Angiografia: a cosa serve, come funziona, rischi

Ultima modifica 08.10.2019

Cos’è l’angiografia?

L’angiografia è un esame radiologico che permette l’acquisizione di immagini delle arterie, ossia i vasi che portano il sangue dal cuore ai tessuti, attraverso l’utilizzo di radiazioni ionizzanti, come una radiografia.

Poiché i vasi sanguigni non si vedrebbero in modo sufficientemente chiaro con una tradizionale radiografia, nel caso dell’angiografia si procede all’iniezione di uno speciale colorante (mezzo di contrasto) per evidenziarli e consentirne così lo studio al medico.

Immagine del risultato dell'angiografia cerebrale

iStock.com/utah778

A cosa serve?

L’angiografia permette di:

  • evidenziare occlusioni vasali che impediscono il normale flusso sanguigno, i casi più frequenti comprendono l’occlusione di
  • studiare la perfusione degli organi (come avviene per l’angiografia renale),
  • valutare la vascolarizzazione dei tumori,
  • cercare l’origine di un’emorragia, come nel caso dell’aneurisma cerebrale.

I vantaggi e l’angiografia interventistica

Il maggior vantaggio dell’angiografia oggi è rappresentato dalla possibilità di effettuare, dopo aver individuato il problema, interventi terapeutici endovascolari, mirati alla risoluzione della patologia, durante lo svolgimento dell’esame stesso.

Questo tipo di approccio, chiamato angiografia interventistica, rappresenta oggi l’applicazione più comune di questo esame (poiché ai fini diagnostici si preferisce in genere l’uso di angio-TAC o angio-RM) e permette interventi terapeutici di diversa natura:

  • Posizionamento di uno stent, una piccola protesi di metallo che permette la ricanalizzazione di un vaso occluso da una placca aterosclerotica.
  • Posizionamento di protesi per la terapia di aneurismi.
  • Blocco di sanguinamenti in atto tramite procedure di embolizzazione.
  • Fibrinolisi locale che permette di sciogliere eventuali trombi e/o emboli.

Quali tipi esistono?

Esistono diversi tipi di angiografia, che prendono il nome del distretto studiato:

  • angiografia coronarica o coronarografia (cuore),
  • angiografia cerebrale (cervello),
  • angiografia polmonare (polmoni),
  • angiografia renale (reni).

Preparazione all’esame

Prima di poter accedere all’esame è necessario valutare la salute renale con alcuni esami del sangue (come la creatininemia), sulla base della necessità di ricorrere all’iniezione del mezzo di contrasto.

Per sottoporsi all’esame angiografico è poi necessario:

  • Essere a digiuno da almeno 8 ore, mentre è possibile bere.
  • Informare il personale sanitario dell’eventuale assunzione di anticoagulanti.
  • Informare il personale sanitario di eventuali allergie.
  • Informare il personale sanitario di eventuali patologie renali.
  • Togliere gioielli.
  • Svuotare la vescica.

Come avviene l’esame?

Generalmente lo studio angiografico viene condotto a paziente sveglio, mentre è possibile valutare un’anestesia generale nel caso di pazienti meno collaborativi (come i bambini).

L’esame è effettuato utilizzando un mezzo di contrasto che viene iniettato nel distretto vascolare obiettivo dello studio; quando il distretto sia di semplice accesso il mezzo di contrasto viene iniettato per puntura diretta, mentre quando ciò non risulti possibile (per esempio durante una coronarografia) si ricorre al cateterismo.

La procedura per il cateterismo inizia con la tricotomia se necessaria (cioè la rimozione dei peli), viene quindi effettuata una piccola incisione, dopodiché si punge il vaso così da potervi inserire un tubicino che verrà guidato dal medico fino al distretto da esaminare, dove sarà iniettato il mezzo di contrasto.

Generalmente l’arteria utilizzata per il cateterismo è l’arteria femorale, un vaso localizzato a livello dell’inguine, o in alternativa l’arteria radiale al polso od omerale del braccio.

A questo punto vengono acquisite le immagini radiografiche e, al termine della procedura, il medico rimuoverà il catetere, qualora fosse presente, e la sede dell’incisione varrà chiusa per compressione (senza necessità di punti di sutura).

L’esame viene effettuato in anestesia locale così da renderlo indolore.

Quanto dura l’angiografia?

L’angiografia è un esame di breve durata, che può variare dai 30 minuti alle 2 ore circa.

Recupero e convalescenza

Il paziente viene poi trattenuto per qualche ora per assicurarsi che non vi siano complicanze e solo in alcuni casi è necessario passare la notte in ospedale. È consigliabile che ci sia un accompagnatore per il ritorno a casa.

Prima di riprendere le normali attività quotidiane in genere viene richiesto al paziente un riposo di 12 ore, mentre è consigliabile riprendere a bere non appena possibile per favorire l’eliminazione del mezzo di contrasto attraverso le urine.

Fa male?

L’angiografia non è un esame doloroso.

Il fastidio percepibile è correlato a:

  • lieve sensazione di calore avvertita durante l’iniezione del mezzo di contrasto,
  • lieve sensazione dolorosa a livello dell’incisione al termine dell’effetto dell’anestesia.

Potrebbe persistere una lieve sensazione di fastidio per qualche giorno.

Rischi e pericoli

L’angiografia è generalmente considerata una procedura molto sicura, sebbene esistano possibili effetti collaterali minori piuttosto comuni e ci sia un piccolo rischio di complicazioni più gravi.

La procedura verrà eseguita solo se si ritiene che i vantaggi giustifichino gli eventuali rischi.

I rischi dell’esame angiografico sono legati a

  • inserimento del catetere, che può causare:
    • sanguinamenti e infezioni,
    • trombosi,
    • lesioni dei vasi sanguigni;
  • mezzo di contrasto, che può causare:
    • danni renali (in pazienti già affetti da malattie renali o diabete),
    • reazione allergica potenzialmente grave (anafilassi).

A seguito dell’esame si raccomanda di rivolgersi al medico o al Pronto Soccorso nel caso di:

  • sanguinamento che non si ferma dopo aver applicato una leggera pressione per alcuni minuti,
  • dolore importante,
  • comparsa di segni d’infezione (rossore, calore, gonfiore),
  • insorgenza di dolore al petto e/o mancanza di fiato,
  • comparsa di segni anomali (pallore, arto freddo, …).

Chi non può sottoporsi all’angiografia?

L’angiografia espone il paziente a radiazioni ionizzanti, motivo per il quale è altamente controindicata nelle donne in gravidanza.

Qualora si rendesse necessario lo studio dei vasi sanguigni in gravidanza, è consigliata l’esecuzione di un’angio-RM.

Angio-TC e angio-RM

L’esame angiografico a scopo puramente diagnostico oggi viene più comunemente effettuato utilizzando:

  • La tomografia computerizzata (Angio-TAC) che, come l’angiografia tradizionale, sfrutta per l’acquisizione delle immagini le radiazioni ionizzanti, ma in quantità inferiori. Il mezzo di contrasto utilizzato viene iniettato per via endovenosa e non endoarteriosa (per cui la procedura risulta meno invasiva).
  • La risonanza magnetica (Angio-RM), sfrutta per l’acquisizione delle immagini la polarità di un campo magnetico e dunque non espone il paziente a radiazioni ionizzanti. Il mezzo di contrasto utilizzato presenta una tossicità inferiore rispetto a quello usato per l’angiografia tradizionale e viene iniettato per via endovenosa e non endoarteriosa (per cui la procedura risulta meno invasiva)

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