Farmaci antidepressivi, uso ed effetti collaterali

Ultima modifica 07.10.2019

Introduzione

Gli antidepressivi sono farmaci che funzionano modificando la quantità delle sostanze chimiche che agiscono comunemente nel cervello (i neurotrasmettitori), in particolare agendo su

Gli scienziati che studiano la depressione hanno scoperto che queste sostanze chimiche sono coinvolte nella regolazione dell’umore, anche se va detto che il meccanismo alla base del funzionamento di questi farmaci non è ancora conosciuto con chiarezza.

La classe più recente e più prescritti di farmaci antidepressivi è rappresentata dagli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), molecole in grado di aumentare i livelli di questo neurotrasmettitore. Tra gli SSRI più noti troviamo:

  • fluoxetina (Prozac®),
  • citalopram (Elopram®, Seropram®),
  • sertralina (Zoloft®)
  • e diversi altri.

Gli inibitori della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina (SNRI) sono simili agli SSRI e i principali sono:

  • venlafaxina (Efexor®),
  • duloxetina (Cymbalta®).

Gli SSRI e gli SNRI sono ad oggi prescritti più comunemente rispetto alle altre categorie di antidepressivi, come ad esempio triciclici (chiamati così per via della loro struttura chimica) e inibitori delle monoaminossidasi (IMAO), perché di norma causano minori effetti collaterali.

Tutti questi farmaci hanno effetti diversi su pazienti differenti e non esiste un approccio unico alla terapia che possa andar bene per tutti, quindi in alcuni casi i triciclici o gli IMAO potrebbero essere ancora la scelta migliore.

I pazienti in terapia con IMAO devono attenersi a particolari restrizioni per quanto concerne la dieta e i medicinali, per evitare interazioni potenzialmente gravi; devono evitare tutti quegli alimenti che contengono grandi quantità di tiramina, una sostanza chimica che si trova in molti formaggi, vini e sottaceti, e alcuni farmaci tra cui i decongestionanti. Gli IMAO interagiscono con la tiramina provocando un aumento improvviso della pressione sanguigna che può causare un attacco apoplettico. Il medico dovrebbe fornire ai pazienti in terapia con farmaci IMAO un elenco completo degli alimenti, dei farmaci e delle sostanze proibite.

Fotografia di vari blister di farmaci antidepressivi

iStock.com/Savushkin

Efficacia e utilizzo

È importante notare che, qualsiasi sia la categoria di antidepressivo prescritto, i pazienti devono assumere le dosi indicate dal medico per almeno tre, quattro settimane prima di sperimentare un qualche effetto terapeutico.

Si dovrebbe continuare ad assumere il farmaco per il periodo specificato dal medico, anche quando ci si sente meglio, al fine di prevenire pericolose ricadute depressive; la terapia dovrebbe quindi essere interrotta solo sotto stretto controllo medico, anche perché alcuni antidepressivi devono essere interrotti gradualmente per lasciare all’organismo il tempo di adattarsi.

In genere queste classi di farmaci non causano dipendenza né assuefazione, ma se si interrompe bruscamente la terapia possono presentarsi sintomi da sospensione oppure ricadute. Per alcuni pazienti, ad esempio quelli affetti da depressione cronica o ricorrente, potrebbe essere necessario continuare la terapia a tempo indeterminato.

Inoltre, nel caso in cui un farmaco non funzioni, i pazienti dovrebbero essere disponibili a provarne un altro: una ricerca finanziata dal NIMH americano ha rilevato che i pazienti che non si sentono meglio dopo aver assunto un primo farmaco hanno maggiori probabilità di non avvertire più i sintomi dopo che cambiano farmaco, oppure ne aggiungono uno nuovo.

Spesso insieme all’antidepressivo vengono prescritti

  • stimolanti,
  • ansiolitici
  • o altri farmaci,

soprattutto se il paziente è anche affetto da disturbi fisici o mentali; è da sottolineare tuttavia che se assunti singolarmente né gli ansiolitici né gli stimolanti sono efficaci contro la depressione ed entrambi dovrebbero essere assunti solo sotto controllo medico.

