Farmaci antidepressivi, uso ed effetti collaterali

Ultima modifica 05.05.2020

Introduzione

Gli antidepressivi sono farmaci che funzionano modificando la quantità delle sostanze chimiche che agiscono comunemente nel cervello (i neurotrasmettitori), in particolare agendo su

Gli scienziati che studiano la depressione hanno scoperto che queste sostanze chimiche sono coinvolte nella regolazione dell’umore, anche se va detto che il meccanismo alla base del funzionamento di questi farmaci non è ancora conosciuto con chiarezza.

La classe più recente e più prescritti di farmaci antidepressivi è rappresentata dagli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), molecole in grado di aumentare i livelli di questo neurotrasmettitore. Tra gli SSRI più noti troviamo:

  • fluoxetina (Prozac®),
  • citalopram (Elopram®, Seropram®),
  • sertralina (Zoloft®)
  • e diversi altri.

Gli inibitori della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina (SNRI) sono simili agli SSRI e i principali sono:

  • venlafaxina (Efexor®),
  • duloxetina (Cymbalta®).

Gli SSRI e gli SNRI sono ad oggi prescritti più comunemente rispetto alle altre categorie di antidepressivi, come ad esempio triciclici (chiamati così per via della loro struttura chimica) e inibitori delle monoaminossidasi (IMAO), perché di norma causano minori effetti collaterali.

Tutti questi farmaci hanno effetti diversi su pazienti differenti e non esiste un approccio unico alla terapia che possa andar bene per tutti, quindi in alcuni casi i triciclici o gli IMAO potrebbero essere ancora la scelta migliore.

I pazienti in terapia con IMAO devono attenersi a particolari restrizioni per quanto concerne la dieta e i medicinali, per evitare interazioni potenzialmente gravi; devono evitare tutti quegli alimenti che contengono grandi quantità di tiramina, una sostanza chimica che si trova in molti formaggi, vini e sottaceti, e alcuni farmaci tra cui i decongestionanti. Gli IMAO interagiscono con la tiramina provocando un aumento improvviso della pressione sanguigna che può causare un attacco apoplettico. Il medico dovrebbe fornire ai pazienti in terapia con farmaci IMAO un elenco completo degli alimenti, dei farmaci e delle sostanze proibite.

Ricordiamo infine la classe dei cosiddetti farmaci antidepressivi di seconda generazione, che comprende sia triciclici più recenti che farmaci chimicamente atipici come la mirtazapina.

Fotografia di vari blister di farmaci antidepressivi

iStock.com/Savushkin

Efficacia e utilizzo

È importante notare che, qualsiasi sia la categoria di antidepressivo prescritto, i pazienti devono assumere le dosi indicate dal medico per almeno tre, quattro settimane prima di sperimentare un qualche effetto terapeutico.

Si dovrebbe continuare ad assumere il farmaco per il periodo specificato dal medico, anche quando ci si sente meglio, al fine di prevenire pericolose ricadute depressive; la terapia dovrebbe quindi essere interrotta solo sotto stretto controllo medico, anche perché alcuni antidepressivi devono essere interrotti gradualmente per lasciare all’organismo il tempo di adattarsi.

In genere queste classi di farmaci non causano dipendenza né assuefazione, ma se si interrompe bruscamente la terapia possono presentarsi sintomi da sospensione oppure ricadute. Per alcuni pazienti, ad esempio quelli affetti da depressione cronica o ricorrente, potrebbe essere necessario continuare la terapia a tempo indeterminato.

Inoltre, nel caso in cui un farmaco non funzioni, i pazienti dovrebbero essere disponibili a provarne un altro: una ricerca finanziata dal NIMH americano ha rilevato che i pazienti che non si sentono meglio dopo aver assunto un primo farmaco hanno maggiori probabilità di non avvertire più i sintomi dopo che cambiano farmaco, oppure ne aggiungono uno nuovo.

Spesso insieme all’antidepressivo vengono prescritti

  • stimolanti,
  • ansiolitici
  • o altri farmaci,

soprattutto se il paziente è anche affetto da disturbi fisici o mentali; è da sottolineare tuttavia che se assunti singolarmente né gli ansiolitici né gli stimolanti sono efficaci contro la depressione ed entrambi dovrebbero essere assunti solo sotto controllo medico.

