetto di studio della cistoscopia

iStock.com/Ingram Publishing

Perchè viene prescritta

Le indicazioni alla cistoscopia sono numerose, ma tra le principali ricordiamo:

  • visione diretta dell’eventuale neoplasia vescicale, a seguito di esame citologico positivo per cellule tumorali,
  • prelievo di piccoli campioni di tessuto da analizzare istologicamente,
  • ematuria macroscopica asintomatica, ovvero emissione di sangue con le urine visibile ad occhio nudo senza dolore o altri particolari sintomi,
  • patologia ostruttiva a carico dell’uretra o della prostata (da calcoli, stenosi infiammatorie, stenosi cicatriziali, tumori, …),
  • malformazioni di uretere, vescica o uretra,
  • presenza di fistola vescicale (utero-vescicale, vescico-rettale,…),
  • esplorazione della mucosa vescicale per visualizzare la presenza di:
    • cistite, ovvero infiammazione della vescica, che può essere:
    • proliferazioni endoluminali come polipi o tumori della vescica,
    • calcoli vescicali,
    • corpi estranei,
    • diverticoli (estroflessioni a dito di guanto della mucosa vescicale),
  • incontinenza vescicale,
  • dolore pelvico cronico, per escludere pertinenze urologiche.

Esistono altre indicazioni meno frequenti alla cistoscopia, come il cateterismo degli ureteri sotto guida del cistoscopio; tale procedura consente di:

  • valutare la pervietà del lume degli ureteri,
  • rimuovere eventuali calcoli ureterali, anche tramite la tecnica di frammentazione ad onde d’urto,
  • prelevare separamente l’urina del rene destro e del rene sinistro per accertamenti di tipo microbiologico o di tipo chimico-fisico,
  • eseguire una pielografia ascendente, che consiste nell’iniettare un mezzo di contrasto direttamente nella pelvi renale con successivo sviluppo radiografico.

In alcune circostanze la cistoscopia, oltre che a scopo diagnostico, può essere eseguita a scopo terapeutico e prende il nome di cistoscopia operativa. Con l’inserimento di piccoli strumenti infatti, permette di eseguire sotto visione diretta, piccoli interventi come l’asportazione di

  • polipi,
  • calcoli
  • e piccoli tumori.

Preparazione

Durante la procedura dell’esame è auspicabile che il paziente non presenti infezione urinaria e abbia le urine sterili: a questo scopo circa 7 giorni prima dell’esame il medico può richiedere un esame colturale delle urine (urinocoltura) e relativo antibiogramma con impostazione di una terapia antibiotica adeguata.

Anche se non doloroso e poco fastidioso, la cistoscopia rimane un esame invasivo per cui il giorno prima dell’esame il paziente assume un antibiotico a scopo profilattico, che dovrà proseguire per i successivi 4-5 giorni.

Come avviene

Si parla più propriamente di cistoscopia trans-uretrale, poiché l’endoscopio viene introdotto in vescica attraverso l’uretra, il canale da cui esce l’urina: mentre nella donna tale procedura risulta piuttosto agevole, nell’uomo è più indaginosa vista la maggiore lunghezza e minor calibro dell’uretra maschile.

Per facilitare l’introduzione si cosparge la punta dello strumento e l’orifizio uretrale con un gel particolare, dotato sia di funzione lubrificante che anestetica (lidocaina gel); solo raramente si rende necessaria una vera e propria anestesia generale (o spinale), in caso di procedure operative vere e proprie.

Per facilitare l’ingresso dello strumento in vescica si può inoltre inserire il cistoscopio sotto visione, così da poter individuare eventuali stenosi dell’uretra; con lo stesso strumento è inoltre possibile produrre un piccolo getto d’acqua che aumenta ulteriormente la pervietà dell’uretra.

Una volta superato lo sfintere vescicale esterno, la loggia prostatica nell’uomo e lo sfintere vescicale interno, si raggiunge la vescica, che viene distesa sempre con un getto d’acqua fino ad un volume di circa 200-300 cc.

Quanto dura la cistoscopia?

La durata dell’esame può variare dai 5 ai 30 minuti nella modalità standard, o dilungarsi nelle procedure operative.

Al termine dell’esame il paziente è generalmente in grado di tornare a casa autonomamente, senza la necessità di un accompagnatore.

Fa male?

L’introduzione dello strumento può causare un forte fastidio, talvolta descritto come leggero dolore soprattutto nel sesso maschile, a causa di un canale uretrale anatomicamente più lungo; l’utilizzo di acqua sterile durante la dilatazione della vescica può avere come effetto uno stimolo ad urinare.

Controindicazioni e complicazioni

Le controindicazioni della cistoscopia sono rappresentate dalla presenza di:

  • infezione genito-urinaria,
  • stenosi serrata o altre malformazioni anatomiche a livello uretrale, tali da impedire la progressione del cistoscopio.

Come molte procedure mediche anche la cistoscopia può presentare delle complicanze, che tuttavia sono poco comuni e facilmente gestibili con trattamenti medici e farmacologici. Le complicanze di più frequente riscontro sono:

Dopo l’esame

A seguito dell’esame il paziente è in grado di riprendere immediatamente la propria vita; si consiglia tuttavia di evitare sforzi e soprattutto di bere molto, così da favorire un recupero più rapido dei piccoli effetti collaterali dell’esame (bruciore e fastidio durante la minzione).

Viene in genere consigliata un’astinenza sessuale di qualche giorno, al fine di superare completamente i leggeri sintomi di infiammazione o infezione.

Fonti e bibliografia

  • “Malattie dei reni e delle vie urinarie” – F.P. Schena, F.P. Selvaggi, L. Gesualdo, M. Battaglia. Ed. McGraw-Hill.
  • AIRC