Nonostante la popolarità e la relativa sicurezza degli SSRI e degli altri antidepressivi, alcune ricerche hanno dimostrato che potrebbero avere effetti indesiderati su alcuni pazienti, soprattutto sugli adolescenti e sui giovani.

Effetti collaterali degli antidepressivi

La sicurezza degli antidepressivi è stata, ed è tuttora, oggetto di un forte dibattito all’interno della comunità scientifica, soprattutto relativamente ai possibili effetti collaterali; un recente lavoro ha provato a fare chiarezza, analizzando nel complesso più di 1000 studi precedenti e giungendo alla conclusione che non esistono controindicazioni assolute per questa categoria di farmaci, ciononostante molti altri Autori predicano cautela.

In alcuni pazienti gli antidepressivi possono causare effetti collaterali di lieve entità e quasi sempre temporanei, cioè che di solito non durano a lungo. Tuttavia eventuali reazioni insolite ed effetti collaterali che interferiscono con il normale funzionamento del farmaco dovrebbero essere riferiti immediatamente al medico.

Generalmente gli effetti indesiderati tendono a migliorare entro pochi giorni o settimane di trattamento, con l’abitudine dell’organismo al farmaco.

Prima di approfondire le singole classi, si ricorda che l’interruzione dell’assunzione di questi farmaci dovrebbe sempre avvenire dietro guida medica, perché in molti casi è utile procedere ad una sospensione graduale.

SSRI e SNRI

Gli SSRI sono la classe di antidepressivi più prescritta, in quanto presentano il miglior rapporto efficacia/sicurezza. Tra i più noti ricordiamo fluoxetina, citalopram, sertralina.

Gli SNRI sono simili agli SSRI ed inizialmente si pensava che potessero garantire una maggior efficacia (se è vero per alcuni pazienti, l’affermazione non è in realtà generalizzabile); i due più conosciuti sono la duloxetina e la venlafaxina.

Tra gli effetti laterali più comuni associati agli SSRI e agli SNRI troviamo:

Triclici

I triciclici sono una vecchia classe di antidepressivi, considerati ad oggi di seconda scelta anche perché più pericolosi in caso di dovradosaggio e tendenzialmente meno tollerati dei farmaci più recenti.

Risultano ancora utili in pazienti selezionati per il trattamento di patologie specifiche come il disturbo ossessivo compulsivo e il disturbo bipolare.

Alcuni esempi di antidepressivi triciclici includono amitriptilina, clomipramina (Anafranil), imipramina (Tofranil) e possono causare effetti collaterali come:

  • secchezza delle fauci: può essere utile bere molta acqua, masticare chewing-gum e lavarsi spesso i denti;
  • costipazione: può essere utile mangiare più fibra, prugne, frutta e verdura;
  • problemi alla vescica: svuotare la vescica potrebbe essere difficile e il flusso di urina potrebbe non essere forte come al solito. Gli uomini anziani che soffrono di ingrossamento della prostata potrebbero avvertire questo problema più degli altri pazienti. Se la minzione è dolorosa è necessario informare il medico;
  • problemi sessuali: la risposta sessuale può cambiare e gli effetti collaterali possibili sono simili a quelli degli SSRI;
  • visione offuscata: di norma è un problema transitorio e non richiede la prescrizione di nuove lenti correttive, ma va segnalato al medico,
  • sonnolenza: si verifica durante il giorno, ma di solito scompare in fretta. Si dovrebbe evitare di guidare o fare uso di macchinari pericolosi se ci si sente stanchi senza motivo apparente. Gli antidepressivi con maggiori effetti sedativi vengono generalmente assunti prima di andare a dormire, in questo modo la qualità del sonno migliora e la sonnolenza durante il giorno è minimizzata,
  • vertigini,
  • aumento di peso,
  • sudorazione eccessiva (soprattutto di notte),
  • anomalie del ritmo cardiaco, come palpitazioni evidenti o battito cardiaco accelerato (tachicardia).