Nonostante la popolarità e la relativa sicurezza degli SSRI e degli altri antidepressivi, alcune ricerche hanno dimostrato che potrebbero avere effetti indesiderati su alcuni pazienti, soprattutto sugli adolescenti e sui giovani.

Effetti collaterali degli antidepressivi

La sicurezza degli antidepressivi è stata, ed è tuttora, oggetto di un forte dibattito all’interno della comunità scientifica, soprattutto relativamente ai possibili effetti collaterali; un recente lavoro ha provato a fare chiarezza, analizzando nel complesso più di 1000 studi precedenti e giungendo alla conclusione che non esistono controindicazioni assolute per questa categoria di farmaci, ciononostante molti altri Autori predicano cautela.

In alcuni pazienti gli antidepressivi possono causare effetti collaterali di lieve entità e quasi sempre temporanei, cioè che di solito non durano a lungo. Tuttavia eventuali reazioni insolite ed effetti collaterali che interferiscono con il normale funzionamento del farmaco dovrebbero essere riferiti immediatamente al medico.

Generalmente gli effetti indesiderati tendono a migliorare entro pochi giorni o settimane di trattamento, con l’abitudine dell’organismo al farmaco.

Prima di approfondire le singole classi, si ricorda che l’interruzione dell’assunzione di questi farmaci dovrebbe sempre avvenire dietro guida medica, perché in molti casi è utile procedere ad una sospensione graduale.

SSRI e SNRI

Gli SSRI sono la classe di antidepressivi più prescritta, in quanto presentano il miglior rapporto efficacia/sicurezza. Tra i più noti ricordiamo fluoxetina, citalopram, sertralina.

Gli SNRI sono simili agli SSRI ed inizialmente si pensava che potessero garantire una maggior efficacia (se è vero per alcuni pazienti, l’affermazione non è in realtà generalizzabile); i due più conosciuti sono la duloxetina e la venlafaxina.

Tra gli effetti laterali più comuni associati agli SSRI e agli SNRI troviamo:

Antidepressivi triclici

I triciclici sono una vecchia classe di antidepressivi, considerati ad oggi di seconda scelta anche perché più pericolosi in caso di sovradosaggio e tendenzialmente meno tollerati dei farmaci più recenti.

Risultano ancora utili in pazienti selezionati per il trattamento di patologie specifiche come il disturbo ossessivo compulsivo e il disturbo bipolare.

Alcuni esempi di antidepressivi triciclici includono amitriptilina, clomipramina (Anafranil), imipramina (Tofranil) e possono causare effetti collaterali come:

  • secchezza delle fauci: può essere utile bere molta acqua, masticare chewing-gum e lavarsi spesso i denti;
  • costipazione: può essere utile mangiare più fibra, prugne, frutta e verdura;
  • problemi alla vescica: svuotare la vescica potrebbe essere difficile e il flusso di urina potrebbe non essere forte come al solito. Gli uomini anziani che soffrono di ingrossamento della prostata potrebbero avvertire questo problema più degli altri pazienti. Se la minzione è dolorosa è necessario informare il medico;
  • problemi sessuali: la risposta sessuale può cambiare e gli effetti collaterali possibili sono simili a quelli degli SSRI;
  • visione offuscata: di norma è un problema transitorio e non richiede la prescrizione di nuove lenti correttive, ma va segnalato al medico,
  • sonnolenza: si verifica durante il giorno, ma di solito scompare in fretta. Si dovrebbe evitare di guidare o fare uso di macchinari pericolosi se ci si sente stanchi senza motivo apparente. Gli antidepressivi con maggiori effetti sedativi vengono generalmente assunti prima di andare a dormire, in questo modo la qualità del sonno migliora e la sonnolenza durante il giorno è minimizzata,
  • vertigini,
  • aumento di peso,
  • sudorazione eccessiva (soprattutto di notte),
  • anomalie del ritmo cardiaco, come palpitazioni evidenti o battito cardiaco accelerato (tachicardia).

