Capillaroscopia: indicazione, procedimento, rischi

Ultima modifica 02.09.2020

Introduzione

La capillaroscopia è un esame diagnostico non invasivo utilizzato principalmente nell’ambito di alcune patologie autoimmuni che colpiscono il tessuto connettivo (come il lupus eritematoso sistemico e la sclerodermia), nonché nell’identificazione di microangiopatie periferiche (malattie legate alla circolazione dei capillari), correlate a malattie molto diffuse, come il diabete mellito e l’ipertensione arteriosa, al fine di valutare la microcircolazione cutanea, sia venosa che arteriosa.

Questa procedura, di facile esecuzione (viene infatti eseguita ambulatorialmente) e indolore per il paziente, si avvale dell’utilizzo di un “capillaroscopio”, una sorta di microscopio ottico che, anche grazie all’ausilio di una telecamera (parleremo in tal caso, anche di “videocapillaroscopio”), consente di ottenere immagini ingrandite e di ottima definizione dei capillari in esame (di solito sono indagati principalmente i capillari della cute che circonda il bordo delle unghie delle dita).

Ad oggi, l’esecuzione di una capillaroscopia risulta di fondamentale importanza nella pratica clinica, in particolar modo come esame di routine nell’iter diagnostico di molteplici patologie di interesse reumatologico.

Perché viene eseguito l’esame?

La capillaroscopia è indicata per indagare l’eventuale presenza di un danno a carico dei vasi che costituiscono il microcircolo, attribuibile a diverse patologie, spesso di natura autoimmune, come:

  • Fenomeno di Raynaud: si caratterizza per un’alterazione tipica dell’estremità dell’organismo (mani, piedi, ma anche naso e orecchie) che tendono a diventare fredde, insensibili e/o di colore diverso, in presenza di stimoli ambientali, come un decremento della temperatura esterna, o stress emotivi. Ciò è dovuto ad un fenomeno di vasospasmo (cioè ad una contrazione delle arteriole che irrorano queste estremità), che è riconducibile ad un’eccessiva e anomala risposta dell’organismo a questi stimoli ambientali; il calibro di questi vasi si restringe e ne consegue una riduzione iniziale del flusso di sangue, responsabile della comparsa di pallore, nonché una riduzione della temperatura distrettuale, percepita come una sensazione di freddo. Successivamente, con il ripristino del flusso sanguigno a livello del microcircolo, possono comparire rossore e calore, talvolta accompagnati da una sensazione dolorosa; il fenomeno di Raynaud è comune nei pazienti con sclerodermia, dermatomiosite e altre patologie del tessuto connettivo, ma può anche essere occasionale e non correlato a malattia.
  • Sclerodermia: patologia di natura autoimmune, ad andamento cronico, caratterizzata da alterazioni nel distretto vascolare, con comparsa di fibrosi (il danno a carico dei vasi determina la sostituzione delle cellule con un tessuto di natura connettivale, “simil cicatriziale”) e malfunzionamento del microcircolo periferico, con caratteristico inspessimento cutaneo.
  • Artrite reumatoide: malattia infiammatoria cronica che colpisce le articolazioni in maniera simmetrica, causando gonfiore, dolore, rigidità prevalentemente mattutina, limitazione nei movimenti.
  • Lupus eritematoso sistemico: patologia autoimmune cronica, di natura infiammatoria, che causa l’infiammazione di pelle e articolazioni e, nei casi più gravi, danni a carico di cuore, cellule del sangue polmoni, rene o sistema nervoso.
  • Sindrome di Sjögren: malattia autoimmune che colpisce le ghiandole esocrine, causando secchezza (principalmente a livello delle ghiandole salivari e lacrimali); è diffusa principalmente nel sesso femminile.
  • Dermatomiosite: patologia autoimmune che colpisce il tessuto connettivo, determinando manifestazioni cliniche prevalentemente muscolari e cutanee.

In altri casi, l’esecuzione di una capillaroscopia è consigliata nell’ambito di patologie come il diabete mellito e l’ipertensione arteriosa, per valutare la presenza di eventuali microangiopatie (malattie che interessano i vasi sanguigni di piccolo calibro) correlabili a queste patologie.