Anti-MAO

Gli IMAO (inibitori della monoamino ossidasi) sono un vecchio tipo di antidepressivo che viene prescritto sempre più raramente e solo da specialisti, in quanto potenzialmente causa di effetti collaterali anche gravi.

Sindrome serotoninergica

La combinazione di un antidepressivo IMAO, SSRI o SNRI con alcuni farmaci (per esempio a base di triptano, medicinali comunemente usati per la cura dell’emicrania) potrebbe causare la pericolosissima sindrome serotoninergica, caratterizzata da

Anche se sono più gravi nel caso di assunzione di IMAO, le interazioni potenzialmente pericolose possono verificarsi anche quando si assumono antidepressivi di ultima generazione.

Rischio suicidario

Nel 2004 la Food and Drug Administration ha intrapreso uno studio sugli esperimenti clinici (pubblicati e non) relativi agli antidepressivi, condotti su un campione di circa 4.400 bambini e adolescenti. La ricerca ha dimostrato che il 4% di coloro che assumevano gli antidepressivi aveva avuto fantasie suicidarie o aveva tentato il suicidio (per fortuna senza successo) e che la percentuale si fermava al 2% tra coloro che assumevano il placebo.

Questa scoperta ha indotto la FDA, nel 2005, ad adottare un riquadro nero di avvertimento su tutti i farmaci antidepressivi venduti negli Stati Uniti per avvertire il pubblico del potenziale aumento del rischio di ideazione suicidaria o dei tentativi di suicidio tra i bambini e gli adolescenti che assumono antidepressivi. Nel 2007 la FDA ha proposto ai produttori di antidepressivi di estendere l’avvertimento anche ai giovani fino ai 24 anni. Il riquadro nero è l’avvertimento più grave che sia possibile inserire negli USA sulle confezioni dei farmaci con obbligo di ricetta e, sebbene la discussione sia tuttora in corso, l’avvertimento è ancora presente.

Il riquadro sottolinea che i pazienti di tutte le età in terapia con farmaci antidepressivi dovrebbero essere attentamente monitorati, soprattutto durante le prime settimane di terapia.

Tra i possibili effetti collaterali da controllare troviamo:

  • il peggioramento della depressione,
  • l’ideazione suicidaria o il tentato suicidio,
  • tutte le modifiche del comportamento non altrimenti spiegabili, come
    • insonnia,
    • agitazione,
    • rinuncia alle normali attività sociali.

Il riquadro aggiunge che la necessità di questo stretto controllo dovrebbe anche essere comunicata alle famiglie e a chi si prende cura del malato e che il medico dovrebbe essere informato di ogni cambiamento.

Iperico, un’alternativa naturale?

L’estratto di iperico (Hypericum perforatum o Erba di San Giovanni), un cespuglio selvatico con i fiori gialli, è stato usato per secoli in molti rimedi popolari ed erboristici. Attualmente è molto usato in Europa per curare la depressione lieve o di media gravità. Negli Stati Uniti è uno dei prodotti erboristici più venduti.

Per capire meglio i motivi dell’interesse crescente degli americani per l’iperico, il Ministero della Salute ha condotto un esperimento per capire se quest’erba sia efficace o meno per la terapia della depressione maggiore nei pazienti adulti. L’esperimento, durato otto settimane ed eseguito su un campione di 340 pazienti a cui era stata diagnosticata la depressione maggiore, ha assegnato casualmente a un terzo dei pazienti una dose uniforme di iperico, a un altro terzo un SSRI prescritto comunemente e al terzo restante una dose di placebo.

La ricerca ha dimostrato che l’iperico non è più efficace del placebo nella terapia della depressione maggiore, mentre sono in corso altri studi per indagare l’efficacia dell’iperico nella terapia della depressione lieve o minore.

