Metformina: effetti collaterali ed utilizzo (fa dimagrire?)

Ultima modifica 19.01.2019

Introduzione

La metformina è un farmaco prescritto, da solo o in combinazione con altri medicinali tra cui l’insulina, per trattare il diabete tipo 2 (condizione in cui l’organismo non è più in grado di gestire adeguatamente l’insulina e diventa quindi incapace di controllare la quantità di zucchero nel sangue).

Il suo impiego nel diabete gestazionale è stato fino ad ora limitato da preoccupazioni sulla sicurezza, anche se in realtà le ultime evidenze sembrano dipanare questi dubbi. È usata anche nel trattamento dell’ovaio policistico ed è stata oggetto di studi per altre malattie in cui la resistenza all’insulina si riveli essere un fattore importante, come ad esempio nella steatosi epatica.

Il farmaco appartiene a una categoria di medicinali denominata biguanidi ed aiuta a controllare la quantità di zucchero nel sangue (glicemia); il meccanismo d’azione non è ancora stato chiarito nei dettagli, ma sembra agire diminuendo la quantità di glucosio assorbibile dal cibo e quella prodotta dal fegato. Aumenta anche la risposta dell’organismo all’insulina, una sostanza naturale che controlla la quantità di glucosio nel sangue.

Non viene usata per trattare il diabete tipo 1, perché si tratta in questo caso di una condizione in cui l’organismo non produce più insulina.

Nel tempo i soggetti con diabete e alti livelli di zucchero possono sviluppare complicanze gravi o potenzialmente mortali, tra cui

  • cardiopatie,
  • ictus,
  • problemi renali,
  • danni nervosi
  • e problemi agli occhi.

L’assunzione di farmaci, i cambiamenti dello stile di vita (ad esempio, dieta, attività fisica, abolizione del fumo) e il controllo regolare dei livelli di zucchero nel sangue possono aiutare a gestire il diabete e migliorare la salute, prevenendo anche le relative complicazioni.

La metformina provoca pochi effetti indesiderati quando prescritta in maniera adeguata (il più comune è un senso di fastidio gastrointestinale) e non presenta in genere rischi di ipoglicemia (livelli troppo bassi di zucchero nel sangue).

L’effetto indesiderato più grave è l’acidosi lattica (un accumulo di lattato nel sangue).

Rappresentazione grafica di una molecola di metformina

iStock.com/theasis

Dosaggio

La metformina è disponibile sotto forma di compresse da assumere per bocca, di solito durante o dopo i pasti, due o tre volte al giorno.

Gli adulti iniziano solitamente con una dose variabile tra 500 mg e 850 mg di Metformina cloridrato, come detto due o tre volte al giorno; la dose massima giornaliera è 3000 mg, assunta in 3 dosi separate.

È molto importante che l’assunzione della metformina avvenga esattamente come prescritto, cioè senza assumerne meno o più spesso di quanto stabilito dal medico oppure dosi differenti da quanto prescritto.

Il medico può iniziare il trattamento con una dose bassa di metformina da aumentare gradualmente, al massimo una volta ogni 1-2 settimane. Sarà necessario monitorare i livelli di zucchero nel sangue accuratamente in modo da poter capire i benefici effettivi del farmaco.

La metformina permette di controllare il diabete, ma non lo guarisce. Si raccomanda quindi di continuare a usare il medicinale anche se ci si sente bene, non interrompendone l’assunzione senza il preventivo parere del medico; il diabete è purtroppo una malattia cronica (fa eccezione la forma gestazionale), che richiede quindi un’assunzione a vita dei relativi farmaci.

Controindicazioni

La metformina è controindicata in soggetti con condizioni che potrebbero aumentare il rischio di acidosi lattica, come per esempio

  • disturbi renali (definiti arbitrariamente come clearance della creatinina inferiore a 60 ml/min),
  • malattie polmonari,
  • malattie epatiche.