Anti-MAO

Gli IMAO (inibitori della monoamino ossidasi) sono un vecchio tipo di antidepressivo che viene prescritto sempre più raramente e solo da specialisti, in quanto potenzialmente causa di effetti collaterali anche gravi.

Sindrome serotoninergica

La combinazione di un antidepressivo IMAO, SSRI o SNRI con alcuni farmaci (per esempio a base di triptano, medicinali comunemente usati per la cura dell’emicrania) potrebbe causare la pericolosissima sindrome serotoninergica, una condizione caratterizzata da

Anche se sono più gravi nel caso di assunzione di IMAO, le interazioni potenzialmente pericolose possono verificarsi anche quando si assumono antidepressivi di ultima generazione.

Rischio suicidario

Nel 2004 la Food and Drug Administration ha intrapreso uno studio sugli esperimenti clinici (pubblicati e non) relativi agli antidepressivi, condotti su un campione di circa 4.400 bambini e adolescenti. La ricerca ha dimostrato che il 4% di coloro che assumevano gli antidepressivi aveva avuto fantasie suicidarie o aveva tentato il suicidio (per fortuna senza successo) e che la percentuale si fermava al 2% tra coloro che assumevano il placebo.

Questa scoperta ha indotto la FDA, nel 2005, ad adottare un riquadro nero di avvertimento su tutti i farmaci antidepressivi venduti negli Stati Uniti per avvertire il pubblico del potenziale aumento del rischio di ideazione suicidaria o dei tentativi di suicidio tra i bambini e gli adolescenti che assumono antidepressivi. Nel 2007 la FDA ha proposto ai produttori di antidepressivi di estendere l’avvertimento anche ai giovani fino ai 24 anni. Il riquadro nero è l’avvertimento più grave che sia possibile inserire negli USA sulle confezioni dei farmaci con obbligo di ricetta e, sebbene la discussione sia tuttora in corso, l’avvertimento è ancora presente.

Il riquadro sottolinea che i pazienti di tutte le età in terapia con farmaci antidepressivi dovrebbero essere attentamente monitorati, soprattutto durante le prime settimane di terapia.

Tra i possibili effetti collaterali da controllare troviamo:

  • il peggioramento della depressione,
  • l’ideazione suicidaria o il tentato suicidio,
  • tutte le modifiche del comportamento non altrimenti spiegabili, come
    • insonnia,
    • agitazione,
    • rinuncia alle normali attività sociali.

Il riquadro aggiunge che la necessità di questo stretto controllo dovrebbe anche essere comunicata alle famiglie e a chi si prende cura del malato e che il medico dovrebbe essere informato di ogni cambiamento.

Antidepressivi naturali

Iperico

L’estratto di iperico (Hypericum perforatum o Erba di San Giovanni), un cespuglio selvatico con i fiori gialli, è stato usato per secoli in molti rimedi popolari ed erboristici. Attualmente è molto usato in Europa per curare la depressione lieve o di media gravità. Negli Stati Uniti è uno dei prodotti erboristici più venduti.

Per capire meglio i motivi dell’interesse crescente degli americani per l’iperico, il Ministero della Salute ha condotto un esperimento per capire se quest’erba sia efficace o meno per la terapia della depressione maggiore nei pazienti adulti. L’esperimento, durato otto settimane ed eseguito su un campione di 340 pazienti a cui era stata diagnosticata la depressione maggiore, ha assegnato casualmente a un terzo dei pazienti una dose uniforme di iperico, a un altro terzo un SSRI prescritto comunemente e al terzo restante una dose di placebo.

La ricerca ha dimostrato che l’iperico non è più efficace del placebo nella terapia della depressione maggiore, mentre sono in corso altri studi per indagare l’efficacia dell’iperico nella terapia della depressione lieve o minore.