Un’altra ricerca ha dimostrato che l’iperico può interagire negativamente con altri farmaci, tra cui quelli usati per tenere sotto controllo l’infezione da HIV e la pillola anticoncezionale. Il 10 febbraio 2000 la FDA ha pubblicato una circolare in cui si affermava che l’iperico sembra interferire con alcuni farmaci usati nella terapia delle malattie cardiache, della depressione, delle convulsioni, di alcuni tumori e del rigetto degli organi trapiantati. A causa di queste potenziali interazioni i pazienti dovrebbero sempre chiedere consiglio al medico prima di assumere qualsiasi rimedio erboristico.

Fonti e bibliografia

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Domande e risposte
  1. Domanda

    Buongiorno ,
    Preciso che nella mia vita non ho mai preso antidepressivi ansiolitici o cose del genere.
    Da un paio di anni sono diventata una giocatrice patologica .
    Sono un po di mesi che sono in cura con degli specialisti del settore.
    Anche se va meglio io non mi sento in forma.
    Mi sento spesso giu di morale spossata non ho più voglia di fare molto.
    Ieri sono andata dal mio medico di base e mi ha prescritto il cipralex 10 gocce al giorno per 10 giorni e poi devo fargli sapere come va.
    Vorrei sapere può aiutarmi o per il mio caso c’è qualche farmaco migliore?
    Grazie

    1. Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)

      Salve, il cipralex è un ottimo farmaco antidepressivo per cui può sicramente fare al suo caso, tuttavia per notare effetti significativi sul tono dell’umore serve più tempo. saluti

    2. Domanda

      Grazie Dottore.

    3. Domanda

      Salve dottori sto attraversando il periodo più buio della mia vita ho 52 anni e mi sto trascinando un ansia direi quasi da sempre perché non l ho voluta mai curare per paura dei medicinali,ma ora sono anche molto depresso causa perdita lavoro ,ho avuto in solo approccio con uno psichiatra che mi ha prescritto daparox e depakin abbinati,ma tutto questo in due minuti poiché c erano altre 40 visite ,aiutatemi cosa posso fare

    4. Dr. Roberto Gindro

      Proceda con fiducia e cerchi di avere pazienza, potrebbe servire qualche settimana prima di vedere gli effetti.