Secondo il foglietto informativo, l’insufficienza cardiaca (in particolare, l’insufficienza cardiaca congestizia instabile o acuta) aumenta il rischio di acidosi lattica con la metformina, tuttavia, una revisione sistematica degli studi controllati condotta nel 2007, sembra suggerire che la metformina sia l’unico farmaco anti-diabetico non associato a danni oggettivi in soggetti con insufficienza cardiaca e che possa ridurre la mortalità rispetto a qualunque altro anti-diabetico.

Mezzo di contrasto

La somministrazione intravascolare di mezzi di contrasto iodati negli studi radiologici può portare a un’insufficienza renale, che può determinare accumulo di metformina e può esporre il paziente ad acidosi lattica.

La somministrazione di metformina viene quindi spesso interrotta prima o al momento dell’esame; inoltre non deve essere ripresa prima di 48 ore dopo l’esame, e solo dopo aver controllato se la funzione renale è tornata normale.

Chirurgia

La somministrazione di metformina deve essere interrotta 48 ore prima di interventi chirurgici programmati in anestesia generale, spinale o peridurale.

Il trattamento può essere ripreso non prima di 48 ore dopo l’intervento o dopo la ripresa dell’alimentazione orale, e solo dopo che sia stato accertato che la funzione renale è normale.

Si raccomanda comunque di attenersi sempre e soltanto alle indicazioni del medico o del chirurgo, soprattutto in caso di disposizioni diverse.

Pillola

Metformina non interagisce con la pillola contraccettiva, ma alcune pazienti potrebbero necessitare di un aggiustamento della dose del farmaco antidiabetico, perché la pillola può leggermente alterare le modalità di utilizzo dello zucchero nell’organismo.

Attenzioni alimentari

Assicurarsi di osservare tutte le raccomandazioni del medico e del dietologo inerenti l’attività fisica e l’alimentazione. È importante seguire una dieta sana per un controllo ottimale del diabete, a prescindere dall’uso dei farmaci.

Mancata assunzione di una dose

Assumere la dose dimenticata appena possibile; se tuttavia è quasi l’ora della dose successiva, non assumere la compressa saltata e riprendere il proprio schema terapeutico abituale.

Non assumere una dose doppia per compensare quella dimenticata.

Effetti collaterali

La metformina, come tutti i farmaci, può causare effetti collaterali. Informare il medico nel caso in cui tali sintomi siano importanti, persistenti, od anche solo intermittenti.

Tra i più comuni ricordiamo:

Interrompere l’assunzione di metformina e contattare immediatamente il proprio medico in caso di:

La metformina può causare in alcuni soggetti anche altri effetti collaterali, chiamare il medico nel caso compaiano problemi non usuali durante il trattamento con il farmaco.

Acidosi lattica

L’acidosi lattica è una complicanza metabolica rara ma grave (alto tasso di mortalità in assenza di rapido trattamento), che può insorgere in seguito ad un accumulo di metformina.

I casi riportati di acidosi lattica in pazienti trattati con il farmaco si sono verificati in particolare in pazienti diabetici con una significativa insufficienza renale.

L’incidenza dell’acidosi lattica può e deve essere ridotta valutando anche altri fattori di rischio associati, come

Diagnosi e sintomi

Si deve considerare il rischio di acidosi lattica nel caso siano presenti segni aspecifici quali crampi muscolari uniti a disturbi dell’apparato digerente, come dolore addominale e astenia grave.

Questi sintomi possono essere seguiti da

Gli esami diagnostici di laboratorio mostrano

  • una diminuzione del pH nel sangue,
  • livelli di lattato plasmatico superiori a 5 mmol/l,
  • aumento del gap anionico e del rapporto lattato/piruvato.

In caso di sospetta acidosi metabolica, la metformina deve essere sospesa e il paziente deve essere ricoverato immediatamente.