Un’altra ricerca ha dimostrato che l’iperico può interagire negativamente con altri farmaci, tra cui quelli usati per tenere sotto controllo l’infezione da HIV e la pillola anticoncezionale. Il 10 febbraio 2000 la FDA ha pubblicato una circolare in cui si affermava che l’iperico sembra interferire con alcuni farmaci usati nella terapia delle malattie cardiache, della depressione, delle convulsioni, di alcuni tumori e del rigetto degli organi trapiantati. A causa di queste potenziali interazioni i pazienti dovrebbero sempre chiedere consiglio al medico prima di assumere qualsiasi rimedio erboristico.

Altre molecole naturali ed estratti vegetali

Tra i principi attivi naturali più studiati, e soprattutto in grado di vantare un’adeguata letteratura scientifica a sostegno dell’azione antidepressiva, troviamo:

  • Litio: Il litio è un metallo che ha una lunga tradizione di utilizzo nella terapia di malattie e condizioni di pertinenza psichiatrica, tra cui disturbo bipolare e depressione (in questo caso è tuttavia considerato un farmaco di seconda scelta). È considerato un farmaco a tutti gli effetti (richiede ricetta medica) perché può avere effetti collaterali anche gravi.
  • Triptofano: Aminoacido comunemente presente in numerosi alimenti di uso comune, è coinvolto nel metabolismo della serotonina.
  • Acetil L-carnitina: Estere del’amminoacido carnitina, è una molecola normalmente presente nell’organismo e sintetizzata a livello di cervello, fegato, reni. Sono state indagate le sue proprietà in termini di beneficio su depressione e distimia e, anche se servono dosaggi relativamente elevati, i risultati sono stati promettenti.
  • Acido Folico: La sua importanza nella prevenzione di gravi malattie del sistema nervoso del feto è nota, ma ne sono stati indagati anche gli effetti su pazienti colpiti da depressione con esiti interessanti (studi osservazionali, peraltro una tipologia non necessariamente affidabile in termini di individuazione di relazioni causa-effetto, hanno rilevato carenza della sostanza in donne colpite da depressione). L’utilizzo più studiato è stata l’associazione con gli antidepressivi classici, che ha permesso un miglioramento della risposta clinica.
  • Curcuma: Anche in questo caso sono stati rilevati effetti degni di nota quando assunta in associazione a medicinali tradizionali.

Sono estremamente numerose le altre sostanze proposte come antidepressivi naturali, ma purtroppo nella maggior parte dei casi l’utilizzo è più legato alla tradizione che non ad una reale efficacia clinica dimostrata. Tra i più conosciuti ricordiamo

  • Inositolo: Molto più conosciuto per la sua azione sul trattamento dell’ovaio policistico, la sostanza è stata testata anche per il trattamento dei sintomi depressivi (ha invece dimostrato interessanti risultati nel trattamento degli attacchi di panico).
  • Melatonina: Molto conosciuta per gli effetti sul jet-lag, purtroppo non si è rivelata altrettanto efficace nel trattamento della depressione.
  • Ginkgo: Proposto talvolta per il trattamento del disturbo depressivo stagionale, non ha in realtà trovato le sufficienti conferme scientifiche.

Fonti e bibliografia

Domande e risposte

Qual è il miglior antidepressivo in assoluto?
Non esiste un farmaco migliore in assoluto per tutti i pazienti affetti da depressione, perché caratteristiche diverse della patologia e una differenza nella risposta soggettiva ai medicinali non consentono di individuare la molecola più efficace in assoluto.

Ad oggi SSRI e SNRI sono generalmente le classi di farmaci considerate di prima scelta, ma con importanti eccezioni a seconda del paziente.
Quanto durano gli effetti collaterali?
In genere molti degli effetti collaterali più comuni di questi farmaci tendono a sfumare e poi risolversi entro qualche giorno/settimana, ma si raccomanda comunque di segnalarli sempre al proprio medico.
Dopo quanto fanno effetto?
In genere la risposta non si valuata prima di 3-4 settimane, anche se in genere l'effetto inizia anche prima.
Come agiscono? Come funzionano?
La maggior parte degli antidepressivi sono in grado di modificare le quantità di specifici neutrasmettitori cerebrali, anche la ricerca è tuttora in corso sia in termini di effetto farmacologico che di causa biochimica alla base della depressione.

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