  2. Domanda

    Buonasera.
    Soffro da sempre di emicrania. L’anno scorso non riuscivo più a sconfiggere il dolore in alcun modo e son stata da un neurologo. Mai ci fossi andata. Non mi ha mai informata sui farmaci che andava prescrivendomi, né che tali farmaci andavano presi per sempre o comunque dismessi lentamente, né che mi avrebbero fatto precipitare in un baratro buio.
    Riassumo ciò che ho assunto. Per due mesi: Laroxyl gocce (gradatamente da 1 a 7. Dopo un mese, poiché l’emicrania era sempre forte, mi disse di aumentare di 3 gocce e poi ancora di arrivare fino a 15. A 15 mi son fermata fino al nuovo appuntamento per cambio terapia).
    Nei tre mesi successivi: Laroxyl 25mg cf e Sandomigran 0,5 mg cf. Mi prescrisse anche 1/2 cp di Lorazepam 2,5 mg cp per via dei sogni che mi intensificavano l’emicrania (Lorazepam lo presi solo a partire dal secondo mese, Mi faceva paura). Durante questa seconda terapia appena descritta ho cominciato ad avere le prime avvisaglie di depressione. Al termine del terzo mese era già molto presente con crisi di pianto. Ne deduco che fosse il Laroxyl a scatenarla.
    Il sesto e settimo mese: Topamax 25 mg (gradatamente: 1 cp per 5 giorni, 2 cp per 5 giorni e poi sempre 3 cp al giorno) e Mutabon ansiolitico 2 cf dopo cena + 1 cp di Lorazepam 2,5 mg. Mutabon l’ho preso solo per qualche tempo (non ricordo da quando a quando ma si tratta solo di una scatola più o meno) e poi ho smesso repentinamente perché mi sembrava di non averne bisogno. Non avevo un’ansia particolare, un’agitazione per la quale mi era stata prescritta. Non ero stata informata che non potevo sospenderlo a mio piacimento e che, deduco, doveva andare di pari passo con il Topamax. Dopo due mesi di tale ultima terapia ero nella depressione più nera. Ho deciso immediatamente di sospendere il topamax e l’ho fatto in 9 giorni.
    Dopo non ho più preso nulla. Ho continuato con il solo Lorazepam per poterlo dismettere lentamente e infatti ho diminuito la dose gradatamente fino all’ultimo pezzettino e ci ho impiegato 40 giorni.
    La depressione che ho vissuto e sto vivendo dopo aver preso per sette mesi gli orrendi farmaci prescrittimi è un inferno. Lentamente sto migliorando ma sto ancora male e non mi riconosco, non solo non ritrovo più la persona “felice” (nonostante l’emicrania mi abbia invalidato e abbia condizionato le mie giornate e la mia intera vita ero felice prima di incontrare quel neurologo) che ero prima ma sono proprio l’opposto. Non sento più la gioia di vivere, vedo il brutto e le cose belle non hanno più alcuna bellezza. Ho avuto pensieri di morte, suicidio e di annientamento. Sembra quasi che la mia personalità sia mutata.
    Ho bisogno di una risposta sincera. Una risposta disinteressata, La prego. Non prenderò mai più farmaci di questo tipo, sia chiaro, né entrerò in analisi. La mia è stata una depressione biologica e pertanto Le chiedo, per favore, di rispondere, se può, alla mia domanda: supererò tutto con le mie sole forze? Quanto ancora possono durare questi brutti effetti? Quanto ci vorrà perché il mio cervello produca la dopamina sufficiente a farmi sentire felice come ero un tempo? La ringrazio e La benedico se mi vorrà fornire una risposta dalla quale dipende la mia serenità.

    1. Dr. Roberto Gindro

      Onestamente credo che nessun possa garantirle che supererà quanto successo con le sue sole forze, al suo posto farei almeno il punto con il medico curante..

    2. Domanda

      Grazie, Dottore. Però non può nemmeno escluderlo?

    3. Dr. Roberto Gindro

      Assolutamente no, non possiamo escluderlo, quindi è possibile che lei ce la faccia da sola, ma NON è possibile sapere se sarà così e il rischio è di peggiorare la situazione aspettando prima di chiedere aiuto.

    4. Domanda

      Chiedere aiuto nella fattispecie, però, gentile Dottore, significa dover ricorrere ancora alla stessa tipologia di farmaci che mi hanno fatto tanto male. Non riesco a descrivere quanto. Solo chi ha vissuto quell’inferno può capire.

    5. Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)

      Salve, non credo nella depressione farmacologica, i farmaci che ha assunto non creano depressione né situazioni similari. Le terapie, soprattutto di questo tipo, vanno seguite come prescritte, ed è chiaro che non si possa sospendere e/o variarle a piacimento, e non credo sia necessario che il medico lo debba specificare, se viene prescritta in un modo è perché è in quel modo che funziona e che quindi deve essere assunta. Quello che le manca è la psicoterapia, probabilmente dati i sintomi le avrebbero dovuto consigliare una visita psichiatrica, così da avere quel supporto importante che permette di uscire da queste situazioni, in cui i farmaci possono essere di contorno ma certo non risolvono la situazione da soli. Il mio consiglio è di rivolgersi ad uno specialista psichiatra/psicoterapeuta, perché è difficile uscire da soli da una situazione che non si conosce, non si sa nemmeno perché ci si è finiti dentro, rischiando di cronicizzare il quadro e rendendolo quindi di più difficile risoluzione.