Funzione renale

La metformina viene escreta dai reni, quindi è opportuno determinare la clearance della creatinina prima di iniziare il trattamento e in seguito, con frequenza regolare:

  • almeno una volta l’anno nei pazienti con funzione renale normale,
  • almeno 2-4 volte l’anno nei pazienti con la clearance della creatinina al limite inferiore del normale e nei soggetti anziani.

La diminuzione della funzione renale nei soggetti anziani è frequente e asintomatica.

Un’attenzione speciale va riservata alle situazioni in cui può venire compromessa la funzione renale, ad esempio quando si inizia una terapia antiipertensiva o una terapia con diuretici e quando si inizia una terapia con un farmaco anti-infiammatorio non steroideo (FANS).

Alcool

Informare il medico se si bevono abitualmente alcolici o se occasionalmente se ne bevono grandi quantità in poco tempo.

L’alcool aumenta il rischio di sviluppare acidosi lattica, ma può anche causare una brusca riduzione della concentrazione di zucchero nel sangue.

Chiedere al medico quanto alcool sia possibile bere senza rischi in terapia con metformina.

Sovradosaggio

In caso di sovradosaggio chiamare subito il centro antiveleni più vicino. Nel caso si verifichi un collasso o un arresto respiratorio, chiamare subito il pronto intervento medico (118).

I sintomi di sovradosaggio possono consistere in ipoglicemia (la metformina comporta meno rischi di ipoglicemia delle sulfaniluree, benché l’ipoglicemia si sia sviluppata occasionalmente durante attività fisiche intense, deficit calorici o quando il farmaco è associato ad altri ipoglicemizzanti), ma anche:

  • stanchezza estrema,
  • debolezza,
  • malessere,
  • vomito e nausea,
  • dolore di stomaco,
  • riduzione dell’appetito,
  • respiro ansimante,
  • affanno,
  • vertigini,
  • senso di stordimento,
  • battito cardiaco accelerato o ridotto,
  • rossore della pelle,
  • dolore muscolare,
  • senso di freddo.

Sindrome dell’ovaio policistico

La terapia anti-diabetica è stata proposta sin dalla fine degli anni ’80 per il trattamento della sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), una condizione spesso associata con la resistenza all’insulina. L’impiego della metformina è stato dapprima descritto nel 1994 in un piccolo studio condotto dall’università delle Ande (Venezuela).Nel 2004, il britannico National Institute for Health and Clinical Excellence (istituto nazionale per la salute e l’eccellenza clinica) ha raccomandato che le donne affette da PCOS con indice di massa corporea (BMI, da Body Mass Index) superiore a 25 siano trattate con metformina in caso di assenza di ovulazione e infertilità se altre terapie non hanno avuto esito positivo.

Due studi clinici terminati nel 2006-2007 hanno tuttavia mostrato risultati per lo più negativi, con efficacia della metformina in pratica equivalente al placebo e nessun vantaggio della combinazione metformina-clomifene rispetto al solo clomifene (Clomid®). Analogamente, revisioni successive hanno rilevato che, in generale, ampi studi randomizzati controllati non hanno confermato i dati promettenti dei primi piccoli studi. Il Regno Unito e le linee guida internazionali cliniche non raccomandano quindi la metformina come primo approccio terapeutico o non la raccomandano proprio, eccetto che nelle donne con intolleranza al glucosio. Le linee guida indicano il clomifene come prima scelta farmacologica ed enfatizzano le modifiche degli stili di vita a prescindere dal trattamento.

In contraddizione con ciò, una revisione sistematica dei quattro studi comparativi metformina-clomifene ne ha dimostrato l’equivalenza nel trattamento dell’infertilità. Quattro studi positivi per la metformina riguardavano donne resistenti al clomifene, mentre la popolazione oggetto degli studi negativi non era selezionata in funzione di precedenti trattamenti. La metformina dovrà essere impiegata come farmaco di seconda linea nel caso che il clomifene non si riveli efficace. Un’altra revisione raccomanda comunque la metformina come prima opzione terapeutica perché ha effetti positivi non solo sull’assenza di ovulazione, ma anche sulla resistenza all’insulina, sull’irsutismo e sull’obesità spesso associati alla sindrome dell’ovaio policistico. Una revisione della Cochrane Collaboration ha rilevato che la metformina migliora l’ovulazione e l’incidenza di gravidanze, specie in combinazione con il clomifene, ma non è associata con un qualunque incremento nel numero di nati vivi.