Preparazione

Dovrebbe essere evitata l’assunzione di caffeina e l’esposizione al fumo di sigarette nelle quattro ore precedenti l’esecuzione dell’esame, in quanto capaci d’indurre una costrizione del letto capillare.

È importante inoltre che la cuticola dell’unghia da analizzare sia più estesa possibile, per cui è preferibile non mangiare le unghie nelle due settimane precedenti (alterazioni dette “da strappo”, tipiche degli onicofagi, potrebbero falsare i risultati dell’esame) ed evitare l’applicazione di smalto o di unghie finte.

Come avviene l’esame?

Lo studio del microcircolo è effettuato prevalentemente a livello della cute che circonda l’unghia, utilizzando un microscopio ottico, il capillaroscopio, che consente di ottenere immagini dei capillari cutanei ingrandite tra le 20 e le 200 volte.

Capillaroscopio

By <a href=”//commons.wikimedia.org/w/index.php?title=User:Andresf18&amp;action=edit&amp;redlink=1″ class=”new” title=”User:Andresf18 (page does not exist)”>Andresf18</a> – <span class=”int-own-work” lang=”en”>Own work</span>, CC BY-SA 3.0, Link

Per l’illuminazione del campo di osservazione si ricorre generalmente a fonti luminose di vario tipo (tipicamente lampade a fibre ottiche, che consentono di limitare la formazione di riflessi che disturberebbero le immagini).

È possibile eseguire l’esame su qualunque dito, ma di solito si preferisce utilizzare il quarto e il quinto dito perché caratterizzati da una cute più trasparente, in grado di garantire una miglior visualizzazione del letto capillare.

Il paziente può mantenere una posizione seduta o stare disteso e gli viene richiesto di appoggiare la mano sul piano di osservazione; sulla cute che circonda l’unghia e sull’unghia stessa verrà poi applicato dell’olio di cedro, per aumentare la visibilità del microcircolo.

Quanto dura l’esame?

È prevista una breve fase di acclimatazione termica, per evitare eventuali variazioni del flusso ematico in risposta ad escursioni della temperatura; successivamente, vengono raccolte e archiviate le immagini più significative, in un arco temporale che va dai 10 ai 15 minuti.

Cosa si prova durante l’esame?

L’esame non è doloroso, ma è importante che il paziente mantenga la mano ferma, per evitare artefatti nelle immagini, seguendo le istruzioni del medico.

Cosa si vede?

La capillaroscopia consente di ottenere informazioni dettagliate del microcircolo, valutando in particolare:

  • Grado di trasparenza della cute
  • Densità e distribuzione dei capillari
  • Struttura architettonica e conformazione dei capillari
  • Alterazioni del flusso ematico correlate ad anomalie nel calibro vasale.

Interpretazione dei risultati

In presenza di un ispessimento a livello dei capillari o di un cambiamento marcato della loro conformazione è possibile sospettare precocemente l’eventuale presenza di un fenomeno di Raynaud, correlato ad una patologia di interesse reumatologico, come la dermatomiosite o la sclerodermia.

La presenza di emorragie a carico dei capillari cutanei di diverse dita o di deterioramento della parete vasale, può essere indicativa di un danno vascolare, eventualmente correlabile a patologie sistemiche (come il diabete mellito e l’ipertensione arteriosa).

In alcune patologie connettivali, inoltre, il numero dei capillari può risultare sensibilmente diminuito.

Controindicazioni

L’esame è eseguito ambulatorialmente e non presenta importanti controindicazioni, fatta eccezione per le persone con pelle molto scura, in cui il riconoscimento dei capillari potrebbe risultare molto difficile.

Rischi ed effetti indesiderati

La capillaroscopia non è un esame invasivo e non è associato ad alcun tipo di rischio o possibilità di effetto collaterale o complicazione.

 

A cura della Dott.ssa Chiara Russo, medico chirurgo

 

Fonti e bibliografia