    6. Domanda

      Quando per la prima volta si affacciò questo stato di depressione seguivo la prescrizione alla lettera. Tra gli effetti collaterali di tutti i farmaci prescrittimi è sempre presente depressione, tendenze suicide, allucinazioni e la lista continua… Io ne sto uscendo con la mia forza di volontà, la mia fede e l’amore della mia famiglia. Per quella che è stata la mia esperienza, non vorrei mai che altri passassero quel che ho passato io a causa di quei farmaci. A chi da sempre soffre di emicrania consiglio con tutto il cuore di tenersene alla larga. L’emicrania al confronto vi sembrerà una passeggiata. Quanto avrei voluto che qualcuno mi avesse detto queste parole. Non lo ha fatto nessuno: né il medico curante, né il farmacista, né tantomeno, per ovvie ragioni, il neurologo. Per 20 anni ho sofferto e continuo a soffrire di emicrania. Andare dal neurologo è stato l’errore più grande di tutta la mia vita. Adesso oltre all’emicrania, mai migliorata, mi ritrovo in eredità uno stato depressivo mai provato prima.
      La ringrazio per il tempo dedicatomi.

    7. Dr. Roberto Gindro

      Grazie a lei per la sua testimonianza.

  3. Domanda

    Salve dottore, a causa di fortissimi attacchi di panico, da 10 giorni sono in cura con xanax 50 mg r.p. appena sveglia e dopo pranzo, escitalopram 6-10 gocce dopo colazione e remeron prima di dormire, mezza compressa da 15mg più 12 gocce fi xanax al bisogno. In seguito alla cura nn riesco più a essere lucida di mente e sono sempre stanca, affaticata, tanto che spesso devo dormire anche durante il giorno e questo nn mi permette di tornare al lavoro. So che è presto, ma i sintomi un po’ si sono smorzati, ma ho ancora molta paura della gente. Lei cosa ne pensa? La ringrazio

    1. Dr. Cracchiolo (Medico Chirurgo)

      Salve, mi sembra una terapia ben impostata, ma come tutte le cure antidepressive per raggiungere il pieno effetto occorrono fino a 4 settimane. E’ importante anche qualche seduta/colloquio psicologico in questi casi. saluti

    2. Domanda

      La ringrazio, ma cosa ne pensa della forte sedazione che mi provocano? Come posso combatterla per poter riprendere a lavorare? Immagino che la caffeina, anche se assunta solo alla mattina, sia sconsigliata. Grazie

    3. Dr.ssa Fabiani (Medico Chirurgo)

      E’ di difficile risoluzione nell’immediato, però è ancora presto, nel corso dei giorni questi effetti dovrebbero attenuarsi perché l’organismo si abitua alla terapia.

  4. Domanda

    Qual è il miglior antidepressivo in assoluto? Non mi importa se sia o no mutuabile e non mi importa il costo, ma voglio il più efficace.

    1. Dr. Roberto Gindro

      Non esiste l’antidepressivo migliore, esiste quello più adatto a ogni singolo caso; purtroppo nemmeno il miglior medico del mondo può garantire la certezza di una prescrizione ottimale al primo tentativo, in alcuni casi può essere necessaria una modifica della terapia in base alla risposta del paziente.

      Valuti anche di affiancare a eventuali farmaci un percorso di supporto psicologico.

  5. Domanda

    Entro quando inizia a fare effetto citalopram Mylan?

    1. Dr. Roberto Gindro

      2-4 settimane circa.

  6. Domanda

    Salve, 4-5 anni fa il medico mi aveva prescritto citalopram per qualche mese per qualche occasionale attacco di panico e un po’ di tristezza a seguito di un lutto in famiglia.

    Oggi mi ritrovo un po’ nella stessa situazione, anche se per motivi diversi, e con il medico abbiamo deciso di ripetere la terapia.

    Cosa ne pensa? Devo aspettarmi possibili effetti collaterali (la prima volta non ne ho avuti)? Serve qualche settimana prima che faccia effetto, giusto?

    1. Dr. Roberto Gindro

      1. Mi sembra la scelta più ragionevole.
      2. No, non ci aspettiamo effetti indesiderati se la prima volta è stato ben tollerato.
      3. Purtroppo di norma sì, ma soprattutto nei casi più lievi è possibile avvertirne benefici anche prima.