Le donne affette da PCOS hanno maggiori probabilità di sviluppare il diabete rispetto a donne di età e peso confrontabili. La metformina è stata usata off-label per prevenire il diabete e aumentare l’ovulazione durante la perdita di peso. In un recente studio controllato randomizzato che confronta metformina, contraccettivi orali e i due in associazione in pazienti affette da PCOS senza diabete tipo 2, la metformina, da sola o in combinazione con i contraccettivi orali, riduceva il peso e il BMI. La riduzione media di peso a 12 mesi con metformina era di 3kg. L’impiego dei contraccettivi orali era associato a un incremento del peso di 1,2 kg, mentre la combinazione riduceva il peso di 1,9 kg. Una paziente del gruppo trattato con metformina si è ritirata a causa della nausea, ma non sono stati riportati altri effetti collaterali o indesiderati.

In una revisione sistematica di 12 studi controllati randomizzati in donne con PCOS, la metformina determinava una riduzione significativa del BMI rispetto al placebo; tuttavia, molti studi non erano adeguatamente dimensionati, per cui le conclusioni devono essere interpretate con cautela e, per il singolo soggetto, devono essere tenuti presenti altri fattori clinici. La revisione non accennava ai rischi di ipoglicemia né a eventuali alterazioni della tolleranza al glucosio.

Gravidanza (diabete gestazionale)

Diversi studi osservazionali e controllati randomizzati hanno riscontrato che la metformina ha efficacia e sicurezza paragonabili all’insulina nella gestione del diabete gestazionale, ma sono state sollevate parecchie preoccupazioni rispetto agli studi pubblicati finora.

Ad oggi manca ancora l’evidenza della sicurezza a lungo termine della sostanza, sia nella madre che nel bambino, ma dalle ultime evidenze la metformina sembra comunque sicura in gravidanza e le donne con diabete gestazionale trattate con questo farmaco prendono meno peso in gravidanza rispetto alle donne trattate con insulina (l’NHS inglese ha assunto a questo proposito una netta posizione favorevole all’assunzione del farmaco in gravidanza e allattamento.).

È stato inoltre riscontrato meno grasso viscerale nei neonati partoriti da donne trattate con metformina, riducendo così i rischi di sviluppare nel corso degli anni una resistenza all’insulina.

La metformina fa dimagrire?

La metformina ha poco o nessun effetto sul peso corporeo rispetto al placebo nel diabete tipo 2, benché tecnicamente si possa dire che causi riduzione del peso rispetto alle sulfaniluree, poiché queste sono associate con un incremento di peso.

C’è invece qualche evidenza che possa essere associata alla perdita di peso nell’obesità in assenza di diabete.

In conclusione il farmaco determina una modesta riduzione del peso corporeo

  • nei pazienti con diabete tipo 2,
  • nelle pazienti affette da sindrome dell’ovaio policistico
  • e, forse, in soggetti sovrappeso e obesi con valori di glicemia nella norma.

Sono necessari ulteriori studi, in particolare di tipo controllato-randomizzato, per stabilire la durata e la dose di metformina e i possibili effetti indesiderati a lungo termine in pazienti senza diabete tipo 2 che la assumono a scopo dimagrante.

I pazienti dovranno essere avvertiti che non è probabile che la metformina causi una riduzione drammatica del peso corporeo e, soprattutto, dovranno comunque essere raccomandate modifiche degli stili di vita., introducendo l’adozione di una corretta alimentazione e la pratica regolare di attività fisica.

La funzione renale e il glucosio nel sangue dovranno essere monitorati nei soggetti in terapia con metformina.

Fonti e bibliografia

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